Bordeaux: Vivere Felice come un expat italiano a Bordeaux grazie all’associazione Ital’ici – l’Italia QUI a Bordeaux.

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Indovinello: Sapreste dirmi a cosa poteva servire questo delicato oggetto in porcellana tipicamente francese?

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Il termine francese che designa questo oggetto è quello che i linguisti chiamano un’antonomasia cioè un nome proprio che è diventato con il passare del tempo un nome comune. Il personaggio che ha dato il suo nome all’oggetto era un gesuita francese del XVII secolo famoso per le sue prediche. Il nome di questo gesuita è anche un modo di preparare una torta rinomata in Francia. Un’idea? Se volete la risposta all’enigma e scoprire la torta, vi invito a CLICCARE L’IMMAGINE ed a raggiungere la stagione III di Bordeaux e dintorni!

11 novembre: Ingrassare le zolle dell’anonimo contadino è il vero avvenire del vero soldato!

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Per Lola, venirmi a trovare in quella specie di prigione, era ancora un avventura. Noi due, non piangevamo per niente. Non sapevamo proprio dove prenderle, noi, le lacrime. « E vero che sei proprio diventato pazzo, Ferdinand? mi chiese lei un giovedì. – Lo sono! confessai. – Allora ti cureranno qui? – Non si cura mica la paura, Lola. – Hai dunque così tanta paura? – Anche molta di più Lola, così paura, vedi, che se muoio di morte naturale, io, più avanti, voglio soprattutto che non mi brucino. Vorrei che mi lasciassero nella terra, a marcire al cimitero, tranquillamente, là, pronto a rivivere, forse…

Pour Lola, venir me voir dans cette sorte de prison, c’était encore une aventure. Nous deux, nous ne pleurions pas. Nous n’avions nulle part, nous, où prendre des larmes. « Est-ce vrai que vous soyez réellement devenu fou, Ferdinand ? me demande-t-elle un jeudi. – Je le suis ! avouai-je. – Alors, ils vont vous soigner ici ? – On ne soigne pas la peur, Lola. – Vous avez donc peur tant que ça ? – Et plus que ça encore, Lola, si peur, voyez-vous, que si je meurs de ma mort à moi, plus tard, je ne veux surtout pas qu’on me brûle ! Je voudrais qu’on me laisse en terre, pourrir au cimetière, tranquillement, là, prêt à revivre peut-être…

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Chissamai! Mentre se mi riducono in cenere, Lola, tu capisci, sarebbe finita, proprio finita… Uno scheletro, malgrado tutto, assomiglia ancora un po’ a un uomo… E sempre più pronto a rivivere che delle ceneri… Le ceneri è finita!… Che ne dici?…

Sait-on jamais ! Tandis que si on me brûlait en cendres, Lola, comprenez-vous, ça serait fini, bien fini… Un squelette, malgré tout, ça ressemble encore un peu à un homme… C’est toujours plus prêt à revivre que des cendres… Des cendres c’est fini !… Qu’en dites-vous ?…

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Allora, nevvero, la guerra… – Oh! Ma allora sei proprio un vigliacco, Ferdinand! Tu sei ripugnante come un topo… – Sì, assolutamente vigliacco, Lola, rifiuto la guerra e tutto quel che c’è dentro…Non la deploro, io…Non mi segno io…Non mi piagnucolo addosso, io…La rifiuto recisamente con tutti gli uomini che contiene, voglio averci niente a che fare con loro, con lei. Fossero anche novecentonovantacinque milioni e io solo, sarebbero loro che hanno torto, Lola, e io che ho ragione, perché sono il solo a sapere quel che voglio: non voglio più morire.

Alors, n’est-ce pas, la guerre… – Oh ! Vous êtes donc tout à fait lâche, Ferdinand ! Vous êtes répugnant comme un rat… – Oui, tout à fait lâche, Lola, je refuse la guerre et tout ce qu’il y a dedans… Je ne la déplore pas moi… Je ne me résigne pas moi… Je ne pleurniche pas dessus moi… Je la refuse tout net, avec tous les hommes qu’elle contient, je ne veux rien avoir à faire avec eux, avec elle. Seraient-ils neuf cent quatre-vingt-quinze millions et moi tout seul, c’est eux qui ont tort, Lola, et c’est moi qui ai raison, parce que je suis le seul à savoir ce que je veux : je ne veux plus mourir. 07-534209

– Ma è impossibile rifiutare la guerra, Ferdinand! Ci son solo i pazzi e i vigliacchi che rifiutano la guerra quando la loro Patria è in pericolo… – Allora vivano i pazzi e i vigliacchi! O piuttosto sopravvano i pazzi e i vigliacchi! Ti ricordi un solo nome per esempio, Lola, di uno dei soldati ammazzati nella guerra dei Cent’Anni?…Hai mai cercato di conoscere uno solo di quei nomi?…No, vero?…Hai mai cercato? Ti sono altrettanto anonimi, indifferenti e sconosciuti quanto l’ultimo tomo di questo fermacarte davanti a noi, quanto la tua bocca mattutina…Vedi allora che sono morti per niente, Lola! Per assolutamente niente di niente, ‘ti cretini! Te lo dico io! Abbiam fatto la prova! Non c’è che la vita che conta.

– Mais c’est impossible de refuser la guerre, Ferdinand ! Il n’y a que les fous et les lâches qui refusent la guerre quand leur Patrie est en danger… – Alors vivent les fous et les lâches ! Ou plutôt survivent les fous et les lâches ! Vous souvenez-vous d’un seul nom par exemple, Lola, d’un de ces soldats tués pendant la guerre de Cent Ans ?… Avez-vous jamais cherché à en connaître un seul de ces noms ?… Non, n’est-ce pas ?… Vous n’avez jamais cherché ? Ils vous sont aussi anonymes, indifférents et plus inconnus que le dernier atome de ce presse-papier devant nous, que votre crotte du matin… Voyez donc bien qu’ils sont morts pour rien, Lola ! Pour absolument rien du tout, ces crétins ! Je vous l’affirme ! La preuve est faite ! Il n’y a que la vie qui compte.

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Fra diecimila anni, ci scommetto che questa guerra, per tanto sublime ci sembri adesso, sarà completamente dimenticata…Sarà tanto se una dozzina di eruditi s’accapiglieranno ancora qua e là, circa le date delle principali ecatombi che la resero famosa…E tutto quel che gli uomini son riusciti fin qui a trovare di memorabile su questo e quello a distanza di qualche secolo, qualche anno e perfino qualche ora…Io non credo all’avvenire, Lola… »  Quando lei scoprì fino a che punto strombazzavo la mia vergognosa condizione, smise di trovarmi degno della mima pietà.

Dans dix mille ans d’ici, je vous fais le pari que cette guerre, si remarquable qu’elle nous paraisse à présent, sera complètement oubliée… À peine si une douzaine d’érudits se chamailleront encore par-ci, par-là, à son occasion et à propos des dates des principales hécatombes dont elle fut illustrée… C’est tout ce que les hommes ont réussi jusqu’ici à trouver de mémorable au sujet les uns des autres à quelques siècles, à quelques années et même à quelques heures de distance… Je ne crois pas à l’avenir, Lola… » Lorsqu’elle découvrit à quel point j’étais devenu fanfaron de mon honteux état, elle cessa de me trouver pitoyable

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Spregevole mi ha giudicato lei, definitivamente. Decise di lasciarmi seduta stante. Era troppo. Quando la riaccompagnai alla porticina del ricovero quella sera, non mi abbracciò. Decisamente le era impossibile ammettere che un condannato a morte non avesse anche la vocazione…

le moins du monde… Méprisable elle me jugea, définitivement. Elle résolut de me quitter sur-le-champ. C’en était trop. En la reconduisant jusqu’au portillon de notre hospice ce soir-là, elle ne m’embrassa pas. Décidément, il lui était impossible d’admettre qu’un condamné à mort n’ait pas en même temps reçu la vocation.

(L.F Céline: viaggio al termine della notte, traduzione dall’originale francese di Ernesto Ferrero. Gli autocromi scelti sono di Fernand Cuville che ha lavorato durante tutta la guerra per il reparto fotografico dell’esercito creato nel 1915)

Imparate il francese con Alex: Omofonia, seno, strutto, santo e salumeria per Ognissanti

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La cosa più importante in francese è l’ortografia perché c’è un sacco di parole omofone in questa lingua. Per esempio: SAINT (santo) e SEIN (seno). Quindi non fate confusione! oggi è la festa di tutti i santi (saints) e non la festa di tutti i seni (seins)!  Sopra una vecchia vignetta umoristica a doppio senso che gioca con la parola “poitrine” che designa sia il petto di un animale, sia il seno della salumiera e l’espressione “sein doux” che significa “dolce seno” e ha lo stesso suono di “saindoux” che designa lo strutto!

I fantasmi di Halloween? Li vedono, ogni giorno, gli abitanti delle terre selvagge a nord di Bordeaux!

 

Correva l’anno 1974 e un fantasma monello tormentava gli abitanti di una casa in un paesello vicino a Poitiers.

Il conduttore del telegiornale: Sì, in ogni caso se il diavolo esiste, ecco un colpevole tutto designato per gli eventi inspiegabili che sono accaduti a La Garette vicino a Poitiers. Una casa sarebbe, secondo i suoi abitanti, stregata. La prova: i meloni piantati nella parte destra del campo, crescono a sinistra; tuttavia è divertente!

L’inviato speciale, mandato a La Garette per indagare su questi strani meloni, sembra aver abusato delle specialità locali che sono il Cognac e il Pineau delle Charentes (il tizio parla con una voce pastosa), interroga la padrona di casa: C’era anche la storia della sveglia, no?

La povera donna completamente spaventata dal fantasma e io completamente spaventato dal suo francese fantomatico (nel senso completamente misterioso e incomprensibile per un abitante di Bordeaux!): La sveglia si nascondeva sotto il letto dopo essere stata caricata…allora, sono veramente delle cose impensabili…

L’inviato speciale con la lingua sempre più pastosa: Ma lei la vedeva andarsene…

La donna che si è fatta prendere in giro più di una volta da questa fottuta sveglia: Be’ no, appena giravamo le spalle che la sveglia se ne andava…Il bebè, mi occupavo di un bebè, e la bambina con la sua mamma è caduta da sotto una tavola ad un mese e mezzo con il materasso sopra di lei. E la bambina dormiva, veniva appena di prendere il suo biberon e il bebè si ritrova all’altra estremità della tavola con il materasso sopra…allora, non avete mai visto una cosa del genere, no?

L’inviato speciale che riesce, grazie ai litri di Cognac ingurgitati, a conservare il suo serio: E nel giardino i meloni…

La donna che ha il fantasma di Ronsard nel giardino: E i miei rosai! i fiori sbocciavano la mattina e la sera erano sfioriti! Allora, non si vedono queste cose ogni giorno…

L’inviato speciale che continua valorosamente la sua indagine presso altri vicini: Lei sta leggendo le notizie di stregoneria a La Garette che cosa ne pensa?

La vicina, la sola del quartiere ad aver due soldi di buon senso: Penso che non esista. Tutto qui.

L’inviato speciale non rinuncia dopo questa sconfitta e interroga un altro vicino: Lei ci crede agli stregoni?

Il vicino che ha una bellissima voce: Sì ho visto questo una volta…

L’inviato speciale che pensa aver un testimone più credibile della signora dei rosai, ritrova speranza: Ah lei ha già visto questo a La Garette?

Il vicino che si rivela un viaggiatore accanito: Ah no, no, ma non ho sempre vissuto a La Garette. Fa solo diciotto anni che ci sono a La Garette. Ma insomma, abbiamo visto questo una volta, a una piccola epoca, a Chivay(???), un’altra volta a Fontainerault(???), poi un’altra volta a Potreux(???) – Devo confessare, cari lettori, che non ho capito i nomi di queste “città” quindi l’ortografia è un po’ fantasiosa!

Un altro vicino che ha fatto la guerra: Ho visto dai miei propri occhi, durante l’occupazione, in un certo paese, delle bestiole in un prato, impossibile di farle uscire ed è un parroco che è riuscito a farle uscire davanti ad un sacco di gente…

Lasciamo le ultime parole al vicino precedente che non è solo un viaggiatore accanito, ma anche il Socrate del paese: Possibile, tutto è possibile! Andiamo sulla Luna, allora perché non faremmo delle cazzate così. Non c’è ragione!

 

 

 

In cucina con Alex: in autunno, se Bordeaux fosse un colore, sarebbe….

Sarebbe il colore dei porcini che pullulano nelle foreste della penisola del Médoc. E’ tanto endemico il porcino qui, che il suo nome completo in francese è addirittura: “cèpe de Bordeaux”; è la seconda ricchezza del Médoc dopo il vino . Ovviamente, la gente di Bordeaux lo chiama “Cèpe du Médoc” perché i porcini non crescono nelle vie di Bordeaux, ma a Nord, in questo triangolo magico che è la penisola del Médoc. Nella prima stagione di Bordeaux e dintorni, avete incontrato uno stregone del mio paese che la gente chiama il tizio dei porcini tanto il tizio ha questa capacità soprannaturale a trovare dei porcini. Lo stregone non ha bisogno di rovistare i boschi, ma osserva la luna che gli indica i momenti giusti per andare a funghi. Ieri, il tizio dei porcini mi ha telefonato per dirmi che, in due giorni, aveva già trovato cinquanta chili di porcini. Io, incuriosito, sono andato a fare un giro nel bosco dietro casa mia e ne ho trovato circa due chili in una mezz’ora. Sarà lo strano clima di quest’anno in cui abbiamo avuto l’estate in settembre e ottobre, ma è un fatto: i porcini si trovano a tonnellate. Meno male per me perché porcini, gallinacci e finferle del Médoc sono alla base della mia alimentazione in autunno. Per questa rubrica di “In cucina con Alex” non vi propongo la ricetta bordolese per mangiare i porcini, ma una ricetta data da una ragazza formaggiaia di Loupiac in Alvernia che ho incontrato, l’altro giorno, al mercato dei prodotti regioniali d’Aquitania nel quartiere di La Bastide.

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Gli ingredienti: un rotolo di pasta sfoglia, porcini (ne ho utilizzato circa 600 g), un pezzo di formaggio tipo Cantal (la specialità di questa ragazza di Loupiac), uno scalogno,  prosciutto di paese circa 16 fette e un po’ di grasso d’anatra (potete sostituirlo con dell’olio d’oliva).

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A Bordeaux, i porcini si cucinano sempre della stessa maniera: sia in frittata, sia in padella con un trito di aglio e prezzemolo. Pulite (i porcini non si lavano mai) e tagliate i porcini e lo scalogno.

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Non è del burro, ma del grasso d’anatra. Una volta in Guascogna, non si utilizza né olio, né burro, ma solo grasso d’anatra per fare cuocere il cibo. Il grasso d’anatra è qualcosa che manda in bestia gli americani perché è all’origine del french paradox: la gente del Sud Ovest che utilizza il grasso d’anatra vive più a lungo anche dei giapponesi. Però non dite agli americani che la gente che utilizza il grasso d’anatro ha un altro segreto per vivere centenario, consuma meno zucchero dei nostri cugini americani. Potete sostituire il grasso d’anatra con dell’olio d’oliva, il gusto dei porcini sarà un po’ diverso.

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Fate rosolare i porcini con lo scalogno…

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Versate i porcini sul fondo di una tortiera precedentemente foderata con la pasta sfoglia…

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ricoprite i porcini con lo prosciutto….

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Lo prosciutto viene ricoperto di formaggio Cantal…Più semplice di questa ricetta, non credo che sia possibile…

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Al forno per circa 35 minuti. Da accompagnare con un’insalata verde e un bicchiere di Médoc o di Graves…

Buon appetito !

In Guascogna, anche gli alberi fanno della politica!

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Sauternes, albero di maggio “onore alla nostra eletta”  in un giardino al crepuscolo.

E’ una tradizione che risale alla Rivoluzione francese, quella di piantare degli alberi per festeggiare la Libertà e per ringraziare i rappresentati del popolo che hanno permesso ai francesi di liberarsi dai tiranni. E’ la ragione per cui, in ogni città di Francia, troverete una via della Libertà oppure una piazza della Libertà dove, talvolta, troneggia ancora un antico platano, piantato più di due cento anni fa e che simboleggiava la libertà nuovamente conquistata. Tradizione ancora molto vivace in Guascogna in cui, in maggio, la gente va in foresta tagliare dei pini marittimi, chiamati appunto “maggio” e piantarli nei giardini dei sindaci e degli assessori (che siano di destra o di sinistra perché gli alberi di maggio non hanno colore politico), l’operazione si fa quando l’eletto è  assento. Quando torna, il tizio (o la tizia) si ritrova con un albero adornato ai colori francesi con lo scudo tricolore al centro dove è scritto: onore al nostro eletto (o alla nostra eletta). Per ringraziare gli elettori (e le elettrici) che hanno offerto l’albero di maggio, l’eletto si deve di pagare a bere a tutti i suoi concittadini. Bella questa tradizione, no? Poi, in autunno arriva il tempo di togliere il maggio e l’eletto per ringraziare la gente che è venuta partecipare all’operazione si deve di nuovo di annaffiare la gola a tutti 🙂

Lingua: le parole vuote che manipolano il pensiero!

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Basta accendere la televisione per essere asfissiato dalla lingua di legno, questa neolingua descritta da Orwell e utilizzata ogni giorni dai politici, giornalisti, esperti, economisti…ecc…per manipolare mentalmente la gente. L’altro giorno, ascoltavo un discorso della ministra dell’ambiente che, per spiegarci che lei aveva calato le braghe e abbandonato l’ecotaxe sotto la pressione della lobby dei camionisti, utilizzava l’espressione “decidere in responsabilità”. Siate sicuri che quando un politico francese, che sia di destra o di sinistra, dice “abbiamo deciso in responsabilità di …blablabla” il senso è “abbiamo capitolato in rasa campagna”. Mi sono divertito a notare qualche esempio di politichese in francese. Anche voi, cari lettori italiani, potete partecipare al gioco e arricchire il mio vademecum (e il mio vocabolario italiano) proponendo  qualche esempio i di questa lingua pietrificata che vuole ingannarci.

Non dite più sciopero, ma presa di ostaggi!

Non dite più licenziamento, ma piano di salvaguardia dell’occupazione!

Non dite più contadino, ma imprenditore agricolo!

Non dite più controllo, ma valutazione!

Non dite più quartiere popolare, ma zona sensibile prioritaria!

Non dite più servitù, ma flessibilità!

Non dite più capitalismo, ma sviluppo sostenibile!

Non dite più utente di un servizio pubblico, ma cliente!

Non dite più cittadino, ma consumattore!

Non dite più guerra, ma conflitto!

Non dite più ministero dell’armata, ma ministero della difesa!

Non dite più stoccaggio dell’uranio, ma trattamento dell’uranio!

Non dite più prodotto fitosanitario, ma prodotto verde!

Non dite più insicurezza, ma flessicurezza!

Non dite più lavoratore, ma dipendente!

Non dite più abbassare lo stipendio, ma abbassare i contributi sociali!

Non dite più costruire uffici, ma dinamizzare il tessuto economico!

Non dite più chiusura di scuole, ma ristrutturare il tessuto scolastico!

Ecc…