Lingua: le parole vuote che manipolano il pensiero!

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Basta accendere la televisione per essere asfissiato dalla lingua di legno, questa neolingua descritta da Orwell e utilizzata ogni giorni dai politici, giornalisti, esperti, economisti…ecc…per manipolare mentalmente la gente. L’altro giorno, ascoltavo un discorso della ministra dell’ambiente che, per spiegarci che lei aveva calato le braghe e abbandonato l’ecotaxe sotto la pressione della lobby dei camionisti, utilizzava l’espressione “decidere in responsabilità”. Siate sicuri che quando un politico francese, che sia di destra o di sinistra, dice “abbiamo deciso in responsabilità di …blablabla” il senso è “abbiamo capitolato in rasa campagna”. Mi sono divertito a notare qualche esempio di politichese in francese. Anche voi, cari lettori italiani, potete partecipare al gioco e arricchire il mio vademecum (e il mio vocabolario italiano) proponendo  qualche esempio i di questa lingua pietrificata che vuole ingannarci.

Non dite più sciopero, ma presa di ostaggi!

Non dite più licenziamento, ma piano di salvaguardia dell’occupazione!

Non dite più contadino, ma imprenditore agricolo!

Non dite più controllo, ma valutazione!

Non dite più quartiere popolare, ma zona sensibile prioritaria!

Non dite più servitù, ma flessibilità!

Non dite più capitalismo, ma sviluppo sostenibile!

Non dite più utente di un servizio pubblico, ma cliente!

Non dite più cittadino, ma consumattore!

Non dite più guerra, ma conflitto!

Non dite più ministero dell’armata, ma ministero della difesa!

Non dite più stoccaggio dell’uranio, ma trattamento dell’uranio!

Non dite più prodotto fitosanitario, ma prodotto verde!

Non dite più insicurezza, ma flessicurezza!

Non dite più lavoratore, ma dipendente!

Non dite più abbassare lo stipendio, ma abbassare i contributi sociali!

Non dite più costruire uffici, ma dinamizzare il tessuto economico!

Non dite più chiusura di scuole, ma ristrutturare il tessuto scolastico!

Ecc…

 

 

 

In cui l’autore di questo blog vi prepara semplicemente il più famoso dolce di Francia!

Tutti i pasticcieri francesi sognerebbero di sapere fare questo dolce, ma nessun membro di questa professione è riuscito ancora a risolvere l’enigma di questo dolce. Certi sarebbero pronti a vendere la propria madre oppure la loro anima al diavolo per la ricetta di questo dolce, ma sopratutto per acquistare l’abilità dei due o tre pasticcieri francesi che ne conoscono il segreto. Ladurée e Hermé hanno proposto  miliardi  e tutti i loro macarons solo per aver un indizio sul modo di fare il dolce. Invano. Questo dolce è il segreto di una famiglia incorruttibile, segreto che si trasmette da una generazione all’altra nella famiglia Artigarrède che possiede una pasticceria a Oloron Sainte-Marie nel Béarn. Questo dolce si chiama il “Russo” perché sarebbe originario di questo paese, per essere più preciso della penisola di Crimea. Non è dunque la famiglia Artigarrède che l’ha inventato ed è anche un dolce abbastanza conosciuto in Francia dal XIX secolo. Solo che la famiglia Artigarrède ha modificato il “Russo” con qualche ingrediente segreto  fino a renderlo sublime. Il dolce è diventato mitico per tutti i pasticcieri francesi, una specie di santo Graal di cui ci vorrebbe scovare il segreto. Posso anche dirvi che la famiglia Artigarrède potrebbe essere milionaria con il “Russo” e possedere già 40.000 pasticcerie in Francia e nel Mondo, ma non è interessata perché non vuole svelare il mistero del “russo” e quindi si accontenta della piccola pasticceria di Oloron-Sainte-Marie e di due altre a Tarbes e Pau. Dunque, se volete assaggiare il più rinomato dei dolci francesi, dovete fare il viaggio in Guascogna. Io non ho la pretesa di fare un “Russo” che assomiglierebbe, anche da lontano, a quello  della famiglia Artigarrède, ma ve ne propongo una versione sul cammino della busca del “Russo” perfetto.

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Gli ingredienti:

Per la dacquoise (vi ho già parlato di questo biscotto a base di meringa che è una specialità del Sud Ovest della Francia)

  • 6 albumi d’uovo
  • 100 g di zucchero
  • 80 g di farina di mandorle
  • 10 g di farina
  • 25 g di zucchero a velo

Per la crema al burro al pralin:

  • 4 tuorli d’uovo
  • 150 g di zucchero
  • 300 g di burro freddo
  • 140 g di pralin (io ho utilizzato 100 g di pralin e 40 g di nocciole tritate)

Siete pronti? Allora, cominciamo con la dacquoise…
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Preriscaldate il forno a 180 gradi. Montate i bianchi a neve. Incorporate lo zucchero…

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Setacciate lo zucchero a velo con la farina e la farina di mandorle…

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Amalgamate delicatamente il composto ai bianchi montati a neve. E abbiamo la dacquoise: il biscotto più semplice sul pianeta Terra!…

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Avete bisogno di una semplice spatola per stendere la dacquoise su una placca rivestita di carta forno. Non dimenticate di spolverare un po’ di zucchero a velo sopra la dacquoise. Siete forti in geometria? Allora, fate un rettangolo di 1 cm di spessore…

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Fate cuocere la dacquoise per….Dipende un po’ dal forno di ognuno. Io che non ho un forno potente, devo contare 25 minuti per ottenere questo risultato. Comunque, sorvegliate il biscotto e quando ha preso un bel colore, è pronto. C’è una regola per la dacquoise: croccante sopra, morbido sotto. Bene la dacquoise è pronta. Lasciatela raffreddare.

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Adesso prepariamo la crema al burro: sbattete i tuorli con un cucchiaino di zucchero…

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fino ad ottenere un composto chiaro….

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Preparate uno sciroppo con lo zucchero e 30 g d’acqua e lasciate bollire fino a quando lo sciroppo raggiunge la temperatura di 120 gradi. E’  la difficoltà della ricetta, ci vuole aver un termometro da cucina. Lo trovate in ogni supermercato per qualche euro.

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Versate lo sciroppo nel composto senza smettere di mescolare. Poi aggiungete il burro tagliato a pezzi…

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Mescolate energicamente perché dovete ottenere una crema! Aggiungete il pralin e le nocciole tritate…

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Il risultato. Riservate in frigo almeno 10 minuti.

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Tagliate la dacquoise in due…

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Spalmate una metà della dacquoise con la crema al burro….

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ricoprite la crema al burro con l’altra metà della dacquoise. Ritagliate i bordi, se volete aver qualcosa di perfetto.

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Spolverate il “Russo” di zucchero a velo, è probabilmente lo zucchero a velo che ha dato il nome a questo dolce, non pensate? Riservate un giorno intero in frigo…

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Il “Russo” non si porta mai intero a tavola. Dovete tagliare dei quadretti! (nel mio caso sono piuttosto dei quadri!).

Buon appetito!

Canzone francese : Claire Fontaine

E’ appena uscito il terzo album del cantante francese Barcella, intitolato Puzzle. Personalmente, sono un fan assoluto di questo giovane artista. E se non conoscete Barcella, vi propongo una canzone tratta dall’album Charabia che si chiama Claire Fontaine. Da non confondere con : Nell’acqua della chiara fontana che è una canzone tradizionale francese, la Claire Fontaine di Barcella racconta gli amori sfortunati di un foglio di quaderno Clairefontaine e di una penna Waterman. Notate una cosa abbastanza divertente, in francese foglio (feuille) è femminile mentre penna (stylo) è maschile ! 🙂

Lingua francese : Fu un momento di terribile confusione, una mischia di parole intrecciate.

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Gustave Doré : il corridore dei boschi. Romanzo di Gabriel Ferry

Lei ha un accento ch’ti incomprensibile e devo stare molto attento per capire cosa sta dicendo. L’animatore ha già esaurito la sua scorta di cliché sulla gente del Nord tratta dal film : Benvenuti al Nord e lo sento pronto ad interpretarci la canzone che racconta che la gente del Nord ha nel cuore il sole che non ha all’esterno per farci pazientare. È  una regola immutabile : tutti i candidati ai giochi televisivi in Francia devono essere  provenzali o ch’ti. Ma, non provenzali o ch’ti come potete incontrarne in strada o al lavoro ogni giorno cioè normali ; quelli non sono mai selezionati ai giochi televisivi. Invece se avete un quoziente intellettivo medio basso e un accento regionale che sa di “farigoulette” (timo) o di carbonata fiamminga, a voi i milioni della televisione. Lei è fiduciosa. Già alla domanda precedente e dopo aver esitato mezz’ora, è riuscita ad indovinare – intuito femminile dixit l’animatore – che una leccarda era l’elemento di un forno e non l’elemento di un’aspirapolvere come lei sembrava pensare all’inizio. Adesso, sta sudando su una lista di sinonimi della parola lite. Poi, il suo viso si illumina, lei ha trovato l’intruso nella lista dei sinonimi. Sento venire la catastrofe e mi metto a parlarle (anch’io ho un quoziente intellettivo medio basso e spesso parlo al televisore) : Stai zitta cretina ! non dice niente o addio i milioni….ma lei è inarrestabile e quasi professorale dice : Troppo facile, l’intruso è la parola “différend” perché non ha niente a che vedere con la parola lite, e significa diverso. L’animatore, ipocritamente, la guarda affossare e le dice : lei è sicura ?….E’ troppo per me. Spegno la televisione e mi metto a riflettere con una carta e una matita ad una lista di omonimi in francese partendo dall’errore della candidata. Quindi, ecco le mie riflessioni e vedrete che in francese non si scrive come si mangia e le confusioni sono frequenti, anche per gli indigeni !

Différend (nome) : lite, scontro, dissenso…ecc…

Différent (aggettivo) : dissimile, distinto, diverso…ecc…

Dessin (grafismo) : disegno

Dessein : progetto

Empreint (aggettivo) : segnato da

Emprunt : contrarre un debito

Censé : presunto

Sensé : comprensibile, comprensivo

Démystifier : disingannare

Démythifier : smitizzare

Davantage (avverbio) : di più, oltre…

D’avantage(s) (nome) : guadagno, utile…ecc…

Exaucer : esaudire una richiesta, un voto…ecc…

Exhausser : rialzare

satire : satira

satyre : satiro, esibizionista

Inclinaison : inclinazione

Inclination : disposizione per

Personnaliser : personalizzare

Personnifier : personificare

Près de : vicino a

prêt à : capace di….

Non c’è niente da guadagnare, ma se volete completare la bozza, tocca a voi !

 

Parigi : i poliglotti !

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Cari lettori di Bordeaux e dintorni sono a Parigi per qualche giorno. Tanti turisti italiani per le strade di Parigi questo weekend ! Ci si sentiva parlare italiano in ogni vicolo della città. Ieri, mi è successo qualcosa di davvero assurdo. Ero all’angolo tra la via Hautefeuille e il boulevard Saint-Germain, proprio dove sono i personaggi che vedete nell’immagine sopra, quando sono stato abbordato da una coppia italiana che cercava la torre Eiffel, ma non è questa la cosa strana. La cosa sorpendente è che nessuno dei due abbia pensato che un francese possa parlare italiano e senza nemmeno un “vous parlez italien ?” mi hanno fatto la domanda in inglese ! E mentre spiegavo in inglese che dovevano andare fino alla stazione Odeon, prendere la metropolitana 4 in direzione Porte de Clignancourt, scendere a Saint Michel per la coincidenza con il RER C verso Versailles e poi che dovevano scendere a Champ de Mars….ripensavo a tutte queste ore perse a studiare l’italiano !

Francia, il paese dove i giornalisti non hanno mai sentito parlare di Galileo !

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Il paese di Alex nel 1619.

Ci sono delle espressioni in italiano utilizzate dai giornalisti o dagli uomini politici che vi lasciano a bocca aperta ? Io, stamane, ascoltando il giornale radio sono rimasto piuttosto scettico quando il giornalista  ha detto…d’accordo, l’aggettivo “scettico” è troppo debole per descrivere un tizio che ha la sensazione di entrare nella quarta dimensione  ! Ma sapete cosa ha detto questo maledetto giornalista ? “la gente è venuta dai quattro angoli dell’esagono”. Avete letto bene ! In Francia, un esagono è un poligono con quattro angoli ! Notate ancora che soltanto questi geni della geometria che sono i giornalisti utilizzano la parola “esagono”, la gente comune dirà “dai tutti gli angoli della Francia”. Per quanto riguarda i politici non dicono né esagono, né Francia, ma sono un po’ come i giornalisti e dicono “dai quattro angoli di questo Paese blabla”…Adesso, superiamo i confini di questo sorprendente esagono e immaginiamo un giornalista francese che debba rendere conto di un evento di rilevanza mondiale. Cosa succederà ? I quattro angoli della Francia verrano sostituiti con i quattro angoli del Mondo ! Perché è risaputo che anche una sfera ha quattro angoli ! Ma spiegatemi perché i giornalisti francesi dalla carta stampata al web si ostinano ad usare e abusare delle espressioni “i quattro angoli del Mondo” , “i quattro angoli del pianeta”, ” i quattro angoli della Francia”…ecc…mentre tutti sappiamo da Galileo che la terra è rotonda ? Ma smettetela, cari giornalisti, di dirci : “la gente è venuta dai quattro angoli della Terra” ! La nostra Terra non ha angoli, nemmeno quattro. E’ rotonda !

Médoc : il tè francese !

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Il minuscolo porto di Saint-Seurin di Cadourne, a nord  di Saint-Estèphe, che può a malapena accogliere una decina di barche, è quasi deserto. Ci si sente solo il rumore del martello di un tizio che tenta di riparare lo scafo di un’antica barca che sembra risalire ai tempi dei re Merovingi. I carrelet che si estendono lungo la diga sono chiusi. Due vecchi, alla fine del molo, stanno pescando con delle bilance fai da te. Mi avvicino e chiedo : Sta abboccando ! Non troppo dice l’uno mentre l’altro si accontenta di mostrarmi un secchiello mezzo pieno di granchi e di gamberetti bianchi. Parlano uno strano francese infarcito di espressioni dialettali che non avevo sentito da una vita. Evocano la pesca, l’aratura che ha cominciato nei vigneti….

Sulla diga erbosa che ci protegge dai capricci dell’estuario, una vecchia signora in grembiule nero, piegata in due, sta raccogliendo delle piante. Lei mi fa segno di raggiungerla. Buongiorno signora ! Denti di leone ? interrogo sbirciando il cestino. Borragine, lei risponde. La conosco, dico, e mi metto a raccontarle come gli italiani cucinano i fiori e le foglie di borragine….Ma, non è per mangiare mi interrompe la vecchia, gli occhi sbalorditi, è per fare il tè ! E lei mi da la ricetta spiengandomi che una volta i contadini francesi bevevano la borragine esattamente come i cinesi bevono il tè. Volete la ricetta, cari lettori ? La vecchia donna fa essicare le giovani foglie di borragine ed i fiori in soffitta – il tè fatto con le foglie è diverso di quello fatto con i fiori – poi, basta mettere in una teiera tre o quattro foglie di borragine con due foglie d’arancio (indispensabili) e versare sopra dell’acqua bollente. Lasciare in infusione per due-tre minuti…Ho ringraziato la vecchia per la ricetta e volete sapere la cosa più strana ? Quando sono passato davanti al monumento alla memoria degli scomparsi in mare, ho girato la testa per salutare un’ultima volta la vecchia, non c’era più nessuno sul molo e sulla diga !