Bordeaux: Vivere Felice come un expat italiano a Bordeaux grazie all’associazione Ital’ici – l’Italia QUI a Bordeaux.

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In cui l’autore di questo blog si fischia un bicchiere di Monbazillac per accompagnare la crema al cioccolato della zia Hortense!

Prima di continuare il nostro viaggio nell’Entre-deux-Mers e scoprire la bellissima tenuta vitivinicola di un tizio che ebbe un premio Nobel, non per il suo vino però che non rompe tre zampe ad un’anatra secondo alcuni malintenzionati, ma per la sua opera letteraria, facciamoci una pausa per assaggiare la crema al cioccolato della zia Hortense e farsi un bicchiere di Monbazillac. Io sono un ragazzo facilmente influenzabile, una lettrice mi ha parlato del Monbazillac e mi ritrovo, una domenica mattina, sul mercato, a fare la fila davanti la bottegaia di vino. Lei mi fa dei segni disperati con le braccia e delle smorfie grottesche. Poi vedendo che non mi tolgo dalla fila, si mette a gridare a squarciagola: “Mi dispiace non ho più una bottiglia di vino bourru, e poi era buono, di Loupiac, ci vuole alzarsi più presto”. E tutta la fila di scoppiare dal ridere. Va bene, adesso tutto il mercato sa che ho una passione per il bourru e che sono pigro! Fa niente e mi metto a gridare anche io: “sono venuto, oggi, per comprare del Monbazillac per l’aperitivo e il dessert!” Lei vacilla sotto lo shock e tutta la fila smette di ridere per guardarmi con rispetto. Non sono più il tizio che mangia delle castagne arrostite accompagnate da bicchieri di bourru, ma il tizio che accompagna il suo foie gras con del vino di Monbazillac. Ho fatto un gran balzo nella scala sociale. Sono i tre euro che separano una bottiglia di Monbazillac a 6 euro da una bottiglia di bourru a tre euro che fanno tutta la differenza!  Quando arriva il mio turno, la bottegaia tenta di corrompermi con del Sauternes sfuso a cinque euro, ma resto inflessibile. No, una bottiglia di Monbazillac a sei euro, una di quelle che hanno l’etichetta, oggi mi sento un principe. E torno a casa, tutto aureolato di gloria, con la mia bottiglia di Monbazillac sotto il braccio…

Monbazillac, Sauternes, Jurançon, Cadillac, Pacherenc, Tariquet…sono tutti vini bianchi dolci della mia regione che si bevono all’aperitivo oppure al momento del formaggio o del dessert. Il Monbazillac è un vino che accompagna tradizionalmente il foie gras e i dolci.  È stata una rivoluzione copernicana per me, in Italia, scoprire che gli italiani prendono l’aperitivo al bar. Non mi ricordo, in vita mia, di aver preso un aperitivo in bar in Francia: mandarmi giù un bicchere di vino “dietro la cravatta” come diciamo da noi, sì; ma un aperitivo mai. Dove abito, è diverso. La gente preferisce prendere l’aperitivo a casa e quando mangia fuori lo prende sempre al ristorante. Oggi, vi faccio qualcosa di veloce e facile che potete abbinare con qualsiasi tipo di vino dolce: la crema al cioccolato della zia Hortense. Non ho di zia Hortense, solo che il nome fa pensare a qualcosa del passato come questa crema al cioccolato semplice, semplice. Comunque se avessi una zia Hortense, lei mi preparerebbe questo tipo di crema servita con un bicchiere di Monbazillac…

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Gli ingredienti:

  • 75 g di zucchero
  • 5 uova
  • 100 g di cioccolato
  • 60 cl di latte intero

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Preriscaldate il forno a 180 gradi. Sbattete leggermente le uova con lo zucchero….

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Portate ad ebollizione il latte…

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Tagliate il cioccolato a quadretti…

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Versate il latte sul cioccolato, mescolate bene….

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Aggiungete poco a poco il latte al cioccolato al composto uova-zucchero….

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Versate la crema in pirottini…io ho tutti i vizi e come potete vedere osservando i bicchieri, sono anche un amante della sangria!

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Mettete i bicchieri a bagnomaria in un piatto da gratin e fate cuocere tra 15 a 20 minuti (verificate la cottura con la punta di un coltello)

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Buon appetito! La cosa strana è che detesto la confettura di cotogna eppure il Monbazillac ha un retrogusto di miele, ma sopratutto di mela cotogna. Sarà che apprezzo questo frutto solo sotto forma liquida 🙂

Hermione: La signorina di Rochefort è entrata nel porto della Luna!

Ieri sera, la più bella fregata del mondo, l’Hermione, ha attraccato alla banchina d’onore davanti a Piazza della Borsa per sei giorni di festività. Spettacolo straordinario di vedere i moli gremiti di gente che applaudiva, rideva, piangeva e scattava a raffica la signorina. Tutta la giornata, mentre la fregata risaliva maestosamente l’estuario della Gironda per raggiungere Bordeaux, in ogni paesello in riva al fiume – e anche a Saint-Julien-Beychevelle dove, una volta, come il suo nome l’indica, le navi dovevano abbassare le vele per salutare gli abitanti ed i vigneti più rinomati dell’Universo – la gente ha invaso i porticcioli per inchinarsi al passaggio della signorina. Poi, quando l’Hermione è passata sotto il ponte d’Aquitania, per segnalare il suo arrivo nel porto della Luna, la “drôlesse” ha tirato una cannonata verso il vecchio quartiere di Bacalan già un po’ assopito. Durante sei giorni, si festeggerà la nave con tanti eventi organizzati sui moli e poi la nave si preparerà per la sua traversata verso gli Stati Uniti. Forse, vi ricordate che sono andato tranquillamente visitare l’Hermione a Rochefort perché quando i bordolesi hanno saputo che l’Hermione raggiungeva Bordeaux in ottobre, la cosa ha quasi suscitato una sommossa e il sito internet per prenotare i biglietti è andato in tilt in due minuti; nemmeno un concerto dei Rolling Stones avrebbe provocato un tale entusiasmo. Quindi non sono stato affatto deluso di non potere accostare la signorina; e poi era la follia. Tenterò di nuovo la mia chance domani. No, ieri sera, avevo un solo pensiero in testa: Il porto della Luna è tornato Grande!

Meglio di Atlantide : la leggendaria città romana di Noviomagus a nord di Bordeaux !

Se avete mancato la prima parte del racconto e la mappa del geografo greco Claudio Tolemeo che indicava, verso l’anno 130, l’esistenza di una misteriosa città romana paragonabile in grandezza a Bordeaux in mezzo alla penisola del Médoc, cliccate qui. Oggi, partiamo alla scoperta di questa Atlantide bordolese. Tanti scrittori si sono ispirati dal racconto di Platone per scrivere a proposito di questo luogo immaginario chiamato Atlantide : Jules Verne, Gustave Flaubert, Arthur Conan Doyle…ecc…Situare un’atlantide a nord di Bordeaux, nell’estuario della Gironda, è ancora più incongruente dell’Atlantide dello scrittore Pierre Benoit che si trova in un’oasi in mezzo al Sahara e dove la terribile regina Antinea ha come hobby di fare l’amore a morte con i turisti di passaggio, poi di mummificare questi disgraziati prima di esporli nel suo palazzo. Peggio del Sahara, il Médoc di due mille anni fa. Il paese mezzo morte come si diceva allora, un inferno acquatico dove potevano sopravvivere solo gli uccelli di mare e che avrebbe fatto passare quello di Dante per un amabile scherzo. Immaginate che questo mondo esisteva ancora due cento anni fa e uno storico dopo un viaggio nel Médoc di scrivere :  “le nostre belle vallate ben disegnate sono meschine presso di questi spazi immensi, leghe dopo leghe di erbe palustri o secche, spiagge uniformi dove la natura altrove tormentata dagli uomini, vegeta ancora qui come nei tempi primitivi, con una calma uguale alla sua grandezza”. Ed sono quei luoghi di desolazione che furono scelti dai romani per edificare una città ? Eppure sembra che sia il caso…

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Fa mille gradi sotto il sole, a destra quello che le guide turistiche chiamano il più vasto estuario d’Europa convoglia le sue acque gialle verso l’oceano e dalla vecchia strada provinciale il fiume assomiglia ad un mostruosa strada che sarebbe stata impolverata. I bus convogliano i turisti verso gli châteaux per assaggiare qualche vecchio fondo di botte e respirare la buona aria caricata di pesticidi utilizzati per curare le vigne. Gli abitanti vorrebbero scappare a questo inferno per una giornata in spiaggia, ma è un sogno impossibile e poi la vigna non lo permetterebbe e lei, maledetta, che dà il solo lavoro della penisola. Giro a destra e imbocco una specie di via non asfaltata che si addentra nel cuore di una vecchia palude. La macchina sobbalza e geme ad ogni buca. Meno male che non siamo in inverno perché sarei già impantanato, ma oggi rischio semplicemente di perdere gli ammortizzatori. Stranamente, le vigne hanno lasciato il posto a campi agonizzanti di mais e di colza, c’è anche qualche mucca marina assopita sotto un boschetto di querce e noto che anche le zanzare non hanno la forza di seccare le mucche. Finalmente, il sentiero finisce e devo lasciare la macchina mentre mi appariscono le prime pietre della leggendaria Noviomagus. Siamo a Saint Germain d’Esteuil in una frazione chiamata Brion. Oggi, Saint Germain d’Esteuil non ha un accesso al fiume, ma non era il caso due mille anni fa. Se guardate la mappa sotto, dovete immaginare che tra Saint-Estèphe e Saint-Seurin-de-Cadourne c’era un braccio del fiume che penetrava nella penisola del Médoc e formava un’immensa baia  fino a Saint-Germain d’Esteuil sulla riva est e come questa riva era un’altura ed emergeva sopra la baia ad est e sopra l’oceano ad ovest, i romani deciderono di edificare là la loro  città. Cosi, per raggiungere Bordeaux e fare del commercio si usava il fiume. Insomma, Noviomagus era un’oasi, ma non in mezzo ad un deserto, ma in mezzo ad un universo sommerso due volte al giorno dalla marea…

Il cantiere archeologico sembra abbandonato. Ma chi ha fretta ? Noviomagus aspetta da due mille anni nel fondo della palude e quindi puo aspettare che faccia un po’ meno caldo per vedere tornare gli studenti  in archeologia dopo le vacanze. Le vecchie pietre di Noviomagus abbagliano sotto il sole ; fa tanto caldo che sembrano in fusione. Ma cosa è stato scoperto a Noviomagus ? Per quanto riguarda il periodo romano : un insieme di case e di edifici pubblici, un immenso teatro, dei mulini e un tempio di tradizione celtica chiamato fanum e per quanto riguarda il periodo più tardivo : un castello medievale costruito dentro il teatro. Ovviamente, sappiamo che Noviomagus era una città importante perché c’è questo grande teatro del primo secolo costruito come lo facevano i romani cioè con mattoni. L’insieme è abbastanza bene conservato, ma non è mai stato frugato. Il teatro è costituito da tre parte : l’emiciclo chiamato cavea formato da quattro anelli concentrici su cui riposava la gradinata ; al centro e sotto questa cavea, l’orchestra a semicerchio perfetto che ospitava le autorità ; antistante, il palcoscenico e il muro del palcoscenico che fa 57 metri di lunghezza. L’accesso alla gradinata si faceva grazie a nove corridoi chiamati vomitorium (che strana lingua il latino !) che sfociavano ai piedi di una scala che portava gli spettatori alla cavea del teatro. Nel 1340, un cavaliere esiliato, un certo Arnaud de Bourg, è condannato da sua famiglia a vivere in mezzo a questa pestilenziale palude che è diventato l’antica baia dei tempi romani e si sistema nel teatro utilizzando le pietre per costruire un piccolo castello e continua le sue attività di brigantaggio intorno alla zona di Lesparre. Oggi, rimangono le tracce della torre del castello al centro del teatro…

Lungo questo post, no ? Ma non abbandonate ancora la lettura perché Noviomagus come Bordeaux è legato anche alla leggenda di Carlomagno e a quella di Orlando ! Forse, siete già venuti a Bordeaux e avete visitato le vestigia dell’anfiteatro romano di Bordeaux chiamato il palazzo Gallien. Allora, sapete che i bordolesi dei secoli passati erano come Don Chisciotte e avevano la passione dei romanzi di cavalleria e siccome la storia romana di Bordeaux era completamente sconosciuta, la gente pensava che questo anfiteatro era un palazzo costruito da Carlomagno per la regina Gallienne, la moglie di Carlomagno. Questa credenza era anche legata al fatto che a prossimità, sotto la basilica Saint-Seurin, c’è un camposanto merovingico (potete visitarlo in estate) e in questo camposanto sarebbe stato seppellito l’olifante di Orlando. Adesso, torniamo a Noviomagus perché c’è un’altra leggenda legata ad Orlando e che riguarda i mulini romani di Noviomagus. A Noviomagus sappiamo che c’erano dei mulini perché c’è una carriera dove i romani hanno estratto delle enormi macine e restano nel suolo quattro buchi che hanno la forma di queste macine Allora, sapete che gli abitanti del Médoc, che non sono cugini dei bordolesi per niente, erano convinti che questi buchi erano le impronte del leggendario cavallo Bayard che apparteneva ad Renaud de Montauban, vassallo di Carlomagno, e che avrebbe servito a trasportare la salma di Orlando dopo la battaglia di Roncisvalle fino alla città di Blaye. Renaud de Montauban e il cavallo Bayard avrebbe fatto una pausa a Noviomagus e il cavallo avrebbe lasciato le impronte dei suoi zoccoli nella pietra. Quando si vede la grandezza dei buchi, possiamo facilmente immaginare che questo Bayard aveva un po’ la statura del cavallo di Troia…Spero la passeggiata a Noviomagus vi sia piaciuta !

 

 

Rochefort : In cui l’autore di questo blog cammina sul ponte fantasma dei bordolesi !

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Il ponte “transbordeur” di Rochefort con i suoi piloni che culminano 68 metri sopra il fiume Charente…

Questo post è l’ultima parte del racconto dedicato alla città di Rochefort e una risposta all’indovinello : sui moli di Bordeaux !  Siccome sono bordolese, non potevo lasciare la città delle Signorine senza realizzare una specie di fantasia : camminare sul ponte trasportatore di Rochefort che evoca un pezzo della storia di Bordeaux e direi di più : un pezzo di mitologia bordolese. A proposito conoscete Ferdinand Arnodin ? Sono quasi sicuro di no. Eppure, credetemi, il suo nome dovrebbe brillare nel firmamento del genio francese. Ma, il destino è crudele e tutti gli italiani (e anche i francesi) conoscono Gustave Eiffel e la sua inutile Torre mentre il nome di Ferdinand Arnodin e le sue realizzazioni sono cadute nel dimenticatoio della storia. Triste…

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Una volta era gratis, ma oggi è a pagamento. Ecco quanto vi costerà per attraversare il fiume. In italiano si dice ponte “trasportatore” ma in francese preferiamo il termine “transbordeur” perché “trasborda” letteralmente i passeggeri da una riva all’altra…

Ma cominciamo dall’inizio e evochiamo la seconda parte del XIX secolo in cui  l’Occidente si è messo veramente a dominare il Mondo. Sapete il perché di questa dominazione ? L’industria bellica ha scoperto dei metodi di produzione industriale dell’acciaio e l’uso dell’acciaio più resistente del ferro per produrre dei cannoni, delle fortificazioni, delle navi da guerra…ecc… ha permesso un salto di “qualità” mai osservato per ammazzare il suo vicino. Poi, l’acciaio è stato adattato per gli usi della vita civile e specialmente nel campo dello sviluppo dei trasporti : stazioni, treni, ponti stradali o ferroviari, canali tipo Panama o Suez, infrastrutture portuali…ecc…

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Il principio di funzionamento è semplice :  due piloni su entrambe le sponde del fiume sono collegati tra loro da una travatura reticolare in acciaio su cui corrono due serie di binari. Lungo questi binari è installata una serie di motori a cui è appesa una serie di cavi che sostengono la navicella per il trasporto dei passeggeri, analogamente a quanto avviene per skilift e funicolari. Piloni, travi e binari sono a loro volta sostenuti e armati da una serie di massicci cavi in acciaio, incassati nel cemento sulle due rive del fiume.

Pensate ancora a tutta questa gente che si reca alle grandi esposizioni universali per scoprire, sbalordita, il palazzo di cristallo, palazzo di vetro e di metallo, ideato dall’architetto Joseph Paxton per l’esposizione di Londra nel 1851. Oppure, l’esposizione di Parigi nel 1889  con la sua Torre Eiffel che dimostra che il ferro può essere robusto ed aereo. In quel periodo, la nostra industria metalmeccanica splendeva e gli ingegneri francesi erano tra i più famosi del Mondo. Ferdinand Arnodin era uno di quei ingegneri, inventore geniale, affascinato dalla tecnica e che sapeva come nessuno combinare il ferro, l’acciaio e la ghisa per costruire dei ponti monumentali che associavano la resistenza e la leggerezza.

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Dai due lati della navicella dei banchi per permettere alla gente di sopportare i quattro minuti di traversata…

Sì, Ferdinand Arnodin costruiva dei ponti, un talento familiare d’altronde perché anche il padre lavorava nella costruzione di ponti. Ferdinand Arnodin nasce nel 1845 a Sainte-Foy-Les-Lyons e cresce a Châteauneuf sur Loire dove il padre era capocantiere per la casa Seguin-Frères. Diventato ispettore di ponti e viadotti per la società generale dei ponti a pagamento che ha successo alla casa Seguin, Ferdinand ci acquisisce un’esperienza nella costruzione di ponti sospesi e crea la sua propria società di costruzione metallica nel 1872. Appassionato di innovazioni tecniche, Arnodin depone un sacco di brevetti : il cavo da torsione alternata (1874), la putrella armata in acciaio per i ponti sospesi (1886), una gru mobile e girevole a portata variabile (1887). Poi, sempre nel 1887, Arnodin incontra l’architetto spagnolo Alberto de Palacio che gli conduce a mettere in opera il suo famoso ponte trasportatore (transbordeur in francese), la sua più bella invenzione. Arnodin depone il brevetto nel 1887 e il primo ponte trasportatore del Mondo è inaugurato a Bilbao e collega le città di Portugalete e di Las Arenas. Il ponte funziona ancora oggi e se andate a Bilbao, vi consiglio la traversata. Arnodin ha costruito molti ponti trasportatori in Francia : Rochefort nel 1900, Nantes nel 1903, Brest nel 1909, Marseille nel 1905 credo sia il più conosciuto dopo quello di Rochefort, non potete vedere un film di Marcel Pagnol ambientati a Marsiglia senza vedere il ponte trasportatore.

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Siamo partiti ! Appena due minuti e siamo già in  mezzo al fiume ! Che meraviglia…

Anche a Bordeaux, c’era il progetto di fare un ponte “transbordeur”, il più grande del mondo. Vi ho già raccontato come gli antichi bordolesi sono sempre stati opposti alla costruzione di ponti a Bordeaux e tolleravano già a malapena il ponte de Pierre. Nel 1891 è deciso dal comune un nuovo ponte per collegare le due rive di Bordeaux. Molti progetti furono immaginati e i bordolesi sentirono parlare di questo nuovo modello di ponte trasportatore inaugurato a Bilbao (Bordeaux e Bilbao sono due città vicine). Un negoziante in vino del quartiere di La Bastide, Charles Cazalet, riesce a convincere il comune di costruire un ponte trasportatore tra il cours du Médoc e La Bastide. Tutto è pronto per iniziare i lavori, ma è come il ponte sullo stretto di Messina e i bordolesi si rimettono a discutere di questo ponte durante 27 anni.

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Pronti ad accostare sull’altra sponda ! Manca solo il piccolo bicchiere di Cognac all’arrivo per rimettersi delle emozioni…

Avete letto bene ! 27 anni per sapere se avessimo bisogno di un ponte : sì o no ? Finalmente, nel 1910, grazie alla visita di un presidente della Repubblica, la situazione si sblocca e la cerimonia, previsto nel 1891 può svolgersi. Nel 1916, il primo pilone di 95 metri è compiuto , poi, nel 1918, il secondo. Ma la travatura che doveva essere la più lunga del Mondo non fu mal realizzata. Il negoziante in vino, Charles Cazalet, all’origine  del progetto nel 1891, ha mancato strangolare il ministro dei lavori pubblici nel 1929 tanto la sua pazienza era arrivata al termine. Dopo fu la crisi degli anni 30, poi la guerra…i due piloni sono rimasti a guardarsi fino alla fine quando nel 1942 i nazi decisero la loro distruzione per ricuperarne il metallo.

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La navicella riparte ! Ma niente paura perché ho preso un biglietto andata ritorno…

Forse verrano distrutte perché il comune di Bordeaux sta ristrutturando i moli della riva destra  con un progetto di giardino e di passeggiata, ma esistono ancora due strane case in cemento armato sui moli di La Bastide e sono le case dove erano incassati i cavi in acciaio che dovevano sostenere il ponte trasportatore di Bordeaux. Adesso, devo tornare a Royan per prendere il traghetto e ritrovare la penisola del Médoc, ma torneremo a Rochefort per scoprire altre meraviglie !

Le ultime tracce del ponte trasportatore di Bordeaux nel quartiere di La Bastide

 

A Bordeaux anche gli astemi bevono dei grands crus !

 

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Credo che la Guascogna sia conosciuta nel mondo intero non solo per il vino, ma anche per la qualità eccezionale delle sue acque. D’altronde è risaputo che i romani hanno conquistato la Guascogna solo per potere approfittare di cure termali gratis. E poi, basta pensare a tutti questi milioni di italiani che fanno il viaggio, ogni anno, per riempire le loro borracce con l’acqua miracolosa che eroga dai rubinetti della cittadina di Lourdes. A Bordeaux, capitale della Guascogna, abbiamo una fonte di acqua minerale purissima che tutti i bordolesi conoscono : la fonte Sainte-Anne che sorge nel quartiere chic delle Abatilles ad Arcachon. È una storia divertente quella di questa fonte perché è stato un ingegnere che cercava negli anni 1920 del petrolio nel sottosuolo di Arcachon e che ha scoperto ad una profondità di 472 metri dell’acqua poco mineralizzata quindi termale ! Non veramente una sorpresa perché c’è addirittura un oceano di acqua dolce sotto il dipartimento della Gironda e l’ingegnere aveva semplicemente raggiunto la falda dell’eocene che approvvigiona la città di Bordeaux in acqua dagli anni 1860 ! Quindi se bevete l’acqua minerale delle Abatilles o l’acqua che eroga dal rubinetto e che è portato a Bordeaux dall’acquedotto che si trova a Sauternes o quello che si trova nel Médoc, state bevendo esattamente la stessa acqua (l’acqua di Bordeaux è ritenuta per essere una delle più pure di Francia). Da qualche anno, le vendite di questa acqua minerale stavano declinando e la società Nestlé che possedeva la fonte l’ha venduta a due uomini d’affari bordolesi (credo che uno dei due sia viticoltore nel Médoc). I due tizi hanno avuto un’idea geniale : aggiungere del gas carbonico all’acqua per renderla frizzante, ma sopratutto cambiare completamente il packaging della bottiglia e adottare la bottiglia detta “bordolese” che tutti gli amanti del vino conoscono. Cambia qualcosa di vendere acqua minerale in bottiglie di vino ? Direi di sì. Il giro d’affari è passato da 3,8 milioni di euro in 2008 a 8,5 milioni in 2011 e ormai l’acqua delle Abatilles, che era sconosciuta fuori dal dipartimento, si appresta a conquistare il Mondo !

Rochefort dove la più bella fregata del Mondo si accinge a conquistare l’America per la seconda volta !

Se avete mancato la prima parte di questo racconto, cliccate qui.

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Nel film le signorine di Rochefort, le signorine e la madre vivono in piazza Colbert. La carovana di attrazioni forensi che va scompigliare la vita di Delphine e di Solange, raggiunge Rochefort per festeggiare il tricentenario della città fondata da Colbert. Senza Colbert, ministro della Guerra di Luigi XIV, la città di Rochefort non esisterebbe. Il tizio aveva un sogno : dare alla Francia una marina prestigiosa che possa rivaleggiare con la flotta della perfida Albione. Nel 1666, Colbert sceglie una palude in riva al fiume Charente ad una ventina di chilometri dall’oceano per costruire un arsenale, ma non un semplice arsenale, ma il più grande, il più moderno, il più bello arsenale dell’Universo. Pensate un po’ che per risolvere il problema della palude, Colbert ha fatto costruire un’immensa zattera in quercia su cui è stato posato il corpo principale dell’Arsenale, lungo 380 metri, la Corderia Reale dove si fabbricavano tutti i cordami per la marina. Attorno a questa Corderia Reale, il  cantiere navale che si estendeva su più di tre chilometri e anche i primi bacini di carenaggio della storia. Dopo solo quattro anni di cantiere, si lanciava già le prime navi da guerra. Oggi, la Corderia Reale è un museo che rintraccia la storia della Marina Reale e dove potete anche imparare l’arte del “matelotage” cioè tutto ciò che riguarda la fabbricazione delle corde, spaghi, nastri, trecce…ecc…Se dovete andare a Rochefort, vi consiglio il martedì mattina o il giovedì mattina perché è giorno di mercato e sarebbe davvero un peccato di non fermarsi ad una bancarella per acquistare qualche bottiglia di Pineau, altrimenti è come venire a Bordeaux e non comprare vino ! E poi a mezzogiorno potete acquistarci qualche panino e andare a fare un picnic sui prati dell’arsenale in riva alla Charente ! Adesso devo raccontarvi perché ho fatto i 150 km che separano Bordeaux da Rochefort. Colpa di un’altra ragazzina, quella non si trova piazza Colbert ma all’arsenale e si chiama Hermione. Ho il cuore che batte forte quando passo sotto l’arco di trionfo che segna l’ingresso dell’arsenale per dirigermi verso il vecchio bacino di carenaggio. L’avete già indovinato, l’Hermione è una fregata, più esattamente la fregata su cui si era imbarcato, 234 anni fa, il giovane marchese de La Fayette per combattere a fianco degli americani a fine di salvare la giovane Repubblica degli Stati Uniti di questi maledetti inglesi. Dopo tanti combattimenti, il 20 settembre 1793, l’Hermione è affondata di fronte alla città di Le Croisic. Quei pazzi di francesi ! 20 anni fa, qualcuno guardava l’unico quadro che rappresentava la mitica Hermione e si è detto : “rifacciamo l’Hermione !” Così non solo la città di Rochefort è nata da un sogno, ma anche la nuova Hermione. Mentre all’epoca di Colbert ci voleva appena sei mesi per fabbricare una fregata, qui ci sono uomini e donne che si affannano da 20 anni per fare la replica esatta della Hermione. Immaginate che sono partiti da niente perché non esistevano più i piani della fregata, solo il quadro di cui ho parlato e un vecchio diagrammo in Inghilterra con qualche misura di un’altra fregata gemella : la Concordia. Ciò che è bello è che il cantiere di costruzione è completamente aperto al pubblico. Mentre sto osservando due ragazze che stanno cucendo una vela e un carpentiere che insegna ad un apprendista a piallare a mano una tavola da legno, ripenso a tutti questi uomini che sono dovuti imparare mestieri dimenticati ed improvvisarsi agricoltori per coltivare i campi di canapa e calafati per fabbricare i chilometri di cavi della Fregata ; boscaioli e raschiatori di legno, fabbro per forgiare i 30000 chiodi, ottonai e fondatori di cannoni. Da non crederci eppure non è sogno ! La fregata guazza nell’acqua del bacino di carenaggio con il suo scafo di 44 metri, i 25 chilometri di cavo, i 2200 metri quadrati di velatura, i 32 cannoni. Numeri che danno le vertigini. Siamo alle ultime rifiniture e quest’estate ci saranno i test in mare al largo della Bretagna. E poi, c’è stato questa pazza diceria a Bordeaux che diceva che la fregata raggiungerebbe Bordeaux in ottobre. Ma non era una diceria, la fregata accosterà veramente lungo i moli del porto della Luna. Allora, la follia, la febbre si è impadronita della città. Tutti i bordolesi volevano dei biglietti per salire a bordo. Il sito internet dell’ufficio del Turismo di Bordeaux è stato mandato in tilt in qualche minuto, le autorità portuali hanno dovuto sistemare un numero chiuso per limitare i visitatori. I privilegiati che hanno un biglietto non si fanno conoscere di paura di essere assassinati per il prezioso sesamo. Siamo alla follia pura e nemmeno un concerto degli Stones avrebbe potuto provocare un casino come l’arrivo della fregata Hermione a Bordeaux. Io non sono riuscito a procurarmi un biglietto e quindi dovrei ammirare la fregata dai moli di Bordeaux, è la ragione principale per cui sono andato a Rochefort, solo per avere il privilegio di salire a bordo. Ovviamente tutti gli americani conoscono La Fayette ed in ogni paesello degli Stati Uniti c’è una via La Fayette, ma pochi sanno che l’eroe francese dell’indipendenza americana si era imbarcato da Rochefort. E’ la ragione per cui la fregata Hermione farà questa prima tappa a Bordeaux, nella città più bella e conosciuta del mondo e, in ottobre, gli americani scopriranno esterrefatti che i francesi hanno ricostruito l’Hermione e che, nel 2015, la nave attraverserà di nuovo l’oceano Atlantico per una tournée trionfale da Yorktown fino a Boston !

Charente-maritime : un giorno a Rochefort.

Ogni anno, in primavera, prima l’arrivo massiccio dei turisti, risalgo tutta la penisola del Médoc fino a Le Verdon per prendere il traghetto per Royan nella regione del Poitou-Charentes. Cosa spinge un ragazzo che vive sulla riva sinistra del fiume a recarsi sulla riva destra ? La bellezza della Charente-maritime e lo strano sentimento di spaesamento che coglie l’abitante del Médoc una volta il fiume varcato. L’anno scorso, vi avevo fatto scoprire il più bel paese dell’estuario della Gironda e della Charente maritime : Talmont sur Gironda, e la strana cittadina troglodita di Meschers dove ci sono persone che vivono ancora nelle grotte a strapiombo sull’estuario come una volta. Oggi vi porto a Rochefort, piccola città di provincia, a quaranta chilometri a Nord da Royan, nicchiata in un meandro del fiume Charente. Rochefort è una delle città più apprezzata dai francesi per trascorrere una vacanza. La città si trova appena ad una ventina di chilometri dal mare e di fronte a Rochefort c’è l’isola d’Oléron e l’isola di Ré si trova a solo a qualche chilometro a Nord. Da Rochefort potete andare anche fino a Fouras e prendere il traghetto per l’isola d’Aix o dal port des Barques a sud  raggiungere a piedi quando c’è la bassa marea l’isola Madame. Il paradiso vi dico questo paese di Rochefort ! Noi non andiamo a Rochefort per visitare le isole, ma per un’altra ragione che sarà svelata nella seconda parte di questo giorno a Rochefort. La città di Rochefort è conosciuta da tutti i francesi anche per un altro motivo. E’ a Rochefort che è stato girato, nel 1967, il film di Jacques Demy : Le signorine di Rochefort oppure semplicemente Le signorine come dicono i francesi tanto questo film è popolare. Diciamolo questo film è un capolavoro assoluto, il più bel musical di tutti i tempi. Volete una prova ? Quando sento la canzone delle gemelle che potete ascoltare sopra, mi metto subito a cantarla. E’  irresistibile ! E credetemi non sono l’unico tizio di Francia a canticchiare : Siamo due sorelle gemelle nate sotto il segno dei gemelli…  🙂 La storia è quella delle sorelle gemelle Garnier che abitano a Rochefort, Solange (Françoise Dorléac) la rossa vive dando lezioni di musica mentre Delphine (Catherine Deneuve) la bionda dà lezioni di danza. Entrambe aspettano l’amore. La madre Yvonne (Danielle Darrieux) tiene il piccolo bar in piazza Colbert e allieva sola il figlio Boubou, illegittimo come le sorellastre. Yvonne rimpiange il suo ex fidanzato piantato dieci anni prima che lei non ha voluto sposare perché il tizio si chiamava Simon Dame e decisamente sposare un signor Signora era troppo per Yvonne. Però Yvonne non sa che Simon Dame (Michel Piccoli), commerciante di strumenti musicali, si è sistemato a Rochefort dove ha aperto un negozio non lontano dal bar di Yvonne e si sta annoiando pensando all’ex fidanzata. Maxence (Jacques Perrin) è un marinaio e un pittore che cerca la donna ideale che il destino gli ha promesso e ne ha fatto addirittura un ritratto che assomiglia furiosamente a Delphine. Andy (Gene Kelly) è un musicista che si è recato a Rochefort per incontrare il suo vecchio amico Simon Dame e che sta per incontrare Solange di cui si innamorerà. Non vi racconto il film. Ma ne siamo qui con le due sorelle che muoiono dalla noia a Rochefort e sognano l’evasione a Parigi. I personaggi non lo sanno ancora, ma l’arrivo di una carovana  d’attrazioni forensi  per la kermesse del tricentenario della città va scompigliare tutto. Strano queste gemelle di Rochefort che sognano Parigi mentre io sto appunto sognando di Rochefort ! Mentre sto arrivando a Rochefort, mi rimetto a canticchiare la canzone delle gemelle che non posso più togliermi dalla testa. Vi lascio qui, cari lettori, non mancate la seconda parte, scoprirete lo scopo di questo viaggio e nella terza parte, farete anche un viaggio negli anni folli !

Oceano : i piccoli angeli custodi del Médoc !

Médoc. Finalmente, dopo un viaggio di più di 150 km tra la città di Bergerac e questo paesello sperduto in riva all’oceano Atlantico, i bambini possono scendere dall’autobus e, gridando, spapagliarsi come uno stormo argentato di voltapietre. L’oceano, nascosto dietro le dune, è tanto vicino che i bambini possono sentirne il rumore. L’istinto, l’eccitazione dei bambini, la voglia di vedere l’oceano è troppo forte. Uno dei bambini, più smaliziato degli altri, comincia a salire la duna e gli altri si mettono a seguirlo. Uno dei prof che sta osservando la scena con uno sguardo benevolo, lancia due o tre parole e i bambini rinunciano a questo progetto per radunare intorno a lui. Io sono qui, un giorno di permesso, perché abito non lontano da questa spiaggia del Médoc e uno dei prof che conosco bene mi ha chiesto di venire fare un po’ la guida. Ovviamente, per gli alunni è un giorno di scuola. Loro partecipano ad un progetto chiamato le “iniziative oceaniche” organizzato da più di 20 anni dall’associazione Surfrider. Quest’anno, in classe, gli alunni hanno lavorato sul tema della spazzatura proveniente dalla Terra e che sta inquinando gli oceani. E dopo tutte queste conoscenze teoriche, oggi, hanno fatto un po’ di pratica iniziandosi alla tutela dell’ambiente raccogliendo, armati di guanti da giardinaggio e di sacchi, i rifiuti sulla spiaggia : carte, pezzi di vetro , bottiglie, scarpe, mozziconi, resti plastici…ecc….Devo dire che durante tutto l’inverno, delle scuole di tutta la regione hanno partecipato a queste operazioni di civismo. E anche se la maggioranza di questi rifiuti sono portati dalle maree e le tempeste invernali, pensateci bene prima di buttare un mozzicone o di lasciare una bottiglia sulle nostre spiagge perché per alcuni di quei bambini di Bergerac, oggi è stato l’unico giorno di spiaggia che avranno quest’estate. Comunque, rassicuratevi non pratichiamo la schiavitù dei bambini, le spiagge sono state già pulite in grande parte dagli impiegati del comune che stanno preparando la stagione. E nel pomeriggio i bambini hanno potuto godere della spiaggia e raccogliere conchiglie.

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Botanica : Fiori da marciapiede bordolese.

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Qui, non siamo nel Bordeaux “U.N.E.S.C.O.I.Z.Z.A.T.O” del centro città, ma in una via tipica del Bordeaux proletario che sfocia sui boulevard. Le case a pianterreno che vedete sono qualcosa di tipicamente bordolese. D’altronde, hanno un nome in bordolese : “échoppe”. Possono essere semplici o doppie. Doppie significa che possiedono una stanza in più e hanno quindi due finestre che danno sulla via. Le cose stanno cambiando. Oggi, acquistare un’échoppe costa un occhio dalla testa e solo la gente benestante può permettersi questa follia, una volta, abitare un’échoppe era legato alla povertà e l’échoppe indicava la classe sociale : operaio, artigiano, docker…ecc…Erano le case popolari del XIX secolo dove le famiglie erano stipate come sarde in scatola.  E’ tanto vero che non ho nemmeno bisogno di entrare  in un’échoppe per descriverla. Sono tutte costruite sullo stesso modello : un piccolo corridoio che serve una camera aprendo sulla via, e nel fondo una sala da pranzo e una veranda, contiguo alla sala da pranzo una seconda camera, una piccola cantina per il carbone, un giardino microscopico con il cesso nel fondo, una piccola stanza per fare la cucina chiamata “souillarde” in bordolese…Ecco l’échoppe bordolese ! A volte, ci sono certi vantaggi a non vivere nel Bordeaux “U.N.E.S.C.O.I.Z.Z.A.T.O del centro città, gli impiegati comunali sono meno stressati e lasciano volontieri crescere le malvarose nelle fessure dei marciapiedi e io l’adoro questo Bordeaux che sembra un po’ in vacanza alla bocca dell’estuario della Gironda !