In Guascogna, anche gli alberi fanno della politica!

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Sauternes, albero di maggio “onore alla nostra eletta”  in un giardino al crepuscolo.

E’ una tradizione che risale alla Rivoluzione francese, quella di piantare degli alberi per festeggiare la Libertà e per ringraziare i rappresentati del popolo che hanno permesso ai francesi di liberarsi dai tiranni. E’ la ragione per cui, in ogni città di Francia, troverete una via della Libertà oppure una piazza della Libertà dove, talvolta, troneggia ancora un antico platano, piantato più di due cento anni fa e che simboleggiava la libertà nuovamente conquistata. Tradizione ancora molto vivace in Guascogna in cui, in maggio, la gente va in foresta tagliare dei pini marittimi, chiamati appunto “maggio” e piantarli nei giardini dei sindaci e degli assessori (che siano di destra o di sinistra perché gli alberi di maggio non hanno colore politico), l’operazione si fa quando l’eletto è  assento. Quando torna, il tizio (o la tizia) si ritrova con un albero adornato ai colori francesi con lo scudo tricolore al centro dove è scritto: onore al nostro eletto (o alla nostra eletta). Per ringraziare gli elettori (e le elettrici) che hanno offerto l’albero di maggio, l’eletto si deve di pagare a bere a tutti i suoi concittadini. Bella questa tradizione, no? Poi, in autunno arriva il tempo di togliere il maggio e l’eletto per ringraziare la gente che è venuta partecipare all’operazione si deve di nuovo di annaffiare la gola a tutti 🙂

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In cui l’autore di questo blog vi prepara semplicemente il più famoso dolce di Francia!

Tutti i pasticcieri francesi sognerebbero di sapere fare questo dolce, ma nessun membro di questa professione è riuscito ancora a risolvere l’enigma di questo dolce. Certi sarebbero pronti a vendere la propria madre oppure la loro anima al diavolo per la ricetta di questo dolce, ma sopratutto per acquistare l’abilità dei due o tre pasticcieri francesi che ne conoscono il segreto. Ladurée e Hermé hanno proposto  miliardi  e tutti i loro macarons solo per aver un indizio sul modo di fare il dolce. Invano. Questo dolce è il segreto di una famiglia incorruttibile, segreto che si trasmette da una generazione all’altra nella famiglia Artigarrède che possiede una pasticceria a Oloron Sainte-Marie nel Béarn. Questo dolce si chiama il “Russo” perché sarebbe originario di questo paese, per essere più preciso della penisola di Crimea. Non è dunque la famiglia Artigarrède che l’ha inventato ed è anche un dolce abbastanza conosciuto in Francia dal XIX secolo. Solo che la famiglia Artigarrède ha modificato il “Russo” con qualche ingrediente segreto  fino a renderlo sublime. Il dolce è diventato mitico per tutti i pasticcieri francesi, una specie di santo Graal di cui ci vorrebbe scovare il segreto. Posso anche dirvi che la famiglia Artigarrède potrebbe essere milionaria con il “Russo” e possedere già 40.000 pasticcerie in Francia e nel Mondo, ma non è interessata perché non vuole svelare il mistero del “russo” e quindi si accontenta della piccola pasticceria di Oloron-Sainte-Marie e di due altre a Tarbes e Pau. Dunque, se volete assaggiare il più rinomato dei dolci francesi, dovete fare il viaggio in Guascogna. Io non ho la pretesa di fare un “Russo” che assomiglierebbe, anche da lontano, a quello  della famiglia Artigarrède, ma ve ne propongo una versione sul cammino della busca del “Russo” perfetto.

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Gli ingredienti:

Per la dacquoise (vi ho già parlato di questo biscotto a base di meringa che è una specialità del Sud Ovest della Francia)

  • 6 albumi d’uovo
  • 100 g di zucchero
  • 80 g di farina di mandorle
  • 10 g di farina
  • 25 g di zucchero a velo

Per la crema al burro al pralin:

  • 4 tuorli d’uovo
  • 150 g di zucchero
  • 300 g di burro freddo
  • 140 g di pralin (io ho utilizzato 100 g di pralin e 40 g di nocciole tritate)

Siete pronti? Allora, cominciamo con la dacquoise…
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Preriscaldate il forno a 180 gradi. Montate i bianchi a neve. Incorporate lo zucchero…

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Setacciate lo zucchero a velo con la farina e la farina di mandorle…

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Amalgamate delicatamente il composto ai bianchi montati a neve. E abbiamo la dacquoise: il biscotto più semplice sul pianeta Terra!…

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Avete bisogno di una semplice spatola per stendere la dacquoise su una placca rivestita di carta forno. Non dimenticate di spolverare un po’ di zucchero a velo sopra la dacquoise. Siete forti in geometria? Allora, fate un rettangolo di 1 cm di spessore…

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Fate cuocere la dacquoise per….Dipende un po’ dal forno di ognuno. Io che non ho un forno potente, devo contare 25 minuti per ottenere questo risultato. Comunque, sorvegliate il biscotto e quando ha preso un bel colore, è pronto. C’è una regola per la dacquoise: croccante sopra, morbido sotto. Bene la dacquoise è pronta. Lasciatela raffreddare.

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Adesso prepariamo la crema al burro: sbattete i tuorli con un cucchiaino di zucchero…

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fino ad ottenere un composto chiaro….

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Preparate uno sciroppo con lo zucchero e 30 g d’acqua e lasciate bollire fino a quando lo sciroppo raggiunge la temperatura di 120 gradi. E’  la difficoltà della ricetta, ci vuole aver un termometro da cucina. Lo trovate in ogni supermercato per qualche euro.

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Versate lo sciroppo nel composto senza smettere di mescolare. Poi aggiungete il burro tagliato a pezzi…

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Mescolate energicamente perché dovete ottenere una crema! Aggiungete il pralin e le nocciole tritate…

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Il risultato. Riservate in frigo almeno 10 minuti.

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Tagliate la dacquoise in due…

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Spalmate una metà della dacquoise con la crema al burro….

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ricoprite la crema al burro con l’altra metà della dacquoise. Ritagliate i bordi, se volete aver qualcosa di perfetto.

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Spolverate il “Russo” di zucchero a velo, è probabilmente lo zucchero a velo che ha dato il nome a questo dolce, non pensate? Riservate un giorno intero in frigo…

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Il “Russo” non si porta mai intero a tavola. Dovete tagliare dei quadretti! (nel mio caso sono piuttosto dei quadri!).

Buon appetito!

In cucina con Alex: viaggio a Dax nel paese delle Lande di Guascogna!

Oggi, vi propongo una ricetta tipica del Sud Ovest della Francia: la dacquoise. La dacquoise designa un’abitante della piccola città termale di Dax oppure un biscotto originario di questa città che è in realtà una meringa alle mandorle. Si dice che la dacquoise deve essere croccante come una meringa sopra e morbida come un finanziere sotto. Ah queste ragazze landesi! Io ne compro ogni settimana in pasticceria perché è un biscotto molto comune nel Sud Ovest della Francia. La fama della dacquoise ha superato da tempo i confini della Guascogna perché è un biscotto quasi immancabile e viene utilizzato ovunque in Francia come biscotto base ad un numero incalcolabile di dolci e entremets. Se volete è l’equivalente del pan di Spagna per gli italiani. Oggi, vi faccio un entremets con una base di dacquoise, ma niente paura, qualcosa di facile facile.

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Gli ingredienti :

Per la dacquoise:

  • 3 albumi d’uovo
  • 80 g di farina di mandorle
  • 80 g di zucchero a velo
  • 20 g di zucchero

Per la mousse:

  • 40 cl di panna acida
  • 100 g di cioccolato (pralinato, al latte, fondente…ecc..)
  • 100 g di cioccolato fondente
  • 3 o 4 pere

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Preriscaldate il forno a 180 gradi. Montate i bianchi a neve. Incorporate i 20 g di zucchero.

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In una ciotola, mescolate la farina di mandorle con lo zucchero a velo.

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Amalgamate delicatemente il composto ai bianchi montati a neve. Avete la dacquoise! Resta solo a fare cuocere la ragazza!

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La dacquoise è compatta quindi potete darle la forma che volete. Io ho scelto il fondo di uno stampo a cerniera che ho rivestito di un disco di carta forno. Francamente non c’è bisogno di una sacca a poche (sic), una semplice spatola per stendere la dacquoise farà perfettamente l’affare.

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Ecco la dacquoise pronta dopo 25 minuti di cottura a 180 gradi. Lasciatela raffreddare.

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Bene. Adesso facciamo la mousse. Vi siete procurati la panna acida e avete uno sbattitore elettrico a casa?

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Allora, sapete fare la chantilly francese! Sbattete la panna acida fino ad ottenere una Chantilly ben ferma.

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Sciogliete a bagnomaria 100 g di cioccolato. Quello pralinato se avete scelto due tipi di cioccolato diversi.

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Sbattete il cioccolato con cinque cucchiai di Chantilly…

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E avete già il primo strato dell’entremets!

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Ho utilizzato un cerchio di metallo per una questione di presentazione…

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Stendete il cioccolato alla Chantilly sulla dacquoise e riservate in frigo.

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Tagliate le pere a pezzetti.

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Fate di nuovo uno strato di mousse al cioccolato con il resto di Chantilly e i 100 g di cioccolato fondente.

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Aggiungete all’impasto dei pezzetti di pere e mescolate bene.

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Distribuite il composto cioccolato, Chantilly, pere sul primo strato di mousse al cioccolato. L’entremets è finito.

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riservate la dacquoise almeno 6 ore in frigo prima di servire.

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Buon appetito!

 

 

Quando venite a Bordeaux, assaggiate questa leccornia tipica di Bordeaux, ma veramente TIPICA di Bordeaux!

Avete in mente quei giochi televisivi dove i candidati devono assaggiare dei piatti etnici tipici che gli indigeni trovano squisiti e i candidati disgustosi al limite della sopportazione? E io mi dico sempre che gli ideatori di quei giochi televisivi non avrebbero bisogno di andare all’altro capo del mondo per trovare dei piatti esotici e fare ridere il pubblico con un povero disgraziato costretto ad inghiottire un risotto alle cavallette oppure un delizio spiedino di scorpioni cotto alla brace, mandateci i candidati a Bordeaux e divertitevi a guardarli inghiottire un piatto di “tricandilles” tipicamente bordolese e vedrete che gli sfortunati rimpiangeranno la cucina asiatica o africana. Io, oggi, vorrei presentarvi un piatto tipico della tradizione bordolese che dovete assolutamente assaggiare almeno una volta quando venite a Bordeaux: “les tricandilles” ; questo piatto è quasi un test per provare la vostra capacità a diventare un vero bordolese. Ma rassicuratevi la metà dei bordolesi adorano le “tricandilles” e l’altra metà le odiano; comunque non è qualcosa che può lasciare indifferente. Oggi, trovare le “tricandilles” in un ristorante di questo nuovo Bordeaux reso asettico e creato per i turisti inglesi e cinesi non sarà tanto facile perché non si trovano nei menù turistici. E’ un pietanza che ha saputo conservare il suo nome guascone come le vecchie vie del quartiere Saint-Pierre – forse perché le “tricandilles” non esistono nelle altre regioni francesi; è qualcosa che è legato ad un altro Bordeaux, il vecchio Bordeaux di una volta: quello di Saint-Pierre, di Saint-Michel, del Mercato dei “Capucins”, quello del porto autonomo e degli scaricatori, quello dei contadini e degli operai….Detto questo le “tricandilles” si trovano facilmente nei supermercati nel reparto prodotti regionali ed in tutti i mercatini nei dintorni di Bordeaux. Ovviamente, i miei lettori italiani, avranno difficoltà con le “tricandilles” perché per esperienza, so che non dovete mai servire delle frattaglie se avete invitato degli italiani a casa,  appena vedono un sanguinaccio oppure dell’andouillette sulla tavola, scappano e non li rivedete mai più; e le “tricandilles” sono ancora qualcosa di più. Ma forse, tra i miei lettori, ci sarà l’eccezione che conferma la regola! Adesso vi spiego cosa sono le “tricandilles”

Le “tricandilles” sono dei pezzi dell’intestino tenue del maiale. Notate che questa squisitezza degna di un Re è abbastanza cara e costa circa 25 euro al Kg, ma non ho mai visto qualcuno inghiottire un kg di tricandilles. Contate circa 150 g ad persona. Ovviamente, le “tricandilles” sono vuote, lavate e cotte in un brodo aromatizzato con tante spezie. Poi preparate in vari modi. Il più semplice nel Médoc è farle cuocere intere alla griglia sulle braci di sarmenti di vigna oppure potete tagliarle in dadi e farle cuocere in padella. Comunque sia, le “tricandilles” sono sempre servite con un trito di aglio e prezzemolo; ma dal salsicciaio sono già pronta e basta farle rosolare in padella. Forse, mi direte: ma cosa c’è di speciale di mangiare queste “tricandilles”. E io vi risponderò: l’odore. Non l’avevo notato prima tanto sono abituato da bambino a mangiare le “tricandilles” ed è un amico, un giorno, che mi ha fatto la riflessione seguente: Ma cosa c’è che puzza di merda così a casa tua? ci sono dei problemi con la fognatura? Insopportabile sembra venire dalla cucina. E in fatto era il dolce profumo delle “tricandilles” che avevamo mangiato per il pranzo. A me piace l’odore, ma è vero che le “tricandilles” sono dei parti dell’intestino tenue del maiale quindi questo odore particolare non scompare mai completamente. Da allora, quando faccio le “tricandilles” spalanco bene le finestre, così tutto il quartiere sa cosa sto mangiando. Ma, vi assicuro che una volta che avete superato questo piccolo dettaglio  insignificante e proprio alle “tricandilles”, troverete le “tricandilles” squisite. Non so spiegarlo bene, è un’esperienza da fare: le “tricandilles” sono allo stesso tempo elastiche e croccanti, saporite con questo retrogusto di brodo aromatizzato. Insomma, una volta che avete cominciato ad apprezzare le “tricandilles” non smetterete mai più di mangiarne, per me è quasi una droga. Di solito le “tricandille” si mangiano con un’insalata verde quello che ho fatto. Di più sono davvero fortunato perché un’amica italiana mi ha portato una bottiglia di una straordinaria olio d’oliva del suo paese con cui ho condito l’insalata; altro che i bidoni di olio d’oliva corrotta che mi compro ogni tanto in Spagna. Le “tricandilles”, un’insalata verde e un bicchiere di Pomerol…vi darà certamente un’idea di cosa significa la felicità!

La cucina dei moschettieri: lo hamburger di D’Artagnan!

La cucina dei moschettieri è stata una trasmissione di cucina faro della televisione regionale d’Aquitania che poi ha avuto un successo nazionale che ha fatto della cuoca, Maïté, una star della televisione francese. Mi ricordo che quando tornavo dal liceo a mezzogiorno, mia nonna mi mandava dal greco che faceva l’angolo con quattro soldi per comprare un panino perché lei aveva preparato un bel niente e comunque non voleva essere disturbata durante la cucina dei moschettieri. In questa trasmissione si cucinava soltanto cucina guascone quindi dimenticate il cliché sui francesi che cucinano tutto al burro perché in Guascogna si cucina tutto al grasso d’anatra. Le ricette presentate erano anche adattate dal libro scritto da Alexandre Dumas sulla cucina e anche se la nonna aveva il libro a casa, si sedeva con un quaderno per notare le ricette. La trasmissione metteva anche in valore i prodotti tipici del Sud Ovest della Francia e si diceva che alla televisione regionale d’Aquitania c’era la più bella mensa di Francia. Il successo della cucina dei moschettieri non era solo dovuto a questa cucina regionale, ma anche alla cuoca, Maïté, e alla sua comare, Micheline, che la assisteva. Le due donne erano quasi dei personaggi di commedia, di carnevale bordolese. Maïté, la cuoca, veniva da un paese sperduto, Rion, nelle Landes di Guascogna; è la guascone tipica. Lei parla con un forte accento landese, è generosa, punteggia le sue frasi di termini dialettali, fa delle digressioni, si arrabbia quando le cose non vanno come lei vorrebbe, non segue le ricette e cucina tutto all’istinto ma non transige su due cose cioè un piatto guascone deve sempre contenere uno dei due ingredienti seguenti : Armagnac o grasso d’anatra, è la regola. Un’altra regola è che questi piatti guasconi devono essere sempre pantagruelici. Prima di questa trasmissione di cucina, Maïté  cucinava per gli impiegati della SNCF. Lei ha una passione per i cani e ha un marito chiamato Pierrot. Una coppia un po’ felliniana perché Maïté è generosa e questo Pierrot deve pesare quaranta chili tutto bagnato come diciamo in francese. Secondo Maïté il marito è sempre al lavoro è la ragione per cui non lo vediamo mai nella trasmissione. Ma il telespettatore dietro lo schermo indovina bene che il tizio deve essere a funghi oppure a cacciare il colombaccio. Micheline che assiste Maïté in cucina senza mai toccare una padella ha un ruolo essenziale cioè canalizzare il temperamento volcanico di Maïté; è Micheline che conosce le ricette e guida Maïté che altrimenti annaffierebbe tutto con litri di Armagnac. Micheline spiega anche al telespettatore cosa sta facendo la sua fottuta comare landese e cosa significano le imprecazioni in dialetto di Maïté. Il lato divertente della trasmissione è che le due donne provengono da due universi agli antipodi e anche se Micheline parla con un leggero accento guascone, è un accento bordolese e Micheline si esprime sempre in un francese sostenuto e anche prezioso che talvolta Maïté ha delle difficoltà a capire. Micheline è un’intellettuale, specialista e critica rinomata di musica classica, che durante la trasmissione con Maïté fa sempre delle battute pieno di spirito che placano gli impeti di Maïté. L’incontro improbabile di queste due donne ha fatto il successo della trasmissione. Poi quando la trasmissione è stata diffusa al livello nazionale, le due donne hanno troncato i rapporti e la trasmissione, senza Micheline, ha perso tutto il sale. Di più le ricette sono diventate più elaborate e hanno perso il loro carattere guascone e quando Maïté è diventata una star, mia nonna non guardava già più la trasmissione. La ricetta scherzosa proposta dalle due comari all’occasione della centesima puntata della cucina dei moschettieri è quella di uno hamburger, ma non un volgare hamburger tipo McDonalds, uno hamburger rivisitato alla moda di Guascogna!

 

Micheline: Allora, avrete diritto ad una ricetta eccezionale….

Maïté: Inedita.

Micheline: Inedita. Una ricetta che non troverete in nessun libro di cucina. Questo ve lo assicuro. Che vedrete fare raramente. Che non mangerete quasi mai. Ma cose in fondo che ci preparate, Maïté?

Maïté: Bene, vado a cucinare uno hamburger di Rion perché non siamo in America qui, siamo a Rion. Euh…Assolutamente come si fa a casa nostra.

Micheline: Allora, Maïté, di cosa abbiamo bisogno per preparare questa ricetta?

Maïté: Poca roba. Un piccolo pane di campagna, un medio. C’è più grosso. Ecco…che tagliamo in due…è di questo che abbiamo bisogno. Dopo, di sopra, ci metto qualche foglia di insalata, dei ventrigli, delle lamelle di magret e del foie gras caldo. Richiudiamo il coperchio e possiamo mangiare.

Micheline: Ma questo è uno hamburger che prova la buona salute dei landesi!

Maïté: Esattamente…

Micheline: Allora procediamo.

Maïté: ho fatto rosolare il mio foie gras, i magret…

Micheline: i ventrigli prima che avevamo già versato sull’insalata…

Maïté: Va da sé che ci vuole un’insalata…

Micheline: Allora, voi disponete cosi…

Maïté: Non è tanto difficile. Non togliamo il grasso perché è buono…

Micheline: Nutrisce!

Maïté: Nutrisce il suo uomo.

Micheline: Allora, uno strato di magret…

Maïté: Ma non è difficile…

Micheline: “Voglio” come si dice qui!

Maïté: Ne resta un piccolo qui…

Micheline: E dopo il foie gras?

Maïté: Ecco. Non possiamo dire che sia nutriente, nutriente, ma non è brutto. Ecco, mio piccolo là.

Micheline: E il coperchio sopra. Ma è questo che lei da a Pierrot ogni giorno?

Maïté: Nella Gavetta…

Micheline: E lui porta questo al suo lavoro?

Maïté: Sì è per lo spuntino…

Micheline: Ma io vi ho portato quello di Bordeaux, così avrete la scelta!

Maïté: Santa Vergine Maria. Ma chi sono i malati che hanno fatto questo!

Micheline: Anche voi avrete la scelta adesso : lo hamburger classico, tradizionale, il modello del genere. Non ridete! Oppure lo hamburger di Maïté di Rion des Landes.

Maïté: Santa vergine Maria. Bisogna aver ucciso padre e madre per mangiare questo….

A Bordeaux anche gli astemi bevono dei grands crus !

 

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Credo che la Guascogna sia conosciuta nel mondo intero non solo per il vino, ma anche per la qualità eccezionale delle sue acque. D’altronde è risaputo che i romani hanno conquistato la Guascogna solo per potere approfittare di cure termali gratis. E poi, basta pensare a tutti questi milioni di italiani che fanno il viaggio, ogni anno, per riempire le loro borracce con l’acqua miracolosa che eroga dai rubinetti della cittadina di Lourdes. A Bordeaux, capitale della Guascogna, abbiamo una fonte di acqua minerale purissima che tutti i bordolesi conoscono : la fonte Sainte-Anne che sorge nel quartiere chic delle Abatilles ad Arcachon. È una storia divertente quella di questa fonte perché è stato un ingegnere che cercava negli anni 1920 del petrolio nel sottosuolo di Arcachon e che ha scoperto ad una profondità di 472 metri dell’acqua poco mineralizzata quindi termale ! Non veramente una sorpresa perché c’è addirittura un oceano di acqua dolce sotto il dipartimento della Gironda e l’ingegnere aveva semplicemente raggiunto la falda dell’eocene che approvvigiona la città di Bordeaux in acqua dagli anni 1860 ! Quindi se bevete l’acqua minerale delle Abatilles o l’acqua che eroga dal rubinetto e che è portato a Bordeaux dall’acquedotto che si trova a Sauternes o quello che si trova nel Médoc, state bevendo esattamente la stessa acqua (l’acqua di Bordeaux è ritenuta per essere una delle più pure di Francia). Da qualche anno, le vendite di questa acqua minerale stavano declinando e la società Nestlé che possedeva la fonte l’ha venduta a due uomini d’affari bordolesi (credo che uno dei due sia viticoltore nel Médoc). I due tizi hanno avuto un’idea geniale : aggiungere del gas carbonico all’acqua per renderla frizzante, ma sopratutto cambiare completamente il packaging della bottiglia e adottare la bottiglia detta “bordolese” che tutti gli amanti del vino conoscono. Cambia qualcosa di vendere acqua minerale in bottiglie di vino ? Direi di sì. Il giro d’affari è passato da 3,8 milioni di euro in 2008 a 8,5 milioni in 2011 e ormai l’acqua delle Abatilles, che era sconosciuta fuori dal dipartimento, si appresta a conquistare il Mondo !

In cucina con Alex : un dolce ispirato dai mondiali di calcio (Cioccolato, Armagnac e Fragole di Guascogna)

Nel precedente post, cari lettori, avete scoperto il senso dell’espressione francese “essere cioccolato” e  sono sicuro che non “sarete cioccolato” con questo dolce ispirato dalla partita Francia-Svizzera che evocherà – anche se Valbuena e suoi amici sono riusciti a scassinare la cassaforte – un’altra specialità svizzera : la Banca. In effetti, oggi facciamo un lingotto al cioccolato con qualche fragola dentro. Il cioccolato e le fragole sono due grandi specialità del Sud Ovest della Francia. Un dolce facile facile, appena 30 minuti per realizzarlo cioè meno di un primo tempo di calcio e niente cottura perché fa 10.000 gradi in questo momento a Bordeaux e l’autore di questo blog non ha nessuna voglia di stare dietro un forno. Tutti pronti per il fischio d’inizio ?  Allora, la gara può iniziare !

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Gli ingredienti :

  • 150 g di cioccolato nero
  • 150 g di cioccolato al latte
  • 150 g di burro ammorbidito
  • 2 cucchiai di panna acida liquida
  • 2 cucchiai di Armagnac
  • 60 g di zucchero a velo
  • 3 uova
  • 300 g di fragole

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Rompete il cioccolato a pezzettini, aggiungete la panna acida e fate sciogliere il tutto a bagnomaria. Poi, lisciate il cioccolato con una spatola e aggiungete l’Armagnac.

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Con una frusta sbattete il burro con lo zucchero a velo fino ad ottenere una crema spumosa….

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Aggiungete i tuorli uno per volta…

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Montate i bianchi a neve….

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Unite al composto (burro, zucchero a velo, tuorli) il cioccolato….

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Poi, i bianchi montati a neve….

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La mousse è pronta. Adesso dobbiamo fare il lingotto !

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Tappezzare di pellicola alimentare uno stampo per cake. Versate uno primo strato di crema al cioccolato, disponete qualche fragola, versate un nuovo strato di crema, aggiungete il resto delle fragole e finite con un ultimo strato di crema.

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Conservate in frigo per almeno 12 ore.

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Di solito, 30 minuti prima di servire, si sfodera il dolce su un piatto, ma con il caldo africano che imperversa….meglio sfoderarlo all’ultimo momento. Se volete, potete fare dei  trucioli di cioccolato per decorare il dolce.

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Fine della partita ! Buon appetito !

 

Botanica : la stagione delle orchidee a Bordeaux !

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Io non sono un bordolese come gli altri ; sono diverso. Mentre tutta la città scappa verso il bacino di Arcachon o le spiagge atlantiche per trovare un po’ di freschezza e sfuggire all’afa di un fine settimana di maggio, io lascio Bordeaux, direzione sud est, per andare a Bazas nel parco regionale delle Lande di Guascogna dove fa mille gradi sotto la copertura dell’immensa foresta di pini marittimi. Non prendo l’autostrada perché non ho fretta e mi piace la vecchia strada provinciale che segue il corso indolente della Garonna attraversando  schiere di vigne e di paeselli vitivinicoli conosciuti nel mondo intero per i loro vini bianchi liquorosi. A Podensac, do un’occhiata a sinistra alla vecchia distilleria dai colori blu, bianco e rosso dove si fa il famoso Lillet, l’aperitivo di Bordeaux a base di vino, di frutta e di chinino che ha conquistato prima Parigi, poi l’Universo. Mi sono sempre promesso di visitarla però non ho ancora trovato il tempo, ma non ho fretta. Mentre mi trovo nel cuore di questa Guascogna immutabile che vive dall’antichità al ritmo dei lavori della vigna, sorrido pensando a Francesca che mi parla sempre di Lillet. La immagino a Parigi dibattendosi nella mischia di questa vita da strapazzo, aspettando impazientemente la sera per accordarsi un bicchiere di Lillet alla terrazza di un bar di quartiere. Poi cambio idea vedendo il cartello stradale che indica il villaggio di Sauternes. Lei ordinerà all’aperitivo un bicchiere di Sauternes, ne sono quasi sicuro. Io preferisco il Sainte-Croix-du-Mont, un paese di fronte a Sauternes, sulla sponda destra della Garonna, perché i miei antenati ci avevano, all’inizio del novecento, un piccolo vigneto tra la tenuta della famiglia di Toulouse-Lautrec e quella della famiglia di François Mauriac quindi preferirei sempre il Sainte-Croix-du-Mont al Sauternes. Lascio Sauternes per raggiungere Langon e proseguo pieno sud verso Bazas. Siamo sul confine del dipartimento della Gironda. Ad Est Grignols è l’ultimo paese prima il Lot e Garonne, a Sud Captieux è l’ultimo paese prima il dipartimento delle Landes. La zona di Bazas è famosa per essere una specie di paese della Cuccagna che rigurgita di porcini, di colombacci, di pollame allevato bevendo del latte e sopratutto di manzo di Bazas, razza bovina antichissima che non beve né latte, né birra come il volgare manzo di Kobé, ma vino di Sauternes ! Gli abitanti di Bazas, ogni anno, dal medioevo, organizzano il secondo giovedì di febbraio la festa del manzo grasso in cui le bestiole incoronate da fiori sfilano per le vie della città. Uno spettacolo da non mancare, se passate per caso a Bazas in quel periodo. Sono i paesi immobili tanti cari a François Mauriac e io bambino trascorrevo le vacanze d’estate a Roquefort quindi un giorno vi racconterò di questi paesi immobili dove la gente si consuma di noia nella vastità della foresta landese. Sorrido vedendo tutte queste mucche nei dintorni di Bazas e penso di nuovo a Francesca che cenava con degli amici francesi in un piccolo paese a prossimità di Bazas e di questo tizio che sosteneva che gli italiani non mangiano formaggi. Posso immaginare il suo sorriso e la sua piccola smorfia dubbiosa. Non mi saltate addosso, cari lettori, è un’idea abbastanza diffusa in Francia….Ah siamo arrivati a destinazione : il lago di Prade. L’ultima volta che sono venuto, c’era già il cartello che indicava che il sito era chiuso per cinque mesi. Un edificio in legno che aspetta di essere finito, ma chi ha fretta ; un sentiero che fa il giro del lago, un osservatorio per guardare un vecchio airone con una sola zampa che sguazza nelle acque del lago, un nibbio bruno che sta mangiando qualcosa trovato sul sentiero, due pescatori che sognano di lucci, ma solo i pesci rossi che infestano il lago abboccano all’amo…e la collina con tutte le orchidee che fioriscono a profusione. Lo scopo di questa passeggiata. Decisamente non sono deluso !

Geografia : Il matrimonio della carpa e del coniglio !

Buon coraggio a Manuel Valls che vuole dimezzare il numero delle regioni francesi ! Roba da fare scattare una nuova rivoluzione francese. Qui, in Aquitania non vogliamo sentire parlare di un’unione con gli abitanti del Poitou-Charentes che odiamo. Ai tempi di internet, si svegliano antichi antagonismi e la gente si sta ricordando che, una volta, il fiume Garonna segnava il confine tra Guascogna e Francia. Tutto quello che si trova sulla riva sinistra del fiume, è civiltà ; tutto quello che si trova a nord dall’estuario della Gironda, è barbaria. Al limite potremmo accettare i mangiatori di “cassoulet” della regione Midi-Pyrénées, ma il Poitou-Charentes, mai !

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Prima di pubblicare alcune reazioni virulente e divertenti dei lettori del giornale Sud-Ouest a proposito di questa fusione, devo assolutamente fare un piccolo punto di geografia francese. In Francia, grossomodo, la gente chiama Sud-Ovest la zona costituita dalla regione Aquitania e dalla regione Midi-Pirenei. La regione Aquitania è costituita da cinque dipartimenti : Gironda, Dordogna, Landes, Lot e Garonna e Pirenei atlantici. Il dipartimento del Gers e quello degli Alti Pirenei fanno parte della regione Midi-Pirenei tranne che storicamente fanno parte di una specie di regione mitica chiamata Guascogna perché, come a Bordeaux, ci si parlava il guascone. La regione Poitou-Charentes è costituita da quattro dipartimenti : Charente, Charente-maritime, Vienne, Deux-Sèvres, a cui si aggiungerebbe, non mi chiedete il perché, il dipartimento della Vandea in caso di fusione tra l’Aquitania e il Poitou-Charentes. Ci siete ? Allora, potete godere le reazioni dei miei concittadini e constatare che il provincialismo e il campanilismo non sono soltanto specialià italiane…

  • Brrrrrr…Il lettore ancora traumatizzato dal film Benvenuti al Nord : Sopra Bordeaux, il Nord !
  • Il lettore drogato del Lotto e scarso in geografia : L’Aquitania sono i dipartimenti : 33, 40, 24, 32, 47, 64, 65 . (N.B : 32 e 65 cioè il Gers e gli Alti Pirenei appartengono alla regione Midi-Pirenei)
  • Il lettore che pensa di vivere nel XV secolo quando esisteva il ducato d’Aquitania : Il confine della Guascogna è la Garonna.
  • Il lettore che non sogna mai : Il Poitou-Charentes sogna di fare parte dell’Aquitania, invece noi non sogniamo del Poitou-Charentes !
  • il lettore umile e la sua modesta domanda : Quale contributo potrebbe apportare la modesta Charente alla gloriosa Gironda ? (Io direi il Cognac e il Pineau, secondo me, non è trascurabile !)
  • Il lettore del Poitou-Charentes smarrito In Aquitania : Aiuto ! i bordolesi son pronti ad invaderci !
  • Il lettore che ha paura di perdere il suo dolce accento bordolese : Vogliono metterci con quelli che parlano con l’accento parigino !
  • Il lettore anticlericale : Ma cosa vengono a fare i baciapili vandeani in Aquitania ?
  • Il lettore che pratica l’eufemismo : Credetemi, saranno più felici le Deux-Sèvres e la Vandea con la Bretagna ! 
  • Il lettore che preferisce la peste al colera : Va bene, ci possono rifilare i tolosani, ma il Poitou-Charentes, no !
  • Il lettore che fa un’allergia al cavolo : I mangiatori di cavoli, no ! (N.B : i vandeani sono soprannominati i ventrachoux).
  • Il lettore irredentista : Poitou e Aquitania ? No, grazie. La Vandea e le Due-Sèvres non hanno nulla a che vedere con la nostra regione. Invece il Gers e gli Alti Pirenei, sì !
  • Il lettore angosciato che si pone una domanda esistenziale : E come faranno per il concorso Miss Francia ?

Francamente, io vedo una sola soluzione per risolvere il problema : staccare l’Aquitania, il Gers e gli Alti Pirenei dalla Francia e legare il destino del Poitou-Charentes a quello del Midi-Pirenei ! 🙂

 

 

Medoc : gli strani e discreti gatti dietro la casa di Alex !

Forse non lo sapete, ma c’è uno strano “gatto” endemico nel Sud Ovest della Francia, nella regione di Bordeaux, nel Médoc, nelle Lande di Guascogna, nei Pirenei ; non lo troverete altrove. Voglio parlare della genetta che è stata introdotta, da noi, dagli arabi nel VIII secolo. I saraceni utilizzavano la genetta per cacciare i topi e come animale di compagnia. Insomma, la genetta era l’equivalente medievale del nostro gatto domestico. Non possiamo dire che l’animale sia a rischio di estinzione, anzi è molto presente. Stasera, con la macchina, ho mancato investire una genetta sulla strada tra Lacanau e Carcans ! Un gatto ! ho gridato, frenando di botto. Non, mi ha risposto l’amico che mi accompagnava, secondo me, era una genetta. È vero che non eravamo lontano dalla riserva naturale di Cousseau dove ci sono cartelli nella foresta che indicano la presenza di genette.  Per dire la verità, non avevo mai visto una genetta prima stasera ! Ma forse, anche voi, cari lettori, non conoscete questo strano e discreto “gatto” che vive, da secoli, nelle foreste di Guascogna !

genetta

La genetta è un mammifero grande come un gatto, un gatto di cui la testa sarebbe minuta ed allungata, il muso appuntito e le orecchie più lunghe di quelle dei gatti. Come potete vedere sull’immagine : la coda è molto lunga e le serve per mantenere l’equilibrio quando si arrampica sugli alberi. Secondo le rare persone fortunate che hanno già osservato delle genette, il pelo è grigio-biancastro oppure marrone con varie sfumature, è maculato sulla schiena e sulla pancia. Come il gatto, la genetta miagola, grugnisce, sputa, strilla, fa le fusa ; come il gatto, la genetta è un animale carnivoro, notturno, con le unghie retrattili, ma non è un felino. La genetta appartiene alla famiglia  dei viverridi, come lo zibetto e il suricato. Non vedrete quasi mai una genetta nella natura perché la bestiola sfugge la presenza dell’uomo e preferisce le foreste profonde, le paludi impenetrabili. La genetta si nutre di un’ampia varietà di prede :  topi, ghiri, toporagni, uccelli, rane, pesci, uova…ecc…che uccide azzannandole alla nucca. La genetta caccia di notte e la giornata, dorme in cima agli alberi e nei nidi degli uccelli o quelli degli scoiattoli…Quando vi dico, cari lettori, che l’Aquitania non è semplicemente una regione di Francia ma un Universo !