Imparate il francese con Alex: Omofonia, seno, strutto, santo e salumeria per Ognissanti

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La cosa più importante in francese è l’ortografia perché c’è un sacco di parole omofone in questa lingua. Per esempio: SAINT (santo) e SEIN (seno). Quindi non fate confusione! oggi è la festa di tutti i santi (saints) e non la festa di tutti i seni (seins)!  Sopra una vecchia vignetta umoristica a doppio senso che gioca con la parola “poitrine” che designa sia il petto di un animale, sia il seno della salumiera e l’espressione “sein doux” che significa “dolce seno” e ha lo stesso suono di “saindoux” che designa lo strutto!

Lingua: Riflessione linguistica davanti a quattro sarmenti di vigna.

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Se siete già venuti in Gironda, cari lettori, avete sicuramente fatto l’ascensione della più grande duna d’Europa, la Duna del Pilat, per ammirare il panorama mozzafiato sul bacino di Arcachon, l’oceano e la foresta landese. Ma cosa c’entra, mi direte, la foto di questo fastello di sarmenti con la duna del Pilat? Bene, allora, se vi dico che esiste un rapporto di tipo linguistico tra la duna del Pilat e questo fastello di sarmenti, mi credete? Il verbo, in guascone, per designare l’operazione che consiste a fare dei mucchi di sarmenti, in inverno, nelle vigne, dopo la potatura è “apiloter” cioè mettere qualcosa in “pilot”. La parola guascone “pilot” oppure “pilat” significa in italiano “mucchio”. Quindi la duna del Pilat designa semplicemente un ammucchiamento di sabbia. La sola differenza tra i sarmenti e la duna, è che il mucchio di sarmenti è stato “apilotato” dagli uomini mentre il mucchio di sabbia è stato “apilotato” dalla natura. Sorprendente no?

Toponomastica e imbecillità: in cui l’autore di questo blog fa un po’ di filologia da bar!

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Francia: Manifesto antisemita per le elezioni politiche del 1889.

Sto leggendo un articolo sul Secolo XIX intitolato: Benvenuti a Morte agli ebrei, polemiche in Francia. Il giornalista italiano che ha sicuramente tradotto e ripreso letteralmente una notizia d’agenzia  scrive: “Il centro Simon Wiesenthal fondato dal celebre cacciatore di nazisti negli Stati Uniti chiede al ministero dell’Interno francese di cambiare nome di un paesino del Centro, battezzato La-mort-aux-Juifs, cioè “Morte agli ebrei”.

Notate che “La-mort-aux-Juifs cioè Morte agli ebrei” è scritto in grassetto nell’articolo per insistere sul fatto che ci sarebbe in Francia un paesino che chiamerebbe al massacro degli ebrei. Tranne che la traduzione, nonostante il cioè è completamente da buttare: La-mort-aux-Juifs  non significa affatto Morte agli ebrei. L’articolo determinativo La e i trattini indicano un luogo e questo tutti i bambini francesi lo imparano appena entrano all’asilo infantile. Quindi La-mort-aux-Juifs designa semplicemente un luogo dove sono morti degli ebrei. Possiamo immaginare che durante il medioevo qualche famiglia oppure una comunità ebrea campava in questo paese del Centro della Francia e quando un membro di questa famiglia moriva, veniva sepolto in un posto a prossimità e gli abitanti dei dintorni hanno chiamato naturalmente il posto “La-mort-aux-Juifs” per designare questo cimitero….

Il presidente del centro, Shimon Samuels, in un messaggio citato dai  media transalpini, si dice “scioccato” per aver scoperto l’esistenza di un luogo che porta un tale nome”, aggiungendo che alla cosa si sarebbe dovuto porre rimedio  “durante i settant’anni passati dalla liberazione dal nazional-socialismo e dal regime di Vichy”.

Ma vedete come l’omissione di un articolo determinativo in francese puo generare confusione! Caro Shimon Samuels, anch’io sarei scioccato se avessimo un paese in Francia chiamato : Morte agli ebrei. Invece non sono urtato da un posto chiamato La-mort-aux-Juifs. Sai perché ? Perché faccio la differenza tra il nome di un cimitero risalente al medioevo che non ha niente di talmente straordinario e un grido di odio contro gli ebrei. Francamente, arrivare a storcere un nome fino a farlo diventare antisemita è una forzatura inaudita. Forse ti scioccherai di sapere che ci sono migliaia di La-mort-aux-Juifs in Francia anche se non portano questo nome. Perché gli ebrei non sono diversi degli altri uomini e alla fine devono morire ed essere sepolti come tutti noi. E cosa c’entra il nazional-socialismo e il regime di Vichy con questo nome di La-mort-aux-Juifs che hanno dato gli abitanti del borgo a questa frazione 700 anni prima la Shoah?  Non solo sei scarso in francese, caro Shimon Samuels, ma anche il tuo livello in Storia lascia a desirare; ma stai nuotando in pieno anacronismo! 

Un caso analogo era accaduto nella Spagna settentrionale per un villaggio dal nome praticamente identico: “Matajudios”, Amazza gli ebrei”. In quel caso pero le autorità locali e i cittadini avevano accettato di cambiare il nome del paese in “Mota de Judios”, cioè “Monte degli ebrei”.

Tranne che ammazza gli ebrei e La-mort-aux-Juifs non sono affatto identici altrimenti il paesino francese si sarebbe chiamato “tuez les Juifs” oppure “assassinez les Juifs” e non La-mort-aux-Juifs ! Trovo proprio allucinante di prendere un nome e di trasformarlo fino a cambiarne la significazione. Ma non avete niente di più serio a fare al centro Wisenthal per lottare contro la piaga dell’antisemitismo?

Lingua francese : Fu un momento di terribile confusione, una mischia di parole intrecciate.

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Gustave Doré : il corridore dei boschi. Romanzo di Gabriel Ferry

Lei ha un accento ch’ti incomprensibile e devo stare molto attento per capire cosa sta dicendo. L’animatore ha già esaurito la sua scorta di cliché sulla gente del Nord tratta dal film : Benvenuti al Nord e lo sento pronto ad interpretarci la canzone che racconta che la gente del Nord ha nel cuore il sole che non ha all’esterno per farci pazientare. È  una regola immutabile : tutti i candidati ai giochi televisivi in Francia devono essere  provenzali o ch’ti. Ma, non provenzali o ch’ti come potete incontrarne in strada o al lavoro ogni giorno cioè normali ; quelli non sono mai selezionati ai giochi televisivi. Invece se avete un quoziente intellettivo medio basso e un accento regionale che sa di “farigoulette” (timo) o di carbonata fiamminga, a voi i milioni della televisione. Lei è fiduciosa. Già alla domanda precedente e dopo aver esitato mezz’ora, è riuscita ad indovinare – intuito femminile dixit l’animatore – che una leccarda era l’elemento di un forno e non l’elemento di un’aspirapolvere come lei sembrava pensare all’inizio. Adesso, sta sudando su una lista di sinonimi della parola lite. Poi, il suo viso si illumina, lei ha trovato l’intruso nella lista dei sinonimi. Sento venire la catastrofe e mi metto a parlarle (anch’io ho un quoziente intellettivo medio basso e spesso parlo al televisore) : Stai zitta cretina ! non dice niente o addio i milioni….ma lei è inarrestabile e quasi professorale dice : Troppo facile, l’intruso è la parola “différend” perché non ha niente a che vedere con la parola lite, e significa diverso. L’animatore, ipocritamente, la guarda affossare e le dice : lei è sicura ?….E’ troppo per me. Spegno la televisione e mi metto a riflettere con una carta e una matita ad una lista di omonimi in francese partendo dall’errore della candidata. Quindi, ecco le mie riflessioni e vedrete che in francese non si scrive come si mangia e le confusioni sono frequenti, anche per gli indigeni !

Différend (nome) : lite, scontro, dissenso…ecc…

Différent (aggettivo) : dissimile, distinto, diverso…ecc…

Dessin (grafismo) : disegno

Dessein : progetto

Empreint (aggettivo) : segnato da

Emprunt : contrarre un debito

Censé : presunto

Sensé : comprensibile, comprensivo

Démystifier : disingannare

Démythifier : smitizzare

Davantage (avverbio) : di più, oltre…

D’avantage(s) (nome) : guadagno, utile…ecc…

Exaucer : esaudire una richiesta, un voto…ecc…

Exhausser : rialzare

satire : satira

satyre : satiro, esibizionista

Inclinaison : inclinazione

Inclination : disposizione per

Personnaliser : personalizzare

Personnifier : personificare

Près de : vicino a

prêt à : capace di….

Non c’è niente da guadagnare, ma se volete completare la bozza, tocca a voi !

 

Estuario : la strada di Blaye !

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veduta della cittadella di Blaye

Personaggi : mia madre e una coppia di turisti francesi. Luogo : Médoc. Contesto : i turisti si recano a Blaye sulla riva destra dell’estuario con il traghetto.

I turisti : Buongiorno signora, siamo completamente smarriti, lei può indicarci la strada per andare a Blaye ?

Mia madre (che ha la città di Blaye di fronte sulla riva destra della Gironda) Buongiorno, mi dispiace ma non conosco nessun paese che si chiama Blaye nel Médoc. Siete sicuri ?

I turisti : Qualcuno ci ha detto che dobbiamo andare a Lamarque e prendere il traghetto perché Blaye si trova sulla riva destra dell’estuario.

Mia madre (che non capisce niente a questa storia) : Allora, questa persona vi ha ingannato perché non c’è nessun paese che si chiama Blaye sulla riva destra, il traghetto fa la traversata tra lamarque e Blaye !

I turisti : eppure secondo la mappa….

Mia madre (che si scopre una vocazione di geografa) : Secondo me, questo Blaye non è in Gironda, deve essere un paesello più a Nord nelle Charentes, d’altronde non mi sorprenderebbe con un nome così ridicolo, questa gente….

I turisti (che riescono chi sa come ad interrompere mia madre nella sua critica agli abitanti di questo simpatico dipartimento) : No, no, Blaye è in Gironda, è una città classificata all’UNESCO, è rinomata per la sua cittadella edificata da Vauban….

Mia madre (che guarda la cittadella di Blaye nel lontano sulla riva destra della Gironda e sente la sua ragione vacillare) : posso vedere la mappa ?

I turisti : certo, eccola, lei vede bene Blaye di fronte a Lamarque ?

Mia madre (che comincia ad arrabbiarsi di questa presa in giro) : Ma non è Blaye, è Blaye ! Perché storpiate così il nome della città ? La parola si dice Blaye (fa rima con dai in italiano) perché pronunciate Blé (grano in francese) ?

I turisti (che non si lasciano impressionare dalle qualità di linguista di mia madre) : Non lo sapevamo, ma comunque in francese “aye” si pronuncia “é” quindi abbiamo ragione noi, d’altronde si dice bene Saint-Germain-en-Laye (lé) e non Saint-Germain-en-Laye (lai), no ?

Mia madre (che per la prima di sua vita non sa cosa rispondere riesce a balbettare ) : Va bene, imboccate questa strada e continuate per due chilometri, poi girate a destra verso il porto di Lamarque. Buongiorno.

La cosa divertente è che mia madre è stata davvero segnata da questa storia ! In macchina, ogni volta che lei vede una targa “parigina”, la tizia si mette a raccontarvi l’aneddoto…

In Francia, la gente non ha più la cultura del vino !

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Ci sono in Italiano delle parole oppure delle espressioni che usano gli uomini politici, gli economisti ed i giornalisti senza capirne il senso ? In Francia, sarà perché sono un ragazzo del Médoc, non sopporto più l’uso e l’abuso della parola “cru”. La parola “cru” è polisemica e può designare sia il partecipio passato del verbo credere (croire) ; sia una cosa che non è cotta (in questo secondo senso,  la parola “cru” si utilizza anche come avverbio, locuzione avverbiale…ecc…). Ma, la parola “cru” ha un terzo senso  che tutti gli amanti del vino conoscono. Cru designa un terroir considerato relativamente a sua produzione. In questo caso, la parola “cru” deriva da crû (con l’accento circonflesso) cioè il partecipio passato del verbo crescere (croître). Avete letto bene, cari lettori, un “cru” è un’area, una zona geografica, un luogo ! E dire, come si sente spesso in Francia parlando di vino : il “cru” 2012 è ottimo, non ha nessun senso. La cosa più raccapricciante è che questo modo sbagliato di dire : il “cru” 2012 è ottimo si è espanso a macchia d’olio a quasi tutti i campi. Nel campo economico, sentirete o leggerete frasi tipo : l’anno 2012, è stato un buon “cru” per le aziende….oppure l’esercizio 2012 è stato un brutto “cru” per gli investimenti francesi all’estero…ecc…Nel campo della scuola, si parla del “cru” 2012 della maturità, i giornali pubblicano anche il “cru” 2012 dei liceali. Nel campo dello sport, viene pubblicato il “cru” 2012 degli sportivi francesi…ecc…ecc…Anche per il festival di Cannes, ho sentito parlare del “cru” 2012 !  C’è un rimedio che potrebbe curare questo abuso della parola “cru” e fermare questa confusione tra annata, classifica e luogo ? Direi di sì, basterebbe che i giornalisti in T.V usassero la parola idonea ! Perché se la parola “cru” è un luogo, in Francia, nel campo del vino, un anno o un’annata si chiama un millesimo !

Ah l’amour !

Quando chiediamo ai francofoni la loro parola preferita, rispondono a grande maggioranza : AMOUR. Probabilmente fanno un po’ di confusione tra la parola e la cosa, ma non per forza. Il termine è bello e quasi evocativo. Inizia vivamente su una vocale chiara : A, inseguita da una lunga vocale languida : OU che allunga la R finale e che precede la consonante bilabiale del bacio : Mmmm. AMOUR.

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Nell’Amour quello che mi interessa è la fonetica. La vocale latina : O lungo accentuato è diventata la vocale francese : E. Così, FLOREM ha dato FLEUR, AMOREM sarebbe dovuto diventare AMEUR. Allora perché AMOUR ? Da dove derivano le parole francesi che finiscono con OUR ? Pensiamo a POMPADOUR, il paese nel dipartimento della Correze o ancora ADOUR, il fiume dei pirenei ; pensiamo a TROUBADOUR (trovatore). Ci siete ! La lirica occitana non fu soltanto la grande poesia occidentale dell’Europa medievale, essa fu il laboratorio in  cui si inventò la concezione la più elevata del sentimento amoroso, la passione, il servizio cieco alla dama sovrana, la fedeltà fino alla morte. Sono i troubadours che hanno inventato l’AMOUR. La nostra idea della relazione amorosa, e la parola stessa provengono dall’occitano. Come, in conseguenza, si può trattare di “gergo” questi dialetti occitani che, tra il XII e il XVI toccarono all’eccelso ?

Questo post, cari lettori, lo dovete ad una lettrice di Bordeaux e dintorni che è andata a vedere un film francese questo weekend !