Imparate il francese con Alex: Omofonia, seno, strutto, santo e salumeria per Ognissanti

894_001

La cosa più importante in francese è l’ortografia perché c’è un sacco di parole omofone in questa lingua. Per esempio: SAINT (santo) e SEIN (seno). Quindi non fate confusione! oggi è la festa di tutti i santi (saints) e non la festa di tutti i seni (seins)!  Sopra una vecchia vignetta umoristica a doppio senso che gioca con la parola “poitrine” che designa sia il petto di un animale, sia il seno della salumiera e l’espressione “sein doux” che significa “dolce seno” e ha lo stesso suono di “saindoux” che designa lo strutto!

Annunci

Lingua: le parole vuote che manipolano il pensiero!

capbretonspiaggia.jpg

Basta accendere la televisione per essere asfissiato dalla lingua di legno, questa neolingua descritta da Orwell e utilizzata ogni giorni dai politici, giornalisti, esperti, economisti…ecc…per manipolare mentalmente la gente. L’altro giorno, ascoltavo un discorso della ministra dell’ambiente che, per spiegarci che lei aveva calato le braghe e abbandonato l’ecotaxe sotto la pressione della lobby dei camionisti, utilizzava l’espressione “decidere in responsabilità”. Siate sicuri che quando un politico francese, che sia di destra o di sinistra, dice “abbiamo deciso in responsabilità di …blablabla” il senso è “abbiamo capitolato in rasa campagna”. Mi sono divertito a notare qualche esempio di politichese in francese. Anche voi, cari lettori italiani, potete partecipare al gioco e arricchire il mio vademecum (e il mio vocabolario italiano) proponendo  qualche esempio i di questa lingua pietrificata che vuole ingannarci.

Non dite più sciopero, ma presa di ostaggi!

Non dite più licenziamento, ma piano di salvaguardia dell’occupazione!

Non dite più contadino, ma imprenditore agricolo!

Non dite più controllo, ma valutazione!

Non dite più quartiere popolare, ma zona sensibile prioritaria!

Non dite più servitù, ma flessibilità!

Non dite più capitalismo, ma sviluppo sostenibile!

Non dite più utente di un servizio pubblico, ma cliente!

Non dite più cittadino, ma consumattore!

Non dite più guerra, ma conflitto!

Non dite più ministero dell’armata, ma ministero della difesa!

Non dite più stoccaggio dell’uranio, ma trattamento dell’uranio!

Non dite più prodotto fitosanitario, ma prodotto verde!

Non dite più insicurezza, ma flessicurezza!

Non dite più lavoratore, ma dipendente!

Non dite più abbassare lo stipendio, ma abbassare i contributi sociali!

Non dite più costruire uffici, ma dinamizzare il tessuto economico!

Non dite più chiusura di scuole, ma ristrutturare il tessuto scolastico!

Ecc…

 

 

 

Lingua: il deputato che discuteva sul sesso degli angeli!

académiefrançaise

Sembrano i Re magi! Sono i membri dell’Accademia francese offrendo il dizionario dell’Accademia al Re.

No, caro Julien Aubert, deputato del Parlamento francese, ha fatto bene la Presidente Sandrine Mazetier di sanzionarti di un quarto della tua indennità mensile (1.378 euro) per esserti, più volte, rivolto a lei chiamandola sardonicamente “Madame LE Président” mentre lei ti chiedeva di utilizzare l’espressione in uso nel parlamento francese e prevista dal regolamento dell’Assemblea Nazionale cioè “Madame LA Présidente”. Inutile andare in tutte le televisioni per arrampicarti sugli specchi e spiegarci, con un dizionario in mano, che sei nel giusto e che i patriarchi antidiluviani dell’Accademia francese ti danno ragione. Perché non è soltanto il “Madame LE Président” che la signora Mazetier non ha accettato, ma anche il tuono sprezzante che accompagnava questo “Madame LE Président”, questa voglia di urtare a tutti i costi la Presidente di turno dell’Assemblea Nazionale. Adesso, devi assumere e smettere di rompere i corbelli, in modo indecente, a tutti con la tua sanzione pecuniaria abbastanza modesta per un deputato della Repubblica, caro Julien Aubert, La civiltà francese non è crollata con il matrimonio gay e non crollerà perché dirai: deputata, signora Presidente, sindaca…ecc. I tempi sono cambiati e la Francia patriarcale e maschilista in cui la farmacista, la deputata, la presidente, la sindaca…ecc…erano semplicemente le mogli di mariti che esercitavano queste professioni, non esiste più!

 

Lingua: Sapete come si dice smartphone in francese?

Olivetti

Ordiphone, la parola esiste dal 2010 e l’ho scoperta per la prima volta solo stasera preparando questo post perché, ovviamente, in Francia, tutta la gente dice smartphone! Io, come molti francesi, ho un’avversione viscerale per gli anglicismi e odio la gente che utilizza un anglicismo ogni tre parole. Quindi vorrei ringraziare di cuore la commissione di terminologia e di neologia francese che ha avuto l’idea di pubblicare sul giornale ufficiale, due giorni fa, un elenco di termini informatici inglesi che, dopo un lavoro accanito della detta commissione, hanno ormai un equivalente in francese. Sono salvo! Forse mi chiederete: perché ho scelto di imparare l’italiano, una lingua infarcita di ticket, spending review,hardware, jobs acts, target, family day, software, social media week, app low cost…ecc. Risponderei che ci sono due possibilità: sia non ne sapevo niente di questo gusto particolare degli italiani per gli anglicismi, sia sono completamente masochista! Adesso, se volete sapere come si dice in francese: thumbnail, troubleshooting, lurker, microblogging, front office…oppure semplicemente blog, vi invito a cliccare l’immagine sopra! 🙂

 

 

 

Vino: il vino 2014 è arrivato!

vinobourru

Non a Bordeaux però perché la vendemmia non è ancora iniziata. Ma trovate già il vino bourru su tutti i mercati di Bordeaux; la roba deve venire dalla Provenza oppure dall’Alsazia. Non so per le altre regioni francesi o per l’Italia, ma qui, a Bordeaux, è la tradizione di bere quantità astronomiche di  vino bourru da settembre fino a novembre o dicembre. E’ il primo vino dell’anno, un vino dolce, torbido, non finito e che sta ancora fementando. Un casino da trasportare in macchina perché è semplicemente chiuso con una capsula forata per permettergli di respirare e dovete fare tutto il tragitto fino a casa con il vino tra i ginocchi. Non vi lasciate ingannare dalla parola “bourru” che significa aspro e rude in francese e che designa qui un vino dolce. Semplicemente “bourru” viene dal fatto che il vino sia torbido e fa riferimento alla “bourre” (la borra in italiano) cioè, secondo l’enciclopedia Treccani che ne dà la stessa definizione del francese, all’origine:  la tosatura, la cimatura, il cascame di lana usato per fabbricare feltri per imbottiture o per trame grossolane; oppure la fine e abbondante peluria che in certe razze di capre è coperta dal pelo lungo, la lanugine che in alcuni animali da pelliccia sta al disotto della giarra”. Notate che l’aggetivo “bourru” è usato anche per il latte appena munto. Di solito, dovete accompagnare il vino bourru con le caldarroste. Ma non è ancora arrivato il tempo delle castagne, anzi sembra ad un anno luce; annunciano ancora 31 gradi per oggi!

vinobourru2

Va bene si berrà comunque al dessert con un po’ di formaggio…

Salute!

 

Lingua: Riflessione linguistica davanti a quattro sarmenti di vigna.

10-506051

Se siete già venuti in Gironda, cari lettori, avete sicuramente fatto l’ascensione della più grande duna d’Europa, la Duna del Pilat, per ammirare il panorama mozzafiato sul bacino di Arcachon, l’oceano e la foresta landese. Ma cosa c’entra, mi direte, la foto di questo fastello di sarmenti con la duna del Pilat? Bene, allora, se vi dico che esiste un rapporto di tipo linguistico tra la duna del Pilat e questo fastello di sarmenti, mi credete? Il verbo, in guascone, per designare l’operazione che consiste a fare dei mucchi di sarmenti, in inverno, nelle vigne, dopo la potatura è “apiloter” cioè mettere qualcosa in “pilot”. La parola guascone “pilot” oppure “pilat” significa in italiano “mucchio”. Quindi la duna del Pilat designa semplicemente un ammucchiamento di sabbia. La sola differenza tra i sarmenti e la duna, è che il mucchio di sarmenti è stato “apilotato” dagli uomini mentre il mucchio di sabbia è stato “apilotato” dalla natura. Sorprendente no?

Pubblicità: perché la mamma sarà sempre la mamma!

Siete un sito internet francese che propone di mettere in relazione persone che hanno bisogno di qualcuno per fare la baby sitter, fare la spesa, pulire l’appartamento, cucinare, stirare – insomma quello che in francese si chiama: i  servizi alla persona – con dei lavoratori. Quindi dovete dissuadere la gente di ricorrere alla mamma, questa pessima abitudine francese di considerare la mamma come una schiava moderna. E cosa c’è di più dissuasivo, di più repulsivo, che un vecchio cliché sui nostri vicini italiani, quei eterni mammoni…Vecchia storia della pagliuzza e della trave.

——————————-

Contesto: Una coppia francese torna da un concerto in compagnia di un’altra coppia: il modo di parlare, l’accento, l’appartamento, la biblioteca, indica che la coppia vive a Parigi e appartiene ad un ceto alto borghese. Insomma la coppia non è come il comune dei mortali e non ha problemi di soldi il quindici del mese. Notate che accade bene per il sito internet che vuole convincere questa categoria di popolazione.

——————————————————–

La moglie: Era geniale questo concerto…

Il marito: musicalmente, non era tanto straordinario (notate che in Francia, i borghesi  utilizzano “transcendant” per dire boh!)

La moglie: Ooooooh…hai torto, non sono d’accordo.

L’altro tizio che ha un leggero accento indefinibile: uscite, lavoro, casa impeccabile…ma come fate? (notate che, secondo me, il tizio è francese; è solo il suo modo di pronunciare IMPeccable che tradisce le sua italianità)

Il marito che si cambia in rappresentante di commercio: Famihero.com!

La moglie dell’italiano (lei ha un accento francese DOC; è una coppia mista!): E per i figli?

Il marito sempre nello stesso trip sfodera il suo computer già acceso sul sito internet : Famihero! Qui, scegli il tuo servizio, il codice postale e hop (oplà).

L’italiano che non ha mai sentito l’onomatopea “hop”: E hop! (!?!)

Il marito: Sì, vedi le persone disponibili vicino a casa tua.

La coppia francese (che sta diventando addirittura perfida): E voi, come fate?

L’italiano (fiero come un Artabano): Noi, abbiamo la mamma! (E il tizio di mostrare un orribile donnone in home page sul cellulare).

La coppia francese imbarazzata come la gallina che ha un solo uovo (come dice il proverbio francese): Ah sì, hum, sì…è bene anche aver la famiglia così…accanto…disponibile…diretto…no…è…veramente…sì…e poi sono sicuro che lei è una buona cuoca….

Detesto questa pubblicità, non solo per il cliché nei confronti degli italiani, ma anche perché potrebbe dare l’idea a mia madre di mandarmi a quel paese oppure ad esigere uno stipendio ogni volta che le chiedo qualcosa. Brivido. 

Sport: Quando i commentatori del Tour de France pedalano negli spaghetti!

presto

Francamente, se guardate il Tour de France alla televisione francese e non conoscete niente al ciclismo, vi consiglio vivamente di aver sempre a prossimità un dizionario  dedicato  alla strana lingua parlata dagli amanti della bicicletta altrimenti siete buoni per l’ospedale psichiatrico, sopratutto che la corsa dura tre settimana! Per esempio, un corridore in caccia-patata, non è un corridore che ha avuto una subita voglia di patate e che è sceso dalla bicicletta per raccogliere delle patate nei campi che costeggiano la strada. Assolutamente no!  Il corridore in caccia-patata è un povero coglione che si trova intercalato tra la testa della corsa e il plotone e che non riesce mai a raggiungere la testa. Di solito, il plotone lascia fare il tizio durante due cento km prima di superarlo a cinquanta metri dall’arrivo. Altro esempio che mi ha lasciato perplesso quando si diceva che Vicenzo Nibali aveva la “schizzetta”, e io di pensare che il povero italiano soffriva di incontinenza oppure di eiaculazione precoce durante le tappe! Ma dopo, ho capito che l’espressione faceva riferimento agli scatti irresistibili di Nibali! Una volta che avete assimilato tutto il gergo proprio al ciclismo, resta la tappa più difficile per il telespettatore: sopportare il chiacchiericcio permanente dei commentatori sportivi che pedalano nel semolino. Vedete ancora un’espressione abbastanza popolare in Francia – si dice anche pedalare nei crauti, nello yogurt….- utilizzata per le persone che perdono le proprie capacità e che indicava all’origine i corridori sfiniti dalla fatica e che non riuscivano più a far girare i pedali. E posso dire che i nostri assi del commento sono alla frutta dopo ore ad infliggersi delle banalità! Altrimenti, si renderanno conto che dire ad ogni tappa : “il corridore ha vinto con i pedali” è completamente ridicolo e io dalla mia poltrona di gridare, ogni volta: ma, cretino, come farebbero i ciclisti per vincere se non avessero i pedali!

PS: Se cliccate l’immagine sopra, potreste ascoltare la più bella canzone francese dedicata al ciclismo: storia di una ragazza fanatica  di bicicletta, soprannominata Rustine, (la rustine designa in francese il tondino di gomma che serve a riparare le camere d’aria delle biciclette) che incontra un certo Anatole…calembour a gogo intraducibili e fisarmonica.

 

 

Indovinello : Sui moli di Bordeaux !

traspbx

Sono nato in questa via, non quando è stata scattata la foto però perché la foto risale alla prima guerra mondiale e non sono ancora centenario 🙂 Questo tipo di via ovunque in Francia si chiama “avenue” tranne a Bordeaux dove la parola “avenue” era insopportabile ai bordolesi tanto “avenue” evocava Parigi. E decisamente una bella città come Bordeaux non poteva scimmiottare la brutta e odiata Parigi. Una volta, quando c’erano ancora le mura medievali, gli antichi bordolesi avrebbero usato “fossato” per dire “avenue”. Ma nel XIX secolo, i parigini e le loro stupide “avenue” ci avrebbero presi in giro con una parola che faceva pensare ad una fogna. Cosa fare ? Insanabilmente gli assessori comunali che proponevano “avenue” venivano ghigliottinato per aver offeso la città. Per anni, il problema è rimasto irrisolvibile. Poi, un bordolese è andato in vacanza in Italia e, più smaliziato di tutti gli altri bordolesi, si è accorto che gli italiani usavano la parola “corso” per dire “avenue”. Quando il tizio è tornato a Bordeaux, egli ha proposto “corso” ma francesizzato in “cours” e tutti i bordolesi di trovare l’idea geniale e la parola bellissima ed elegante perché “cours” evoca anche in francese un piccolo fiume, un ruscello, e quindi esattamente quello che significava “fossato” per i bordolesi . Adesso che sapete perché a Bordeaux le “avenue” si chiamano “cours”, tocca a voi, cari lettori, a spremervi le meningi per dirmi cos’è questa torre in metallo sui moli di Bordeaux !

A Bordeaux ci sono château e château, e sono due cose ben diverse !

Un lettore di Bordeaux e dintorni, che conosco da anni, mi scrive che a Bordeaux siamo tutti castellani un po’ snob. Francamente, che siamo tutti castellani non c’è dubbio. Ma sono gli altri che sono snob. Noi siamo furbi e conoscitori della psicologia del bevitore di vino. Adesso, vorrei dire quattro parole a proposito degli château di Bordeaux che sono più un riflesso della vanità umana che veramente legati alla Storia. Esistono due categorie di château a Bordeaux. La prima categoria corrisponde allo château classico che secondo la definizione dell’enciclopedia Trecani è :

un edificio fortificato, cinto di mura con torri, eretto nell’età medievale per dimora e difesa dei nobili proprietarî di terre e dei signori feudali. Per estens., fortezza, rocca oppure  un vasto edificio costruito per abitazione dei signori in campagna, a somiglianza dei castelli medievali, in cui però gli elementi difensivi sono conservati spesso soltanto come motivi architettonici.

Bene. Su questo blog, abbiamo già incontrato château di questo tipo nei dintorni di Bordeaux, non è questo tipo di Château che ci interessa oggi, ma piuttosto un’altra categoria che comprende più di 10.000 château ! Purtoppo l’enciclopedia Trecani non dà una definizione di questa seconda categoria di Château, forse perché è veramente qualcosa che si trova unicamente a Bordeaux. Per darne una definizione vi invito a guardare le due immagini sotto che sono due case diverse, ma che hanno esattamente la stessa natura.

destnel

Siamo nel Médoc. La foto è stata scattata negli anni 1860 e raffigura lo château Cos d’Estournel nell’appellazione Saint-Estèphe. La cosa divertente è che potete andarci oggi, niente è cambiato, anche la strada che passa davanti allo château è la stessa. Tranne ovviamente che oggi ci sono i bus di  turisti che si fermano sul bordo della strada e bloccano la circolazione per permettere alla gente di scendere e di scattare lo château. Credo sia lo château più scattato del Médoc ! Una volta, ho visto un gruppo di asiatici scattare lo château, altri asiatici dietro che scattavano  i colleghi…e così via

cosdest

Siamo ancora nel Médoc e sempre negli anni 1860, qui siamo a Saint-Julien-Beychevelle. E cosa pensate che sia questa modesta casa ? Sì, avete indovinato ! è un altro château : lo château Saint-Pierre. Cosa hanno di comune le due case ? Sono due aziende vitivinicole. Quindi possiamo dare la definizione seguente : ogni tenuta vitivinicola a Bordeaux si chiama Château, che sia un palazzo rinascimentale oppure quattro tavole in legno in mezzo ad un vigneto. D’altronde c’è anche uno château La Cabane (la Capanna) a Pomerol e vicino a questa Capanna c’è il famoso château Petrus che possiede né château e nemmeno una fottuta capanna nel vigneto ; e tutti i turisti di scattare la tinaia pensando che si tratti di uno Château. Adesso devo confessarvi qualcosa. Tranne le case a pianterreno del settecento costruite in mezzo alle vigne che i bordolesi chiamano “certose” tutto il resto è un bluff. Gli château sono semplicemente una trovata commerciale, un’invenzione, per vendere di più e se c’è una cosa al mondo che sanno fare i bordolesi dall’antichità, è vendere il loro vino, no ? Prima l’ottocento, non esistevano gli château a Bordeaux, ma i viticoltori si sono accorti che gli amanti del vino erano assai snob (non dimentichiamo che solo un certo ceto sociale all’estero poteva permettersi il Bordeaux) e quindi i viticoltori si sono messi a costruire quegli château medievali, rinascimentali…ecc…ecc…che sono semplicemente delle imitazioni di altri château, degli anacronismi…e a chiamare château tutte le aziende vitivinicole. Tutto questo per accontentare la vanità dei clienti perché anche il miglior vino del Mondo si venderà meglio con una bella etichetta raffigurando uno château del quattrocento che con un villino di periferia….Forse il fatto che i nostri château siano delle contraffazioni è quello che piace tanto ai cinesi !