In Guascogna, anche gli alberi fanno della politica!

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Sauternes, albero di maggio “onore alla nostra eletta”  in un giardino al crepuscolo.

E’ una tradizione che risale alla Rivoluzione francese, quella di piantare degli alberi per festeggiare la Libertà e per ringraziare i rappresentati del popolo che hanno permesso ai francesi di liberarsi dai tiranni. E’ la ragione per cui, in ogni città di Francia, troverete una via della Libertà oppure una piazza della Libertà dove, talvolta, troneggia ancora un antico platano, piantato più di due cento anni fa e che simboleggiava la libertà nuovamente conquistata. Tradizione ancora molto vivace in Guascogna in cui, in maggio, la gente va in foresta tagliare dei pini marittimi, chiamati appunto “maggio” e piantarli nei giardini dei sindaci e degli assessori (che siano di destra o di sinistra perché gli alberi di maggio non hanno colore politico), l’operazione si fa quando l’eletto è  assento. Quando torna, il tizio (o la tizia) si ritrova con un albero adornato ai colori francesi con lo scudo tricolore al centro dove è scritto: onore al nostro eletto (o alla nostra eletta). Per ringraziare gli elettori (e le elettrici) che hanno offerto l’albero di maggio, l’eletto si deve di pagare a bere a tutti i suoi concittadini. Bella questa tradizione, no? Poi, in autunno arriva il tempo di togliere il maggio e l’eletto per ringraziare la gente che è venuta partecipare all’operazione si deve di nuovo di annaffiare la gola a tutti 🙂

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In cui l’autore di questo blog si fischia un bicchiere di Monbazillac per accompagnare la crema al cioccolato della zia Hortense!

Prima di continuare il nostro viaggio nell’Entre-deux-Mers e scoprire la bellissima tenuta vitivinicola di un tizio che ebbe un premio Nobel, non per il suo vino però che non rompe tre zampe ad un’anatra secondo alcuni malintenzionati, ma per la sua opera letteraria, facciamoci una pausa per assaggiare la crema al cioccolato della zia Hortense e farsi un bicchiere di Monbazillac. Io sono un ragazzo facilmente influenzabile, una lettrice mi ha parlato del Monbazillac e mi ritrovo, una domenica mattina, sul mercato, a fare la fila davanti la bottegaia di vino. Lei mi fa dei segni disperati con le braccia e delle smorfie grottesche. Poi vedendo che non mi tolgo dalla fila, si mette a gridare a squarciagola: “Mi dispiace non ho più una bottiglia di vino bourru, e poi era buono, di Loupiac, ci vuole alzarsi più presto”. E tutta la fila di scoppiare dal ridere. Va bene, adesso tutto il mercato sa che ho una passione per il bourru e che sono pigro! Fa niente e mi metto a gridare anche io: “sono venuto, oggi, per comprare del Monbazillac per l’aperitivo e il dessert!” Lei vacilla sotto lo shock e tutta la fila smette di ridere per guardarmi con rispetto. Non sono più il tizio che mangia delle castagne arrostite accompagnate da bicchieri di bourru, ma il tizio che accompagna il suo foie gras con del vino di Monbazillac. Ho fatto un gran balzo nella scala sociale. Sono i tre euro che separano una bottiglia di Monbazillac a 6 euro da una bottiglia di bourru a tre euro che fanno tutta la differenza!  Quando arriva il mio turno, la bottegaia tenta di corrompermi con del Sauternes sfuso a cinque euro, ma resto inflessibile. No, una bottiglia di Monbazillac a sei euro, una di quelle che hanno l’etichetta, oggi mi sento un principe. E torno a casa, tutto aureolato di gloria, con la mia bottiglia di Monbazillac sotto il braccio…

Monbazillac, Sauternes, Jurançon, Cadillac, Pacherenc, Tariquet…sono tutti vini bianchi dolci della mia regione che si bevono all’aperitivo oppure al momento del formaggio o del dessert. Il Monbazillac è un vino che accompagna tradizionalmente il foie gras e i dolci.  È stata una rivoluzione copernicana per me, in Italia, scoprire che gli italiani prendono l’aperitivo al bar. Non mi ricordo, in vita mia, di aver preso un aperitivo in bar in Francia: mandarmi giù un bicchere di vino “dietro la cravatta” come diciamo da noi, sì; ma un aperitivo mai. Dove abito, è diverso. La gente preferisce prendere l’aperitivo a casa e quando mangia fuori lo prende sempre al ristorante. Oggi, vi faccio qualcosa di veloce e facile che potete abbinare con qualsiasi tipo di vino dolce: la crema al cioccolato della zia Hortense. Non ho di zia Hortense, solo che il nome fa pensare a qualcosa del passato come questa crema al cioccolato semplice, semplice. Comunque se avessi una zia Hortense, lei mi preparerebbe questo tipo di crema servita con un bicchiere di Monbazillac…

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Gli ingredienti:

  • 75 g di zucchero
  • 5 uova
  • 100 g di cioccolato
  • 60 cl di latte intero

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Preriscaldate il forno a 180 gradi. Sbattete leggermente le uova con lo zucchero….

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Portate ad ebollizione il latte…

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Tagliate il cioccolato a quadretti…

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Versate il latte sul cioccolato, mescolate bene….

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Aggiungete poco a poco il latte al cioccolato al composto uova-zucchero….

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Versate la crema in pirottini…io ho tutti i vizi e come potete vedere osservando i bicchieri, sono anche un amante della sangria!

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Mettete i bicchieri a bagnomaria in un piatto da gratin e fate cuocere tra 15 a 20 minuti (verificate la cottura con la punta di un coltello)

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Buon appetito! La cosa strana è che detesto la confettura di cotogna eppure il Monbazillac ha un retrogusto di miele, ma sopratutto di mela cotogna. Sarà che apprezzo questo frutto solo sotto forma liquida 🙂

Vino: in cui l’autore di questo blog si arrampica sulla montagna magica dei bordolesi per svelarvi uno dei segreti dei vini di Bordeaux!

Oggi, vi porto in una zona dove si fanno i vini bianchi dolci e secchi più rinomati dell’universo. Sono salito dalla sponda destra della Garonna fino alla cima della montagna dove si trova il piccolo paese di Sainte-Croix-du-Mont. Paese vitivinicolo dove si produce un vino dolce paragonabile a quello di Sauternes che si trova di fronte, sulla riva sinistra della Garonna. Secondo me, il Sainte-Croix-du-Mont è anche migliore del Sauternes. Diciamo che qui la gente non è razzista e non fa la differenza tra Sauternes, Cadillac, Loupiac, Barsac, Sainte-Croix-du-Mont…Solo che Sauternes è più conosciuto all’estero delle altre appellazioni della zona. Tutto qui. A Sainte-Croix-du-Mont siamo nell’Entre-deux-Mers perché la regione è situata tra due “mari”, che sono in realtà i due fiumi di Bordeaux: la Garonna e la Dordogna, è una regione collinare che ricorda anche un po’ certi paesaggi italiani. Invece sulla sponda sinistra della Garonna, la zona vinicola che costeggia il fiume dalla città di Langon fino a sud di Bordeaux si chiama le “Graves”, il limite occidentale di queste “Graves” è la foresta delle Lande di Guascogna. A sud di queste “Graves”, dove si producono vini bianchi secchi famosi nel Mondo intero (anche vini rossi, ovviamente), c’è una vallata  percorsa da un affluente della Garonna chiamato il Ciron e che costituisce un’eccezione nelle “Graves”, è la zona di Sauternes. Ecco per la lezione di Geografia! Quando siete in cima alla montagna di Sainte-Croix-du-Mont il vostro sguardo abbraccia tutto quello che vi ho descritto.

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Ma, non è la ragione per cui sono salito su questa montagna. Diciamo che è una montagna particolare, magica, unica al mondo, e che svela uno dei segreti dei vini di Bordeaux. Diciamo piuttosto dei vini di questa zona perché nel Médoc, dove abito, è ancora un’altra storia. La montagna di Sainte-Croix-du-Mont, a strapiombo della Garonna, racconta una storia geologica della regione, non è una montagna calcarea oppure di marmo, ma un Everest costituito da ostriche fossili che risalgono a 22 milioni di anni fa, quando l’Aquitania era sotto le acque dell’Oceano. In cima a questa montagna eravamo un po’ come in riva al Bacino di Arcachon cioè delle acque poco profonde in cui le ostriche hanno trovato condizioni ottimali per sistemarsi, ammucchiandosi fino a formare delle falesie. I terreni calcarei hanno permesso la fossilizzazione. Poi, l’oceano si è ritirato, le colline sono emerse e le ostriche si sono ritrovate in cima a queste “montagne”. Le ostriche fossilizzate e anche altre conchiglie di mare si ritrovano ovunque nel sottosuolo a sud di Bordeaux. Quindi non sono soltanto i viticoltori, i vitigni che siano Sémillon, Muscadelle, Sauvignon, Malbec, Carmenère…ecc, il clima oceanico, i fiumi, il sole che fanno certi vini di Bordeaux; non sono soltanto le “Graves” cioè la ghiaia che si trova nel suolo, ma sono anche le ostriche fossilizzate che si trovano nel sottosuolo insieme alla sabbia, all’argilla e al calcare che fanno di questa terra un “terroir” eccezionale.

 

A Bordeaux anche gli astemi bevono dei grands crus !

 

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Credo che la Guascogna sia conosciuta nel mondo intero non solo per il vino, ma anche per la qualità eccezionale delle sue acque. D’altronde è risaputo che i romani hanno conquistato la Guascogna solo per potere approfittare di cure termali gratis. E poi, basta pensare a tutti questi milioni di italiani che fanno il viaggio, ogni anno, per riempire le loro borracce con l’acqua miracolosa che eroga dai rubinetti della cittadina di Lourdes. A Bordeaux, capitale della Guascogna, abbiamo una fonte di acqua minerale purissima che tutti i bordolesi conoscono : la fonte Sainte-Anne che sorge nel quartiere chic delle Abatilles ad Arcachon. È una storia divertente quella di questa fonte perché è stato un ingegnere che cercava negli anni 1920 del petrolio nel sottosuolo di Arcachon e che ha scoperto ad una profondità di 472 metri dell’acqua poco mineralizzata quindi termale ! Non veramente una sorpresa perché c’è addirittura un oceano di acqua dolce sotto il dipartimento della Gironda e l’ingegnere aveva semplicemente raggiunto la falda dell’eocene che approvvigiona la città di Bordeaux in acqua dagli anni 1860 ! Quindi se bevete l’acqua minerale delle Abatilles o l’acqua che eroga dal rubinetto e che è portato a Bordeaux dall’acquedotto che si trova a Sauternes o quello che si trova nel Médoc, state bevendo esattamente la stessa acqua (l’acqua di Bordeaux è ritenuta per essere una delle più pure di Francia). Da qualche anno, le vendite di questa acqua minerale stavano declinando e la società Nestlé che possedeva la fonte l’ha venduta a due uomini d’affari bordolesi (credo che uno dei due sia viticoltore nel Médoc). I due tizi hanno avuto un’idea geniale : aggiungere del gas carbonico all’acqua per renderla frizzante, ma sopratutto cambiare completamente il packaging della bottiglia e adottare la bottiglia detta “bordolese” che tutti gli amanti del vino conoscono. Cambia qualcosa di vendere acqua minerale in bottiglie di vino ? Direi di sì. Il giro d’affari è passato da 3,8 milioni di euro in 2008 a 8,5 milioni in 2011 e ormai l’acqua delle Abatilles, che era sconosciuta fuori dal dipartimento, si appresta a conquistare il Mondo !

Botanica : la stagione delle orchidee a Bordeaux !

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Io non sono un bordolese come gli altri ; sono diverso. Mentre tutta la città scappa verso il bacino di Arcachon o le spiagge atlantiche per trovare un po’ di freschezza e sfuggire all’afa di un fine settimana di maggio, io lascio Bordeaux, direzione sud est, per andare a Bazas nel parco regionale delle Lande di Guascogna dove fa mille gradi sotto la copertura dell’immensa foresta di pini marittimi. Non prendo l’autostrada perché non ho fretta e mi piace la vecchia strada provinciale che segue il corso indolente della Garonna attraversando  schiere di vigne e di paeselli vitivinicoli conosciuti nel mondo intero per i loro vini bianchi liquorosi. A Podensac, do un’occhiata a sinistra alla vecchia distilleria dai colori blu, bianco e rosso dove si fa il famoso Lillet, l’aperitivo di Bordeaux a base di vino, di frutta e di chinino che ha conquistato prima Parigi, poi l’Universo. Mi sono sempre promesso di visitarla però non ho ancora trovato il tempo, ma non ho fretta. Mentre mi trovo nel cuore di questa Guascogna immutabile che vive dall’antichità al ritmo dei lavori della vigna, sorrido pensando a Francesca che mi parla sempre di Lillet. La immagino a Parigi dibattendosi nella mischia di questa vita da strapazzo, aspettando impazientemente la sera per accordarsi un bicchiere di Lillet alla terrazza di un bar di quartiere. Poi cambio idea vedendo il cartello stradale che indica il villaggio di Sauternes. Lei ordinerà all’aperitivo un bicchiere di Sauternes, ne sono quasi sicuro. Io preferisco il Sainte-Croix-du-Mont, un paese di fronte a Sauternes, sulla sponda destra della Garonna, perché i miei antenati ci avevano, all’inizio del novecento, un piccolo vigneto tra la tenuta della famiglia di Toulouse-Lautrec e quella della famiglia di François Mauriac quindi preferirei sempre il Sainte-Croix-du-Mont al Sauternes. Lascio Sauternes per raggiungere Langon e proseguo pieno sud verso Bazas. Siamo sul confine del dipartimento della Gironda. Ad Est Grignols è l’ultimo paese prima il Lot e Garonne, a Sud Captieux è l’ultimo paese prima il dipartimento delle Landes. La zona di Bazas è famosa per essere una specie di paese della Cuccagna che rigurgita di porcini, di colombacci, di pollame allevato bevendo del latte e sopratutto di manzo di Bazas, razza bovina antichissima che non beve né latte, né birra come il volgare manzo di Kobé, ma vino di Sauternes ! Gli abitanti di Bazas, ogni anno, dal medioevo, organizzano il secondo giovedì di febbraio la festa del manzo grasso in cui le bestiole incoronate da fiori sfilano per le vie della città. Uno spettacolo da non mancare, se passate per caso a Bazas in quel periodo. Sono i paesi immobili tanti cari a François Mauriac e io bambino trascorrevo le vacanze d’estate a Roquefort quindi un giorno vi racconterò di questi paesi immobili dove la gente si consuma di noia nella vastità della foresta landese. Sorrido vedendo tutte queste mucche nei dintorni di Bazas e penso di nuovo a Francesca che cenava con degli amici francesi in un piccolo paese a prossimità di Bazas e di questo tizio che sosteneva che gli italiani non mangiano formaggi. Posso immaginare il suo sorriso e la sua piccola smorfia dubbiosa. Non mi saltate addosso, cari lettori, è un’idea abbastanza diffusa in Francia….Ah siamo arrivati a destinazione : il lago di Prade. L’ultima volta che sono venuto, c’era già il cartello che indicava che il sito era chiuso per cinque mesi. Un edificio in legno che aspetta di essere finito, ma chi ha fretta ; un sentiero che fa il giro del lago, un osservatorio per guardare un vecchio airone con una sola zampa che sguazza nelle acque del lago, un nibbio bruno che sta mangiando qualcosa trovato sul sentiero, due pescatori che sognano di lucci, ma solo i pesci rossi che infestano il lago abboccano all’amo…e la collina con tutte le orchidee che fioriscono a profusione. Lo scopo di questa passeggiata. Decisamente non sono deluso !

Gironda : In mezzo alla più grande foresta di rododendri d’Europa !

Non solo in Aquitania abbiamo la più grande foresta di pini marittimi del mondo, ma abbiamo anche la più grande foresta di rododendri d’Europa ! E sì, cari lettori, i rododendri sono degli alberi e non ho mai capito le persone che potano i rododendri. Ma non sono arbusti o bonzaï e non siete giapponesi ! Sono alberi che possono facilmente raggiungere 15 metri di altezza ! D’accordo ci vuole pazienza circa un secolo ! Ma perché massacrarli con una potatura, lasciateli liberi ! Hanno perfettamente il diritto di crescere e poi diciamolo : dare una forma bassa e rotonda a un rododendro è completamente sordido. Avete già visto una foresta di rododendri ? La bellezza incredibile di questi alberi  al momento della fioritura, lo spettacolo dei tronchi che sfilano verso il sole. Oggi, vi porto in un giardino straordinario sulla vecchia strada dei vini di Graves e di Sauternes, non lontano dalla casa di Montesquieu, a La Brède, che avevamo visitato qualche tempo fa. Il paese si chiama Saint Selve e nel parco di 150 ettari dello Château di Grenade, c’è la più grande foresta di rododendri d’Europa. Maggio è il momento ideale per ammirare i rododendri ; fioriscono in quel periodo. Dopo questo mese e durante undici mesi, il rododendro è abbastanza noioso e pagare otto euro per visitare il parco mi sembra eccessivo.

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Il castello è stato ideato ed edificato tra il 1859 e il 1864 da un famoso architetto bordolese : Henri Duphot. Forse gli amanti del vino di Bordeaux conoscono già questo castello perché nel Médoc, Henri Duphot, si è completamente ispirato di questo castello per farne un altro che gli assomiglia come due gocce d’acqua : il castello Lanessan a Cussac fort Médoc. D’altronde se guardate la scuderia nello slideshow cioè l’edificio in mattoni rossi e bianchi, vedrete che assomiglia alla cascina Suzanne che si trova nel parco del castello Giscours sulla strada di Margaux ! Normale anche la cascina Suzanne è un’opera di Henri Duphot. Il castello è in stile neo elisabettiano, era lo stile un po’ alla moda alla fine dell’ottocento a Bordeaux. D’altronde Henri Duphot ha fatto un viaggio di studio in Inghilterra con il futuro proprietario, Edmond de Carayon Latour, prima di pensare ad un qualsiasi progetto. L’idea era di  rompere con il sempiterno stile greco romano che caratterizzava i castelli bordolesi. I proprietari, la famiglia de Carayon Latour, era alla fine dell’ottocento, la famiglia più ricca di Gironda. Il padre si era arricchito sotto il primo Impero ; il figlio,  che ha messo più di dieci anni per realizzare questo progetto faraonico, voleva fa piacere a sua moglie, Henriette de Chateaubriand, pronipote dell’autore del genio del cristianesimo. Il giardino cioè i prati, i viali, gli stagni, lo specchio d’acqua, la collina, la foresta, i cedri dell’atlante, la foresta di rododendri sono l’opera dei fratelli Bühler. Tutto il giardino è stato concepito come una scenografia. D’altronde, il giardino è classificato al titolo dei giardini notevoli. Notate ancora che i fratelli Bühler hanno concepito il delizioso parco bordolese a Bordeaux e il parco della testa d’oro a Lione. Devo dire che ho trascorso una domenica incantevole tra i rododendri e il menù a 28 euro nel ristorante sistemato nelle antiche scuderie non è male (ovviamente se mangiate al ristorante, l’ingresso al parco è gratis)

Il viticoltore bordolese che salvò il suo castello grazie a qualche bottiglia di Graves

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Conoscete l’espressione francese “donner (offrir) un pot de vin” che significa dare una bustarella, un pizzo, una mancia ? Oggi, vi porto in un paesino vitivinicolo, Mazères, nelle Graves tra Langon e Bazas e anche se la cittadina di Sauternes si trova a meno di dieci chilometri, a Mazères siamo nell’appellazione Graves. In questo paese di Mazères, un viticoltore è riuscito a salvare il suo castello dal rogo  corrompendo una masnada di rivoluzionari grazie a qualche bottiglia di vino e l’espressione “donner un pot de vin”  è entrata nella lingua francese. Ma cominciamo dall’inizio e perché mi sono ritrovato a Mazères da una gelida e tempestosa giornata di febbraio. E’ la diabolica figlia di mio fratello, che conoscete già, che ha voluto guardare, una sera, la serie poliziesca : Sulle tracce del crimine, che si svolge nei dintorni di Bordeaux. Che delusione ! Dopo dieci stagioni a risolvere crimini nei posti più turistici del Sud-Ovest della Francia, i protagonisti hanno chiesto il trasferimento sulla Costa Azzurra ! E noi, non possiamo più praticare il nostro gioco favorito : riconoscere i luoghi e notare tutte le incongruenze tipo la questura che si trova nella città mondiale del vino, i protagonisti che si trovano a Bordeaux e due minuti dopo sono sulla scena del crimine a Sauternes oppure che riescono a fare la strada tra Arcachon e Saint-Emilion in un lampo, il viticoltore morto durante la vendemmia tranne che la vegetazione della vite indica che siamo in primavera…ecc…ecc… Adesso che l’azione si svolge sulla Costa Azzurra, la serie ha perso tutto interesse per noi. Sai, ho detto alla ragazzina, che ho un collega che ha fatto, qualche anno fa, la comparsa nell’episodio a Roquetaillade e il tizio ci rompe ancora i corbelli con….Wow ! esclama, la bambina. Lo conosco questo episodio, è il mio preferito ! C’è una rievocazione storica davanti al castello di Roquetaillade in cui l’attore principale che gioca il ruolo dell’eretico viene veramente bruciato sul rogo. Dobbiamo andare a Roquetaillade ! Ti prego zio, voglio visitare il castello ! Perché no, mi sono detto, Roquetaillade è un alto luogo del turismo in Aquitania e anche se ho sentito parlare del loro vino, non conosco il castello. Ecco, come mi sono ritrovato una fredda e ventosa giornata di febbraio con la bambina e quattro altri gatti davanti al castello di Roquetaillade per la visita.

La cosa davvero divertente a Roquetaillade è che il castello è l’archetipo dei castelli medievali come potete sognarlo a tale punto che hanno girato un sacco di film di cappa e spada (l’ultimo è stato il patto dei lupi), che fanno delle rievocazioni della guerra dei cent’anni, delle guerre di religione, che, ogni anno, dei tizi travestiti da cavalieri danno l’assedio al castello, ma in realtà, a Roquetaillade non è mai successo niente. Il castello è riuscito l’exploit di evitare tutte le guerre, non troverete nella storia di Roquetaillade nemmeno un piccolo scontro. Niente, proprio niente. Come se il castello non avesse di storia. Pensate un po’ che è la stessa famiglia di viticoltori, la famiglia de Baritault du Carpia discendente della famiglia de la Motte, che possiede il castello da 700 anni   !

In realtà, ci sono due castelli che sono stati eretti a Roquetaillade su un isolotto di roccia calcarea che domina la piccola vallata di Bazas. Un primo castello è eretto nel XII secolo all’estremità dello sperone roccioso per difendere il borgo di Roquetaillade. Il borgo era situato tra la cappella attuale e questo primo castello. Di questo castello ne rimane un torrione in rovina, due cento metri di muro di cinta e la vecchia porta del borgo. Una delle persone che faceva la visita ha chiesto, piena di speranza davanti a queste rovine : cos’è successo qui ? è la guerra che ha distrutto il castello ? No, ha risposto la guida, il vecchio castello è stato ristrutturato nel XIV secolo dai proprietari, la famiglia de la Motte di cui discende il papa Clement V. Poi, il castello, diventato troppo piccolo, è stato abbandonato e distrutto per erigere il nuovo castello. Il secondo castello è stato eretto nel XIV sotto l’impulso di Clément V. Si tratta di un castello fortificato di tipo edoardiano con un imponente torrione al centro. È vero che il castello ha un lato scozzese d’altronde per l’aneddoto è stato girato anche il film Fantomas contro Scotland Yard a Roquetaillade. Il castello (e anche la cappella) è stato completamente ristrutturato nel XIX secolo dall’architetto Viollet le Duc quindi se vi piace il medioevo alla salsa XIX secolo, se vi piacciono le false chimere e doccioni medievali, il castello di Roquetaillade vi piacerà sicuramente. In ogni caso, i bambini adorano tutti i gadget tipo il finto ponte levatoio nella sala pranzo, le sedie medievali a rotelle…e le favole a proposito di cavalieri e di principesse raccontate dalla guida. E non solo ai bambini perché anche a me la guida mi ha raccontato una bellissima storia. Alla fine della visita, le ho chiesto : Ma, veramente non è mai successo niente a Roquetaillade ? è durante la rivoluzione ? allora, la guida mi ha raccontato l’aneddoto seguente : quando il comitato rivoluzionario di Bazas è arrivato a Roquetaillade per bruciare il castello, il proprietario ha risposto : prima, cari amici, dobbiamo svuotare la cantina, non vorreste perdere tutto questo prezioso vino, no ? Dovete essere assetati con tutta questa strada da Bazas ? Una volta nella cantina e dopo tante bottiglie di Graves mandate giù, i rivoluzionari avevano completamente dimenticato lo scopo iniziale cioè bruciare il castello. Così, il castello fu salvato e la lingua francese impreziosita da una nuova espressione : “offrir un pot de vin”. Una bellissima storia alla moda di Guascogna e comunque se non è vero è ben trovato  !

Il calvario di Toulouse-Lautrec in mezzo ai più belli vigneti del mondo.

L’anno scorso, cari lettori, abbiamo visitato il castello Lamothe, un’azienda vitivinicola nellEntre-Deux-Mers, la regione di Bordeaux situata tra la Garonna e la Dordogna e siete scesi con me, al centro della terra, in una stupenda cava di pietra calcarea che fa funzione di cantina. Oggi, torniamo nell’Entre-Deux-Mers, ma più a sud ovest in una zona dove sono prodotti i più grandi vini bianchi del mondo : Cadillac, Loupiac, Sainte-Croix-du-Mont e sulla sponda sinistra della Garonna : il mitico Sauternes ! In questo Entre-deux-mers hanno vissuto due viticoltori famosi, il primo ebbe un nobel di Letteratura e si chiamava François Mauriac. Lo scrittore bordolese ha utilizzato, d’altronde, una bellissima espressione per designare questa regione di Bordeaux che domina la valle della Garonna : i paesi immobili ; il secondo viticoltore è stato un pittore solforoso : Henri de Toulouse-Lautrec. La tenuta vinicola di François Mauriac, Malagar, si trova a solo qualche chilometro da quella della famiglia di Toulouse-Lautrec, il castello Malromé, in un piccolo paese chiamato Verdelais. Malagar è all’uscita del paese, Malromé è sulla strada provinciale verso Saint-André-Bois. Forse, non lo sapete ma Verdelais è stata una cittadina rinomata nel medioevo, l’equivalente di Lourdes oggi e il suo calvario è semplicemente il più bello e difficile di Francia.

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La via principale di Verdelais che porta alla basilica Notre Dame de Verdelais si chiama i viali (les allées) e dai due lati della via, nel XIX secolo, sono stati costruiti degli alberghi per accogliere i pellegrini che si recavano in massa a Verdelais per guarire da qualsiasi tipo di malattia. Notate che, secondo me, un bicchiere di Sainte-Croix-du-Mont vale tutti i rimedi del mondo ! Ma come Verdelais è diventata una città miracolosa ? Niente acqua miracolosa a Verdelais ! Secondo la leggenda, è una contessa di Foix  che ha scoperto, nel XII secolo, una statua seppellita della madonna che fu all’origine del grande pellegrinaggio di Verdelais. E non mi chiedete perché le contesse del XII secolo si divertivano a scavare il sottosuolo di Verdelais, non ne ho la minima idea ! Comunque sia, nel XIV secolo, Verdelais è già un luogo famoso per i miracoli operati da questa Madonna. Poi un monastero è creato dai monaci celestini per diventare nel XVII secolo, un immenso centro di pellegrinaggio raggiunto a piedi nudi dalla gente dalle sponde della Garonna ;  altro che una passeggiata, credetemi. Se avete l’occasione un giorno di passare a Verdelais, entrate nella basilica e leggete gli antichi ex voto. Ce ne sono veramente dei commoventi !

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Il calvario che sale fino alla cima del monte Cussol è stato creato alla fine del XVII per i pellegrini in proveniente da Saint-Macaire, un paese accanto, ma c’erano, allora, solo quattro cappelle. Un nuovo calvario, composto da quattordici cappelle che illustrano la passione del Cristo,  è stato inaugurato nel 1863. Forse vi chiedete perché un miscredente francese vuole fare questo calvario ? Ci sono due ragioni : perché è buono per la salute e fa bene al cuore ; la seconda ragione è perché vorrei evitare ai miei lettori italiani che fanno le vacanze, in estate, in Bretagna per visitare i calvari di fare una polmonite. Ma perché, cari amici italiani, vi ostinate ad andare nella brutta e piovosa Bretagna mentre l’Aquitania assomiglia alla California ed è la regione preferita dei francesi ? Non solo i nostri fari, ma anche il nostro calvario è più interessante di tutti i calvari bretoni riuniti !

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A sinistra, nel piccolo cimitero che costeggia il calvario, c’è la tomba del pittore Toulouse-Lautrec. Non è troppo sorprendente che il pittore che bruciava la sua vita nei bordelli parigini sia stato seppellito qui nella terra dove sono prodotti i più grandi vini del mondo, nei paesi immobili. Henri di Toulouse-Lautrec è morto a due passi, nel suo castello di Malromé che lui adorava. La madre di Toulouse-Lautrec era una donna pia ed aveva comprato il castello per la sua prossimità con il pellegrinaggio di Verdelais.

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La tomba modesta del pittore con la croce tolosana sulla stele. A casa mia, nel salotto, ho un immenso specchio che avrebbe appartenuto alla famiglia Toulouse-Lautrec. Secondo la leggenda famigliare, lo specchio sarebbe stato dato dalla famiglia Toulouse-Lautrec alla nonna materna di mia nonna per ringraziarla dei servizi resi. Lei era di Verdelais, il marito aveva qualche ettaro di vigne nei dintorni ma erano i tempi della fillossera, e lei doveva stirare le camicie della famiglia Toulouse-Lautrec a Malromé per vivere.  Francamente, non so se la storia di questo specchio sia vera, a me sembra strana tipo racconto alla moda di Guascogna. La cosa certa in questa leggenda è che la mia antenata lavorava veramente per la famiglia di Toulouse-Lautrec.

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Alle mie spalle, il campanile della basilica di Notre Dame de Verdelais. Le fondamenta della chiesa risalgono al XII secolo, ma la chiesa è stata ristrutturata nel XVII e nel XIX secolo. Il campanile è stato sormontato da una vergine in rame dorato, alta 3,75 metri, nel 1875.

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La piccola salita è solo un aperitivo. Il percorso comincia qui, davanti alla cappella di Santa Agonia. Nome destinato a spaventare il pellegrino, suppongo. All’ingresso della cappella, due statue : una raffigura Isaia, l’altra Geremia.

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Il magnifico parco, sul fianco del monte, ricoperto da querce e castagni. Le cappelle disseminate nella foresta rappresentano le stazioni della via Crucis. Per il momento, ci sono dei lavori perché il calvario è stato colpito duramente dagli uragani del 1999 e del 2009.

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La cappella del santo sepolcro che termine il calvario. Dietro tre crocifissi monumentali : i due ladroni e il Cristo al centro, dominano la valle della Garonna. Il ladrone di sinistra a perso un braccio durante la tempesta di 1999. I crocifissi sono in metallo, ma una volta erano di legno e il povero Cristo moriva folgorato ogni volta che c’era un temporale !

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I due ladroni e il Cristo contemplano i vigneti di Sauternes !

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A destra, le colline dell’Entre-Deux-Mers. Lo sguardo si perde verso Sainte-Croix-du-Mont, Loupiac, Cadillac. Un oceano di vigneti si estende a perdita d’occhio….

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Ai nostri piedi. La valle della Garonna. I paesi immobili. Di là del fiume sulla sponda sinistra della Garonna, c’è la regione di Sauternes. Ancora di là, ad ovest, il tratto scuro che vedete è la più grande foresta di pini marittimi del mondo : le Landes di Guascogna. Ed io non mi stanco male di questo panorama.

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A sinistra, il vecchio molino in cima al monte Cussol. Dietro questo molino, c’è una bellissima viale di cipressi che scende fino a Malagar, la tenuta vinicola di François Mauriac….ma sarà per un prossimo post !

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