In cucina con Alex: in autunno, se Bordeaux fosse un colore, sarebbe….

Sarebbe il colore dei porcini che pullulano nelle foreste della penisola del Médoc. E’ tanto endemico il porcino qui, che il suo nome completo in francese è addirittura: “cèpe de Bordeaux”; è la seconda ricchezza del Médoc dopo il vino . Ovviamente, la gente di Bordeaux lo chiama “Cèpe du Médoc” perché i porcini non crescono nelle vie di Bordeaux, ma a Nord, in questo triangolo magico che è la penisola del Médoc. Nella prima stagione di Bordeaux e dintorni, avete incontrato uno stregone del mio paese che la gente chiama il tizio dei porcini tanto il tizio ha questa capacità soprannaturale a trovare dei porcini. Lo stregone non ha bisogno di rovistare i boschi, ma osserva la luna che gli indica i momenti giusti per andare a funghi. Ieri, il tizio dei porcini mi ha telefonato per dirmi che, in due giorni, aveva già trovato cinquanta chili di porcini. Io, incuriosito, sono andato a fare un giro nel bosco dietro casa mia e ne ho trovato circa due chili in una mezz’ora. Sarà lo strano clima di quest’anno in cui abbiamo avuto l’estate in settembre e ottobre, ma è un fatto: i porcini si trovano a tonnellate. Meno male per me perché porcini, gallinacci e finferle del Médoc sono alla base della mia alimentazione in autunno. Per questa rubrica di “In cucina con Alex” non vi propongo la ricetta bordolese per mangiare i porcini, ma una ricetta data da una ragazza formaggiaia di Loupiac in Alvernia che ho incontrato, l’altro giorno, al mercato dei prodotti regioniali d’Aquitania nel quartiere di La Bastide.

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Gli ingredienti: un rotolo di pasta sfoglia, porcini (ne ho utilizzato circa 600 g), un pezzo di formaggio tipo Cantal (la specialità di questa ragazza di Loupiac), uno scalogno,  prosciutto di paese circa 16 fette e un po’ di grasso d’anatra (potete sostituirlo con dell’olio d’oliva).

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A Bordeaux, i porcini si cucinano sempre della stessa maniera: sia in frittata, sia in padella con un trito di aglio e prezzemolo. Pulite (i porcini non si lavano mai) e tagliate i porcini e lo scalogno.

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Non è del burro, ma del grasso d’anatra. Una volta in Guascogna, non si utilizza né olio, né burro, ma solo grasso d’anatra per fare cuocere il cibo. Il grasso d’anatra è qualcosa che manda in bestia gli americani perché è all’origine del french paradox: la gente del Sud Ovest che utilizza il grasso d’anatra vive più a lungo anche dei giapponesi. Però non dite agli americani che la gente che utilizza il grasso d’anatro ha un altro segreto per vivere centenario, consuma meno zucchero dei nostri cugini americani. Potete sostituire il grasso d’anatra con dell’olio d’oliva, il gusto dei porcini sarà un po’ diverso.

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Fate rosolare i porcini con lo scalogno…

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Versate i porcini sul fondo di una tortiera precedentemente foderata con la pasta sfoglia…

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ricoprite i porcini con lo prosciutto….

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Lo prosciutto viene ricoperto di formaggio Cantal…Più semplice di questa ricetta, non credo che sia possibile…

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Al forno per circa 35 minuti. Da accompagnare con un’insalata verde e un bicchiere di Médoc o di Graves…

Buon appetito !

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Gente d’estuario in autunno

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Si dice che a nord di Bordeaux, tra fiume e oceano, esisterebbe una penisola incontaminata di forma triangolare dove vivrebbe un popolo che sarebbe l’ultimo popolo cacciatori-pescatori-raccoglitori d’Europa; si dice ancora che questa gente parlerebbe uno strano francese pieno di guasconismi difficilmente comprensibile per il comune dei mortali. Si dice che gli uomini di questo paese sono cacciatori, pescatori, cercatori di porcini ed altri funghi che crescono nelle antiche foreste dunali a ridosso dell’oceano; si dice che gli uomini sono anche pastori in una parte di questa penisola che si chiamerebbe il paese mezzo-morto e fanno naufragare la notte le navi nel golfo di Biscaglia; si dice che le donne camminano a gambe nude nelle paludi fino ad avere le gambe coperte di sanguisughe e che vanno venderle a Bordeaux con altri rimedi magici; si dice che esse raccolgono anche porri, fragole e piselli che crescono tra i filari di vigna; si dice che questa gente per guadagnare quattro soldi, in questo paese selvaggio, fanno la vendemmia dai ricchi proprietari bordolesi…e io che sono svegliato ogni mattina da colpi di fucile, io che vedo la gente fare la raccolta dell’uva, io che sto aspettando un po’ di pioggia per andare ai porcini…mi dico che le cose non sono molto cambiate in questa penisola chiamata Médoc.

Estuario mon amour. Seconda parte.

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Se avete mancato la prima parte, cliccate qui! Jean-Pierre Gauffre che ha scritto un piccolo dizionario assurdo e impertinente di Bordeaux e della Gironda – e anche, se siete interessati, un piccolo dizionario assurdo e impertinente della vigna e del vino – scrive alla parola estuario: “Mississippi europeo. L’estuario della Gironda è il più vasto e il più pulito d’Europa. Ma ci vogliono tesori di persuasione per convincerne i turisti che assimilano le sue acque dai colori incerti e fiammeggianti all’inquinamento. Sono gli stessi, d’altronde, che hanno sempre difficoltà a capire che quando il corrente va verso l’Oceano, significa che la marea scende e non il contrario. Ecco perché soltanto gli autoctoni risentono veramente quello che succede sull’estuario. Ci si trova alla rinfusa: anguille, alose, nutrie e carrelet sulle sue sponde, isole nel suo mezzo. E anche fusti d’albero, pattumiere in plastica, reti per la pesca, tosaerba, per farla breve, tutto quello che può cadere dentro e inizia così un viaggio verso l’Oceano. Ma resta comunque il più pulito. Poiché ve lo diciamo!”

Lingua: Riflessione linguistica davanti a quattro sarmenti di vigna.

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Se siete già venuti in Gironda, cari lettori, avete sicuramente fatto l’ascensione della più grande duna d’Europa, la Duna del Pilat, per ammirare il panorama mozzafiato sul bacino di Arcachon, l’oceano e la foresta landese. Ma cosa c’entra, mi direte, la foto di questo fastello di sarmenti con la duna del Pilat? Bene, allora, se vi dico che esiste un rapporto di tipo linguistico tra la duna del Pilat e questo fastello di sarmenti, mi credete? Il verbo, in guascone, per designare l’operazione che consiste a fare dei mucchi di sarmenti, in inverno, nelle vigne, dopo la potatura è “apiloter” cioè mettere qualcosa in “pilot”. La parola guascone “pilot” oppure “pilat” significa in italiano “mucchio”. Quindi la duna del Pilat designa semplicemente un ammucchiamento di sabbia. La sola differenza tra i sarmenti e la duna, è che il mucchio di sarmenti è stato “apilotato” dagli uomini mentre il mucchio di sabbia è stato “apilotato” dalla natura. Sorprendente no?

Meglio di Atlantide : la leggendaria città romana di Noviomagus a nord di Bordeaux !

Se avete mancato la prima parte del racconto e la mappa del geografo greco Claudio Tolemeo che indicava, verso l’anno 130, l’esistenza di una misteriosa città romana paragonabile in grandezza a Bordeaux in mezzo alla penisola del Médoc, cliccate qui. Oggi, partiamo alla scoperta di questa Atlantide bordolese. Tanti scrittori si sono ispirati dal racconto di Platone per scrivere a proposito di questo luogo immaginario chiamato Atlantide : Jules Verne, Gustave Flaubert, Arthur Conan Doyle…ecc…Situare un’atlantide a nord di Bordeaux, nell’estuario della Gironda, è ancora più incongruente dell’Atlantide dello scrittore Pierre Benoit che si trova in un’oasi in mezzo al Sahara e dove la terribile regina Antinea ha come hobby di fare l’amore a morte con i turisti di passaggio, poi di mummificare questi disgraziati prima di esporli nel suo palazzo. Peggio del Sahara, il Médoc di due mille anni fa. Il paese mezzo morte come si diceva allora, un inferno acquatico dove potevano sopravvivere solo gli uccelli di mare e che avrebbe fatto passare quello di Dante per un amabile scherzo. Immaginate che questo mondo esisteva ancora due cento anni fa e uno storico dopo un viaggio nel Médoc di scrivere :  “le nostre belle vallate ben disegnate sono meschine presso di questi spazi immensi, leghe dopo leghe di erbe palustri o secche, spiagge uniformi dove la natura altrove tormentata dagli uomini, vegeta ancora qui come nei tempi primitivi, con una calma uguale alla sua grandezza”. Ed sono quei luoghi di desolazione che furono scelti dai romani per edificare una città ? Eppure sembra che sia il caso…

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Fa mille gradi sotto il sole, a destra quello che le guide turistiche chiamano il più vasto estuario d’Europa convoglia le sue acque gialle verso l’oceano e dalla vecchia strada provinciale il fiume assomiglia ad un mostruosa strada che sarebbe stata impolverata. I bus convogliano i turisti verso gli châteaux per assaggiare qualche vecchio fondo di botte e respirare la buona aria caricata di pesticidi utilizzati per curare le vigne. Gli abitanti vorrebbero scappare a questo inferno per una giornata in spiaggia, ma è un sogno impossibile e poi la vigna non lo permetterebbe e lei, maledetta, che dà il solo lavoro della penisola. Giro a destra e imbocco una specie di via non asfaltata che si addentra nel cuore di una vecchia palude. La macchina sobbalza e geme ad ogni buca. Meno male che non siamo in inverno perché sarei già impantanato, ma oggi rischio semplicemente di perdere gli ammortizzatori. Stranamente, le vigne hanno lasciato il posto a campi agonizzanti di mais e di colza, c’è anche qualche mucca marina assopita sotto un boschetto di querce e noto che anche le zanzare non hanno la forza di seccare le mucche. Finalmente, il sentiero finisce e devo lasciare la macchina mentre mi appariscono le prime pietre della leggendaria Noviomagus. Siamo a Saint Germain d’Esteuil in una frazione chiamata Brion. Oggi, Saint Germain d’Esteuil non ha un accesso al fiume, ma non era il caso due mille anni fa. Se guardate la mappa sotto, dovete immaginare che tra Saint-Estèphe e Saint-Seurin-de-Cadourne c’era un braccio del fiume che penetrava nella penisola del Médoc e formava un’immensa baia  fino a Saint-Germain d’Esteuil sulla riva est e come questa riva era un’altura ed emergeva sopra la baia ad est e sopra l’oceano ad ovest, i romani deciderono di edificare là la loro  città. Cosi, per raggiungere Bordeaux e fare del commercio si usava il fiume. Insomma, Noviomagus era un’oasi, ma non in mezzo ad un deserto, ma in mezzo ad un universo sommerso due volte al giorno dalla marea…

Il cantiere archeologico sembra abbandonato. Ma chi ha fretta ? Noviomagus aspetta da due mille anni nel fondo della palude e quindi puo aspettare che faccia un po’ meno caldo per vedere tornare gli studenti  in archeologia dopo le vacanze. Le vecchie pietre di Noviomagus abbagliano sotto il sole ; fa tanto caldo che sembrano in fusione. Ma cosa è stato scoperto a Noviomagus ? Per quanto riguarda il periodo romano : un insieme di case e di edifici pubblici, un immenso teatro, dei mulini e un tempio di tradizione celtica chiamato fanum e per quanto riguarda il periodo più tardivo : un castello medievale costruito dentro il teatro. Ovviamente, sappiamo che Noviomagus era una città importante perché c’è questo grande teatro del primo secolo costruito come lo facevano i romani cioè con mattoni. L’insieme è abbastanza bene conservato, ma non è mai stato frugato. Il teatro è costituito da tre parte : l’emiciclo chiamato cavea formato da quattro anelli concentrici su cui riposava la gradinata ; al centro e sotto questa cavea, l’orchestra a semicerchio perfetto che ospitava le autorità ; antistante, il palcoscenico e il muro del palcoscenico che fa 57 metri di lunghezza. L’accesso alla gradinata si faceva grazie a nove corridoi chiamati vomitorium (che strana lingua il latino !) che sfociavano ai piedi di una scala che portava gli spettatori alla cavea del teatro. Nel 1340, un cavaliere esiliato, un certo Arnaud de Bourg, è condannato da sua famiglia a vivere in mezzo a questa pestilenziale palude che è diventato l’antica baia dei tempi romani e si sistema nel teatro utilizzando le pietre per costruire un piccolo castello e continua le sue attività di brigantaggio intorno alla zona di Lesparre. Oggi, rimangono le tracce della torre del castello al centro del teatro…

Lungo questo post, no ? Ma non abbandonate ancora la lettura perché Noviomagus come Bordeaux è legato anche alla leggenda di Carlomagno e a quella di Orlando ! Forse, siete già venuti a Bordeaux e avete visitato le vestigia dell’anfiteatro romano di Bordeaux chiamato il palazzo Gallien. Allora, sapete che i bordolesi dei secoli passati erano come Don Chisciotte e avevano la passione dei romanzi di cavalleria e siccome la storia romana di Bordeaux era completamente sconosciuta, la gente pensava che questo anfiteatro era un palazzo costruito da Carlomagno per la regina Gallienne, la moglie di Carlomagno. Questa credenza era anche legata al fatto che a prossimità, sotto la basilica Saint-Seurin, c’è un camposanto merovingico (potete visitarlo in estate) e in questo camposanto sarebbe stato seppellito l’olifante di Orlando. Adesso, torniamo a Noviomagus perché c’è un’altra leggenda legata ad Orlando e che riguarda i mulini romani di Noviomagus. A Noviomagus sappiamo che c’erano dei mulini perché c’è una carriera dove i romani hanno estratto delle enormi macine e restano nel suolo quattro buchi che hanno la forma di queste macine Allora, sapete che gli abitanti del Médoc, che non sono cugini dei bordolesi per niente, erano convinti che questi buchi erano le impronte del leggendario cavallo Bayard che apparteneva ad Renaud de Montauban, vassallo di Carlomagno, e che avrebbe servito a trasportare la salma di Orlando dopo la battaglia di Roncisvalle fino alla città di Blaye. Renaud de Montauban e il cavallo Bayard avrebbe fatto una pausa a Noviomagus e il cavallo avrebbe lasciato le impronte dei suoi zoccoli nella pietra. Quando si vede la grandezza dei buchi, possiamo facilmente immaginare che questo Bayard aveva un po’ la statura del cavallo di Troia…Spero la passeggiata a Noviomagus vi sia piaciuta !

 

 

Meglio di Atlantide : La leggendaria città perduta a nord di Bordeaux !

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Dimenticate un po’ Platone e la sua nebulosa Atlantide. Qui, sopra, avete la mappa della Gallia di Claudio Tolomeo che ha portato alla follia generazioni di geografi e di storici. Sapete perché ? Tolomeo indica a nord di Bordeaux, nell’estuario della Gironda, un’immensa città romana, chiamata Noviomagus, che supera Bordeaux in grandezza. Non è qualcosa di fantomatico, c’è un punto sulla mappa quindi dovremmo ritrovare questa città molto facilmente. Purtroppo, l’estuario era molto diverso due mille anni fa. E’ un mondo in cambiamento permanente e già un abitante di due cento anni fa avrebbe delle difficoltà con la topografia attuale. Per secoli, questa città è rimasta un mito, uno scherzo inventato da un geografo greco per prendere in giro gli storici e geografi delle generazioni future. Possiamo dire che la cosa ha funzionato bene perché questa storia di Noviomagus è diventata una specie di Atlantide bordolese. E tutti di chiedersi dove poteva trovarsi una città romana più grande di Bordeaux nel Médoc. Certi pensavano alle città attuali della penisola del Médoc : Lesparre oppure Pauillac….Insomma gli storici non ne sapevano niente e si bruciavano il cervello con questo nome di Noviomagus. Poi, figuratevi che la città è stata scoperta un po’ più di 50 anni fa in un paesello del Médoc non lontano da casa mia. Quindi nel prossimo post, faremo un giro sul cantiere di questa leggendaria città perduta ormai ritrovata.

Moli di Bordeaux : Quando le cince more di Bretagna sorvolano il fiume dei bordolesi !

Il vento soffia dall’estuario, Il cielo è coperto da nuvole nere che corrono nel cielo di Bordeaux. Presto la pioggia sarà battente e non ho nemmeno pensato a portare un ombrello. Butto un occhio ai turisti svedesi che non sono cosi preoccupati e che si divertono con l’acqua spruzzata dallo specchio d’acqua. Dietro di me, nella fila, tre bambini chiedono alla zia, ogni due minuti, l’ora e la ragazza ha l’idea di organizzare una battaglia di pollici per farli pazientare. Davanti a me, due lupi di mare che non hanno mai navigato ma che sanno un sacco di cose si raccontano la storia della marina a Bordeaux dall’antichità fino ad oggi….

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Nella bella lingua di Bretagna “Pen Duick” significa piccola testa nera ed è il nome che danno i bretoni al più modesto degli uccelli : la cincia mora. E se potessero cinguettare, le cinque cince more che sono attraccate lungo il pontone d’onore davanti a piazza della Borsa, quante storie di navigazioni, di regate, di corse intorno al Mondo, esse potrebbero raccontarci. Mi ricordo ancora le interviste di Eric Tabarly in Televisione : la sua modestia, la sua difficoltà ad esprimere le sue idee o un pensiero davanti ad un pubblico, la sua timidità, il suo modo particolare di parlare tra i denti cercando le sue parole, lo sguardo perso nel vuoto, poi che tornava e che sembrava dire “Ma cosa stai facendo qui ?” L’uomo era un mito della storia della vela francese, ma come l’albatro  di Baudelaire, la terra non era fatta per lui. Poi ci fu questa maledetta notte di giugno 1998 in cui Eric Tabarly è caduto fuori bordo nel mare d’Irlanda mentre portava il suo famoso Pen Duick, il primo, il cutter centenario a vela aurica, con cui la leggenda del navigatore era nata, a partecipare alla Fife Regatta che si disputava a Largs in Scozia. Sono le coincidenze della Storia. L’avventura  era iniziata con questo vecchio cutter del 1898, ideato da William Fife e costruito in Irlanda dal cantiere Gridiron e Marine Motor Works e finiva con lo stesso cutter cento anni più tardi… Eric Tabarly non fu soltanto il navigatore che vinse quasi tutte le regate del Mondo e fece scoprire la vela ai francesi con la sua vittoria nella Regata transatlantica in solitario del 1964, ma fu anche un genio della costruzione navale, il solo navigatore ad avere costruito la sua propria flotta costituita da sei Pen Duick. Tutte le imbarcazioni sono diverse e hanno segnato la storia della vela con delle inovazioni tecnologiche incredibili. Il primo Penn duick, il cutter del 1898 su cui Tabarly ha imparato a veleggiare quando era bambino, era stato messo in vendita all’asta dal suo padre dopo la guerra, ma impossibile di trovare un acquirente. Il figlio convinse il padre a regalarglielo. Lo scafo in legno era completamente marcio, Tabarly inventerà uno stampo per dare al cutter un nuovo scafo in poliestere. Una prima mondiale negli anni  1950. Il Pen Duick II, lo ketch con cui Tabarly ha vinto la Transatlantica è stato costruito in compensato per renderlo più veloce. Il Pen Duick III, che ha vinto la Sydney-Hobart nel 1967, ha una prua da clipper ed è stato costruito da Tabarly interamente in alluminio…e cosi via per tutti i Pen Duick. Ovviamente, il Pen Duick di cui tutti i francesi conoscono la triste storia, è il Pen Duick IV che fu ribattezzato Manureva e venduto allo yachtsman Alain Colas e che, nel 1978 (che iella la cifra 8 !), affondò in mare aperta con il suo proprietario. La nave ha fatto l’oggetto di una canzone, scritta da Gainsbourg e conosciuta da tutti i francesi. Comunque, c’è qualcosa di molto bello in questa storia dei Pen Duick, la volontà espressa da Eric Tabarly nel suo testamento che i Pen Duick non siano venduti o finiscano in un museo ecco perché tutti gli innamorati delle vele d’epoca continueranno ad ammirare i Pen Duick solcare gli oceani.

In cucina con Alex : Il sushi ? un’invenzione bordolese !

Ovviamente, su questo blog, potrei presentarvi solo i menù turistici composti da foie gras, confit, insalate landesi…ecc…che potete trovare in ogni ristorante di Bordeaux e che sono delle specialità, non solo di Bordeaux, ma del Sud-Ovest della Francia, dal Perigord fino ai Paesi Baschi. Ma siccome sono un ragazzo di Bordeaux, voglio farvi scoprire anche delle cose veramente tipiche della regione di Bordeaux e che non si mangiano nei ristoranti perché non sono adattate ai gusti dei nostri visitatori. Cominciamo questa nuova rubrica con un classico dell’estuario della Gironda che si mangia solo in estate : le sardine. In bordolese, questo pesce si chiama royan come la città alla bocca dell’estuario della Gironda. Volete il perché ? Semplicemente perché gli antichi bordolesi pescavano questo pesce al largo di questa città e non al largo della Sardegna. In estate, tutto il Médoc è ammorbato, non solo dalla poltiglia bordolese, ma anche dall’odore di sardine grigliate. Ogni evento, kermesse, ballo, torneo di calcio, è l’occasione di fare una “sardinade” cioè una sagra dedicata alla sardina. Quei royan si mangiano da millenari nell’estuario della Gironda. Il metodo bordolese più tradizionale per mangiare le sardine non è la griglia. Assolutamente no. Il metodo più classico e che piace di più ai veri bordolesi (e anche all’autore di questo blog) e quello descritto sotto. Vi ho già detto che la cucina bordolese è qualcosa di molto semplice e che solo la qualità del prodotto conta. La prova con questa ricetta tipica di Bordeaux.

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Dovete acquistare le sardine freschissime, presto la mattina quando il pescivendolo torna dalla vente di Royan.

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Lavate e pulite il pesce, togliete la testa e la lisca e la nostra ricetta bordolese è quasi finita.

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Una fetta di pane di Guascogna spalmato di burro degli Charentes….

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mettete sopra la sardina con un po’ di fior di sale. Non c’è niente di meglio al mondo che valga questa leccornia. (anche per la merenda).

A Bordeaux ci sono château e château, e sono due cose ben diverse !

Un lettore di Bordeaux e dintorni, che conosco da anni, mi scrive che a Bordeaux siamo tutti castellani un po’ snob. Francamente, che siamo tutti castellani non c’è dubbio. Ma sono gli altri che sono snob. Noi siamo furbi e conoscitori della psicologia del bevitore di vino. Adesso, vorrei dire quattro parole a proposito degli château di Bordeaux che sono più un riflesso della vanità umana che veramente legati alla Storia. Esistono due categorie di château a Bordeaux. La prima categoria corrisponde allo château classico che secondo la definizione dell’enciclopedia Trecani è :

un edificio fortificato, cinto di mura con torri, eretto nell’età medievale per dimora e difesa dei nobili proprietarî di terre e dei signori feudali. Per estens., fortezza, rocca oppure  un vasto edificio costruito per abitazione dei signori in campagna, a somiglianza dei castelli medievali, in cui però gli elementi difensivi sono conservati spesso soltanto come motivi architettonici.

Bene. Su questo blog, abbiamo già incontrato château di questo tipo nei dintorni di Bordeaux, non è questo tipo di Château che ci interessa oggi, ma piuttosto un’altra categoria che comprende più di 10.000 château ! Purtoppo l’enciclopedia Trecani non dà una definizione di questa seconda categoria di Château, forse perché è veramente qualcosa che si trova unicamente a Bordeaux. Per darne una definizione vi invito a guardare le due immagini sotto che sono due case diverse, ma che hanno esattamente la stessa natura.

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Siamo nel Médoc. La foto è stata scattata negli anni 1860 e raffigura lo château Cos d’Estournel nell’appellazione Saint-Estèphe. La cosa divertente è che potete andarci oggi, niente è cambiato, anche la strada che passa davanti allo château è la stessa. Tranne ovviamente che oggi ci sono i bus di  turisti che si fermano sul bordo della strada e bloccano la circolazione per permettere alla gente di scendere e di scattare lo château. Credo sia lo château più scattato del Médoc ! Una volta, ho visto un gruppo di asiatici scattare lo château, altri asiatici dietro che scattavano  i colleghi…e così via

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Siamo ancora nel Médoc e sempre negli anni 1860, qui siamo a Saint-Julien-Beychevelle. E cosa pensate che sia questa modesta casa ? Sì, avete indovinato ! è un altro château : lo château Saint-Pierre. Cosa hanno di comune le due case ? Sono due aziende vitivinicole. Quindi possiamo dare la definizione seguente : ogni tenuta vitivinicola a Bordeaux si chiama Château, che sia un palazzo rinascimentale oppure quattro tavole in legno in mezzo ad un vigneto. D’altronde c’è anche uno château La Cabane (la Capanna) a Pomerol e vicino a questa Capanna c’è il famoso château Petrus che possiede né château e nemmeno una fottuta capanna nel vigneto ; e tutti i turisti di scattare la tinaia pensando che si tratti di uno Château. Adesso devo confessarvi qualcosa. Tranne le case a pianterreno del settecento costruite in mezzo alle vigne che i bordolesi chiamano “certose” tutto il resto è un bluff. Gli château sono semplicemente una trovata commerciale, un’invenzione, per vendere di più e se c’è una cosa al mondo che sanno fare i bordolesi dall’antichità, è vendere il loro vino, no ? Prima l’ottocento, non esistevano gli château a Bordeaux, ma i viticoltori si sono accorti che gli amanti del vino erano assai snob (non dimentichiamo che solo un certo ceto sociale all’estero poteva permettersi il Bordeaux) e quindi i viticoltori si sono messi a costruire quegli château medievali, rinascimentali…ecc…ecc…che sono semplicemente delle imitazioni di altri château, degli anacronismi…e a chiamare château tutte le aziende vitivinicole. Tutto questo per accontentare la vanità dei clienti perché anche il miglior vino del Mondo si venderà meglio con una bella etichetta raffigurando uno château del quattrocento che con un villino di periferia….Forse il fatto che i nostri château siano delle contraffazioni è quello che piace tanto ai cinesi !

 

Cos’è un pessimo vino per un abitante di Bordeaux ?

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Parigi. Quartiere Latino. Bistrot au Vieux Chêne, 69 rue Mouffetard, verso 1900.

Risposta : un vino di Borgogna !

Più forte. Cos’è un pessimo vino per un viticoltore bordolese ?

Risposta : Tutto il vino che lui non produce e, in particolare, il vinello che fa il suo vicino e che il tizio si ostina a chiamare vino !