Vino: in cui l’autore di questo blog si arrampica sulla montagna magica dei bordolesi per svelarvi uno dei segreti dei vini di Bordeaux!

Oggi, vi porto in una zona dove si fanno i vini bianchi dolci e secchi più rinomati dell’universo. Sono salito dalla sponda destra della Garonna fino alla cima della montagna dove si trova il piccolo paese di Sainte-Croix-du-Mont. Paese vitivinicolo dove si produce un vino dolce paragonabile a quello di Sauternes che si trova di fronte, sulla riva sinistra della Garonna. Secondo me, il Sainte-Croix-du-Mont è anche migliore del Sauternes. Diciamo che qui la gente non è razzista e non fa la differenza tra Sauternes, Cadillac, Loupiac, Barsac, Sainte-Croix-du-Mont…Solo che Sauternes è più conosciuto all’estero delle altre appellazioni della zona. Tutto qui. A Sainte-Croix-du-Mont siamo nell’Entre-deux-Mers perché la regione è situata tra due “mari”, che sono in realtà i due fiumi di Bordeaux: la Garonna e la Dordogna, è una regione collinare che ricorda anche un po’ certi paesaggi italiani. Invece sulla sponda sinistra della Garonna, la zona vinicola che costeggia il fiume dalla città di Langon fino a sud di Bordeaux si chiama le “Graves”, il limite occidentale di queste “Graves” è la foresta delle Lande di Guascogna. A sud di queste “Graves”, dove si producono vini bianchi secchi famosi nel Mondo intero (anche vini rossi, ovviamente), c’è una vallata  percorsa da un affluente della Garonna chiamato il Ciron e che costituisce un’eccezione nelle “Graves”, è la zona di Sauternes. Ecco per la lezione di Geografia! Quando siete in cima alla montagna di Sainte-Croix-du-Mont il vostro sguardo abbraccia tutto quello che vi ho descritto.

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Ma, non è la ragione per cui sono salito su questa montagna. Diciamo che è una montagna particolare, magica, unica al mondo, e che svela uno dei segreti dei vini di Bordeaux. Diciamo piuttosto dei vini di questa zona perché nel Médoc, dove abito, è ancora un’altra storia. La montagna di Sainte-Croix-du-Mont, a strapiombo della Garonna, racconta una storia geologica della regione, non è una montagna calcarea oppure di marmo, ma un Everest costituito da ostriche fossili che risalgono a 22 milioni di anni fa, quando l’Aquitania era sotto le acque dell’Oceano. In cima a questa montagna eravamo un po’ come in riva al Bacino di Arcachon cioè delle acque poco profonde in cui le ostriche hanno trovato condizioni ottimali per sistemarsi, ammucchiandosi fino a formare delle falesie. I terreni calcarei hanno permesso la fossilizzazione. Poi, l’oceano si è ritirato, le colline sono emerse e le ostriche si sono ritrovate in cima a queste “montagne”. Le ostriche fossilizzate e anche altre conchiglie di mare si ritrovano ovunque nel sottosuolo a sud di Bordeaux. Quindi non sono soltanto i viticoltori, i vitigni che siano Sémillon, Muscadelle, Sauvignon, Malbec, Carmenère…ecc, il clima oceanico, i fiumi, il sole che fanno certi vini di Bordeaux; non sono soltanto le “Graves” cioè la ghiaia che si trova nel suolo, ma sono anche le ostriche fossilizzate che si trovano nel sottosuolo insieme alla sabbia, all’argilla e al calcare che fanno di questa terra un “terroir” eccezionale.

 

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Vini di Champagne: Na zdrowie!

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Vendemmia, Champagne.

E’ qualcosa il politichese che utilizziamo in Europa! Per esempio non si dice più “schiavi” ma “lavoratori distaccati”. Cos’è un “lavoratore distaccato” nel campo della viticoltura? Uno straniero – quest’anno  il polacco va di moda in Champagne – pagato al minimo sindacale francese tranne che il datore di lavoro non versa più i contributi sociali in Francia ma nel paese di origine e così può risparmiare un bel sacco di soldi. Perché, ovviamente, i contributi sociali in Francia sono circa 30% più elevati di quelli pagati in Polonia. Forse, pensate che i viticoltori della Champagne sono già contenti di aver ottenuto dall’Europa questa manodopera polacca a basso costo? Allora, sbagliate perché certi vogliono ancora di più e hanno addirittura deciso di ripristinare la schiavitù esonerandosi dal diritto di lavoro che vige in Francia. Sto leggendo un articolo edificante sul giornale di stamattina. Figuratevi che una battuta degli ispettori della previdenza agricola accompagnati da agenti delle forze mobili di polizia si è svolta, il 17 settembre a Fleury-la-Rivière, ridente paese del dipartimento della Marne nel cuore della Champagne. E cosa hanno scoperto gli ispettori della previdenza agricola che non possono sempre chiudere gli occhi quando dei gravi delitti sono commessi? 240 polacchi che si ammassavano in un’infame topaia, e quando scrivo topaia è quasi un eufemismo, appartenente ad un polacco sistemato nel paese, un prestanome e un aguzzino, se volete, che lavorava per i viticoltori  schiavisti. Il polacco affittava i suoi concittadini per quasi niente ai viticoltori della zona che facevano lavorare i polacchi dalla mattina alla sera, sette giorni su sette, senza mai un’ora di pausa. Mancavano solo le catene al piede e al collo per dare un tocco Mississippi a questo angolo della Champagne. Ma c’è di peggio in questa sordida vicenda. Quando i polacchi erano rispediti nella topaia, l’aguzzino dava ai suoi concittadini a mangiare del cibo avariato, è un miracolo che i polacchi già stanchi da queste condizioni di lavoro inumane, non siano morti avvelenati. E poi in questo articolo si legge anche la reazione agghiacciante di una viticoltrice che rischia il carcere per tratta di esseri umani e che si giustifica dichiarando: “i francesi non si trovano più, e poi  i polacchi sono meglio dei…La strega non finisce la frase, ma si capisce, comunque, il senso. Una volta i viticoltori facevano venire dei lavoratori del Maghreb, ma i tizi non vengono più, non accettano più di lavorare in queste condizioni. E a Bordeaux mi chiederete? Stessa cosa, un amico mi ha detto che, dietro casa sua, c’è della gente che campa nella palude e, l’altro giorno, c’era la polizia a controllare.

Vino: Niente rivoluzione culturale con l’arrivo dei cinesi nell’estuario!

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Lo château Loudenne a nord di Saint-Estèphe acquistato da un miliardario cinese. La foto può ingannare, la casetta rosa dietro il cartello con gli ideogrammi non è lo château Loudenne, ma la casa del factotum all’ingresso della proprietà.

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Anzi adorano le tradizioni legate al vino è in particolare una che (r)esiste nell’estuario da due mille anni,  da quando gli antichi bordolesi hanno riportato dall’Albania un vitigno, la Biturica, resistente al clima oceanico, quella di pagare i lavoratori della vigna al minimo sindacale!

 

Vino: il vino 2014 è arrivato!

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Non a Bordeaux però perché la vendemmia non è ancora iniziata. Ma trovate già il vino bourru su tutti i mercati di Bordeaux; la roba deve venire dalla Provenza oppure dall’Alsazia. Non so per le altre regioni francesi o per l’Italia, ma qui, a Bordeaux, è la tradizione di bere quantità astronomiche di  vino bourru da settembre fino a novembre o dicembre. E’ il primo vino dell’anno, un vino dolce, torbido, non finito e che sta ancora fementando. Un casino da trasportare in macchina perché è semplicemente chiuso con una capsula forata per permettergli di respirare e dovete fare tutto il tragitto fino a casa con il vino tra i ginocchi. Non vi lasciate ingannare dalla parola “bourru” che significa aspro e rude in francese e che designa qui un vino dolce. Semplicemente “bourru” viene dal fatto che il vino sia torbido e fa riferimento alla “bourre” (la borra in italiano) cioè, secondo l’enciclopedia Treccani che ne dà la stessa definizione del francese, all’origine:  la tosatura, la cimatura, il cascame di lana usato per fabbricare feltri per imbottiture o per trame grossolane; oppure la fine e abbondante peluria che in certe razze di capre è coperta dal pelo lungo, la lanugine che in alcuni animali da pelliccia sta al disotto della giarra”. Notate che l’aggetivo “bourru” è usato anche per il latte appena munto. Di solito, dovete accompagnare il vino bourru con le caldarroste. Ma non è ancora arrivato il tempo delle castagne, anzi sembra ad un anno luce; annunciano ancora 31 gradi per oggi!

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Va bene si berrà comunque al dessert con un po’ di formaggio…

Salute!

 

Lingua: Riflessione linguistica davanti a quattro sarmenti di vigna.

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Se siete già venuti in Gironda, cari lettori, avete sicuramente fatto l’ascensione della più grande duna d’Europa, la Duna del Pilat, per ammirare il panorama mozzafiato sul bacino di Arcachon, l’oceano e la foresta landese. Ma cosa c’entra, mi direte, la foto di questo fastello di sarmenti con la duna del Pilat? Bene, allora, se vi dico che esiste un rapporto di tipo linguistico tra la duna del Pilat e questo fastello di sarmenti, mi credete? Il verbo, in guascone, per designare l’operazione che consiste a fare dei mucchi di sarmenti, in inverno, nelle vigne, dopo la potatura è “apiloter” cioè mettere qualcosa in “pilot”. La parola guascone “pilot” oppure “pilat” significa in italiano “mucchio”. Quindi la duna del Pilat designa semplicemente un ammucchiamento di sabbia. La sola differenza tra i sarmenti e la duna, è che il mucchio di sarmenti è stato “apilotato” dagli uomini mentre il mucchio di sabbia è stato “apilotato” dalla natura. Sorprendente no?

A Bordeaux ci sono château e château, e sono due cose ben diverse !

Un lettore di Bordeaux e dintorni, che conosco da anni, mi scrive che a Bordeaux siamo tutti castellani un po’ snob. Francamente, che siamo tutti castellani non c’è dubbio. Ma sono gli altri che sono snob. Noi siamo furbi e conoscitori della psicologia del bevitore di vino. Adesso, vorrei dire quattro parole a proposito degli château di Bordeaux che sono più un riflesso della vanità umana che veramente legati alla Storia. Esistono due categorie di château a Bordeaux. La prima categoria corrisponde allo château classico che secondo la definizione dell’enciclopedia Trecani è :

un edificio fortificato, cinto di mura con torri, eretto nell’età medievale per dimora e difesa dei nobili proprietarî di terre e dei signori feudali. Per estens., fortezza, rocca oppure  un vasto edificio costruito per abitazione dei signori in campagna, a somiglianza dei castelli medievali, in cui però gli elementi difensivi sono conservati spesso soltanto come motivi architettonici.

Bene. Su questo blog, abbiamo già incontrato château di questo tipo nei dintorni di Bordeaux, non è questo tipo di Château che ci interessa oggi, ma piuttosto un’altra categoria che comprende più di 10.000 château ! Purtoppo l’enciclopedia Trecani non dà una definizione di questa seconda categoria di Château, forse perché è veramente qualcosa che si trova unicamente a Bordeaux. Per darne una definizione vi invito a guardare le due immagini sotto che sono due case diverse, ma che hanno esattamente la stessa natura.

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Siamo nel Médoc. La foto è stata scattata negli anni 1860 e raffigura lo château Cos d’Estournel nell’appellazione Saint-Estèphe. La cosa divertente è che potete andarci oggi, niente è cambiato, anche la strada che passa davanti allo château è la stessa. Tranne ovviamente che oggi ci sono i bus di  turisti che si fermano sul bordo della strada e bloccano la circolazione per permettere alla gente di scendere e di scattare lo château. Credo sia lo château più scattato del Médoc ! Una volta, ho visto un gruppo di asiatici scattare lo château, altri asiatici dietro che scattavano  i colleghi…e così via

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Siamo ancora nel Médoc e sempre negli anni 1860, qui siamo a Saint-Julien-Beychevelle. E cosa pensate che sia questa modesta casa ? Sì, avete indovinato ! è un altro château : lo château Saint-Pierre. Cosa hanno di comune le due case ? Sono due aziende vitivinicole. Quindi possiamo dare la definizione seguente : ogni tenuta vitivinicola a Bordeaux si chiama Château, che sia un palazzo rinascimentale oppure quattro tavole in legno in mezzo ad un vigneto. D’altronde c’è anche uno château La Cabane (la Capanna) a Pomerol e vicino a questa Capanna c’è il famoso château Petrus che possiede né château e nemmeno una fottuta capanna nel vigneto ; e tutti i turisti di scattare la tinaia pensando che si tratti di uno Château. Adesso devo confessarvi qualcosa. Tranne le case a pianterreno del settecento costruite in mezzo alle vigne che i bordolesi chiamano “certose” tutto il resto è un bluff. Gli château sono semplicemente una trovata commerciale, un’invenzione, per vendere di più e se c’è una cosa al mondo che sanno fare i bordolesi dall’antichità, è vendere il loro vino, no ? Prima l’ottocento, non esistevano gli château a Bordeaux, ma i viticoltori si sono accorti che gli amanti del vino erano assai snob (non dimentichiamo che solo un certo ceto sociale all’estero poteva permettersi il Bordeaux) e quindi i viticoltori si sono messi a costruire quegli château medievali, rinascimentali…ecc…ecc…che sono semplicemente delle imitazioni di altri château, degli anacronismi…e a chiamare château tutte le aziende vitivinicole. Tutto questo per accontentare la vanità dei clienti perché anche il miglior vino del Mondo si venderà meglio con una bella etichetta raffigurando uno château del quattrocento che con un villino di periferia….Forse il fatto che i nostri château siano delle contraffazioni è quello che piace tanto ai cinesi !

 

Vino : In cui l’autore di questo blog è preso dallo spleen a bordo di una goletta portoghese !

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Mia cara Bordeaux, puoi attirare, ogni sera, centinaia di migliaia di visitatori e di turisti sui moli per Bordeaux festeggia il vino, ma io, ti conosco bene e non mi lascio abbindolare così facilmente. Ti sei ripulita la facciata, ma non cambia niente per me. Sei sempre la stessa puttana di una volta pronta a tutto per vendere la tua merce.  E mentre sto guardando la goletta portoghese solitaria, ormeggiata lungo il tuo molo, mi chiedo perché non parli del merluzzo a tutta questa gente. Ti fa vergognare il baccalà ? Non ha la nobiltà del vino, il merluzzo ? Non ti ricordi quando il baccalà era il tuo orgoglio e quanto ti vantavi di essere il primo porto di Francia per la pesca al merluzzo ? E tutti questi soldi che grondavano allora su di te ! Mia cara Bordeaux, non fare la duchessa con me ! Non ti ricordi più che non sei stata edificata su botti di vino, ma su botti di aringhe ? Hai dimenticato quanto le tue gonne puzzavano di pesci secchi e che i nonni del tuo più illustro figlio, Montaigne, erano pescivendoli sul mercato di Saint-Pierre e che sono diventati viticoltori solo grazie ai soldi del baccalà ! Chiudi gli occhi, mia cara vecchia venditrice di pesce per vedere di nuovo le centinaia di golette che tornano al porto dopo mesi e mesi a pescare al largo del Canada e sentire di nuovo il profumo del baccalà che veniva scaricato sui moli e che invadeva tutti i quartieri della città. Ti ricordi ancora come i preziosi borghesi e i negozianti in vino degli Chartrons erano importunati da questo odore acre di baccalà e di sale acido e hanno ottenuto da te che gli essicatoi per il pesce siano sgomberati di Saint Pierre verso la piccola cittadina di Bègles perché è ben conosciuto che nei quartieri operai la gente ha il naso meno delicato. Ti ricordi le mani dei marinai bretoni e baschi che appena sbarcati, avevano fretta di raggiungere i bordelli di Mériadeck. Mani che pescavano, tagliavano, spaccavano e salavano il merluzzo per farlo diventare baccalà verde. E le mani di tutte queste operaie che eseguivano l’ultima tappa di essiccazione per trasformare il baccalà verde in baccalà negli essicatoi in legno di Bègles. Mani bruciate e screpolate da anni a lavare e salare il pesce. Te le ricordi, mia cara venditrice di pesce, queste ragazze di venti anni con le loro mani di vecchiette  ? Poi, dopo la seconda guerra mondiale, le abitudini alimentari sono cambiate e la povera gente che viveva in campagna non è più stata condannata a mangiare del pesce secco, ma ha avuto accesso ad altri pesci con la generalizzazione dei frigo e altri congelatori. Anche i vecchi essicatoi per pesce sono dovuti chiudere con l’invenzione delle navi fattoria. Ti ricordi ancora, mia cara Bordeaux, quando bambino sono andato con il nonno a vedere l’ultimo peschereccio tornare nei vecchi bacini fluviali di Bacalan dopo l’ultima campagna di pesca a Terranova. Quanto la gente era triste sul molo quando il vecchio ponte girevole ha girato per l’ultima volta…

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Ogni anno, sia per Bordeaux festeggia il vino, sia per Bordeaux festeggia il fiume, una nave a vela attracca per la durata delle festività lungo il molo davanti a piazza della Borsa. Spesso è il Belem di cui vi ho già parlato, ma quest’anno era la Santa Maria Manuela, una stupenda goletta portoghese a quattro alberi costruita a Lisbona nel 1937 per la pesca al merluzzo al largo di Terranova e che è andata in pensione solo nel 1993 dopo una bellissima carriera. Lo scafo della Santa Maria è stato completamente ristrutturato nel 2007 e oggi è una nave scuola della marina portoghese.

 

 

Vino : Appuntamento a Bordeaux !

“Appuntamento a Bordeaux” è il nome dello spettacolo di Suoni e Luci proiettato, ogni sera, sui muri settecenteschi di piazza della Borsa all’occasione di Bordeaux festeggia il vino. Un film che racconta la storia d’amore eterna tra il vino e una città fondata 2500 anni fa e che anticipa anche il suo futuro radioso con l’orrendo museo delle civiltà del vino che il municipio fa costruire sui moli di Bacalan. Un film che celebra la più bella città del Mondo, gli scrittori più famosi della Via Lattea che sono bordolesi ovviamente, il fiume più maestoso della Galassia, i 10.000 châteaux di Bordeaux con i loro 120.000 ettari che producono il migliore vino dell’Universo….

 

Vino : una bordolese da Guinness !

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Mentre sto osservando turisti inglesi e cinesi che camminano sui moli un calice di vino in mano, mi torna in mente che, quando ero bambino, c’era un recinto che impediva di accedere ai moli perché c’era ancora un’attività portuale importante a Bordeaux e il porto autonomo di Bordeaux non scherzava con la merce. E poi, i bordolesi non avrebbero mai avuto l’idea di guardare verso il fiume oppure di passeggiare sul lungofiume. Che strana idea sarebbe stata. Poi, le cose sono cambiate. Il porto autonomo di Bordeaux ha deciso di spostare le attività portuali più a valle sull’estuario e le navi, tranne quelle da crociera, hanno smesso di raggiungere Bordeaux. Gli anni 2000 furono una specie di rivoluzione copernicana per i bordolesi che videro i moli abbandonati completamente ristrutturati per la passeggiata e lo sport. I vecchi magazzini degli anni 1920 sono stati rasati al suolo per creare giardini oppure trasformati in negozi, il magazzino sotterraneo davanti a piazza della Borsa servendo ormai di serbatoio per alimentare lo specchio d’acqua. In solo qualche anno, i moli sono diventati la passeggiata preferita dei bordolesi. E ormai su questi nuovi Champs Elysées bordolesi ci si organizza in giugno, in avvicendamento, un anno su due, “Bordeaux festeggia il fiume” e “Bordeaux festeggia il vino“. Quest’anno è l’anno di “Bordeaux festeggia il vino”.  Nel 2012, all’occasione del precedente “Bordeaux festeggia il vino”, vi avevo presentato la mostra : Le bordolesi XXL. Quest’anno un collettivo di artisti ha realizzato un mosaico con 300.000 tappi in sughero su una botte di 9 metri di altezza e che raffigura paesaggi del bordolese. E sono tutti ansiosi : la tonnellerie bordolese che ha fornito le doghe e gli artisti che hanno partecipato al progetto perché vorrebbero fare entrare la botte di vino nel guiness book ! Strani questi bordolesi, no ? La prima volta che sono andato in Italia, ci sono due cose che mi hanno esterrefatto : i vecchi che guidavano bici elettriche (prima di questo viaggio in Italia, non avevo mai visto una bici elettrica !) e un amico italiano in un ristorante che mi spiegava perché i bordolesi non sapevano fare dei vini di qualità e come mai utilizzavamo ancora tappi in sughero mentre in Italia si utilizzava tappi a vite ? (a me che sono per niente sciovinista e piuttosto aperto, mi scocciano subito questi discorsi). Forse dovrei inviare all’amico uno scatto del mosaico per mostrargli che, tanti anni dopo, usiamo ancora i tappi in sughero e che siamo sempre gli stessi bordolesi arretrati ! 🙂

A Bordeaux anche gli astemi bevono dei grands crus !

 

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Credo che la Guascogna sia conosciuta nel mondo intero non solo per il vino, ma anche per la qualità eccezionale delle sue acque. D’altronde è risaputo che i romani hanno conquistato la Guascogna solo per potere approfittare di cure termali gratis. E poi, basta pensare a tutti questi milioni di italiani che fanno il viaggio, ogni anno, per riempire le loro borracce con l’acqua miracolosa che eroga dai rubinetti della cittadina di Lourdes. A Bordeaux, capitale della Guascogna, abbiamo una fonte di acqua minerale purissima che tutti i bordolesi conoscono : la fonte Sainte-Anne che sorge nel quartiere chic delle Abatilles ad Arcachon. È una storia divertente quella di questa fonte perché è stato un ingegnere che cercava negli anni 1920 del petrolio nel sottosuolo di Arcachon e che ha scoperto ad una profondità di 472 metri dell’acqua poco mineralizzata quindi termale ! Non veramente una sorpresa perché c’è addirittura un oceano di acqua dolce sotto il dipartimento della Gironda e l’ingegnere aveva semplicemente raggiunto la falda dell’eocene che approvvigiona la città di Bordeaux in acqua dagli anni 1860 ! Quindi se bevete l’acqua minerale delle Abatilles o l’acqua che eroga dal rubinetto e che è portato a Bordeaux dall’acquedotto che si trova a Sauternes o quello che si trova nel Médoc, state bevendo esattamente la stessa acqua (l’acqua di Bordeaux è ritenuta per essere una delle più pure di Francia). Da qualche anno, le vendite di questa acqua minerale stavano declinando e la società Nestlé che possedeva la fonte l’ha venduta a due uomini d’affari bordolesi (credo che uno dei due sia viticoltore nel Médoc). I due tizi hanno avuto un’idea geniale : aggiungere del gas carbonico all’acqua per renderla frizzante, ma sopratutto cambiare completamente il packaging della bottiglia e adottare la bottiglia detta “bordolese” che tutti gli amanti del vino conoscono. Cambia qualcosa di vendere acqua minerale in bottiglie di vino ? Direi di sì. Il giro d’affari è passato da 3,8 milioni di euro in 2008 a 8,5 milioni in 2011 e ormai l’acqua delle Abatilles, che era sconosciuta fuori dal dipartimento, si appresta a conquistare il Mondo !