Imparate il francese con Alex: Omofonia, seno, strutto, santo e salumeria per Ognissanti

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La cosa più importante in francese è l’ortografia perché c’è un sacco di parole omofone in questa lingua. Per esempio: SAINT (santo) e SEIN (seno). Quindi non fate confusione! oggi è la festa di tutti i santi (saints) e non la festa di tutti i seni (seins)!  Sopra una vecchia vignetta umoristica a doppio senso che gioca con la parola “poitrine” che designa sia il petto di un animale, sia il seno della salumiera e l’espressione “sein doux” che significa “dolce seno” e ha lo stesso suono di “saindoux” che designa lo strutto!

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Lingua: il deputato che discuteva sul sesso degli angeli!

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Sembrano i Re magi! Sono i membri dell’Accademia francese offrendo il dizionario dell’Accademia al Re.

No, caro Julien Aubert, deputato del Parlamento francese, ha fatto bene la Presidente Sandrine Mazetier di sanzionarti di un quarto della tua indennità mensile (1.378 euro) per esserti, più volte, rivolto a lei chiamandola sardonicamente “Madame LE Président” mentre lei ti chiedeva di utilizzare l’espressione in uso nel parlamento francese e prevista dal regolamento dell’Assemblea Nazionale cioè “Madame LA Présidente”. Inutile andare in tutte le televisioni per arrampicarti sugli specchi e spiegarci, con un dizionario in mano, che sei nel giusto e che i patriarchi antidiluviani dell’Accademia francese ti danno ragione. Perché non è soltanto il “Madame LE Président” che la signora Mazetier non ha accettato, ma anche il tuono sprezzante che accompagnava questo “Madame LE Président”, questa voglia di urtare a tutti i costi la Presidente di turno dell’Assemblea Nazionale. Adesso, devi assumere e smettere di rompere i corbelli, in modo indecente, a tutti con la tua sanzione pecuniaria abbastanza modesta per un deputato della Repubblica, caro Julien Aubert, La civiltà francese non è crollata con il matrimonio gay e non crollerà perché dirai: deputata, signora Presidente, sindaca…ecc. I tempi sono cambiati e la Francia patriarcale e maschilista in cui la farmacista, la deputata, la presidente, la sindaca…ecc…erano semplicemente le mogli di mariti che esercitavano queste professioni, non esiste più!

 

Lingua: Riflessione linguistica davanti a quattro sarmenti di vigna.

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Se siete già venuti in Gironda, cari lettori, avete sicuramente fatto l’ascensione della più grande duna d’Europa, la Duna del Pilat, per ammirare il panorama mozzafiato sul bacino di Arcachon, l’oceano e la foresta landese. Ma cosa c’entra, mi direte, la foto di questo fastello di sarmenti con la duna del Pilat? Bene, allora, se vi dico che esiste un rapporto di tipo linguistico tra la duna del Pilat e questo fastello di sarmenti, mi credete? Il verbo, in guascone, per designare l’operazione che consiste a fare dei mucchi di sarmenti, in inverno, nelle vigne, dopo la potatura è “apiloter” cioè mettere qualcosa in “pilot”. La parola guascone “pilot” oppure “pilat” significa in italiano “mucchio”. Quindi la duna del Pilat designa semplicemente un ammucchiamento di sabbia. La sola differenza tra i sarmenti e la duna, è che il mucchio di sarmenti è stato “apilotato” dagli uomini mentre il mucchio di sabbia è stato “apilotato” dalla natura. Sorprendente no?

Pubblicità: perché la mamma sarà sempre la mamma!

Siete un sito internet francese che propone di mettere in relazione persone che hanno bisogno di qualcuno per fare la baby sitter, fare la spesa, pulire l’appartamento, cucinare, stirare – insomma quello che in francese si chiama: i  servizi alla persona – con dei lavoratori. Quindi dovete dissuadere la gente di ricorrere alla mamma, questa pessima abitudine francese di considerare la mamma come una schiava moderna. E cosa c’è di più dissuasivo, di più repulsivo, che un vecchio cliché sui nostri vicini italiani, quei eterni mammoni…Vecchia storia della pagliuzza e della trave.

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Contesto: Una coppia francese torna da un concerto in compagnia di un’altra coppia: il modo di parlare, l’accento, l’appartamento, la biblioteca, indica che la coppia vive a Parigi e appartiene ad un ceto alto borghese. Insomma la coppia non è come il comune dei mortali e non ha problemi di soldi il quindici del mese. Notate che accade bene per il sito internet che vuole convincere questa categoria di popolazione.

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La moglie: Era geniale questo concerto…

Il marito: musicalmente, non era tanto straordinario (notate che in Francia, i borghesi  utilizzano “transcendant” per dire boh!)

La moglie: Ooooooh…hai torto, non sono d’accordo.

L’altro tizio che ha un leggero accento indefinibile: uscite, lavoro, casa impeccabile…ma come fate? (notate che, secondo me, il tizio è francese; è solo il suo modo di pronunciare IMPeccable che tradisce le sua italianità)

Il marito che si cambia in rappresentante di commercio: Famihero.com!

La moglie dell’italiano (lei ha un accento francese DOC; è una coppia mista!): E per i figli?

Il marito sempre nello stesso trip sfodera il suo computer già acceso sul sito internet : Famihero! Qui, scegli il tuo servizio, il codice postale e hop (oplà).

L’italiano che non ha mai sentito l’onomatopea “hop”: E hop! (!?!)

Il marito: Sì, vedi le persone disponibili vicino a casa tua.

La coppia francese (che sta diventando addirittura perfida): E voi, come fate?

L’italiano (fiero come un Artabano): Noi, abbiamo la mamma! (E il tizio di mostrare un orribile donnone in home page sul cellulare).

La coppia francese imbarazzata come la gallina che ha un solo uovo (come dice il proverbio francese): Ah sì, hum, sì…è bene anche aver la famiglia così…accanto…disponibile…diretto…no…è…veramente…sì…e poi sono sicuro che lei è una buona cuoca….

Detesto questa pubblicità, non solo per il cliché nei confronti degli italiani, ma anche perché potrebbe dare l’idea a mia madre di mandarmi a quel paese oppure ad esigere uno stipendio ogni volta che le chiedo qualcosa. Brivido. 

Indovinello : Sui moli di Bordeaux !

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Sono nato in questa via, non quando è stata scattata la foto però perché la foto risale alla prima guerra mondiale e non sono ancora centenario 🙂 Questo tipo di via ovunque in Francia si chiama “avenue” tranne a Bordeaux dove la parola “avenue” era insopportabile ai bordolesi tanto “avenue” evocava Parigi. E decisamente una bella città come Bordeaux non poteva scimmiottare la brutta e odiata Parigi. Una volta, quando c’erano ancora le mura medievali, gli antichi bordolesi avrebbero usato “fossato” per dire “avenue”. Ma nel XIX secolo, i parigini e le loro stupide “avenue” ci avrebbero presi in giro con una parola che faceva pensare ad una fogna. Cosa fare ? Insanabilmente gli assessori comunali che proponevano “avenue” venivano ghigliottinato per aver offeso la città. Per anni, il problema è rimasto irrisolvibile. Poi, un bordolese è andato in vacanza in Italia e, più smaliziato di tutti gli altri bordolesi, si è accorto che gli italiani usavano la parola “corso” per dire “avenue”. Quando il tizio è tornato a Bordeaux, egli ha proposto “corso” ma francesizzato in “cours” e tutti i bordolesi di trovare l’idea geniale e la parola bellissima ed elegante perché “cours” evoca anche in francese un piccolo fiume, un ruscello, e quindi esattamente quello che significava “fossato” per i bordolesi . Adesso che sapete perché a Bordeaux le “avenue” si chiamano “cours”, tocca a voi, cari lettori, a spremervi le meningi per dirmi cos’è questa torre in metallo sui moli di Bordeaux !

A Bordeaux ci sono château e château, e sono due cose ben diverse !

Un lettore di Bordeaux e dintorni, che conosco da anni, mi scrive che a Bordeaux siamo tutti castellani un po’ snob. Francamente, che siamo tutti castellani non c’è dubbio. Ma sono gli altri che sono snob. Noi siamo furbi e conoscitori della psicologia del bevitore di vino. Adesso, vorrei dire quattro parole a proposito degli château di Bordeaux che sono più un riflesso della vanità umana che veramente legati alla Storia. Esistono due categorie di château a Bordeaux. La prima categoria corrisponde allo château classico che secondo la definizione dell’enciclopedia Trecani è :

un edificio fortificato, cinto di mura con torri, eretto nell’età medievale per dimora e difesa dei nobili proprietarî di terre e dei signori feudali. Per estens., fortezza, rocca oppure  un vasto edificio costruito per abitazione dei signori in campagna, a somiglianza dei castelli medievali, in cui però gli elementi difensivi sono conservati spesso soltanto come motivi architettonici.

Bene. Su questo blog, abbiamo già incontrato château di questo tipo nei dintorni di Bordeaux, non è questo tipo di Château che ci interessa oggi, ma piuttosto un’altra categoria che comprende più di 10.000 château ! Purtoppo l’enciclopedia Trecani non dà una definizione di questa seconda categoria di Château, forse perché è veramente qualcosa che si trova unicamente a Bordeaux. Per darne una definizione vi invito a guardare le due immagini sotto che sono due case diverse, ma che hanno esattamente la stessa natura.

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Siamo nel Médoc. La foto è stata scattata negli anni 1860 e raffigura lo château Cos d’Estournel nell’appellazione Saint-Estèphe. La cosa divertente è che potete andarci oggi, niente è cambiato, anche la strada che passa davanti allo château è la stessa. Tranne ovviamente che oggi ci sono i bus di  turisti che si fermano sul bordo della strada e bloccano la circolazione per permettere alla gente di scendere e di scattare lo château. Credo sia lo château più scattato del Médoc ! Una volta, ho visto un gruppo di asiatici scattare lo château, altri asiatici dietro che scattavano  i colleghi…e così via

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Siamo ancora nel Médoc e sempre negli anni 1860, qui siamo a Saint-Julien-Beychevelle. E cosa pensate che sia questa modesta casa ? Sì, avete indovinato ! è un altro château : lo château Saint-Pierre. Cosa hanno di comune le due case ? Sono due aziende vitivinicole. Quindi possiamo dare la definizione seguente : ogni tenuta vitivinicola a Bordeaux si chiama Château, che sia un palazzo rinascimentale oppure quattro tavole in legno in mezzo ad un vigneto. D’altronde c’è anche uno château La Cabane (la Capanna) a Pomerol e vicino a questa Capanna c’è il famoso château Petrus che possiede né château e nemmeno una fottuta capanna nel vigneto ; e tutti i turisti di scattare la tinaia pensando che si tratti di uno Château. Adesso devo confessarvi qualcosa. Tranne le case a pianterreno del settecento costruite in mezzo alle vigne che i bordolesi chiamano “certose” tutto il resto è un bluff. Gli château sono semplicemente una trovata commerciale, un’invenzione, per vendere di più e se c’è una cosa al mondo che sanno fare i bordolesi dall’antichità, è vendere il loro vino, no ? Prima l’ottocento, non esistevano gli château a Bordeaux, ma i viticoltori si sono accorti che gli amanti del vino erano assai snob (non dimentichiamo che solo un certo ceto sociale all’estero poteva permettersi il Bordeaux) e quindi i viticoltori si sono messi a costruire quegli château medievali, rinascimentali…ecc…ecc…che sono semplicemente delle imitazioni di altri château, degli anacronismi…e a chiamare château tutte le aziende vitivinicole. Tutto questo per accontentare la vanità dei clienti perché anche il miglior vino del Mondo si venderà meglio con una bella etichetta raffigurando uno château del quattrocento che con un villino di periferia….Forse il fatto che i nostri château siano delle contraffazioni è quello che piace tanto ai cinesi !

 

In cucina con Alex : un dolce ispirato dai mondiali di calcio (Cioccolato, Armagnac e Fragole di Guascogna)

Nel precedente post, cari lettori, avete scoperto il senso dell’espressione francese “essere cioccolato” e  sono sicuro che non “sarete cioccolato” con questo dolce ispirato dalla partita Francia-Svizzera che evocherà – anche se Valbuena e suoi amici sono riusciti a scassinare la cassaforte – un’altra specialità svizzera : la Banca. In effetti, oggi facciamo un lingotto al cioccolato con qualche fragola dentro. Il cioccolato e le fragole sono due grandi specialità del Sud Ovest della Francia. Un dolce facile facile, appena 30 minuti per realizzarlo cioè meno di un primo tempo di calcio e niente cottura perché fa 10.000 gradi in questo momento a Bordeaux e l’autore di questo blog non ha nessuna voglia di stare dietro un forno. Tutti pronti per il fischio d’inizio ?  Allora, la gara può iniziare !

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Gli ingredienti :

  • 150 g di cioccolato nero
  • 150 g di cioccolato al latte
  • 150 g di burro ammorbidito
  • 2 cucchiai di panna acida liquida
  • 2 cucchiai di Armagnac
  • 60 g di zucchero a velo
  • 3 uova
  • 300 g di fragole

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Rompete il cioccolato a pezzettini, aggiungete la panna acida e fate sciogliere il tutto a bagnomaria. Poi, lisciate il cioccolato con una spatola e aggiungete l’Armagnac.

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Con una frusta sbattete il burro con lo zucchero a velo fino ad ottenere una crema spumosa….

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Aggiungete i tuorli uno per volta…

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Montate i bianchi a neve….

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Unite al composto (burro, zucchero a velo, tuorli) il cioccolato….

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Poi, i bianchi montati a neve….

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La mousse è pronta. Adesso dobbiamo fare il lingotto !

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Tappezzare di pellicola alimentare uno stampo per cake. Versate uno primo strato di crema al cioccolato, disponete qualche fragola, versate un nuovo strato di crema, aggiungete il resto delle fragole e finite con un ultimo strato di crema.

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Conservate in frigo per almeno 12 ore.

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Di solito, 30 minuti prima di servire, si sfodera il dolce su un piatto, ma con il caldo africano che imperversa….meglio sfoderarlo all’ultimo momento. Se volete, potete fare dei  trucioli di cioccolato per decorare il dolce.

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Fine della partita ! Buon appetito !

 

Ma i francesismi utilizzati in italiano sono comprensibili per un francese medio ?

Dopo aver guardato questo bellissimo video di Simone Rovellini, ispirato dal film Amélie Poulain (lo suppongo perché non ho mai  visto questo film), direi di no. Un carillon in francese è un orologio da tavolo oppure il suono prodotto dalle campane, quello che il narratore chiama carillon è una “boite à musique” in francese. A proposito, forse il nome Enrica è di moda in Italia, ma vi assicuro che non troverete nessuna ragazza con il ridicolo nome di “Henriette” in Francia, l’ultima “Henriette” di Francia è morta sotto il secondo Impero. Un parterre non è un giardino o un prato, ma sempre un’aiuola fiorita ; non esiste un “parterre” senza fiori. In francese non si infilano le culotte, ma si infila “la” culotte. Stranamente, le ragazze francesi portano spesso le “culotte” ma indossano una sola “culotte”, la parola “culotte” al plurale designa piuttosto i pantaloni. Un “Collier” è già una parure, allora dire una “parure con collier” è una specie di orribile pleonasmo. Nel linguaggio comune una “parure” designa almeno due elementi : dire una parure con collier e orrechini è perfettamente corretto. Il “gourmet” italiano si dice “la paté” in francese. Coupé è maschile in francese quindi “il” coupé-cabriolet e non “la” coupé-cabriolet. “La boutique d’une griffe à la page” non si dice in francese, si dirà piuttosto “la boutique d’une marque à la mode”. “Déjà-vu” in quel senso non l’ho mai sentito dire in francese, secondo me, è piuttosto un americanismo. Il cartello stradale designa “une voie sans issue”. Cul-de-sac ha piuttosto un senso figurato in francese. Francamente, il senso di un ballo burlesque e cabaret  mi sfugge completamente. Burlesque designa una specie di spettacolo di striptease  in inglese e poi la parola burlesque in francese deriva dall’italiano “burla”, ma niente burla nel video, Henriette presenta uno spettacolo di danza classica. Un exploit di gaffe semplicemente non è francese. Anche la parola “soubrette” non si utilizza in francese o allora solo al Teatro per designare una serva sfacciata. In francese si dice “des” profiteroles, francamente non tornate mai in un ristorante che vi serve “una” profiterole ! Un sommelier con il papillon fa pensare che il sommelier è accompagnato da una farfalle. Che strana coppia ! Allora partire senza pagare il conto si chiama “grivèlerie” perché ricorda l’atteggiamento dei tordi nelle vigne altro che spirito bohémien ! La parola “cocotte” mi ha fatto morire dal ridere, la parola ha completamente perso questo senso e l’ultima “cocotte” di Francia  doveva essere la Henriette di cui ho parlato all’inizio. Insomma la povera Henriette non solo ha un nome ridicolo, parte senza pagare al ristorante, ma fa anche la puttana ! “Viveur” non l’ho mai sentito in francese, invece in italiano…in francese si dirà piuttosto “noceur”. Sotto Luigi XVI, gli uomini avevano dei toupet, oggi hanno dei “postiches”. Invece potete utilizzare l’espressione “avoir le toupet de” che significa “avere la faccia tosta di”. Non credo che la parola “bondage” sia francese. Perché utilizzare l’espressione “ménage à trois” vivono insieme ? Non si tratterebbe piuttosto di quello che in francese chiamiamo “partouze”. Non si dice più clochard in francese, ma SDF (senza domicilio fisso) è più politicamente corretto ! Le “puttane” non ricevono dei “cachet” d’altronde non penso che ci sia una parola. Caro narattore non fare confusione tra “guépière” e “bas”. Ma perché la parola voyeur ! Il clochard non voleva partecipare ? una roulotte è trainata da cavalli altrimenti si chiama carovana in francese. I “caveau” sono nei cimiteri ! qui si dirà semplicemente “au coffre de la banque”. Avere un “affaire” non è francese, è americano. Dare “forfait” si dice “renoncer”, sono gli sportivi che danno forfait ! Débacle è un po’ troppo bellico. Napoleone ha conosciuto una “débacle” a Waterloo, Henriette ha preso un “rateau” (rastrello). Ma quante sono le francesi che indossano dei “gilet de lapin ?”. Brivido. Passe-partout è un personaggio di Jules Vernes, in francese si parla di “invitation”. Ma perché parlare di “escamotage”, Henriette non è Houdini, lei ha semplicemente rubato “l’invitation” ! Triomphe d’escargots sur cordon bleu recouverts de crème chantilly ? Ma come fanno schifo i francesi in cucina ! Non si dice la “silhouette”, ma la “ligne” ! Réclame si diceva negli anni 1950, oggi diciamo pubblicità. Allora “découpage, collage e bricolage” in francese si dice scrapbooking. Senza perdere “il bon ton” ma cosa  può significare ? forse che il “négligé” è assortito alla tappezzeria ? 🙂

Francia, il paese dove i giornalisti non hanno mai sentito parlare di Galileo !

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Il paese di Alex nel 1619.

Ci sono delle espressioni in italiano utilizzate dai giornalisti o dagli uomini politici che vi lasciano a bocca aperta ? Io, stamane, ascoltando il giornale radio sono rimasto piuttosto scettico quando il giornalista  ha detto…d’accordo, l’aggettivo “scettico” è troppo debole per descrivere un tizio che ha la sensazione di entrare nella quarta dimensione  ! Ma sapete cosa ha detto questo maledetto giornalista ? “la gente è venuta dai quattro angoli dell’esagono”. Avete letto bene ! In Francia, un esagono è un poligono con quattro angoli ! Notate ancora che soltanto questi geni della geometria che sono i giornalisti utilizzano la parola “esagono”, la gente comune dirà “dai tutti gli angoli della Francia”. Per quanto riguarda i politici non dicono né esagono, né Francia, ma sono un po’ come i giornalisti e dicono “dai quattro angoli di questo Paese blabla”…Adesso, superiamo i confini di questo sorprendente esagono e immaginiamo un giornalista francese che debba rendere conto di un evento di rilevanza mondiale. Cosa succederà ? I quattro angoli della Francia verrano sostituiti con i quattro angoli del Mondo ! Perché è risaputo che anche una sfera ha quattro angoli ! Ma spiegatemi perché i giornalisti francesi dalla carta stampata al web si ostinano ad usare e abusare delle espressioni “i quattro angoli del Mondo” , “i quattro angoli del pianeta”, ” i quattro angoli della Francia”…ecc…mentre tutti sappiamo da Galileo che la terra è rotonda ? Ma smettetela, cari giornalisti, di dirci : “la gente è venuta dai quattro angoli della Terra” ! La nostra Terra non ha angoli, nemmeno quattro. E’ rotonda !

In Francia, la gente non ha più la cultura del vino !

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Ci sono in Italiano delle parole oppure delle espressioni che usano gli uomini politici, gli economisti ed i giornalisti senza capirne il senso ? In Francia, sarà perché sono un ragazzo del Médoc, non sopporto più l’uso e l’abuso della parola “cru”. La parola “cru” è polisemica e può designare sia il partecipio passato del verbo credere (croire) ; sia una cosa che non è cotta (in questo secondo senso,  la parola “cru” si utilizza anche come avverbio, locuzione avverbiale…ecc…). Ma, la parola “cru” ha un terzo senso  che tutti gli amanti del vino conoscono. Cru designa un terroir considerato relativamente a sua produzione. In questo caso, la parola “cru” deriva da crû (con l’accento circonflesso) cioè il partecipio passato del verbo crescere (croître). Avete letto bene, cari lettori, un “cru” è un’area, una zona geografica, un luogo ! E dire, come si sente spesso in Francia parlando di vino : il “cru” 2012 è ottimo, non ha nessun senso. La cosa più raccapricciante è che questo modo sbagliato di dire : il “cru” 2012 è ottimo si è espanso a macchia d’olio a quasi tutti i campi. Nel campo economico, sentirete o leggerete frasi tipo : l’anno 2012, è stato un buon “cru” per le aziende….oppure l’esercizio 2012 è stato un brutto “cru” per gli investimenti francesi all’estero…ecc…Nel campo della scuola, si parla del “cru” 2012 della maturità, i giornali pubblicano anche il “cru” 2012 dei liceali. Nel campo dello sport, viene pubblicato il “cru” 2012 degli sportivi francesi…ecc…ecc…Anche per il festival di Cannes, ho sentito parlare del “cru” 2012 !  C’è un rimedio che potrebbe curare questo abuso della parola “cru” e fermare questa confusione tra annata, classifica e luogo ? Direi di sì, basterebbe che i giornalisti in T.V usassero la parola idonea ! Perché se la parola “cru” è un luogo, in Francia, nel campo del vino, un anno o un’annata si chiama un millesimo !