Sul bacino di Arcachon!

Vi invito a cliccare il quadro per attraversare lo specchio d’acqua di Arcachon! 

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Quadro realizzato tra il 1876 e il 1914 dal pittore bordolese René Princeteau (1843-1914), intitolato Sul Bacino di Arcachon e che potete ammirare al museo delle Belle Arti e di Archeologia di Libourne (la città natia di Princeteau).

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Bacino di Arcachon: Il tizio che preferiva le rondini del Cap Ferret ai gatti dei cimiteri.

Attraversare l’antica foresta di sughero sulla riva orientale del Bacino di Arcachon ed ammirare il sottobosco con i corbezzoli che si piegano sotto il peso dei frutti, la bellezza dei fiori bianchi dei falsi alberi da cotone che riesce a fare dimenticare per un attimo che la pianta è un disastro per la flora locale. Seguire, camminando su un sentiero di ostriche frantumate, il corso del vecchio canale di Lacanau che convoglia  torpidamente le sue acque rosse e che sfocia in questo punto nel Bacino di Arcachon. Dirsi, come ogni volta, che sarebbe un’idea in primavera di scendere tutto il canale in canoa da Hourtin fino al lago di Biscarrosse; progetto che non si realizzerà mai per mancanza di tempo. Divertirsi ad osservare due uomini, il fango fino alle anche, raccogliere ostriche selvagge e granchi intrappolati dalla bassa marea. Diventare quasi sordo dai latrati continui degli uccelli di mare che vengono svernare sul Bacino di Arcachon. Avventurarsi nell’immensità dei prati salati ed essere attento agli orari delle maree per non ritrovarsi in una brutta situazione. Esplorare le centinaia di sentieri che portano da nessuna parte e che formano un gigantesco  labirinto. Alzare gli occhi ed essere rassicurato dalla presenza nel lontano sull’altra riva della città di Arcachon e dietro dalla bianchezza nevosa della montagna di Arcachon. Masticare un po’ di salicornia e ritrovarsi con la bocca piena di amaro. Arrivare alla vecchia capanna su palafitte che minaccia di crollare, abbandonata dagli uomini e corrosa dal sale. Camminare ancora un po’ verso una vecchia barca nonostante il buio che scende e le nuvole minacciose. Scorgere per la prima volta tra le erbe una semplice piastra con il nome di un uomo, la data di nascita e di morte e una frase che dice: “Zitto ! Osservo le rondini passare”. Tornare indietro nel silenzio e sentire già l’oceano che sale di nuovo e ricoprirà presto la piastra…

Il Giappone? Un paese dietro casa mia!

Quest’estate, sono andato a vedere una bellissima mostra ad Arcachon intitolata Trenta sei vedute del bacino di Arcachon e che celebrava il pittore bordolese, Jean-Paul Alaux, e il centenario delle sue mitiche dodici stampe ispirate dal bacino di Arcachon e dai disegni di Hokusai. Se vi ricordate, in un precedente post, avevo già parlato di Hokusai perché il giapponismo è stato qualcosa di molto importante a Bordeaux. Quindi per celebrare il centenario di queste stampe, la mostra ha presentato anche dodici scatti dell’artista giapponese Lyu Hanabusa e dodici quadri del pittore bordolese Max Ducos. Il tutto raffigurando trenta sei vedute del bacino di Arcachon come esistono trenta sei vedute del Monte Fuji. Volete vedere a cosa assomiglia una stampa del bacino di Arcachon realizzata da Jean-Paul Alaux all’inizio del XX secolo?

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Jean-Alaux in un’intervista nel 1938 diceva: “Il Giappone? Gli squisiti paesi di Arcachon seminati ai piedi delle dune lungo le sabbie, con la sagoma scura dei pini storti ne danno l’illusione perfetta. Come vedendoli non pensare alle stampe di Hokusai o di Hiroshige, visioni giapponesi che, una volta, mi hanno ossessionato? E poi la duna del Pilat non è la vetta nevosa di un Fujiyama gigante?

Divertente e originale, no? Voglio dire raffigurare un bacino di Arcachon che assomiglia al Giappone, invece di utilizzare le sempiterne marine. Anch’io ho voluto, attraverso dodici scatti trovati su internet, mostrarvi il mio Giappone: dai nostri pini storti fino al nostro Fujiyama:

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Bacino di Arcachon: tramonto 1914.

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Tramonto al Moulleau presso Arcachon, 1914, Jacques Henri Lartigue, autocromia stereoscopico. Io, in questo bellissimo e quieto scatto, ci vedo una scena di guerra. Gli elementi che, secondo me, indicano che stiamo assistendo ad una feroce battaglia sono il recinto che impedisce ai passanti di camminare sul basso della duna che è stata sicuramente seminata dagli uomini con degli oyat; le radici scoperte del pino marittimo ci indicano che la vecchia sentinella postata dagli uomini in avamposto per combattere l’erosione  sta soccombendo e giacerà alla prossima tempesta, morta, sulla sabbia; anche la fronda particolare del vecchio soldato, in accento circonflesso, ci indica la violenza inaudita della guerra, sono il vento e il sale che hanno scolpito l’albero, battaglia dopo battaglia, costringendolo a trovare delle strategie per sopravvivere alla guerra. Qui, una volta, i rari pastori che bazzicavano le lande con le loro greggi, morivano di malaria e dovevano spostare i loro villaggi annegati oppure insabbiati dopo ogni tempesta nel golfo di Biscaglia. Poi, gli uomini hanno deciso di attaccare battaglia contro l’oceano – sapendo che sarebbe una guerra infinita e persa in anticipo perché l’oceano non ha fretta – e hanno piantato pini marittimi per milioni e milioni per fissare le dune e rendere il paese vivibile; è la ragione per cui, in Aquitania, abbiamo la più grande foresta di pini marittimi del mondo. A volte l’oceano accorda una piccola tregua agli uomini e i discendenti dei pastori di una volta dimenticano che sono in guerra e edificano, in mezzo alla foresta, una sola e minuscola città balneare in riva all’oceano chiamata Lacanau-Océan per distinguerla di Lacanau-Ville che i pastori di una volta avevano avuto il buon senso di edificare lontano dall’oceano. L’oceano, che non ha fretta di vincere questa guerra, lascia fare per qualche decina di anni o per un secolo poi la guerra ricomincia e gli imbecilli che hanno costruito una casa o acquistato un appartamento a Lacanau-Océan devono essere sgomberati perché rischiano di essere inabissati. È una buona lezione che ci da l’oceano e gli uomini si rimettono a creare delle dune e a piantare dei pini marittimi per proteggere il nostro litorale. È una guerra che non finirà mai. Ecco a cosa stavo pensando mentre guardavo questo vecchio scatto del 1914.

Bacino di Arcachon : la ragazza che sognava una città senza inverno.

Prima dovete leggere il racconto in nero, poi quello in rosso

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Arcachon in marzo, città d’estate.

La macchina divora i chilometri della vecchia strada provinciale tra Lacanau e il Bacino di Arcachon. Il sole splende e la temperatura è quella di un mese di maggio. Ho aperto il finestrino per respirare la trementina dei pini marittimi, il profumo delle ginestre in fiore e quello della salvia selvatica. Non te lo voglio raccontare nel dettaglio, le dico, ma quando ero a Parigi, inchiodato a letto dalla polmonite, ho fatto uno strano sogno. Poi, quando sono tornato a Bordeaux, una sera, ho sentito i miei polmoni bruciare di nuovo e ho rifatto lo stesso sogno. In questo sogno, c’è un personaggio che mi dà un rimedio e che mi avverte che la terza volta che ci incontreremo, lui non potrà più fare niente per me e l’uomo mi ha consigliato di fare un viaggio nei Paesi Immobili. Vuoi dire che mi porti ad Arcachon perché hai fatto un sogno ? lei scherza. Poi, intrigata, ma cosa sono i Paesi Immobili ? Credo sia un’espressione di Mauriac per designare la foresta delle Landes di Guascogna oppure l’ho inventata io, rispondo a malincuore, irritato di aver lasciato sfuggire un’espressione che riservo ai lettori del blog. Ma ci sono i pini marittimi anche a Lacanau, allora perché Arcachon ?

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Arcachon è divisa in quartieri chiamati città (inverno, estate, primavera e autunno). Fare una passeggiata tra le famose ville della città d’inverno di Arcachon è come fare un viaggiare nel tempo e ritrovarsi tra il secondo Impero e la prima guerra mondiale. Il quartiere ha mancato essere distrutto negli anni 1970 per costruire gli stessi brutti  palazzi che troverete ovunque sulla Costa Azzurra, solo la mobilitazione degli abitanti di Arcachon ha permesso di preservare questo sogno di una città utopica senza inverno. Sopra, la passerella che calvaca il baratro tra la duna di Sainte-Cécile e la duna di Saint-Paul. E’ stata costruita nel 1862 da un collega di Gustave Eiffel, Paul Régnault, e porta all’osservatorio Sainte-Cécile, la torre Eiffel di Arcachon se volete.

Veramente, non lo lo sai ? L’inverno è la migliore stagione per andare ad Arcachon, sopratutto i mesi di febbraio e marzo quando le mimose fioriscono. Tutta la città si macchia di giallo e lo spettacolo è incantevole. Forse non lo sai, ma Arcachon è nata da un altro sogno, il sogno di una ragazza, Cécile, che soffriva dei polmoni e che immaginava una città senza inverno in cui farebbe sempre caldo. Per lei, il padre e lo zio, i fratelli Péreire, hanno creato la città d’inverno, cioè senza inverno, sulla montagna di Arcachon, correva l’anno 1860.

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L’osservatorio di Sainte-Cécile, 35 metri di altezza. Una scala a chiocciola, tre funi e una piattaforma. Ci vuole del coraggio per salire su sopratutto quando il vento soffia, ma vale la pena perché il panorama è davvero mozzafiato !

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Il panorama verso la città d’estate.

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A sinistra verso il Cap Ferret sull’altra riva

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Verso la foresta di la Teste

Stai ancora delirando ! lei ride. Non c’è la montagna ad Arcachon ? No, rispondo, c’è la montagna ad Arcachon tranne che oggi la montagna si chiama la città d’inverno, la montagna è sempre là, è una montagna magica capace di guarire tutte le malattie polmonari. D’altronde è lo scopo di nostra passeggiata. Va bene, lei sospira, ho capito che preferisci utilizzare la parola “montagna” invece di dire “grande duna”, ma cosa ha di magica questa montagna ?

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Ovviamente, la città d’inverno è conosciuta nel mondo intero per le sue ville e delle biblioteche intere sono state dedicate all’architettura di Arcachon. Lo scopo di questo post non è di elencare le innumerevoli ville di Arcachon : le scoprirete se venite ad Arcachon. D’altronde, non ho scattato la più famosa : la villa Faust che rende omaggio al soggiorno di Charles Gounod ad Arcachon, una strana villa in stile gotico-rinascimento da vedere assolutamente. Sopra la villa Bremontier costruita nel 1863 da Paul Régnault, è la prima villa costruita dalla compagnia ferroviaria del Midi sulla montagna di Arcachon. D’altronde la villa ha un po’ lo stile “stazione ferroviaria”. 

Correva l’anno 1857 quando è stato creato il comune di Arcachon ; la civiltà è arrivata da Bordeaux con il treno. C’era già la foresta ma non estesa come quella di oggi. La dune di Pilat non esisteva ancora. Sulla montagna  di Arcachon campavano 400 indigeni  : pescatori, boscaioli, pastori su trampoli, raccoglitori di resina e raschiatori di ostriche e questa povera gente non moriva mai di malattie polmonari e non prendeva nemmeno un raffreddore. Mentre tutta l’Europa, i ricchi come i poveri, crepavano di polmonite e di tubercolosi polmonare, sulla montagna di Arcachon la gente godeva di una salute di ferro. I fratelli Péreire che possedevano la compagnia ferroviaria del Midi decisero di fare arrivare il treno fino ad Arcachon e di creare la città d’inverno per Cécile ed i ricchi malati di tutta l’Europa. Poi, Arcachon è diventata rinomata grazie al medico della regina Victoria, Dominic Corrigan, che percorreva il mondo alla ricerca del clima ideale, capace di guarire i malati affetti di tubercolosi polmonari, e che affermava che l’aria di Arcachon, un misto di sale e di trementina, era unico al mondo e la gente da tutta l’Europa si è messa a venire respirare la nostra trementina….Ecco perché facciamo questo piccolo viaggio ad Arcachon.

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La villa Alexandre Dumas in stile Art Nouveau costruita nel 1895. La cosa divertente con queste ville è che gli architetti hanno osato tutto, ma veramente tutto e possiamo affermare che l’hanno fatto fino al delirio. Secondo me, anche loro come i tubercolari dovevano sniffare la trementina. La città di Arcachon è stata un laboratorio architetturale del secolo dell’industria. Immaginate che l’idea di base era di realizzare dei chalet svizzeri. Quando un architetto presentava il suo progetto alla compagnia ferroviaria del Midi, il tizio diceva  semplicemente “voglio fare un chalet svizzero in stile Art Nouveau”. Appena il tizio della compagnia ferroviaria sentiva le parole magiche “chalet svizzero”, l’architetto aveva l’accordo. E’ la ragione per cui la città d’inverno è piena di chalet svizzeri in stile medievale, rinascimentale, Art déco, Art Nouveau, neogotico..ecc…ecc…

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Il delizioso chiosco nel parco Moresco. Il parco moresco è un bellissimo parco nel cuore della città d’inverno. Quando siete ai piedi della montagna potete prendere l’antico ascensore che vi monta all’ingresso del parco….

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Una volta, al centro del parco, dove oggi c’è questa nave tipica di Arcachon chiamata Pinasse, c’era il casino Moresco costruito da Paul Régnault nel 1863 : un misto tra l’alhambra di Granada, l’alcazar di Toledo e la moschea di Cordoba. Allora, la moda era all’orientalismo. 

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Il casino moresco nel 1913, purtroppo è stato distrutto da un incendio nel 1977. Cosa facevano i ricchi tubercolari ad Arcachon ? Niente. Si accontentavano di restare sdraiati  su lettini nei giardini delle ville, a respirare l’aria salata e la trementina dei pini. Raramente, andavano fino all’osservatorio o scendevano con l’ascensore verso la spiaggia. Le vie non erano asfaltate e quando i malati dovevano spostarsi, utilizzavano degli asini perché queste simpatiche bestiole potevano arrampicarsi sulla montagna. Ogni dieci metri, c’era una bancarella che proponeva del latte e dei prodotti a base di trementina. Alla sera, i ricchi tubercolari venuti da tutta l’Europa, bruciavano le loro fortune al casino… Spero che questa passeggiata ad Arcachon vi sia piaciuta e che la mia polmonite sia definitivamente guarita !

l’incontro tra un ragazzo dell’abruzzo e uno stregone dei paesi immobili

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Il ragazzo dell’Abruzzo è Gabriele d’Annunzio che ha vissuto ad Arcachon tra il 1910 e il 1915. Lo stregone era uno di questi ultimi pastori delle Landes di Guascogna che bazzicavano le dune e le immense paludi che si estendevano dalla penisola del Médoc fino ai Paesi Baschi. I pastori sono scomparsi, sotto il secondo Impero, quando è stata piantata la foresta delle Landes di Guascogna per bonificare le paludi ; foresta tanta vasta che è la più grande foresta di pini marittimi del mondo. Scrivo stregone perché Flaubert ha dato una bellissima definizione di cos’è un pastore nel suo dizionario dei luoghi comuni. Pastore : ” Sono tutti stregoni, hanno la specialità di chiacchierare con la Madonna”. I nostri avevano un’altra specialità come lo vedete nell’immagine sopra : lavoravano a maglia, era un lavoro tipicamente maschile nei paesi immobili.

Anche la stagione secondava tale miseria ; ché pioveva e non pioveva nella Landa. Una nuvola bucherata spruzzolava un tratto di sabbione con gocciole grosse e rade che, per esser quasi tiepide, parevan cadute da uno schiumatoio. Ma di là dalla banda annaffiata  s’intravedeva la sabbia secca, e più in là un’altra spruzzaglia, e più in là un altra lista di alido ; cosicché anche la terra pareva in malessere come quelle donne incinte che si sentono la pelle a chiazze fredde e calda, qualcosa d’informe dentro sobbalzando in una profondità indefinita….

Allora, scendendo verso il Quartiere d’inverno per i sentieri della foresta, pensai con invidia a quei rari pastori landesi, ultimi discendenti de’ vecchi fantastici che su gli alti trampoli varcavano stagni e pantani del deserto arenoso e co’ gran passi potevan eguagliare il galoppo d’un cavallo de’ Pirenei.

Ne avevo conosciuto uno nella maccha, pochi giorni innanzi. Ridotta la misura delle pertiche leggendarie a due modesti mozziconi, messi ad armacollo l’ombrello verdognolo e il sacchetto brunastro, calato su gli orecchi il berretto di lana in forma di fungo, costui  passava tutto il santo giorno immobile contro il sostegno del bastone, lavorando di calzette coi ferri, immune di pensieri come il suo cane,  indifferente alla fuga del tempo come dev’essere l’ampolla dell’oriuolo da polvere, con la sua lingua riposta per anni nel silenzio della sua saliva come la sardina conservata nell’olio della scatola….

Gabriele d’Annunzio : la Leda sensa cigno

Bacino di Arcachon : Ma sapete che a Bordeaux potete praticare lo sci alpino ?

E non sto parlando di sci nautico sul Bacino di Arcachon, sui nostri laghi o sull’oceano Atlantico, ma veramente di sci alpino ! Ovviamente, nella regione Aquitania abbiamo i Pirenei, quindi i bordolesi sono abituati a frequentare durante i weekend e le vacanze invernali le stazioni sciistiche di Barèges, la Mongie, Superbagnères, Luz-Ardiden, Baqueira…ecc…Però, non significa che non potete praticare lo sci alpino restando nei dintorni di Bordeaux ! E credetemi il fatto che non abbiamo le montagne, la neve, il freddo non è assolutamente un problema, anzi sono dettagli trascurabili che sono stati risolti più di 80 anni fa. E sì, cari lettori, la stazione sciistica di Bordeaux è stata aperta negli anni 1930, ma non possiamo chiamarla stazione di sport invernale perché a Bordeaux, potete sciare dal primo gennaio fino al 31 dicembre.

Qualche anno fa, la città di Nizza ha fatto ridere la Francia intera candidandosi ai giochi olimpici invernali, il problema essendo un po’ lo stesso di quello di Bordeaux cioè a Nizza non hanno né la neve, né le montagne e dovete percorrere un po’ di strada prima di raggiungere le prime stazioni. Il comune aveva, allora, taroccato il dossier di candidatura con degli scatti mostrando le Alpi in mezzo alla “promenade des anglais” !

Di recente, gli sceicchi di Dubai hanno risolto l’assenza di neve, di freddo e di montagne creando la più grande stazione sciistica artificiale del mondo in un centro commerciale nel deserto. Risultato : una miserabile montagna di solo 85 metri di altezza con quattro miserabili piste che consumano 3000 galloni di petrolio al giorno e producono enormi quantità di gas serra.

Ma, voi lettori, pensate che ci sia veramente bisogno di neve per sciare ? Allora sbagliate alla grande ! Perché la stazione sciistica di Bordeaux funziona senza neve e funzionerà ancora quando gli imbecilli di Dubai non avranno più un petrodollaro in tasca, né una goccia di benzina. Perché, qui, a Bordeaux è stato inventato un tipo di sci alpino unico al mondo : LO SCI SUGLI AGHI DI PINO ! E’  la cosa più ecologica del mondo e siccome abbiamo la più grande foresta di pini marittimi dell’universo, la materia prima non verrà mai a mancare ! Notate che gli aghi di pino sono chiamati Grépin dagli sciatori che praticano questa disciplina.

La stazione di sci di Bordeaux si trova sul bacino di Arcachon ad Arcachon, dietro la città d’inverno ai piedi della grande duna (da non confondere con la duna del Pyla), accanto al centro equestre. Una volta, la stazione di Arcachon era una stazione termale perché qualcuno a Parigi si era accorto che gli abitanti del Bacino di Arcachon, che campavano in una fetida zona paludosa, non soffrivano mai di malattie polmonarie. E sapete perché ? Perché la gente approfittava dell’aria marina, ma sopratutto sniffava, tutto l’anno, la resina dei pini marittimi. Quindi, invece di inviare i tubercolari alla montagna, erano inviati ad Arcachon per sniffare i nostri alberi magici. Adesso, la storia non dice che la persona che si era resa conto che gli aghi di pino avevano le stesse proprietà della neve, aveva sniffato più degli altri. Comunque, non è uno scherzo. La stazione sciistica di Arcachon apre nel 1938 e generazioni di  abitanti di Arcachon sono venuti praticare il loro sport preferito sulla grande duna. All’epoca, la pista era più grande di quella di oggi, lunga 250 metri con un dislivello di 60 metri. La mitica pista Streif di Kitzbuhel è un divertimento nei confronti della pista in aghi di pino di Arcachon. Ci si praticava lo Slalom, la discesa e anche il salto con gli sci. Dal 1947 fino al 1970, Arcachon era l’ultima tappa della competizione di sci francese organizzata dalla federazione francese di sci, allo stesso titolo di quella di Chamonix oppure di Megève. Una competizone rilevata in cui partecipavano i migliori sciatori francesi. D’altronde, gli sciatori francesi venivano anche allenarsi ad Arcachon. Oggi, la pista è più ridotta e non c’è più lo skilift, ma c’è ancora degli appassionati che sciano, ogni giorno, sulla grande duna. LO SCI ALPINO SUGLI AGHI DI PINO, solo a Bordeaux !

Bacino di Arcachon : dove mangiare le ostriche ad Arcachon ? secondo parte

Ci sono due racconti : l’uno in nero, l’altro in rosso. Cari lettori, l’anno scorso, in tanti mi avete chiesto dove mangiare le ostriche ad Arcachon. Ed io vi ho consigliato di evitare la città di Arcachon e di andare nei piccoli porti ostricoli che si adagiano in riva al bacino di Arcachon. Vi avevo portato, allora, a Gujan-Mestras, la città dai sette porti, per degustare qualche ostrica al Routioutiou, una capanna ostricola, aperta dal primo gennaio al trentuno dicembre, nel porto di Larros. Perché spendere un capitale in un ristorante di Arcachon quando c’è la possibilità di mangiare “i piedi nell’acqua” una dozzina di ostriche e bere un bicchiere di vino bianco per qualche euro sul luogo di lavoro di un ostricoltore ?

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Piraillan (Cap Ferret). La capanna 57 “i piedi nell’acqua” di Sylvie Latrille con la veduta di fronte sull’isola agli uccelli e sull’altra sponda, la città di Arcachon.

Siamo il mercoledi 2 ottobre, il sole splende, la temperatura è di 27 gradi e ho deciso di farvi scoprire  un’altra capanna “i piedi nell’acqua” dove potete provare il piacere indescrivibile di mangiare delle ostriche davanti al più bel panorama di Arcachon. Per questo dobbiamo andare al Cap-Ferret. Il Cap Ferret è la sottile penisola dunosa, coperta di foreste di pini, spiagge immense e porti ostricoli tipici, che separa l’oceano dal bacino di Arcachon. Un amico che ha il senso della formula utilizza la parola “clitoride” per designare il Cap Ferret.

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La capanna è aperta fino ad ognissanti. Davanti alla finestra il prezzo delle ostriche : una dozzina di ostriche, un bicchiere di vino bianco, pane e burro : 12,50 euro. C’è anche la possibilità di ordinare dei gamberetti o dei buccini secondo la pesca. La signora Latrille non è ancora arrivata, sta consegnando delle ostriche ai suoi clienti di Bordeaux.

Io, in estate, non frequento il Cap Ferret. Sono un ragazzo troppo snob per andare nella zona dei 44 ettari, quella tra il faro e la punta del Cap Ferret, dove la borghesia bordolese ed i miliardari parigini trascorrono le loro vacanze. No, sto scherzando ! non è per questa ragione, ma perché in estate il Cap ferret è un incubo con i suoi 200 000 turisti e gli ingorghi mostruosi sulla piccola strada provinciale che collega Lège-Cap Ferret alla punta del Cap Ferret. Sembra che il mondo intero si sia innamorato del Cap Ferret !

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Ho già raccontato come si coltivano le ostriche in un precedente post. Se volete sapere tutto sulle ostriche di Arcachon ed imparare anche il gergo guascone che riguarda l’ostricoltura, cliccate qui   

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Ovviamente, se non volete mangiare le ostriche in riva al bacino di Arcachon, potete acquistarne per portare a casa. Contate tra 5,5 e 6,5 euro la dozzina (di solito gli ostricoltori ne mettono sempre una o due in più).

Non è sempre stato il caso. Nel XVIII secolo era un deserto, non c’erano ancora le dune e le foreste di pini marittimi. C’era una via, ma la gente moriva di paludismo dopo avere percorso qualche km. La gente veniva in barca da Gujan-Mestras o da Arcachon, non per la spiaggia e il sole, ma perché la zona era pescosa. Le famiglie che si sistemavano sulla penisola del Cap Ferret erano persone disperate, cacciate dall’industrializzazione dell’agricoltura e dell’allevamento che arenavano le loro barche sulle spiagge per costruire delle capanne. Nel XVIII secolo al Cap Ferret, c’era gente che aveva un modo di vita che assomigliava a quello degli indiani d’America o ai popoli nomadi dell’Asia.

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Sapete come si chiamano in guascone questi strettissimi viotoli tipici dei porti ostricoli del bacino di Arcachon  ?  Andronnes. Tutta l’anima del bacino di Arcachon si trova in questi paesi ostricoli. Senza l’ostricoltura, il bacino di Arcachon cadrebbe nella banalità.

Insomma il Cap Ferret è un’invenzione moderna. Nel secolo seguente, le dune mobili sono state fissate e le foreste di pini marittimi piantate per impedire l’erosione della penisola. Senza questo lavoro accanito, il Cap Ferret non esisterebbe più oggi. D’altronde è solo una pausa nella storia del nostro litorale : il Cap Ferret non resisterà ad un aumento importante del livello degli oceani…

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Decorazioni esterni di una capanna. Ovviamente, ci sono delle capanne colorate come quelle del villaggio di L’Herbe al Cap Ferret ma io preferisco quando il legno è diventato grigio sotto gli assalti del vento e del sale. 

L’ideatore del Cap Ferret moderno è un personaggio, quasi mitico sulla penisola, che abbiamo già incontrato : Leon Lesca. Tra gli anni 1860 e 1870, lo Stato francese, proprietario del demanio marittimo mette fine all’anarchia delle capanne costruite in riva al bacino di Arcachon. Gli ostricoltori non possono essere proprietari delle capanne e queste ultime devono servire solo alla cernita e allo stoccaggio delle ostriche. Tutte le capanne devono fare sei metri di lunghezza, quattro metri di larghezza con uno scarto di due metri tra le capanne. Ovviamente, man mano le regole furono ammorbidite e le ostricoltori poterono sistemare le capanne secondo i loro propri gusti. Ma ancora oggi, le capanne appartengono allo Stato e solo gli ostricoltori, i pescatori e le loro famiglie possono beneficiare di queste capanne a scapito dei milionari che le sbirciano. I villaggi ostricoli del Cap Ferret : Claouey, Le Four, Les Jacquets, Petit et Grand Piquey, Piraillan, Le Canon, L’Herbe, le Cap Ferret, raccontano questa storia.

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Non solo c’è la veduta sull’isola degli uccelli e la città di Arcachon, ma anche sulla duna del Pyla. Mangiare le ostriche, guardando gli ostricoltori che vanno a lavorare sui parchi, sentire lo sciacquo dell’acqua, osservare il volo di uno stormo di voltapietre nel lontano…Direi che siamo in paradiso, no ? Si dice che le ostriche sarebbero afrodisiache, ma  vi assicuro che degustarle qui, cura la depressione !

In ottobre, il Cap Ferret ritrova la sua tranquillità. C’è anche un atmosfera un po’ strana. Fuori dal mondo. Dopo il flusso, il riflusso. Da 200 000 abitanti in agosto ad 8000 abitanti al massimo in inverno. La strada provinciale è deserta, tre quarti delle ville e dei negozi sono chiusi. I vecchi hanno ritrovato la piccola piazza dove giocano a bocce, gli ostricoltori possono lavorare tranquillamente nei parchi senza essere scocciati dai diportisti, i bordolesi vengono fare un giro per comprare delle ostriche o semplicemente fare una passeggiata. Io adoro, per esempio, andare nei vecchi serbatoi da pesci di Piraillan per osservare gli uccelli di mare, fare un giro nella riserva nazionale dei prati salati (lato bacino di Arcachon) o sulle spiagge (lato oceano Atlantico). In inverno, qualcuno troverà il Cap Ferret noioso, per me è un paradiso !

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Stesso posto a bassa marea e ad alta marea. Bene, adesso sapete dove mangiare le ostriche al Cap Ferret, vi lascio qui. E’ tempo di andare a fare il bagno !

Bacino di Arcachon : Quando c’è la bassa marea !

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Siamo a Audenge, un piccolo paese che vive di ostricoltura, in riva al bacino di Arcachon. Se andassimo alla fine del molo, potreste vedere, sull’altra sponda, la città di Arcachon e anche la cima della duna del Pyla. Non solo Audenge ha una stupenda spiaggia di sabbia piantata da vecchie tamerici, ma anche la più bella passeggiata del bacino di Arcachon. Il “domaine di Certes-Graveyron”, una riserva naturale di 500 ettari tra prati salati, sentieri litorali, zone umidi, foreste, paludi ed antichi serbatoi da pesci che formano un intreccio di canali ed immensi stagni in riva al bacino di Arcachon. Il paradiso degli uccelli di mare. Questa riserva sarà l’oggetto di prossimi post perché è la mia passeggiata preferita ad Arcachon. Anche se Audenge è frequentata l’estate, di solito, i turisti che vanno sul bacino di Arcachon per il mare,  preferiscono andare al Cap Ferret o sulle spiagge di Arcachon perché sono paesi vicini all’oceano Atlantico e quindi potete sempre fare il bagno anche a bassa marea.  Non è il caso per i paesi come Audenge che sono situati sulla riva est del bacino di Arcachon : è la marea che decide. Allora cosa hanno pensato di fare a Audenge, tanti anni fa, per risolvere questo piccolo problema della marea ? Guardate lo scatto sopra, la cosa si trova alle mie spalle. Avete un’idea ?

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Voltiamo le spalle. Un’immensa piscina. La più grande piscina ad acqua di mare d’Europa. Così il problema della marea è risolto. Accanto alla piscina c’è il famoso ristorante Da Geneviève dove la signora vi serve dei frutti di mare da quarante anni. D’accordo, c’è poca gente ma siamo a fine settembre. A destra dove ci sono le tamerici, c’è un magnifico pavimento in legno che corre lungo la piscina. Ovviamente, in stagione ci sono dei bagnini che sorvegliano i bacini e offrono anche dei corsi di nuoto. Il locale che vedete sulla destra ospita lo spogliatoio, le docce e il bagno. Nel fondo, ci sono delle tavole da picnic per le famiglie. Ci sono anche un city stade cioè un terreno dove i giovani possono giocare sia a calcio, sia a basket, sia a handball ; uno skate park e una area giochi con tanti apparecchi per i bambini. Allora, cari amici italiani, vi faccio una domanda. Quanto vi costerà la giornata in questa piscina con la possibilità anche di avere un ombrellone ? Risposta : Niente. Zero. Tutto è GRATIS. Vedete non solo tutte le nostre spiagge sono gratis, a volte anche la piscina !

Quando Arcachon scimmiotta Genova

Cari lettori, potete spiegarmi perché tutte le città che hanno un fronte mare vogliono dotarsi di un orrendo centro oceanografico con un mega acquario integrato ? Non perché vorrei saperlo !  La cosa sta succedendo anche ad Arcachon dove prossimamente verrà costruita, in riva al mare, una struttura in acciao e vetro di una lunghezza di 160 metri che deturperà insanabilmente il panorama. Non discuto il fatto che l’università di Bordeaux abbia bisogno di locali più grandi ma perché non ristrutturare quello che esiste già ? Dovete sapere, inoltre cari lettori, che ad Arcachon abbiamo già un acquario universalmente conosciuto perché è stato costruito nel 1866, è il più vecchio museo acquario del mondo ed invece di valorizzarlo per attirare i turisti, è stato deciso di distruggerlo per fare un casino, un hotel,  degli alloggi, dei ristoranti ed altri negozi. E’ vero che sono cose che mancano ad Arcachon ! La vendita del terreno circa 22 milioni di euro servirà a costruire il nuovo centro oceanografico – lo stesso che troverete ovunque nel mondo – verso il “Petit Port”. Oggi, vi faccio scoprire questo straordinario museo che, purtroppo, è condannato a scomparire.

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Rue professore Jolyet. Il delizioso edificio che si integra perfettamente allo stile “arcachonais” appartiene all’università di Bordeaux cioè allo Stato francese. Presto tutto sarà rasato al suolo per edificare un immenso complesso che includerà un casino, un hotel, alloggi, negozzi, ristoranti….Di fronte all’ingresso, non lo vedete ma c’è il mare e la spiaggia dove la gente fa già il bagno….(sono le vacanze scolastiche per i bambini del Nord della Francia)

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L’ingresso del museo-acquario di Arcachon, il più vecchio del mondo, è stato costruito nel 1866 ! l’ingresso costa cinque euro ma  vale davvero il prezzo perché al primo piano, c’è qualcosa che non vedrete negli alti acquari : un gabinetto di curiosità…

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Penetrare in questo museo acquario è come fare un salto nel passato. Ammirate la cassa e il pavimento bianco e rosso. Siamo tornati all’inizio del XX secolo ! Solo tocco di esotismo gli acquari che vedete nel fondo contengono pesci tropicali o subtropicali tipo pesci pappagallo. Per il resto, la collezione è dedicata ai pesci che si trovano sulle nostre coste, in atlantico….

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A pianterreno. Gli acquari incorporati nelle pareti di una grotta artificiale nemmeno il flash della macchina fotografica riesce a dare un po’ di luce. Quando i cartelli spiegativi sono stati scritti, si usava ancora la macchina da scrivere ! Sono anche questi dettagli che mi fanno amare questo luogo….

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Un astice….forse era già là quando ho visitato il museo tanti anni fa con la scuola. Vedete niente di straordinario : astici, stelle di mare, anguille, spigole, orate, gattucci, razze….ma comunque, esercitano  un certo fascino sui bambini…

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Al primo piano : Il gabinetto di curiosità. Un vera caverna di Ali Baba. Un luogo magico dove il tempo sembra scorrere diversamente ; ho avuto l’impressione di restarci 20 minuti e quando sono uscito mi sono reso conto che erano passate più di tre ore !  Portolani affissi ai muri ; scenografie che raccontano la vita tipica di un ostricoltore sul bacino di Arcachon oppure di un raccoglitore di resina nella foresta landese ; resti archeologici, monete, cocci di vasi perché il bacino di Arcachon era popolato nell’antichità da uno strano popolo celtico : i boiates ; collezioni straordinari di conchiglie, di ostriche provenienti da tutto il mondo (anche d’Italia) ; animali naturalizzati : foche, squali, delfini, pesci luna ; vertebre di balena ; rostro di squalo ; astici giganti, granchi mostruosi del Kamchatka ; gusci di tartarughe ; funghi ; strani pesci conservati in boccali di formolo ; scheletri ; modellini navi ; migliaia d’uccelli naturalizzati dal passerotto fino all’aquila reale….E sono tutte queste meraviglie raccolte pazientemente ai quattro angoli della pianeta che volete disperdere o mostrare in un freddo museo senza anima ?

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Il futuro centro oceanografico a “Petit Port” che costerà 50 milioni di euro, Notate che per questo prezzo, non si rispetta nemmeno l’architettura tipica di Arcachon, l’edificio è di una banalità affliggente. Come rimpiangerò l’intimità e la malia del più vecchio acquario del mondo !