Sul bacino di Arcachon!

Vi invito a cliccare il quadro per attraversare lo specchio d’acqua di Arcachon! 

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Quadro realizzato tra il 1876 e il 1914 dal pittore bordolese René Princeteau (1843-1914), intitolato Sul Bacino di Arcachon e che potete ammirare al museo delle Belle Arti e di Archeologia di Libourne (la città natia di Princeteau).

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Immagini sexy e gratis di ragazze nude in spiaggia su Bordeaux e dintorni! Seconda parte.

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Posso scrivere su qualsiasi argomenti, non potrei mai superare le 418 visite ricevute in una giornata per il mio mitico post: Immagini sexy di ragazze nude gratis su Bordeaux e dintorni. Oggi, con la collaborazione di Picasso e di qualche bagnante, propongo una seconda parte a questo post per tentare di battere il precedente record. Ci sono due vantaggi a questo tipo di post: soddisfare il lettore guardone che non ha tempo a perdere nei musei e dare un po’ di visibilità a Bordeaux e dintorni su Google!

Bordeaux: La Luna sopra il porto della Luna!

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La città di Bordeaux è legata alla Luna. Sulla stemma di Bordeaux c’è sempre stato il crescente di Luna che si riflette nelle acque della Garonna di fronte alla porta Sant’Eligio (la Grosse Cloche). Il crescente di Luna è un’allusione alla forma semicircolare dell’ansa della Garonna che attraversa Bordeaux e che ha dato questo nome di porto della Luna al porto di Bordeaux. Un altro simbolo del comune di Bordeaux sono le tre lune crescenti intrecciate fra loro che appariscono su tutti gli edifici pubblici, gli arredi urbani, il corriere che vi invia il municipio per segnalarvi che avete preso una multa per un parcheggio scaduto…

Bella questa veduta del porto di Bordeaux di notte, che potete vedere al museo delle Belle Arti di Bordeaux, con questa Luna piena che si rispecchia sull’acqua del fiume dei bordolesi. E’ l’opera di un ragazzo dell’estuario della Gironda, Alfred de la Rocca, pittore paesaggista bordolese, considerato stranamente il più grande pittore corso della Storia. E’ il lato italiano dei corsi: gli italiani ti prendono un tizio che ha sempre vissuto sotto i cieli della  Provenza, un certo François Petrarque, e te lo fanno diventare italiano; i corsi, allo stesso modo, si sono appropriati di Alfred de la Rocca. Eppure, il tizio è nato a Macau nel 1855. Macau è un paese del Médoc, rinomato ovviamente per il vino , ma anche per i carciofi. Dimenticate i carciofi italiani oppure di Bretagna, i carciofi di Macau vengono considerati i migliori del mondo dai Robert Parker del carciofio. La prova? hanno un’appellazione di origine controllata e, come per i vini di saint-Emilion, esiste anche una confraternita del carciofo di Macau; una volta l’anno, i membri travestiti in carciofo celebrano la divina verdura nelle vie di Macau. Se non è una prova! Quindi il mio Alfred de La Rocca è nato in questo paese e ha fatto tutta la sua carriera a Bordeaux e ha anche avuto l’idea di morire in questa città nel 1915.  Il padre di  Alfred era corso, di un paese chiamato Vico nel sud della Corsica, e il figlio si è ispirato anche dei paesaggi della Corsica dipingendo numerosi paesaggi dell’isola. Notate che Alfred de La Rocca si è interessato anche alla Provenza, all’Algeria…ecc. Niente di troppo particolare per un pittore di questa generazione e quindi trovo che “pittore corso” oppure “pittore bordolese” sia un po’ troppo riduttivo per un pittore che ha comunque qualche quadro esposto al Louvre!…

Il quadro è datato 1906. Ci sono elementi di modernità che sono riconoscibili: l’illuminazione elettrica sui moli e anche sul ponte di pietra che si indovina nel fondo. Il pennacchio di fumo del vaporetto  dietro le “gabare” che sono piccole navi tradizionali di Bordeaux che trasbordavano, una volta, merci e botti di vino dai moli fino alle navi ormeggiate in mezzo al fiume. Il fatto che le navi non siano ormeggiate lungo il molo, indica che non esistevano ancora i moli verticali  e che siamo all’inizio del XX secolo. Nel fondo il campanile della basilica (una parola snob per dire chiesa) Saint-Michel ha la sua guglia e ci indica che siamo dopo gli anni 1870 perché la guglia è stata spazzata via da un uragano nel 1759 e ricostruita solo alla fine degli anni 1860. La cosa che mi piace in questo quadro è che il cielo, sotto la Luna, ha il colore del fiume mentre il fiume assomiglia ad un cielo notturno. Una specie di inversione. La freccia di Saint-Michel ci indica dove si trova il pittore. E anche i campaniletti che vediamo sopra le navi danno un indizio: sono i campaniletti della piazza della Borsa. Il vaporetto è un altro indizio. Siamo di fronte a piazza dei Quinconces dove c’era un servizio di vaporetto sul fiume. Il pittore è situato su un pontile o su una nave antistante a questa piazza e non è per caso. La traiettoria del raggio di Luna che solca il fiume passa in questo punto prima di continuare verso la riva destra…

Il Giappone? Un paese dietro casa mia!

Quest’estate, sono andato a vedere una bellissima mostra ad Arcachon intitolata Trenta sei vedute del bacino di Arcachon e che celebrava il pittore bordolese, Jean-Paul Alaux, e il centenario delle sue mitiche dodici stampe ispirate dal bacino di Arcachon e dai disegni di Hokusai. Se vi ricordate, in un precedente post, avevo già parlato di Hokusai perché il giapponismo è stato qualcosa di molto importante a Bordeaux. Quindi per celebrare il centenario di queste stampe, la mostra ha presentato anche dodici scatti dell’artista giapponese Lyu Hanabusa e dodici quadri del pittore bordolese Max Ducos. Il tutto raffigurando trenta sei vedute del bacino di Arcachon come esistono trenta sei vedute del Monte Fuji. Volete vedere a cosa assomiglia una stampa del bacino di Arcachon realizzata da Jean-Paul Alaux all’inizio del XX secolo?

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Jean-Alaux in un’intervista nel 1938 diceva: “Il Giappone? Gli squisiti paesi di Arcachon seminati ai piedi delle dune lungo le sabbie, con la sagoma scura dei pini storti ne danno l’illusione perfetta. Come vedendoli non pensare alle stampe di Hokusai o di Hiroshige, visioni giapponesi che, una volta, mi hanno ossessionato? E poi la duna del Pilat non è la vetta nevosa di un Fujiyama gigante?

Divertente e originale, no? Voglio dire raffigurare un bacino di Arcachon che assomiglia al Giappone, invece di utilizzare le sempiterne marine. Anch’io ho voluto, attraverso dodici scatti trovati su internet, mostrarvi il mio Giappone: dai nostri pini storti fino al nostro Fujiyama:

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Oceano: E sulla banchisa spunta un iceberg di pietra!

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E no, non stiamo camminando sulla banchisa e non navighiamo a bordo di un Titanic che si dirigerebbe verso il suo tragico destino. Il vento soffia, ma non è un vento gelido che vi trafora le ossa fino a gelarvi il midollo; non si sente lo scricchiolo del ghiaccio che si sgretola e che ha reso pazzi tanti esploratori; il colore blu  soprannaturale che avvolge questo strano universo non è dovuto ai ghiacciai. Allora dove siete quando guardate questo scatto? Sulla spiaggia di Capbreton nelle Lande di Guascogna dove l’artista, che purtroppo ci ha lasciato quest’anno, Sacha Ketoff, è riuscito a catturare un istante magico, il momento blu. Questo momento tanto particolare sul nostro litorale in cui la spiaggia di sabbia, il cielo e l’oceano prendono questo colore blu fino a confondersi. Quando si svolge il momento blu? Personalmente, io che vivo vicino all’oceano, non sono mai riuscito a vederlo, penso che sia qualcosa che succede a caso, che arriva quando non te l’aspetti più. E l’incongruo iceberg di pietra al centro dello scatto? Sembra un’oasi in mezzo a questo strano universo blu! E’ un vecchio bunker del vallo atlantico. Doveva durare mille anni, ma qui niente resiste all’Oceano, al vento e al sale e, dopo settant’anni, il mostro di cemento, rimodellato dalla natura, è diventato un rifugio per gli uccelli di mare ei granchi.

Arte: A proposito di una scena di vendemmia vista al museo medievale di Cluny.

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Quando ero a Parigi, l’inverno scorso, e prima di ammalarmi gravemente, ho visitato il museo medievale di Cluny. E mentre stavo sognando davanti a questo arazzo olandese del cinquecento che rievoca tutte le fasi della vendemmia, non ho potuto, dopo un momento, impedirmi di esclamare: è più bello della pittura! Conoscete la citazione? è nel dizionario delle idee credute di Flaubert nel quale l’autore di Madame Bovary dà la definizione seguente degli arazzi dei Gobelins: “Arazzo: è un’opera inaudita e che richiede cinquant’anni per essere completata. Esclamare davanti: “è più bello della pittura!” L’operaio non sa cosa sta facendo”. Devo confessare che questa definizione mi piace tanto che ogni volta che vedo un arazzo, lancio questo grido di entusiasmo tale un Bouvard o Pécuchet di Provincia 🙂

Vino: non importano le stagioni, è sempre l’autunno sull’isola di Dioniso!

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Parco della Reggia di Versailles e di Trianon, al centro del bacino esagonale l’isola dell’autunno coperta di grappoli di uva, Bacco e quattro satiri. Sculture realizzate da Balthazar e Gaspard – non i Re Magi però – Marsi tra il 1672 e il 1675

Arte : In cui l’autore di questo blog vi invita ad un viaggio multimediale in compagnia di Claude Monet !

Avete mancato, nel 2010-2011, la mostra dedicata a Claude Monet al Grand Palais di Parigi ? Allora, vi invito ad una viaggio virtuale di recupero su internet organizzato dalla Riunione dei Musei Nazionali. Sapete utilizzare il tasto del mouse ? perché durante questo viaggio nell’universo di Monet, bisognerà rovesciare un calamaio, spaventare una gazza, giocare con dei papaveri e delle ninfee, suonare una campana…ecc… Ci sono due modi complementari  per esplorare l’opera di Monet : prima, un angolo cronologico che si chiama “Galerie” in cui potete scoprire tutti i quadri di Monet esposti durante la mostra del Grand Palais ; Poi, un’invitazione ad un delizioso viaggio multimediale attraverso i quadri di Monet, che non dovete assolutamente mancare, cliccate “Voyage”. Siete pronti ad immergere nell’universo di Claude Monet ? Allora, cliccate sotto l’immagine di Claude Monet nel suo giardino di Giverny  !

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CLICCATE L’IMMAGINE E BUON VIAGGIO !

Francia : itinerario di un turista bordolese a Parigi !

Secondo il sito della camera di Commercio di Parigi : Do you speak Touriste ?, i siti preferiti degli italiani che visitano Parigi sono : Disneyland, Notre Dame di Parigi, la Torre Eiffel, l’Arco di Trionfo, la Basilica di Montmartre e  il Louvre. Per i turisti delle altre nazionalità è un po’ la stessa cosa, è solo l’ordine che cambia. Per esempio, i turisti giapponesi sono all’opposto degli italiani : mettono il Louvre in testa dei siti da visitare e non sono affatto interessati dal parco Disneyland.

Sapendo che avrei avuto almeno un weekend di libero a Parigi (sto parlando dello scorso weekend), avevo stabilito un percorso e un programma di visite abbastanza consequenziale. Quindi, oggi vi propongo questo circuito turistico di un bordolese a Parigi. Ho evitato tutti i luoghi citati sopra, non per un qualunque snobismo, ma perché fare la fila con degli italiani per il trenino della miniera a Disneyland non mi interessa e trovo assurdo tutti questi giapponesi che aspettano ore e ore al Louvre per scattare il sorriso della Gioconda ; francamente, il fascino dei giapponesi per questo quadro è la cosa più enigmatica dell’universo. Per quanto riguarda gli altri monumenti, ho vissuto un anno a Parigi quindi li conosco già abbastanza e poi saranno ancora là l’anno prossimo, no ? Quello che mi interessa di più quando mi trovo a Parigi, sono le mostre d’arte temporanee perché come esistono le stagioni per l’abbigliamento, esistono le stagioni per le mostre d’arte temporanee e quest’anno la stagione invernale è particolarmente ricca ed è un’occasione unica per me di vedere delle opere che forse non rivedrei mai più. Ci sono tante cose da vedere e due giorni sono davvero pochi, e diciamolo non ho un budget illimitato. Ho dovuto fare una scelta drastica selezionando la visita di una collezione permanente e quattro mostre temporanee. Per esempio, il mio museo parigino preferito è Orsay, ma quest’anno l’ho sacrificato. Volevo vedere la mostra dedicata a Felix Vallotton al Grand Palais, ma ci ho rinunciato perché sapevo che avrei dovuto fare ore e ore di fila per ottenere un biglietto e poi quando c’è troppa gente non apprezzate niente.

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Sabato mattina. L’hôtel di Cluny che ospita il  museo nazionale del medioevo.

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Sabato pomeriggio. gli Etruschi al museo Maillol.

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Sabato sera. Museo del quai Branly cioè il  museo delle arti e civiltà d’Africa, d’Asia, d’Oceania e delle Americhe per la mostra dedicata alla Nuova Caledonia e intitolata : Kanak, l’arte è una parola.

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Domenica mattina. Sono stato fortunato era l’ultimo giorno della mostra consacrata al pittore Jacob Jordaens al Petit Palais.

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Domenica pomeriggio, la mostra dedicata alla dinastia Brueghel alla Pinacoteca di Parigi.

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Ricordi di un weekend. Ho visitato il museo di Cluny perché non avevo mai avuto l’occasione di vedere gli arazzi del ciclo La dama e l’unicorno, ogni volta, che andavo a Parigi le porte erano chiuse. Per quanto riguarda le quattro altre mostre avevo scritto un commento, ma ho preferito sostituirlo con dei piccoli video Youtube. Quindi vi invito a cliccare gli scatti e più particolarmente quello del muséo del Quai Branly perché la mostra Kanak, l’arte della parola mi ha fatto davvero una forte impressione. E’ il lunedi che ho sentito i primi sintomi della polmonite. Sindrome di Stendhal ?, ho chiesto pieno di speranza al medico…ma a Parigi non ti lasciano sognare : Piuttosto questo fottuto tempo di merda, lui ha risposto, ridendo…

A Bordeaux, la nostra Gioconda si chiama Marion !

Finalmente, dopo quattro anni di lavori  di restauro interminabili, il museo delle Belle Arti di Bordeaux, riaprirà il 19 dicembre prossimo e gli abituati  ed i visitatori occasionali  potranno di nuovo contemplare gli innumerevoli capolavori che fanno l’orgoglio della nostra città. Notate che il museo delle belle arti si trova nei giardini del Municipio (palazzo Rohan) e l’ingresso è gratis. Non è qualcosa di particolare a Bordeaux, è la stessa cosa negli altri musei di Francia per quanto riguarda le collezioni permanenti. Invece la Galleria delle Belle Arti, situata dall’altro lato della strada, e che ospita delle mostre temporanee è a pagamento. Come l’ho scritto, la nostra gioconda si chiama Marion (il dipinto si chiama Rolla, Marion è la ragazza che dorme nuda sul letto) e tutti gli storici d’arte considerano questo dipinto come un capolavoro assoluto che meriterebbe di troneggiare al museo del Louvre o a quello d’Orsay. Il dipinto è rimasto più di 70 anni al museo delle Belle Arti di Bordeaux poi,  durante i lavori di restauro del museo, la ragazza è stata inviata per qualche anno al museo d’Orsay e i bordolesi avevano una sola paura che il dipinto non sia restituito, ma finalmente, Marion è tornata a Bordeaux e, a partire dal 19 dicembre, potrete di nuovo ammirare il suo bel viso – e non solo – sereno dopo una notte d’amore.

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Henri Gervex, Rolla, olio su tela, 175 x 220 cm, 1878, museo delle belle arti di Bordeaux

Nella primavera del 1878, un mese prima dell’inaugurazione del Salon, i funzionari delle Belle Arti escludono ingiustamente Rolla dalla manifestazione. All’epoca Henri Gervex è un pittore oramai affermato. Ad appena 26 anni, l’artista ha già vinto una medaglia in una precedente edizione del Salon. Questo lo rende in teoria “fuori concorso” e quindi non soggetto alle decisioni della giuria incaricata di scegliere le opere esposte. In questo caso, però, le autorità si comportano diversamente, a causa della natura giudicata “immorale” della scena. Gervex tra ispirazione da un lungo poema di Afred de Musset, pubblicato nel 1833. Il testo ripercorre il destino di un giovane borghese, Jacques Rolla, che si abbandona ad un’esistenza oziosa e dissoluta che lo porta ad incontrare Marion, adolescente che si prostituisce per sfuggire alla miseria.

La scena mostra Rolla, oramai caduto in rovina, appoggiato alla finestra, con lo sguardo rivolto alla ragazza addormentata. Il giovane metterà presto fine ai suoi giorni ingerendo una dose di veleno. La scena è giudicata indecente non tanto per la nudità di Marion, del resto simile agli altri nudi canonici dell’epoca. L’attenzione dei contemporanei è in realtà rivolta alla natura morta costituita da una sottana, da una giarrettiera, da un corpetto slacciato in fretta sopra il quale è appoggiato un cappello a cilindro. Sarebbe stato proprio Degas a consigliare Gervex di mettere “un corpetto a terra” affinché fosse chiaro che questa donna “non è una modella”. La disposizione della scena e il tipo di indumenti indicano il consenso di Marion al rapporto e la sua condizione di prostituta. Inoltre, il bastone che spunta dalla biancheria intima è una metafora dell’atto sessuale.

Dopo essere stato escluso del Salon, Rolla resta esposto per tre mesi presso la galleria di un mercante di quadri parigino Lo scandalo, amplificato in larga misura dalla stampa, attira folle di visitatori. Molti anni dopo, in una serie di interviste pubblicate nel 1924, Gervex racconta la sua immensa gioia nel vedere la “fila interminabile di visite”, omettendo però di dire se avesse previsto la reazione delle autorità e provocato volontariamente la polemica.