Bacino di Arcachon: Il tizio che preferiva le rondini del Cap Ferret ai gatti dei cimiteri.

Attraversare l’antica foresta di sughero sulla riva orientale del Bacino di Arcachon ed ammirare il sottobosco con i corbezzoli che si piegano sotto il peso dei frutti, la bellezza dei fiori bianchi dei falsi alberi da cotone che riesce a fare dimenticare per un attimo che la pianta è un disastro per la flora locale. Seguire, camminando su un sentiero di ostriche frantumate, il corso del vecchio canale di Lacanau che convoglia  torpidamente le sue acque rosse e che sfocia in questo punto nel Bacino di Arcachon. Dirsi, come ogni volta, che sarebbe un’idea in primavera di scendere tutto il canale in canoa da Hourtin fino al lago di Biscarrosse; progetto che non si realizzerà mai per mancanza di tempo. Divertirsi ad osservare due uomini, il fango fino alle anche, raccogliere ostriche selvagge e granchi intrappolati dalla bassa marea. Diventare quasi sordo dai latrati continui degli uccelli di mare che vengono svernare sul Bacino di Arcachon. Avventurarsi nell’immensità dei prati salati ed essere attento agli orari delle maree per non ritrovarsi in una brutta situazione. Esplorare le centinaia di sentieri che portano da nessuna parte e che formano un gigantesco  labirinto. Alzare gli occhi ed essere rassicurato dalla presenza nel lontano sull’altra riva della città di Arcachon e dietro dalla bianchezza nevosa della montagna di Arcachon. Masticare un po’ di salicornia e ritrovarsi con la bocca piena di amaro. Arrivare alla vecchia capanna su palafitte che minaccia di crollare, abbandonata dagli uomini e corrosa dal sale. Camminare ancora un po’ verso una vecchia barca nonostante il buio che scende e le nuvole minacciose. Scorgere per la prima volta tra le erbe una semplice piastra con il nome di un uomo, la data di nascita e di morte e una frase che dice: “Zitto ! Osservo le rondini passare”. Tornare indietro nel silenzio e sentire già l’oceano che sale di nuovo e ricoprirà presto la piastra…

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In cucina con Alex : Il paese dei divoratori di dune bianche !

Post scritto a Lacanau. Vorrei dedicare la ricetta di oggi a Dona, una fedele lettrice di Bordeaux e dintorni e delle mie divagazioni. Due o tre volte la settimana, ho questa strana domanda nella bacheca di WordPress : si può fare il bagno a Bordeaux ? Quindi vorrei ricordare ai lettori italiani che Bordeaux si trova a sud ed è la seconda città preferita dei francesi dopo Parigi e lontano davanti a qualsiasi città della Costa Azzurra. La gente viene a Bordeaux e in Aquitania per il clima, l’oceano, i laghi, la natura preservata, la cucina, il vino e la simpatia degli abitanti. Dunque potete fare tranquillamente il bagno da Soulac fino alla Spagna. E quando avete finito il bagno, potete fermarvi in panetteria per comprare delle Dune Bianche, le nuove leccornie che vanno di moda a Bordeaux. Sono state inventate da Pascal Lucas a Grand Piquey, un paese sulla strada del Cap Ferret, ma stanno invadendo tutta la regione. Oggi, in anteprima delle vacanze, vi propongo la ricetta di queste Dune Bianche che ricordano le nostre dune costiere. Tutta la bontà di questi dolcetti risiede nella crema “mousseline profumata alla vaniglia”.

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Gli ingredienti per circa 18 Dune Bianche :

Per la pasta choux : (è veramente la base della pasticceria francese)

  • 150 g di acqua
  • 80 g di burro
  • 120 g di farina
  • 3 uova
  • 1 cucchiao di zucchero, 1 pizzico di sale e 3 cucchiai di zucchero a granelli

Per la crema “mousseline” (la crema mousseline è una crema pasticcera alla quale si aggiunge del burro e nel caso delle dune bianche anche della Chantilly)

  • 25 cl di latte
  • 50 g di zucchero
  • 20 g di maizena
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1 bacca di vaniglia
  • 100 g di burro
  • 25 cl di crema “fleurette” (la crema fleurette è una crema di latte da montare, utilizzata per fare la Chantilly)

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Prima tappa : Preparare i piccoli choux  che chiamiamo “chouquettes” in francese. Niente di più facile ! Preriscaldate il forno a 150 gradi.  Mettete sul fuoco un pentolino con il burro e l’acqua e portate il tutto a ebollizione.

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Ritirare rapidamente e incorporare, immediatamente ed in un solo colpo tutta la farina e il pizzico di sale. Mescolate energicamente con una spatola di legno per evitare la formazione di grumi…

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Rimettete la preparazione sulla fiamma e lasciatela asciugare fino a quando tende a staccarsi dai bordi della pentola. Una tappa abbastanza importante, la pasta non deve essere umida, altrimenti i choux non gonfieranno alla cottura….

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Lasciate raffreddare. Versate la preparazione in una ciotola. Aggiungete lo zucchero e incorporate le tre uova una alla volta. L’idea è di ottenere una pasta ferma, liscia e brillante…

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Ricoprite una placca di carta forno. Non c’è nemmeno bisogno di una sac-à-poche, che orrendo pleonasmo : un sac è già una poche in francese ! Ho utilizzato un cucchiaio. Spolverate con la granella di zucchero e infornarte per circa 30 minuti. Dipende un po’ dal forno di ognuno, per il mio : 30 minuti a 150 gradi….

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Il risultato. Riservate i choux (ma non metteteli in frigo !)

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Adesso prepariamo la crema “mousseline”. Prima tappa  : fate scaldare il latte con la vaniglia.

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In una ciotola, lavorate i tuorli con lo zucchero finché diventano bianchi (in francese questa tappa si chiama : blanchir les jaunes !)

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Aggiungete la maizena. Mescolate bene…

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Versate il latte a filo…

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Rimettete il composto nella casseruola e fate cuocere, mescolando frequentemente, a fuoco dolce per evitare i grumi. Quando la crema pasticcera è addensata. Riservatela in frigo.

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Ecco la nostra crema pasticcera dopo qualche ora in frigo. Adesso, prepariamo la crema mousseline. Sbattete energicamente la crema pasticcera fredda…

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Aggiungete il burro ammorbidito e frullate bene…

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Frullate la crema “fleurette” per ottenere una crema Chantilly…

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Incorporate delicatamente la crema Chantilly al composto. Perché una Chantilly ? Semplicemente per rendere il composto più leggero…

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Farcite con l’aiuto di una tasca da pasticcere le dune….

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Il risultato, sicuramente vi resterà abbastanza di crema per rifare una placca !

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Buon appetito !

Oceano : i vecchi mostri marini del Cap Ferret !

Il Cap Ferret. Spiaggia dell’Orizzonte. A Bordeaux non solo c’è gente che viene dal mondo intero per ammirare i graffiti della Bastide sui muri che circondano la vecchia caserma Niel, ma la Street Art si pratica anche sulle spiagge alla fine del Mondo, ma dovremmo piuttosto parlare di Beach Art, no ? Ma guardate, settant’anni dopo, come sono belli i vecchi bunker nazisti del vallo Atlantico modellati dalla Natura e dagli uomini !

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Cap Ferret : dopo 70 anni in immersione, l’u-boot AR3601 è tornato in superficie !

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Esiste, in Europa, un muro più lungo della grande muraglia cinese, un muro che si estende dal Cap Nord fino alla piccola cittadina di Hendaye in Aquitania : il muro dell’Atlantico. Questo muro, secondo il tizio che l’aveva fatto edificare, doveva durare mille anni. Ma qui, sul litorale dell’Aquitania, niente può resistere cosi a lungo perché la natura non lo tollerebbe e gli enormi pezzi di cemento armato, che costellano le nostre spiagge e che chiamiamo blockhaus, giaciono vinti dall’Oceano, le grandi maree d’equinozio, il vento e la sabbia. Muro terrificante che sembrava inespugnabile ; muro pronto a resistere allo sbarco americano e ad un diluvio di fuoco e che, oggi, non fa paura nemmeno ai bambini. Ormai, I vecchi blockhaus che costituiscono il muro assomigliano alle vestigia di antiche civiltà oppure a dei mostri marini petrificati : certi sono rovesciati sulla spiaggia, altri sono stati inghiottiti dalle dune o riposano nell’Oceano. Quegli animali di cemento danno l’impressione di essere sorti dall’Oceano per arrampicarsi sulle dune, ma è solo un’impressione perché in realtà è il contrario : sono capitombolati dalle cime delle dune. I blockhaus non sono opere d’arte, ma fortificazioni standardizzate però non significa che non suscitano un certo fascino. Sono stati modellati dalla natura col passare del tempo ; conquistati da animali : uccelli di mare, ostriche, pesci, garofani di mare per quelli che sguazzano nell’oceano ; colonizzati dalla vegetazione dunale. I muri anneriti servono di supporto per bellissimi graffiti che fanno l’ammirazione di tutti. Francamente, i blockhaus non mi evocano la guerra. Sarà perché, quando ero piccolo, un amico ne aveva uno nel suo giardino e ci abbiamo giocato bambini. Sarà perché ho frequentato un bar sistemato in un blockhaus oppure che ho contemplato, più volte, con gli amici e le amiche del liceo, il tramonto sull’Oceano, sdraiato sul tetto di un blockhaus….

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Ci sono lettori di questo blog, che ho avuto la fortuna di incontrare a Bordeaux, che ne sanno molto più di me sulla storia del muro dell’Atlantico e che mi hanno imparato che i blockhaus fanno parte della storia, che trasmettono la memoria di un periodo storico, che il muro dell’Atlantico è tutto un patrimonio da tutelare, che i blockhaus hanno molto da insegnarsi… L’altro giorno, ho portato la bambina di mio fratello al faro, appena ristrutturato, del Cap Ferret con tanti schermi tattili e mappe 3D del bacino di Arcachon che accolgono i turisti. Ma non è il faro che mi ha sorpreso perché è una passeggiata abituale per me. No, quello che mi ha completamente esterrefatto è il vecchio blockhaus, seppellito nel parco, e che il Comune con l’aiuto dell’associazione Gramasa ha completamente ristrutturato come se fossimo tornati nel 1943. Un relitto ridiventato minaccioso dopo 70 anni di dimenticanza. IMGP8615

Penetrare in questo blockhaus è come penetrare in un sommergibile. Non ci vuole essere claustrofobico : eseguità dei luoghi, impressione di confinamento. Una volta chiusi dentro, i tedeschi avevano anche un periscopio per sorvegliare i dintorni. Comunque, se avessi avuto la scelta tra Stalingrad e il rischio di uno sbarco americano al Cap Ferret….Nel 1940, l’esercito tedesco occupa il Cap Ferret. Nel 1943, i tedeschi fanno costruire il blockhaus per mettere al riparo, in caso di bombardamento, i loro doganieri che occupavano il parco del faro. Pittura speciale in facciata e capanna in legno sul tetto del blockhaus per nascondersi dagli aerei alleati. In questo periodo, il faro del Cap Ferret faceva funzione di punto di riferimento per adattare le distanze di tiro dei cannoni tedeschi situati in cima alla duna del Pyla. Il blockhaus fu minato in caso di sbarco alleato. In agosto 1944 è l’operazione Herbstzeitlose : i tedeschi battono in ritirata e liberano il bacino di Arcachon. Nella notte del 21 agosto, senza ordine, il capo dei doganieri decide di dinamitare il faro per vendetta personale. Il faro sarà ricostruito nel 1947 e il blockhaus dimenticato durante 70 anni. Tutto questo l’ho imparato grazie all’associazione Gramasa e ad una delle due stanze del blockhaus che ritraccia la storia del muro dell’Atlantico. E’ vero ! non dobbiamo dimenticare che ci fu la guerra sul nostro litorale.

Oceano : Vacanze di ognissanti al Cap Ferret, altro che costumi di Halloween !

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Cap Ferret. Spiaggia dell’orizzonte. Foto scattata il mercoledi 23 ottobre verso le cinque della sera. Finalmente, dopo sette settimane di scuola, i bambini spremuti fino all’osso dai prof, corsi, compiti e interrogazioni hanno veramente meritato le loro due settimane di vacanze di ognissanti. In acqua, qualche nuotatore e gli allievi della scuola surf del Cap Ferret.

Bacino di Arcachon : dove mangiare le ostriche ad Arcachon ? secondo parte

Ci sono due racconti : l’uno in nero, l’altro in rosso. Cari lettori, l’anno scorso, in tanti mi avete chiesto dove mangiare le ostriche ad Arcachon. Ed io vi ho consigliato di evitare la città di Arcachon e di andare nei piccoli porti ostricoli che si adagiano in riva al bacino di Arcachon. Vi avevo portato, allora, a Gujan-Mestras, la città dai sette porti, per degustare qualche ostrica al Routioutiou, una capanna ostricola, aperta dal primo gennaio al trentuno dicembre, nel porto di Larros. Perché spendere un capitale in un ristorante di Arcachon quando c’è la possibilità di mangiare “i piedi nell’acqua” una dozzina di ostriche e bere un bicchiere di vino bianco per qualche euro sul luogo di lavoro di un ostricoltore ?

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Piraillan (Cap Ferret). La capanna 57 “i piedi nell’acqua” di Sylvie Latrille con la veduta di fronte sull’isola agli uccelli e sull’altra sponda, la città di Arcachon.

Siamo il mercoledi 2 ottobre, il sole splende, la temperatura è di 27 gradi e ho deciso di farvi scoprire  un’altra capanna “i piedi nell’acqua” dove potete provare il piacere indescrivibile di mangiare delle ostriche davanti al più bel panorama di Arcachon. Per questo dobbiamo andare al Cap-Ferret. Il Cap Ferret è la sottile penisola dunosa, coperta di foreste di pini, spiagge immense e porti ostricoli tipici, che separa l’oceano dal bacino di Arcachon. Un amico che ha il senso della formula utilizza la parola “clitoride” per designare il Cap Ferret.

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La capanna è aperta fino ad ognissanti. Davanti alla finestra il prezzo delle ostriche : una dozzina di ostriche, un bicchiere di vino bianco, pane e burro : 12,50 euro. C’è anche la possibilità di ordinare dei gamberetti o dei buccini secondo la pesca. La signora Latrille non è ancora arrivata, sta consegnando delle ostriche ai suoi clienti di Bordeaux.

Io, in estate, non frequento il Cap Ferret. Sono un ragazzo troppo snob per andare nella zona dei 44 ettari, quella tra il faro e la punta del Cap Ferret, dove la borghesia bordolese ed i miliardari parigini trascorrono le loro vacanze. No, sto scherzando ! non è per questa ragione, ma perché in estate il Cap ferret è un incubo con i suoi 200 000 turisti e gli ingorghi mostruosi sulla piccola strada provinciale che collega Lège-Cap Ferret alla punta del Cap Ferret. Sembra che il mondo intero si sia innamorato del Cap Ferret !

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Ho già raccontato come si coltivano le ostriche in un precedente post. Se volete sapere tutto sulle ostriche di Arcachon ed imparare anche il gergo guascone che riguarda l’ostricoltura, cliccate qui   

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Ovviamente, se non volete mangiare le ostriche in riva al bacino di Arcachon, potete acquistarne per portare a casa. Contate tra 5,5 e 6,5 euro la dozzina (di solito gli ostricoltori ne mettono sempre una o due in più).

Non è sempre stato il caso. Nel XVIII secolo era un deserto, non c’erano ancora le dune e le foreste di pini marittimi. C’era una via, ma la gente moriva di paludismo dopo avere percorso qualche km. La gente veniva in barca da Gujan-Mestras o da Arcachon, non per la spiaggia e il sole, ma perché la zona era pescosa. Le famiglie che si sistemavano sulla penisola del Cap Ferret erano persone disperate, cacciate dall’industrializzazione dell’agricoltura e dell’allevamento che arenavano le loro barche sulle spiagge per costruire delle capanne. Nel XVIII secolo al Cap Ferret, c’era gente che aveva un modo di vita che assomigliava a quello degli indiani d’America o ai popoli nomadi dell’Asia.

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Sapete come si chiamano in guascone questi strettissimi viotoli tipici dei porti ostricoli del bacino di Arcachon  ?  Andronnes. Tutta l’anima del bacino di Arcachon si trova in questi paesi ostricoli. Senza l’ostricoltura, il bacino di Arcachon cadrebbe nella banalità.

Insomma il Cap Ferret è un’invenzione moderna. Nel secolo seguente, le dune mobili sono state fissate e le foreste di pini marittimi piantate per impedire l’erosione della penisola. Senza questo lavoro accanito, il Cap Ferret non esisterebbe più oggi. D’altronde è solo una pausa nella storia del nostro litorale : il Cap Ferret non resisterà ad un aumento importante del livello degli oceani…

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Decorazioni esterni di una capanna. Ovviamente, ci sono delle capanne colorate come quelle del villaggio di L’Herbe al Cap Ferret ma io preferisco quando il legno è diventato grigio sotto gli assalti del vento e del sale. 

L’ideatore del Cap Ferret moderno è un personaggio, quasi mitico sulla penisola, che abbiamo già incontrato : Leon Lesca. Tra gli anni 1860 e 1870, lo Stato francese, proprietario del demanio marittimo mette fine all’anarchia delle capanne costruite in riva al bacino di Arcachon. Gli ostricoltori non possono essere proprietari delle capanne e queste ultime devono servire solo alla cernita e allo stoccaggio delle ostriche. Tutte le capanne devono fare sei metri di lunghezza, quattro metri di larghezza con uno scarto di due metri tra le capanne. Ovviamente, man mano le regole furono ammorbidite e le ostricoltori poterono sistemare le capanne secondo i loro propri gusti. Ma ancora oggi, le capanne appartengono allo Stato e solo gli ostricoltori, i pescatori e le loro famiglie possono beneficiare di queste capanne a scapito dei milionari che le sbirciano. I villaggi ostricoli del Cap Ferret : Claouey, Le Four, Les Jacquets, Petit et Grand Piquey, Piraillan, Le Canon, L’Herbe, le Cap Ferret, raccontano questa storia.

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Non solo c’è la veduta sull’isola degli uccelli e la città di Arcachon, ma anche sulla duna del Pyla. Mangiare le ostriche, guardando gli ostricoltori che vanno a lavorare sui parchi, sentire lo sciacquo dell’acqua, osservare il volo di uno stormo di voltapietre nel lontano…Direi che siamo in paradiso, no ? Si dice che le ostriche sarebbero afrodisiache, ma  vi assicuro che degustarle qui, cura la depressione !

In ottobre, il Cap Ferret ritrova la sua tranquillità. C’è anche un atmosfera un po’ strana. Fuori dal mondo. Dopo il flusso, il riflusso. Da 200 000 abitanti in agosto ad 8000 abitanti al massimo in inverno. La strada provinciale è deserta, tre quarti delle ville e dei negozi sono chiusi. I vecchi hanno ritrovato la piccola piazza dove giocano a bocce, gli ostricoltori possono lavorare tranquillamente nei parchi senza essere scocciati dai diportisti, i bordolesi vengono fare un giro per comprare delle ostriche o semplicemente fare una passeggiata. Io adoro, per esempio, andare nei vecchi serbatoi da pesci di Piraillan per osservare gli uccelli di mare, fare un giro nella riserva nazionale dei prati salati (lato bacino di Arcachon) o sulle spiagge (lato oceano Atlantico). In inverno, qualcuno troverà il Cap Ferret noioso, per me è un paradiso !

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Stesso posto a bassa marea e ad alta marea. Bene, adesso sapete dove mangiare le ostriche al Cap Ferret, vi lascio qui. E’ tempo di andare a fare il bagno !

Bacino di Arcachon : un mercoledi due ottobre al Cap Ferret

A volte, i lettori di Bordeaux e dintorni mi fanno delle domande strane tipo : Si può fare il bagno ad Arcachon ? oppure : sulla costa Atlantica ? a Lacanau ? Per rispondere a questi lettori freddolosi, direi di sì perché Bordeaux e l’Aquitania sono leggermente a sud dal polo Nord e leggermente a nord dal polo Sud. Ieri, due ottobre, alle cinque di pomeriggio, ho fatto il bagno senza problema alla punta del Cap Ferret. La temperatura dell’ambiente era di 27 gradi e l’acqua era calda per la stagione. L’oceano era un po’ mosso, come potete vederlo nella video sopra, ma niente di anormale ad alta marea e per un inizio d’autunno. Ci sono altre domande che mi sorprendono e che riguardano le ostriche. Tutti i lettori di Bordeaux e dintorni vogliono sapere dove mangiare le ostriche ad Arcachon e il mio post dell’anno scorso : dove mangiare le ostriche ad Arcachon ? in cui vi consigliavo di andare al Routioutiou a Gujan-Mestras, nel porto di Larros, è il mio post più letto. Davvero strano perché non ho mai incontrato in vita mia un italiano o un’italiana che apprezzava le ostriche. Comunque, siccome siete tanti interessati dalle ostriche, non dovete assolutamente mancare il prossimo post perché vi  farò scoprire al Cap Ferret, un luogo magico, dal panorama mozzafiato, in cui potete mangiare delle ostriche e bere un bicchiere senza spendere un capitale. Non mancate !

Bacino di Arcachon : La duna del Pyla vista dalla punta del Cap Ferret.

Domenica 10 marzo. Sono le vacanze scolastiche, il sole splende, la temperatura è di 22°. La strada che ci porta da Lacanau al Cap Ferret è deserta ; niente interrompe la monotonia dell’immensa foresta di pini marittimi fino ad arrivare a Lège-Cap Ferret. Dopo Lège, giro a destra per raggiungere l’unica strada che percorre la penisola del Cap Ferret. A sinistra c’è la riserva naturale nazionale dei prati salati di Lège-Cap Ferret ; a destra, le dune sono ricoperte dai sempiterni pini marittimi che corrono fino all’oceano. Sono un po’ sorpreso dalla quasi assenza di traffico. A Claouey comincia veramente il Cap Ferret, poi i paesi ostricoli con le loro tipiche capanne a ridosso del bacino di Arcachon si succedono : Les Jacquets, le Four, Petit Piquey, Grand Piquey, Piraillan…ecc..Per il momento, gli ostricoltori  possono ancora lavorare tranquillamente, le centinaia di barche dei turisti non hanno ancora invaso le acque del bacino di Arcachon. Il Cap Ferret, in febbraio e marzo, è davvero spettacolare con tutte le mimose in fiore ! Secondo me, la migliore stagione per approfittare  del mare e della foresta ! In inverno, siamo appena 3000 invece l’estate la popolazione aumenta di 200 000 persone ! Un inferno ! Francamente, non mi incontrerete mai al Cap Ferret dopo Pasqua, preferisco altri posti. Comunque, c’è già un profumo d’estate nell’aria : I servizi comunali stanno preparando la stagione e tutto sarà pronto per le vacanze di Pasqua : stanno dipingendo il vecchio faro ; hanno anche sfrattato gli aironi per pulire i vecchi serbatoi da pesci della riserva naturale di Piraillan ; i milionari fanno ristrutturare le loro ville per l’ennesima volta dell’anno perché, qui, niente resiste al vento e alla sabbia….

Mentre la bambina gioca a non farsi toccare dalle onde che si infrangono sulla sabbia. Devo dire senza successo perché è già caduta più di una volta nell’acqua. Ma non le importa ! si rialza, ride, salta e ricominca a correre indeffessamente verso l’acqua. Mentre la bambina sta giocando, dicevo, sto pensando a tutti i lettori che raggiungono questo blog con delle strane domande tipo : c’è il mare a Bordeaux  ? Si può fare il bagno a Bordeaux ? Cosa fare al Cap-Ferret ?…ecc… Se il piccolo testo non vi ha convinto, potete guardare il video sotto !

L’ingresso del bacino di Arcachon visto dalla punta del Cap Ferret. Il mucchio di sabbia che vedete di fronte, è la duna del Pyla.

Vorrei ringraziare particolarmente Monica, innamorata del bacino di Arcachon, che mi ha inviato, dopo la lettura del post, qualche foto scattata dalla duna del Pyla. Francamente, io non avrei mai il coraggio di fare l’arrampicata quando soffia il vento e quando la temperatura non supera i 14 gradi. Dovete sapere, ugualmente, che in inverno non c’è la scala, la rimettono solo per le vacanze di Pasqua !

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Ho scelto questa foto di Monica : in cima alla duna del Pyla vediamo la punta del Cap Ferret dove ho girato il piccolo video….Grazie Monica !

La cartolina di natale dal Cap Ferret

Cap Ferret, 23 dicembre 2012.

Cari lettori,

Qui al Cap Ferret dove ho trascorso la domenica, sembra che la profezia maya si sia avverata, il 21 dicembre ha veramente segnato la fine di un ciclo e l’inizio di un altro. Forse, in Italia siete ancora il 23 dicembre, ma noi al Cap Ferret siamo il 23 aprile ! Il sole splende, la pioggia è un lontano ricordo e la temperatura sfiora i 23 gradi ! I ragazzi sui campi di calcio giocano in calzoncini e a torso nudo ; cinque minuti fa, una vecchietta è appena uscita dall’acqua davanti a me e mi ha interpellato rimproverandomi di non fare il bagno con un’acqua a 14 gradi ! Ovviamente, qui, gli indigeni non credono alla profezia maya perché, l’anno scorso, la gente si bagnava già in marzo, ma comunque un 23 dicembre non l’avevo mai sentito dire !

Qui, davvero, succedono delle cose strane ! Per esempio, le ostriche non sono riservate ai ricchi (la dozzina costa  5.50 euro) e gli indigeni ridono quando sentono parlare di un supermercato di Bordeaux dove la dozzina di ostriche si paga 15 euro ! Che truffa ! esclamano gli ostreicoltori, ma veramente c’è gente pronta a pagare 15 euro…e quando dici che a Parigi si paga ancora di più, l’ilarità è al suo colmo…e gli ostreicoltori ti supplicano di smettere di dire sciocchezze perché sono pronti a pisciarsi addosso dal ridere !….

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Bacino di Arcachon : Mare nostrum

tramonto arcachon

25 Novembre, ore 17:30. Tramonto sulla città di Arcachon

Cari lettori, pensate che il Cap Ferret, Arcachon, la dune del Pyla siano i più bei posti intorno al bacino di Arcachon ? Allora sbagliate ! perché, prossimamente, scoprirete che una delle più belle passeggiate del bacino di Arcachon si trova altrove. Non mancate ! Aspettando febbrilmente questo post potete rileggere i miei post sul bacino di Arcachon :

Una giornata al Cap Ferret : prima parte

Una giornata al Cap Ferret : seconda parte

Una giornata al Cap Ferret : terza parte

Il bacino di Arcachon secondo Alex

Gli uccelli del Cap Ferret

Dove mangiare le ostriche ad Arcachon ?

Il giardino della duna del Pyla

Buon weekend a tutti !