Bacino di Arcachon: Il tizio che preferiva le rondini del Cap Ferret ai gatti dei cimiteri.

Attraversare l’antica foresta di sughero sulla riva orientale del Bacino di Arcachon ed ammirare il sottobosco con i corbezzoli che si piegano sotto il peso dei frutti, la bellezza dei fiori bianchi dei falsi alberi da cotone che riesce a fare dimenticare per un attimo che la pianta è un disastro per la flora locale. Seguire, camminando su un sentiero di ostriche frantumate, il corso del vecchio canale di Lacanau che convoglia  torpidamente le sue acque rosse e che sfocia in questo punto nel Bacino di Arcachon. Dirsi, come ogni volta, che sarebbe un’idea in primavera di scendere tutto il canale in canoa da Hourtin fino al lago di Biscarrosse; progetto che non si realizzerà mai per mancanza di tempo. Divertirsi ad osservare due uomini, il fango fino alle anche, raccogliere ostriche selvagge e granchi intrappolati dalla bassa marea. Diventare quasi sordo dai latrati continui degli uccelli di mare che vengono svernare sul Bacino di Arcachon. Avventurarsi nell’immensità dei prati salati ed essere attento agli orari delle maree per non ritrovarsi in una brutta situazione. Esplorare le centinaia di sentieri che portano da nessuna parte e che formano un gigantesco  labirinto. Alzare gli occhi ed essere rassicurato dalla presenza nel lontano sull’altra riva della città di Arcachon e dietro dalla bianchezza nevosa della montagna di Arcachon. Masticare un po’ di salicornia e ritrovarsi con la bocca piena di amaro. Arrivare alla vecchia capanna su palafitte che minaccia di crollare, abbandonata dagli uomini e corrosa dal sale. Camminare ancora un po’ verso una vecchia barca nonostante il buio che scende e le nuvole minacciose. Scorgere per la prima volta tra le erbe una semplice piastra con il nome di un uomo, la data di nascita e di morte e una frase che dice: “Zitto ! Osservo le rondini passare”. Tornare indietro nel silenzio e sentire già l’oceano che sale di nuovo e ricoprirà presto la piastra…