l’incontro tra un ragazzo dell’abruzzo e uno stregone dei paesi immobili

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Il ragazzo dell’Abruzzo è Gabriele d’Annunzio che ha vissuto ad Arcachon tra il 1910 e il 1915. Lo stregone era uno di questi ultimi pastori delle Landes di Guascogna che bazzicavano le dune e le immense paludi che si estendevano dalla penisola del Médoc fino ai Paesi Baschi. I pastori sono scomparsi, sotto il secondo Impero, quando è stata piantata la foresta delle Landes di Guascogna per bonificare le paludi ; foresta tanta vasta che è la più grande foresta di pini marittimi del mondo. Scrivo stregone perché Flaubert ha dato una bellissima definizione di cos’è un pastore nel suo dizionario dei luoghi comuni. Pastore : ” Sono tutti stregoni, hanno la specialità di chiacchierare con la Madonna”. I nostri avevano un’altra specialità come lo vedete nell’immagine sopra : lavoravano a maglia, era un lavoro tipicamente maschile nei paesi immobili.

Anche la stagione secondava tale miseria ; ché pioveva e non pioveva nella Landa. Una nuvola bucherata spruzzolava un tratto di sabbione con gocciole grosse e rade che, per esser quasi tiepide, parevan cadute da uno schiumatoio. Ma di là dalla banda annaffiata  s’intravedeva la sabbia secca, e più in là un’altra spruzzaglia, e più in là un altra lista di alido ; cosicché anche la terra pareva in malessere come quelle donne incinte che si sentono la pelle a chiazze fredde e calda, qualcosa d’informe dentro sobbalzando in una profondità indefinita….

Allora, scendendo verso il Quartiere d’inverno per i sentieri della foresta, pensai con invidia a quei rari pastori landesi, ultimi discendenti de’ vecchi fantastici che su gli alti trampoli varcavano stagni e pantani del deserto arenoso e co’ gran passi potevan eguagliare il galoppo d’un cavallo de’ Pirenei.

Ne avevo conosciuto uno nella maccha, pochi giorni innanzi. Ridotta la misura delle pertiche leggendarie a due modesti mozziconi, messi ad armacollo l’ombrello verdognolo e il sacchetto brunastro, calato su gli orecchi il berretto di lana in forma di fungo, costui  passava tutto il santo giorno immobile contro il sostegno del bastone, lavorando di calzette coi ferri, immune di pensieri come il suo cane,  indifferente alla fuga del tempo come dev’essere l’ampolla dell’oriuolo da polvere, con la sua lingua riposta per anni nel silenzio della sua saliva come la sardina conservata nell’olio della scatola….

Gabriele d’Annunzio : la Leda sensa cigno

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