Bacino di Arcachon: Il tizio che preferiva le rondini del Cap Ferret ai gatti dei cimiteri.

Attraversare l’antica foresta di sughero sulla riva orientale del Bacino di Arcachon ed ammirare il sottobosco con i corbezzoli che si piegano sotto il peso dei frutti, la bellezza dei fiori bianchi dei falsi alberi da cotone che riesce a fare dimenticare per un attimo che la pianta è un disastro per la flora locale. Seguire, camminando su un sentiero di ostriche frantumate, il corso del vecchio canale di Lacanau che convoglia  torpidamente le sue acque rosse e che sfocia in questo punto nel Bacino di Arcachon. Dirsi, come ogni volta, che sarebbe un’idea in primavera di scendere tutto il canale in canoa da Hourtin fino al lago di Biscarrosse; progetto che non si realizzerà mai per mancanza di tempo. Divertirsi ad osservare due uomini, il fango fino alle anche, raccogliere ostriche selvagge e granchi intrappolati dalla bassa marea. Diventare quasi sordo dai latrati continui degli uccelli di mare che vengono svernare sul Bacino di Arcachon. Avventurarsi nell’immensità dei prati salati ed essere attento agli orari delle maree per non ritrovarsi in una brutta situazione. Esplorare le centinaia di sentieri che portano da nessuna parte e che formano un gigantesco  labirinto. Alzare gli occhi ed essere rassicurato dalla presenza nel lontano sull’altra riva della città di Arcachon e dietro dalla bianchezza nevosa della montagna di Arcachon. Masticare un po’ di salicornia e ritrovarsi con la bocca piena di amaro. Arrivare alla vecchia capanna su palafitte che minaccia di crollare, abbandonata dagli uomini e corrosa dal sale. Camminare ancora un po’ verso una vecchia barca nonostante il buio che scende e le nuvole minacciose. Scorgere per la prima volta tra le erbe una semplice piastra con il nome di un uomo, la data di nascita e di morte e una frase che dice: “Zitto ! Osservo le rondini passare”. Tornare indietro nel silenzio e sentire già l’oceano che sale di nuovo e ricoprirà presto la piastra…

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Bacino di Arcachon: tramonto 1914.

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Tramonto al Moulleau presso Arcachon, 1914, Jacques Henri Lartigue, autocromia stereoscopico. Io, in questo bellissimo e quieto scatto, ci vedo una scena di guerra. Gli elementi che, secondo me, indicano che stiamo assistendo ad una feroce battaglia sono il recinto che impedisce ai passanti di camminare sul basso della duna che è stata sicuramente seminata dagli uomini con degli oyat; le radici scoperte del pino marittimo ci indicano che la vecchia sentinella postata dagli uomini in avamposto per combattere l’erosione  sta soccombendo e giacerà alla prossima tempesta, morta, sulla sabbia; anche la fronda particolare del vecchio soldato, in accento circonflesso, ci indica la violenza inaudita della guerra, sono il vento e il sale che hanno scolpito l’albero, battaglia dopo battaglia, costringendolo a trovare delle strategie per sopravvivere alla guerra. Qui, una volta, i rari pastori che bazzicavano le lande con le loro greggi, morivano di malaria e dovevano spostare i loro villaggi annegati oppure insabbiati dopo ogni tempesta nel golfo di Biscaglia. Poi, gli uomini hanno deciso di attaccare battaglia contro l’oceano – sapendo che sarebbe una guerra infinita e persa in anticipo perché l’oceano non ha fretta – e hanno piantato pini marittimi per milioni e milioni per fissare le dune e rendere il paese vivibile; è la ragione per cui, in Aquitania, abbiamo la più grande foresta di pini marittimi del mondo. A volte l’oceano accorda una piccola tregua agli uomini e i discendenti dei pastori di una volta dimenticano che sono in guerra e edificano, in mezzo alla foresta, una sola e minuscola città balneare in riva all’oceano chiamata Lacanau-Océan per distinguerla di Lacanau-Ville che i pastori di una volta avevano avuto il buon senso di edificare lontano dall’oceano. L’oceano, che non ha fretta di vincere questa guerra, lascia fare per qualche decina di anni o per un secolo poi la guerra ricomincia e gli imbecilli che hanno costruito una casa o acquistato un appartamento a Lacanau-Océan devono essere sgomberati perché rischiano di essere inabissati. È una buona lezione che ci da l’oceano e gli uomini si rimettono a creare delle dune e a piantare dei pini marittimi per proteggere il nostro litorale. È una guerra che non finirà mai. Ecco a cosa stavo pensando mentre guardavo questo vecchio scatto del 1914.

Oceano : i piccoli angeli custodi del Médoc !

Médoc. Finalmente, dopo un viaggio di più di 150 km tra la città di Bergerac e questo paesello sperduto in riva all’oceano Atlantico, i bambini possono scendere dall’autobus e, gridando, spapagliarsi come uno stormo argentato di voltapietre. L’oceano, nascosto dietro le dune, è tanto vicino che i bambini possono sentirne il rumore. L’istinto, l’eccitazione dei bambini, la voglia di vedere l’oceano è troppo forte. Uno dei bambini, più smaliziato degli altri, comincia a salire la duna e gli altri si mettono a seguirlo. Uno dei prof che sta osservando la scena con uno sguardo benevolo, lancia due o tre parole e i bambini rinunciano a questo progetto per radunare intorno a lui. Io sono qui, un giorno di permesso, perché abito non lontano da questa spiaggia del Médoc e uno dei prof che conosco bene mi ha chiesto di venire fare un po’ la guida. Ovviamente, per gli alunni è un giorno di scuola. Loro partecipano ad un progetto chiamato le “iniziative oceaniche” organizzato da più di 20 anni dall’associazione Surfrider. Quest’anno, in classe, gli alunni hanno lavorato sul tema della spazzatura proveniente dalla Terra e che sta inquinando gli oceani. E dopo tutte queste conoscenze teoriche, oggi, hanno fatto un po’ di pratica iniziandosi alla tutela dell’ambiente raccogliendo, armati di guanti da giardinaggio e di sacchi, i rifiuti sulla spiaggia : carte, pezzi di vetro , bottiglie, scarpe, mozziconi, resti plastici…ecc….Devo dire che durante tutto l’inverno, delle scuole di tutta la regione hanno partecipato a queste operazioni di civismo. E anche se la maggioranza di questi rifiuti sono portati dalle maree e le tempeste invernali, pensateci bene prima di buttare un mozzicone o di lasciare una bottiglia sulle nostre spiagge perché per alcuni di quei bambini di Bergerac, oggi è stato l’unico giorno di spiaggia che avranno quest’estate. Comunque, rassicuratevi non pratichiamo la schiavitù dei bambini, le spiagge sono state già pulite in grande parte dagli impiegati del comune che stanno preparando la stagione. E nel pomeriggio i bambini hanno potuto godere della spiaggia e raccogliere conchiglie.

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In cucina con Alex : Il paese dei divoratori di dune bianche !

Post scritto a Lacanau. Vorrei dedicare la ricetta di oggi a Dona, una fedele lettrice di Bordeaux e dintorni e delle mie divagazioni. Due o tre volte la settimana, ho questa strana domanda nella bacheca di WordPress : si può fare il bagno a Bordeaux ? Quindi vorrei ricordare ai lettori italiani che Bordeaux si trova a sud ed è la seconda città preferita dei francesi dopo Parigi e lontano davanti a qualsiasi città della Costa Azzurra. La gente viene a Bordeaux e in Aquitania per il clima, l’oceano, i laghi, la natura preservata, la cucina, il vino e la simpatia degli abitanti. Dunque potete fare tranquillamente il bagno da Soulac fino alla Spagna. E quando avete finito il bagno, potete fermarvi in panetteria per comprare delle Dune Bianche, le nuove leccornie che vanno di moda a Bordeaux. Sono state inventate da Pascal Lucas a Grand Piquey, un paese sulla strada del Cap Ferret, ma stanno invadendo tutta la regione. Oggi, in anteprima delle vacanze, vi propongo la ricetta di queste Dune Bianche che ricordano le nostre dune costiere. Tutta la bontà di questi dolcetti risiede nella crema “mousseline profumata alla vaniglia”.

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Gli ingredienti per circa 18 Dune Bianche :

Per la pasta choux : (è veramente la base della pasticceria francese)

  • 150 g di acqua
  • 80 g di burro
  • 120 g di farina
  • 3 uova
  • 1 cucchiao di zucchero, 1 pizzico di sale e 3 cucchiai di zucchero a granelli

Per la crema “mousseline” (la crema mousseline è una crema pasticcera alla quale si aggiunge del burro e nel caso delle dune bianche anche della Chantilly)

  • 25 cl di latte
  • 50 g di zucchero
  • 20 g di maizena
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1 bacca di vaniglia
  • 100 g di burro
  • 25 cl di crema “fleurette” (la crema fleurette è una crema di latte da montare, utilizzata per fare la Chantilly)

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Prima tappa : Preparare i piccoli choux  che chiamiamo “chouquettes” in francese. Niente di più facile ! Preriscaldate il forno a 150 gradi.  Mettete sul fuoco un pentolino con il burro e l’acqua e portate il tutto a ebollizione.

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Ritirare rapidamente e incorporare, immediatamente ed in un solo colpo tutta la farina e il pizzico di sale. Mescolate energicamente con una spatola di legno per evitare la formazione di grumi…

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Rimettete la preparazione sulla fiamma e lasciatela asciugare fino a quando tende a staccarsi dai bordi della pentola. Una tappa abbastanza importante, la pasta non deve essere umida, altrimenti i choux non gonfieranno alla cottura….

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Lasciate raffreddare. Versate la preparazione in una ciotola. Aggiungete lo zucchero e incorporate le tre uova una alla volta. L’idea è di ottenere una pasta ferma, liscia e brillante…

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Ricoprite una placca di carta forno. Non c’è nemmeno bisogno di una sac-à-poche, che orrendo pleonasmo : un sac è già una poche in francese ! Ho utilizzato un cucchiaio. Spolverate con la granella di zucchero e infornarte per circa 30 minuti. Dipende un po’ dal forno di ognuno, per il mio : 30 minuti a 150 gradi….

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Il risultato. Riservate i choux (ma non metteteli in frigo !)

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Adesso prepariamo la crema “mousseline”. Prima tappa  : fate scaldare il latte con la vaniglia.

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In una ciotola, lavorate i tuorli con lo zucchero finché diventano bianchi (in francese questa tappa si chiama : blanchir les jaunes !)

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Aggiungete la maizena. Mescolate bene…

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Versate il latte a filo…

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Rimettete il composto nella casseruola e fate cuocere, mescolando frequentemente, a fuoco dolce per evitare i grumi. Quando la crema pasticcera è addensata. Riservatela in frigo.

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Ecco la nostra crema pasticcera dopo qualche ora in frigo. Adesso, prepariamo la crema mousseline. Sbattete energicamente la crema pasticcera fredda…

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Aggiungete il burro ammorbidito e frullate bene…

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Frullate la crema “fleurette” per ottenere una crema Chantilly…

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Incorporate delicatamente la crema Chantilly al composto. Perché una Chantilly ? Semplicemente per rendere il composto più leggero…

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Farcite con l’aiuto di una tasca da pasticcere le dune….

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Il risultato, sicuramente vi resterà abbastanza di crema per rifare una placca !

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Buon appetito !

Oceano : la civiltà delle bottiglie vuote e delle scarpe abbandonate

Una domenica soleggiata a trascorrere, con un sacco per rifiuti, il mio tratto di spiaggia per raccogliere vecchie bottiglie e scarpe abbandonate. Un lavoro di sisifo perché la settimana prossima ci vorrà ricominciare. E’  bella la civiltà ! Avrei voluto mostrarvi il tramonto e i delfini che facevano delle capriole tra le onde dell’Oceano, ma ero troppo disgustato dalla gente e stanco da questo lavoro di netturbino. Solo la forza di risalire la duna per tornare a casa nel silenzio dei paesi immobili.

Oceano : Alex, il galletto che mangia dei galletti.

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L’anno scorso, avete incontrato il mio amico, il tizio dei porcini, che avevo paragonato ad un maiale da tartufo tranne che lui è un maiale che fiuta i porcini nelle foreste del Médoc. Ovviamente, la parola maiale designa solo il suo naso infallibile per quanto riguarda il suo fisico è sopranominato Spillo tanto è magro. Il porcino è un fungo endemico nella regione di Bordeaux a tale punto che il suo nome completo in francese è porcino di Bordeaux (cèpe de Bordeaux). Invece i bordolesi utilizzano l’espressione : porcino del Médoc (cèpe du Médoc) perché i porcini crescono in questa penisola a nord di Bordeaux. Quest’anno, il tizio dei porcini che ha l’abitudine di raccogliere, in autunno, tonnellate di porcini nelle foreste del Médoc è disperato perché non c’è un porcino. Colpa del clima ! Troppa pioggia in inverno e troppo caldo in estate. Sono rovinato sospira sopraffatto il povero Spillo. E’ vero è un dramma per il tizio dei porcini che fornisce in porcini tutti i ristoranti di Bordeaux. Il tizio sta perdendo un sacco di soldi e non potrà trascorrere, come al solito, l’inverno nelle Antille. Ma non vi lamentate per il tizio dei porcini perché lui potrebbe raccogliere dei galletti o dei cantarelli che costano lo stesso prezzo dei porcini cioè tra i 12 e 15 euro al kg dai mercanti, ma lui non è interessato perché è un lavoro troppo spossante. Io adoro i galletti, ancora più dei porcini. Se venite un giorno trascorrere un weekend a casa mia in novembre. Non pensate che potreste stare tranquillamente a casa a guardare la partita in t.v  oppure a contemplare il fuoco nel camino mentre fuori c’è il diluvio. Bastone, zaino, stivali di gomma, mega panini  al prosciuto di paese e direzione le foreste dunali di Lacanau a caccia ai galletti. Non sarà una partita di piacere se non siete abituati a camminare. E poi, i galletti crescono nei sottoboschi sotto gli aghi di pino, la brughiera, i ginestroni. E’ un compito delicato perché i galletti sono fragili e non è questione di rastrellare il bosco, altrimenti l’anno dopo, i galletti non tornano. Ovviamente, non sono un mostro e faremmo un picnic in riva al lago di Lacanau guardando pescare i cormorani e chissa potremmo essere abbastanza fortunati per osservare un cervo !

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La sera, stanchi morti, potreste finalmente rilassarvi con un bicchiere di Sauternes in mano mentre vi cucinerei i galletti con aglio e prezzemolo. Sì, io non li vendo. Non male una decina di kg per un pomeriggio a correre nei boschi di Lacanau, ma non abbastanza per una vacanza nelle Antille, al massimo potremmo andare in weekend a Dunkerque oppure a Marcq a Baroeul !

Notate che, anche in francese, i funghi hanno cento nomi diversi secondo le regioni. Ho utilizzato la parola galletto perché linguisticamente nella mia famiglia non si fa la distinzione tra cantarelli e galletti e diciamo galletti anche per le finferle. Notate ancora che il porcino è uno dei rari funghi di genere maschile. Le parole per dire galletti (girolles) e cantarelli (chanterelles) e per designare tutti i funghi velenosi sono di genere femminile forse in omaggio a qualche avvelenatrice famosa !

Oceano: La ragazza di Lacanau che cavalcò uno tsunami!

Paesi Baschi. Non succede ogni anno, ma quando il vento di tempesta urla nel golfo di Biscaglia, che le onde si ingrossano, allora niente può impedire la gente di uscire da casa, nemmeno l’uragano, per tentare di scorgere il risveglio di Belharra. E se mi chiedete : “ma chi è Belharra ? Vi risponderò : un mostro mitologico che campa nell’oceano Atlantico, 3 km al largo del porto di Socoa, in un alto fondale chiamato Belharra-Perdun, situato tra 14 e 18 metri, costituito da un altopiano che presenta uno scalino a strapiombo. Quando la tempesta è abbastanza potente, in questo alto fondale si genera un’onda mostruosa, uno tsunami, che  può superare i 12 metri di altezza. Solo a pronunciare il suo nome vengono i brividi : Belharra. Non sono numerosi, anzi si contano sulle dite della mano, i coraggiosi, i temerari, gli intrepidi, i pazzi che hanno sfidato e vinto Belharra con una semplice tavola da surf. Cari amici italiani, non mi parlate dell’exploit della Roma oppure di Totti che avrebbe due palle così perché, ieri, l’exploit è stato realizzato da Justine Dupont di Lacanau che ha atterrato Belharra. Altro che calcio!

Oceano : Un 23 settembre intorno al lago di Lacanau

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Impressionante, dall’inizio di Bordeaux e dintorni, il numero di post che ho scritto su Lacanau. Sarà che la piccola città balneare sull’oceano Atlantico si trova solo a due passi da casa mia oppure sarà, più probabilmente, che non mi stanco mai della bellezza del lago, dell’oceano, delle dune e delle foreste. La croce luminosa sopra la farmacia indica che alle ore 17.30, la temperatura è di 33 gradi. Abbiamo già visto che, in aprile, il colore del litorale dell’Aquitania era il giallo-oro dei ginestroni e delle ginestre che sbocciano in quel periodo. In settembre, sono le brughiere che sbocciano a milioni sotto i pini marittimi. Il suolo è letteralmente tappezzato da tutte le sfumature delle brughiere che vanno dal rosa fino al viola. Mentre mi dirigo con l’auto sulla vecchia strada provinciale tra l’oceano e il lago, vedo delle vecchiette che si sono fermate per raccogliere delle brughiere intere con le radici. Mi fa un po’ pena perché le brughiere nei giardini sono sordide e mi fanno sempre pensare ai cimiteri. Forse le vecchiette vogliono un assaggio. Non care amiche, ammirate le grandi distesi di brughiera sulle dune, ma non dovete raccoglierle ! Le brughiere amano la libertà !

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Qui siamo a sud del lago : a Longarisse. Il posto dove mi trovo si chiama la punta del Bernos, ma altre persone la chiamano la punta ai cavalli. Ci troverete i soliti quattro gatti perché, di solito, la gente preferisce andare al Moutchic, a nord. Io preferisco questa parte del lago, è più selvaggio. E poi, quest’estate, ho preso l’abitudine, almeno una volta per settimana di nuotare fino all’isola degli uccelli, la più grande, che vedete sul lago. Diciamolo sono in forma olimpica !

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A destra, dalla punta del Bernos, c’è la baia delle ninfee. Volete andare sulla sponda che vediamo di fronte ? C’è la via di Compostela che costeggia il lago. Lasciatemi fare il bagno e ci andiamo. Una passeggiata di meno di due ore. Non preoccupatevi. A Bordeaux il sole tramonta più tardi.

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La via di Compostela tra il lago e l’oceano, è la via che parte da Soulac (Gironda) fino ad Irun (Spagna) costeggiando tutti i grandi laghi dell’Aquitania. Sotto gli alberi, è più respirabile. Adesso che siamo fra noi, cari amici italiani, dovete spiegatemi perché in Italia l’estate finisce dopo ferragosto ? Qui, siamo ancora in estate nonostante il calendario. Secondo me, l’ultimo giorno dell’estate è il primo giorno della vendemmia. D’accordo, ci sono dei segni che mostrano che l’autunno sta per arrivare : Il vino bourru si trova già nei mercati all’aperto ma è roba provenzale. Ci sono le fiere dei vini nei supermercati ; le bancarelle, traboccando di porcini di Bordeaux si sono sistemate lungo le strade (tranne che non sono porcini di Bordeaux perché fa troppo caldo). La domenica mattina, La rosticceria ambulante ha ritrovato il suo posto davanti alla panettiera, sotto casa mia.

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I corbezzoli sono arbusti tipici della regione, ma per il momento i frutti non sono ancora maturi. Un’altra piante è endemica e forse sarà una sorpresa per i miei lettori : il Mirto.  Ma qui non ne facciamo niente.

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Basta lasciare il cammino lungo, girare a destra e procedere attraverso le dune ricoperte di pini marittimi per raggiungere l’oceano dove i surfisti di Lacanau scavalcano di nuovo le loro onde, dopo un’estate a rodere il freno….Anche sotto gli alberi, c’è un indizio che ci indica che l’autunno sta per arrivare : Il silenzio. Non si sente più il rumore infernale delle cicale !

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Le more selvatiche che ricordano i dolci dell’infanzia. Quando, noi bambini, tornavamo con un cestino pieno di more era l’incubo di mia madre. Lei trova che le more sentono la formica. E non mi chiedete che odore hanno le formiche !

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Le acque blu del lago e la punto del Bernos che abbiamo lasciato qualche tempo fa….

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Lungo la baia delle ninfee, ci sono delle insenature da sogno. Avete capito perché la baia si chiama baia delle ninfee ? Le ninfee ancora in fiore sembrano sospese tra il cielo e l’acqua.

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Più si scende a sud, più il lago diventa selvaggio. Qui, sulla riva, ci sono addirittura delle mangrovie. Volete penetrare con me nella palude, al riparo sotto le fronde delle querce e delle felci giganti ? D’accordo, ma ci vuole camminare con precauzione perché non vorrei disturbare un animale che vive là !

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I gamberi di fiume !

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Quando vi avvicinate troppo, il gambero di fiume è ingegnoso e fa finta di essere morto ! Se avessi portato un secchio, credetemi, avrei potuto ne raccoglierne qualche chilo. Ma lasciamo le bestiole in pace perché, anche se sono un ragazzo dell’estuario della Gironda, non sono né cacciatore, né pescatore e preferisco comprarli dal pescivendolo !

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Vi lascio qui. Spero la piccola passeggiata vi è piaciuta ! Un 23 settembre intorno al lago di Lacanau.

I post scritti su Lacanau sono numerosi. Potrebbero interessarvi i post seguenti :

La spiagge alla fine del mondo : prima parte.

La spiagge alla fine del mondo : secondo parte.

Un giorno d’estate sull’isola del tesoro