Francia : La truffa di natale che dura da 20 anni !

Quest’anno si festeggia i venti anni del “sac à sapin”, un volgare sacco di plastica dorato che serve di salva pavimento quando gli aghi dell’albero di Natale cominciano a cadere e i rami a seccare. Un sacco che serve ugualmente ad impaccare l’abete prima di portarlo alla discarica o al centro di riciclaggio. Ogni anno è la stessa cosa ! Non potete immaginare come mi fa arrabbiare questa storia del “sac à sapin” ! Non posso accendere la T.V senza vedere un animatore chiedermi di comprare il maledetto sacco. Ma veramente, vi assicuro che, ogni trenta secondi, c’è una pubblicità o un tizio che ti rompe i corbelli con il “sac à sapin”. Non solo il “sac à sapin” è ecologico e biodegradabile perché è fatto con dei residui di cereali non-OGM, ma acquistare il “sac à sapin” sarebbe partecipare ad un’azione umanitaria perché sui 5 euro che vi costa il “sac à sapin”, 1,50 euro sono riversati ad Handicap International. Francamente io, questi 5 euro non posso li inghiottire. Troppo comodo fare i generosi versando 1,50 euro ad Handicap International e fare un enorme profitto con un sacco di plastica che costa qualche centesimo da produrre ! Quindi, se volete aiutare un’organizzazione sociale o umanitaria, vi consiglio piuttosto il metodo Alex cioè comprare un sacco di plastica per qualche centesimo in supermercato e quando volete sbarazzarvi del vostro albero di Natale, bruciatelo in giardino oppure portatelo alla discarica o al punto di raccolta del vostro quartiere, poi mandate un assegno di 5 euro all’associazione umanitaria scelta.

Annunci

L’albero di Natale più bello del mondo si trova a Bordeaux !

E non lo dico io, ma sono gli americani che hanno nominato l’albero di Natale situato nella hall d’ingresso del Grand Hôtel di Bordeaux, piazza della Commedia, di fronte al Grand Théatre, tra i 12 alberi di Natale più belli del mondo. Spinto dalla curiosità, stasera, sono andato a vedere questa meraviglia.

albero natale

Alto 5 metri, l’albero è stato ideato e realizzato in collaborazione con l’Opera Nazionale di Bordeaux all’occasione della rappresentazione del balletto Romeo e Giulietta di Prokofiev che, davanti al successo, sarà prolungata al Grand Théatre fino al 31 dicembre. L’albero è stato concepito dal direttore  di produzione e scenografo dell’Opera Nazionale di Bordeaux : Giulio Achilli che l’ha interamente addobbato con dei lussuosi costumi di teatro nei toni  del rosso e dell’oro ; costumi che sono stati lumeggiati con dei cristalli. Ma non è tutto perché nella hall ci sono altri costumi indossati dalle ballerine nei balletti classici tipo Schiaccianoci e due colonne intorno all’albero di Natale sono composte  da tutù che raffigurano la danza dei fiocchi di neve che cadono dal cielo. C’è anche  un cielo stellato che è stato realizzato sul soffitto del giardino d’inverno (orangerie). In realtà, questo albero è un po’ il “clou” dello spettacolo perché mi sono reso conto che ci sono due alberi affini che addobbano la scala del Grand Théatre di Bordeaux. Quindi meglio entrare nel Grand Théatre per ammirare i due alberi di Natale (ho chiesto l’autorizzazione ad un custode perché c’era una rappresentazione) poi attraversare la piazza per andare a vedere l’albero di Natale al Grand Hôtel.

Pranzo di Natale a Bordeaux ovvero mangiare come Jacques Chirac senza spendere un capitale

Che Jacques Chirac fu un buongustaio e una buona forchetta è risaputo. Quando c’era il salone  internazionale dell’agricoltura a Parigi, il tizio trascorreva ore e ore tra le bancarelle a trangugiare preparazioni gastronomiche, testine di vitello, formaggi e insaccati e, ovviamente, ad annaffiare il tutto con litri e litri di birra e di vino. Una volta, un giornale aveva anche calcolato quanto cibo il tizio era capace di inghiottire in una sola giornata, il risultato era proprio allucinante. Per dire la verità, anche un giudice era riuscito a calcolare il costo per il contribuente delle spese di vitto di Jacques Chirac : circa 700 euro al giorno ! Inutile dire che il tizio aveva il suo tovagliolo in tutti i buoni ristoranti di Francia. Quando Jacques Chirac veniva a Bordeaux, la sua mensa favorita era il ristorante di Jean-Pierre Xiradakis : La Tupina, nel quartiere Sainte-Croix, via “Porte de la Monnaie”. Un ristorante conosciuto nel mondo intero e che è stato eletto miglior bistrot del mondo qualche anno fa. Il proprietario, Jean Pierre Xiradakis, è un personaggio interessante, un bordolese DOC che conosce la sua città come nessuno. La cucina che si mangia a La Tupina è una cucina tipica di Bordeaux , cioè spesso alla brace. Dentro il ristorante c’è un camino dal fuoco ardente e davanti un banco dove stanno aspettando tutti i tipi di carne che ordinano i clienti : uccelli, fiorentine, petti d’anatra, carne di agnello e di maiale, polli, foie gras, vitello, tricandilles, budelli …ecc…il menù non è sempre uguale, dipende dalla stagione e potete, in stagione, trovare sul banco i pesci tipici della Gironda : Lamprede, alose…ecc…Devo dire che sono diviso a proposito di questo ristorante perché anche se i piatti sono squisiti e abbastanza sostanziosi e se c’è un menù giornaliero a 18 euro dal lunedì al venerdì, diciamolo i prezzi sono esorbitanti, direi di più : stratosferici e il servizio non è sempre all’altezza. Insomma, non vedo l’interesse di spendere un capitale per mangiare la cucina di mia nonna. Oggi, per questo pranzo di natale vi porto nel Médoc, in una fattoria che fornisce il pollame al ristorante La Tupina.

IMGP8922

Non potete mancare la fattoria di Vertessec (la ferme de Vertessec) che si trova sulla strada tra Bordeaux e Le Verdon, quando venite da Bordeaux, la fattoria è a sinistra, un po’ prima l’ingresso di Castelnau de Médoc. Quando sono venuto per ordinare il mio cappone di Natale l’altro giorno, i capponi sgambettavano, ancora spensierati, all’aperto nel campo che vedete sopra. Avevano diritto ad una dieta degna dei migliori ristoranti : cereali e latte fresco. Dormivano in questi Chalet svizzeri che vedete nella foto. Oggi, il campo è deserto, ma lungo la via non c’è più un posto per parcheggiare la macchina.

IMGP8924

La fattoria di Vertessec. Sono in fila con una centinaia di altre persone sotto lo sguardo indifferente del vecchio cane. Tanta gente ! Proprio incredibile perché la fattoria non fa molto pubblicità, ma la gente viene da tutto il Sud Ovest e anche al di la, visto le targhe delle macchine. La fattoria possiede anche un negozio a Parigi, verso l’Opera. Ma questa notizia l’ho sentita nella fila perché io la conosco solo perché non è lontana da casa mia. Mentre stiamo aspettando nella fila, il proprietario ci dà dei consigli per fare cuocere i capponi e le oche. Un modo piuttosto piacevole per passare il tempo. Così non pensiamo alla tempesta che si avvicina e che dovrebbe colpire il litorale atlantico la notte di natale.

IMGP8925

Il negozio si trova in un antico capannone, sapete quelli con i travi in quercia a vista. Non hanno dimenticato il presepe e l’albero di Natale che non è un banale abete ma un bellissimo agrifoglio. Qui, si vende un po’ tutto i prodotti tipici della guascogna : miele, marmellate, polli, tacchini, oche, capponi, pollastre, conigli, foie gras, petti d’anatra, confits, arrosti, paté…ecc…Per esempio, il chilo di pollo costa un po’ meno di 8 euro, il cappone che ho comprato : 14 euro al chilo. Non c’è molto differenza tra questi prezzi e quelli che trovate nei mercati all’aperto. Non trovo che sia eccessivo per una bestiola che ha vissuto una vita all’aperto. Detto questo, devo dire che non mangio carne ogni giorno e preferisco mangiarne una volta ogni tanto, ma buona…

IMGP8926

l’immenso camino dove si potrebbe fare arrostire un bue senza problemi !

IMGP8927

Finalmente, dopo quasi due ore di coda sono riuscito a procurarmi la bestiola : un po’ più di 70 euro per un cappone di quattro chili. E non ho finito di mangiarne tutta la settimana  di questo maledetto cappone perché siamo soltanto in sei per il pranzo di Natale. Meno male che Natale non sia tutte le settimane !

IMGP8929

Non ho comprato solo il cappone ma anche un prodotto tipico della regione di Bordeaux indispensabile per accompagnare il foie gras : la gelatina di Sauternes….

D93K1626

Buon Natale a tutti !

Dove trovare giocattoli a Bordeaux ?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Se vi trovate a Bordeaux e se volete comprare dei giocattoli per Natale, vi consiglio due indirizzi da non mancare e che per me sono legati a dei ricordi d’infanzia. Il primo negozio di giocattoli è il mitico negozio del signor Verdeun, un’istituzione a Bordeaux, che ha fatto e che continua a fare sognare tutti i bambini bordolesi da sette fino a settantasette anni. Il negozio è stato fondato nel 1948 dal padre, Maurice Verdeun, un campione di ciclismo, e ne siamo adesso alla terza generazione di Verdeun che si dedica a fare la felicità dei bambini. Il negozio, deliziosamente retro, è situato al numero 36  della vecchia galleria bordolese all’atmosfera “so british”. Questo passaggio coperto, creato nel 1831, collega la via Sainte-Catherine a quella “des Piliers-de-Tutelle, è un luogo unico in Francia perché la galleria non è parallela o perpendiculare alle vie ma forma una diagonale. Se siete appassionati di modellismo aereo o navale, di trenini, di Dinky Toys, di autoradiocomandate, di bambole, di giochi di società…ecc…avete trovato il paradiso ! E attenti, niente porcherie cinesi piene di sostanze tossiche fatte dai bambini in aziende lager, ma gioccatoli che durano una vita e non si riciclano l’indomani di Natale su internet perché il negozio del signor Verdeun non vende dei giocattoli, ma dei pezzi della sua collezione. Quante ore ho trascorso, bambino, a leccare le sue vetrine sognando a tutti questi modelli di nave ! Una volta, per un Natale, mio nonno mi aveva comprato una di queste navi in legno e, per qualche settimana, l’avevo aiutato a costruire la nave. Poi, la nave fu sistemata in un vecchio armadio perché la nonna non voleva di un “nid à poussière” a casa. E la domenica quando andavo dai nonni, il cuore battente e la mano tremante, avevo il diritto di aprire l’armadio….

Il secondo negozio è l’Ecole Buissonière situato via “des trois Conils” al numero 74. L’espressione “Faire l’école buissonnière” in francese significa “marinare la scuola”. Ma l’ultimo francese che avrebbe utilizzato l’espressione “faire l’école buissonnière” sarebbe morto verso gli anni 1870 ! L’Ecole Buissonière è un altro negozio dove potete trovare giocattoli di qualità : giocattoli in legno, giocattoli antichi, cavalli a dondoli, set di piatti in porcellana, trenini elettrici…ecc…Ma anche tutti i giocattoli cinesi e le bambole monster high che mi sono state ordinate dalla figlia di mio fratello. Una volta, credo che questo negozio fosse situato via Judaïque, non lontano dalla piscina comunale. Bambini, il mercoledi pomeriggio, mia madre ci aveva iscritto alla piscina per imparare a nuotare e lei faceva del tutto per evitare di passare davanti a questo negozio eppure non mi ricordo che eravamo particolarmente attirato da l’Ecole Buisonnière. Era diventato un’ossessione e mia madre, che non guida, aveva comprato una mappa di stato maggiore e tutta la settimana lei  si studiava i migliori itinerari possibili per evitare questo fottuto negozio. Non per niente, oggi, mio fratello ed io conosciamo tutte le vie, strade e cespugli di Bordeaux !

Ritorno nel paese di Francesca : prima parte.

IMGP8900

Via Montméjean, passage Durand, quartiere di La Bastide, Bordeaux. Cari amici italiani, non abbiate paura di parlare francese quando siete in Francia. I francesi sono tolleranti e sapete perché ? Perché sono incapaci di scrivere o di parlare la loro lingua correttamente. Non possono scrivere due parole senza fare una sgrammaticatura. Nella foto sopra, ovviamente, ci voleva scrivere : Passage fermé (passaggio chiuso) e non Passage fermer (passaggio chiudere). L’anno scorso, in gennaio e febbraio, avevo scritto una serie di post intitolata : Alex nel paese di Francesca, oggi è tempo di tornare a fare una passeggiata nel paese di Francesca, nel quartiere di la Bastide, sulla riva destra di Bordeaux, dove il cuore della città batte più forte.

Francia : il tronchetto di natale

Incredibile questa passione per il tronchetto di natale in Italia ! Un’amica italiana mi ha telefonato per avere la ricetta originale di questo dolce tipico della tradizione natalizia francese. Francamente, non ho mai visto un francese preparare il tronchetto di natale, è una schifosità che si compra esclusivamente in pasticceria e che finisce inesorabilmente in pattumeria l’indomani di natale. Notate che non è la colpa del tronchetto, ma quando avete inghiottito gli assortimenti di canapè all’aperitivo poi le ostriche, il foie gras, il salmone, l’arrosto, il capone con le castagne, le patate alla sarladese, l’insalata landese, il formaggio e che avete annaffiato il tutto con un misto tra Champagne, Médoc, Entre-deux-Mers, Sauternes, Saint-Emilion e Pomerol, allora vi viene un barlume di lucidità che vi impedisce di suicidarvi completamente assaggiando una fetta di tronchetto di natale. Non per niente la cosa si chiama tronchetto, avrebbero potuto anche chiamarlo mattone sopprattuto il tradizionale quello con la crema di castagne ! Durante la notte di natale, ci sono due tipi di pazienti ricoverati al pronto soccorso : quelli che hanno perso una mano aprendo le ostriche e gli altri che hanno provato il tronchetto di natale.

oie

Non credo che il tronchetto di natale sia un dolce tipico della tradizione natalizia francese invece fare un’abbuffata la vigilia di natale è qualcosa che risale alla notte dei tempi e solo le zitelle e i curati vogliono fare magro la vigilia di natale. In Francia, la gente si accontentava di una piccola cena prima la messa di  natale : zuppe, castagne arrostite, crêpes, gaufres, pesci, verdura ; in Provenza, si mangiava anche dei dolci, della frutta secca e di stagione…Poi quando la gente tornava dalla messa di natale, era tempo di passare alle cose serie e la gente si metteva ad inghiottire salsicce, sanguinacci, ocche, anatre, pollame, dolci, biscotti, pan di spezie. La ragione di questo comportemento è molto comprensibile e logico : il mese di dicembre è il mese dove si pratica la macellazione del pollame e dei maiali.

oie2

Il dolce che chiamiamo “tronchetto di natale” non esisteva allora perché è una tradizione abbastanza recente. Durante il medioevo, la tradizione in Francia era di fare consumarsi nel camino, sotto le ceneri, un enorme ceppo di legno la vigilia di natale. Scrivo consumare perché il ceppo doveva durare fino all’epifania. Ma qui la tradizione natalizia non c’entra perché è un rito pagano collegato al solstizio d’inverno. Poi, questa tradizione scompare perché in città la gente non aveva i camini per fare bruciare dei ceppi di legno e i padri di famiglia non avevano troppo voglia di correre i boschi in inverno e rischiare la polmonite per rispettare una tradizione idiota. Il ceppo fu sostituito da un piccolo tronchetto di legno addobbato con delle candele. Ma allora dove viene questo maledetto tronchetto di natale con la pasta biscotto e la crema ganache ? Nessuno lo sa. Una cosa sicura è che non ce ne traccia prima la fine del XIX secolo. Nei paesi selvaggi cioè quelli delle Charentes, a nord dall’estuario della Gironde, la gente mangiava a natale una specie di rotolo che assomigliava al tronco di natale di oggi. Ma sentite bene, è solo nel mezzo del XX secolo che il dolce verrà ampiamente diffuso e diventerà il dolce di natale in Francia !

A Bordeaux, la nostra Gioconda si chiama Marion !

Finalmente, dopo quattro anni di lavori  di restauro interminabili, il museo delle Belle Arti di Bordeaux, riaprirà il 19 dicembre prossimo e gli abituati  ed i visitatori occasionali  potranno di nuovo contemplare gli innumerevoli capolavori che fanno l’orgoglio della nostra città. Notate che il museo delle belle arti si trova nei giardini del Municipio (palazzo Rohan) e l’ingresso è gratis. Non è qualcosa di particolare a Bordeaux, è la stessa cosa negli altri musei di Francia per quanto riguarda le collezioni permanenti. Invece la Galleria delle Belle Arti, situata dall’altro lato della strada, e che ospita delle mostre temporanee è a pagamento. Come l’ho scritto, la nostra gioconda si chiama Marion (il dipinto si chiama Rolla, Marion è la ragazza che dorme nuda sul letto) e tutti gli storici d’arte considerano questo dipinto come un capolavoro assoluto che meriterebbe di troneggiare al museo del Louvre o a quello d’Orsay. Il dipinto è rimasto più di 70 anni al museo delle Belle Arti di Bordeaux poi,  durante i lavori di restauro del museo, la ragazza è stata inviata per qualche anno al museo d’Orsay e i bordolesi avevano una sola paura che il dipinto non sia restituito, ma finalmente, Marion è tornata a Bordeaux e, a partire dal 19 dicembre, potrete di nuovo ammirare il suo bel viso – e non solo – sereno dopo una notte d’amore.

RollaGervex

Henri Gervex, Rolla, olio su tela, 175 x 220 cm, 1878, museo delle belle arti di Bordeaux

Nella primavera del 1878, un mese prima dell’inaugurazione del Salon, i funzionari delle Belle Arti escludono ingiustamente Rolla dalla manifestazione. All’epoca Henri Gervex è un pittore oramai affermato. Ad appena 26 anni, l’artista ha già vinto una medaglia in una precedente edizione del Salon. Questo lo rende in teoria “fuori concorso” e quindi non soggetto alle decisioni della giuria incaricata di scegliere le opere esposte. In questo caso, però, le autorità si comportano diversamente, a causa della natura giudicata “immorale” della scena. Gervex tra ispirazione da un lungo poema di Afred de Musset, pubblicato nel 1833. Il testo ripercorre il destino di un giovane borghese, Jacques Rolla, che si abbandona ad un’esistenza oziosa e dissoluta che lo porta ad incontrare Marion, adolescente che si prostituisce per sfuggire alla miseria.

La scena mostra Rolla, oramai caduto in rovina, appoggiato alla finestra, con lo sguardo rivolto alla ragazza addormentata. Il giovane metterà presto fine ai suoi giorni ingerendo una dose di veleno. La scena è giudicata indecente non tanto per la nudità di Marion, del resto simile agli altri nudi canonici dell’epoca. L’attenzione dei contemporanei è in realtà rivolta alla natura morta costituita da una sottana, da una giarrettiera, da un corpetto slacciato in fretta sopra il quale è appoggiato un cappello a cilindro. Sarebbe stato proprio Degas a consigliare Gervex di mettere “un corpetto a terra” affinché fosse chiaro che questa donna “non è una modella”. La disposizione della scena e il tipo di indumenti indicano il consenso di Marion al rapporto e la sua condizione di prostituta. Inoltre, il bastone che spunta dalla biancheria intima è una metafora dell’atto sessuale.

Dopo essere stato escluso del Salon, Rolla resta esposto per tre mesi presso la galleria di un mercante di quadri parigino Lo scandalo, amplificato in larga misura dalla stampa, attira folle di visitatori. Molti anni dopo, in una serie di interviste pubblicate nel 1924, Gervex racconta la sua immensa gioia nel vedere la “fila interminabile di visite”, omettendo però di dire se avesse previsto la reazione delle autorità e provocato volontariamente la polemica.

Oceano : la civiltà delle bottiglie vuote e delle scarpe abbandonate

Una domenica soleggiata a trascorrere, con un sacco per rifiuti, il mio tratto di spiaggia per raccogliere vecchie bottiglie e scarpe abbandonate. Un lavoro di sisifo perché la settimana prossima ci vorrà ricominciare. E’  bella la civiltà ! Avrei voluto mostrarvi il tramonto e i delfini che facevano delle capriole tra le onde dell’Oceano, ma ero troppo disgustato dalla gente e stanco da questo lavoro di netturbino. Solo la forza di risalire la duna per tornare a casa nel silenzio dei paesi immobili.

Vino di Bordeaux e Coca-cola, una vecchia storia d’amore !

Forse l’idea, cari lettori, di associare il vino di Bordeaux e la Coca-cola può sembrarvi strana, assurda, pazza, ma la storia della Coca-cola è legata strettamente al vino di Bordeaux. Perché forse non lo sapete, ma la Coca-cola è un’invenzione francese. Siamo nel 1863, quando un farmacista e chimico corso, originario di Pero-Casevecchie, Angelo Mariani, crea e commercializza a Parigi una bevanda fortificante a base di vino di Bordeaux addizionato di foglie di Coca, chiamata vino Mariani. A partire dal 1868, il vino Mariani conosce un successo mostruoso. Questo vino è assimilato ad un farmaco e tuti i medici lo prescrivono per lottare contro l’influenza, i mali di stomaco, l’anemia, la depressione e l’impotenza sessuale. L’intruglio era un misto tra il Viagra e un Red Bull potenza mille. L’accademia di Medicina di Parigi assegna al vino Mariani il titolo di “vino degli atleti” e vanta anche le sue virtù per le corde vocali. Quando pensate, oggi, al putiferio sollevato appena un atleta è preso a fumare uno spinello e immaginate tutti questi atleti negli anni 1860 che mandavano giù litri e litri di vino alla cocaina prima ogni gara ! La cocaina veniva allora considerata come  l’aspirina oggi. Ogni epoca ha le sue usanze.

vinomariani

Ovviamente, non solo gli atleti erano sotto l’effetto del vino Mariani, ma quasi tutti i VIP del XIX secolo erano diventati cocainomani e schiavi del vino Mariani : gli artisti, i cantanti, la regina Victoria, lo zar di Russia, il Re di Svezia, il  Papa Leone XIII, Sarah Bernhardt, Thomas Edison ; i presidenti degli Stati uniti : Ulysse Grant (che consumava il vino Mariani per curare il suo cancro della gola) e McKinley, gli scrittori Anatole France, Emile Zola, Edmond Rostand…ecc…

Il povero Angelo Mariani si pensava protetto e garantito contro le falsificazioni con una clientela di questa importanza, ma un furbo, un piccolo farmacista di Atlanta, un certo John Pemberton, si mette a fare un falso vino Mariani che lui chiamava : “French wine coca”. Poi, l’alcol è vietato in Georgia e Pemberton sostituisce il vino di Bordeaux con del soda e aggiunge delle noci di cola. Nel 1886, Pemberton depone un brevetto per un trattamento dei disordini nervosi e dell’impotenza : la Coca-cola. Sarà solo nel 1903 che la coca verrà tolta dalla Coca-cola.

vininca

Insomma associare il vino di Bordeaux e la Coca-cola non è qualcosa di nuovo. D’altronde, se venite nel Sud Ovest della Francia, in estate, durante le feste di Bayonne, di Dax, di Mont-de-Marsan e fino a Pamplona, vedrete che la gente si prende delle sbornie al kalimutxo, una mistura composta da una metà di vino e una metà di Coca-cola. Di recente, un negoziante di vino, Haussmann, ha avuto l’idea di rispolverare questa vecchia idea del vino alla Coca-cola. Senza le foglie di Coca, ovviamente. La ricetta è semplice : Prendete dell’acqua del rubinetto, filtratela e addolcitela, aggiungete del sciroppo di zucchero aromatizzato alla Coca-cola e mescolate il tutto con del  vino rosso e ottenete  una nuova bevanda : il Rouge Sucette. Il prodotto è stato presentato all’ultimo Vinexpo di Bordeaux. Ma non è la prima volta che una cosa del genere succede perché tre anni fa, sempre al Vinexpo, è stata lanciata la moda del rosé pompelmo.

Qualche giorno fa, leggevo che tutta la stampa italiana si congratulava perché l’Italia con 45 milioni di ettolitri ha superato la Francia nella vendemmia 2013. Però, il problema della Francia non è di superare l’Italia in ettolitri di vino ma già di vendere il suo vino e anche a Bordeaux non è così facile per i piccoli produttori. La realtà è che i giovani e la gente in generale non bevono più di vino e che i negozianti devono trovare delle strategie per riconquistare il pubblico. Allora sì, potete storcere il naso con il vino alla Coca-cola. Ma quest’anno, in Francia, si venderanno 40 milioni di bottiglie di rossi, di bianchi e di rosé, profumati alla Coca-cola, alla pesca, al frutto della passione, alla ciliegia, al pane di spezie e altri speculoos. Abbiamo anche già incontrato, su questo blog, un produttore a Montbazillac che proponeva del Bergerac al cioccolato o ai petali di rose. Allora a quando in Italia i vini aromatizzati  ?