Hermione: La signorina di Rochefort è entrata nel porto della Luna!

Ieri sera, la più bella fregata del mondo, l’Hermione, ha attraccato alla banchina d’onore davanti a Piazza della Borsa per sei giorni di festività. Spettacolo straordinario di vedere i moli gremiti di gente che applaudiva, rideva, piangeva e scattava a raffica la signorina. Tutta la giornata, mentre la fregata risaliva maestosamente l’estuario della Gironda per raggiungere Bordeaux, in ogni paesello in riva al fiume – e anche a Saint-Julien-Beychevelle dove, una volta, come il suo nome l’indica, le navi dovevano abbassare le vele per salutare gli abitanti ed i vigneti più rinomati dell’Universo – la gente ha invaso i porticcioli per inchinarsi al passaggio della signorina. Poi, quando l’Hermione è passata sotto il ponte d’Aquitania, per segnalare il suo arrivo nel porto della Luna, la “drôlesse” ha tirato una cannonata verso il vecchio quartiere di Bacalan già un po’ assopito. Durante sei giorni, si festeggerà la nave con tanti eventi organizzati sui moli e poi la nave si preparerà per la sua traversata verso gli Stati Uniti. Forse, vi ricordate che sono andato tranquillamente visitare l’Hermione a Rochefort perché quando i bordolesi hanno saputo che l’Hermione raggiungeva Bordeaux in ottobre, la cosa ha quasi suscitato una sommossa e il sito internet per prenotare i biglietti è andato in tilt in due minuti; nemmeno un concerto dei Rolling Stones avrebbe provocato un tale entusiasmo. Quindi non sono stato affatto deluso di non potere accostare la signorina; e poi era la follia. Tenterò di nuovo la mia chance domani. No, ieri sera, avevo un solo pensiero in testa: Il porto della Luna è tornato Grande!

Rochefort : In cui l’autore di questo blog cammina sul ponte fantasma dei bordolesi !

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Il ponte “transbordeur” di Rochefort con i suoi piloni che culminano 68 metri sopra il fiume Charente…

Questo post è l’ultima parte del racconto dedicato alla città di Rochefort e una risposta all’indovinello : sui moli di Bordeaux !  Siccome sono bordolese, non potevo lasciare la città delle Signorine senza realizzare una specie di fantasia : camminare sul ponte trasportatore di Rochefort che evoca un pezzo della storia di Bordeaux e direi di più : un pezzo di mitologia bordolese. A proposito conoscete Ferdinand Arnodin ? Sono quasi sicuro di no. Eppure, credetemi, il suo nome dovrebbe brillare nel firmamento del genio francese. Ma, il destino è crudele e tutti gli italiani (e anche i francesi) conoscono Gustave Eiffel e la sua inutile Torre mentre il nome di Ferdinand Arnodin e le sue realizzazioni sono cadute nel dimenticatoio della storia. Triste…

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Una volta era gratis, ma oggi è a pagamento. Ecco quanto vi costerà per attraversare il fiume. In italiano si dice ponte “trasportatore” ma in francese preferiamo il termine “transbordeur” perché “trasborda” letteralmente i passeggeri da una riva all’altra…

Ma cominciamo dall’inizio e evochiamo la seconda parte del XIX secolo in cui  l’Occidente si è messo veramente a dominare il Mondo. Sapete il perché di questa dominazione ? L’industria bellica ha scoperto dei metodi di produzione industriale dell’acciaio e l’uso dell’acciaio più resistente del ferro per produrre dei cannoni, delle fortificazioni, delle navi da guerra…ecc… ha permesso un salto di “qualità” mai osservato per ammazzare il suo vicino. Poi, l’acciaio è stato adattato per gli usi della vita civile e specialmente nel campo dello sviluppo dei trasporti : stazioni, treni, ponti stradali o ferroviari, canali tipo Panama o Suez, infrastrutture portuali…ecc…

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Il principio di funzionamento è semplice :  due piloni su entrambe le sponde del fiume sono collegati tra loro da una travatura reticolare in acciaio su cui corrono due serie di binari. Lungo questi binari è installata una serie di motori a cui è appesa una serie di cavi che sostengono la navicella per il trasporto dei passeggeri, analogamente a quanto avviene per skilift e funicolari. Piloni, travi e binari sono a loro volta sostenuti e armati da una serie di massicci cavi in acciaio, incassati nel cemento sulle due rive del fiume.

Pensate ancora a tutta questa gente che si reca alle grandi esposizioni universali per scoprire, sbalordita, il palazzo di cristallo, palazzo di vetro e di metallo, ideato dall’architetto Joseph Paxton per l’esposizione di Londra nel 1851. Oppure, l’esposizione di Parigi nel 1889  con la sua Torre Eiffel che dimostra che il ferro può essere robusto ed aereo. In quel periodo, la nostra industria metalmeccanica splendeva e gli ingegneri francesi erano tra i più famosi del Mondo. Ferdinand Arnodin era uno di quei ingegneri, inventore geniale, affascinato dalla tecnica e che sapeva come nessuno combinare il ferro, l’acciaio e la ghisa per costruire dei ponti monumentali che associavano la resistenza e la leggerezza.

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Dai due lati della navicella dei banchi per permettere alla gente di sopportare i quattro minuti di traversata…

Sì, Ferdinand Arnodin costruiva dei ponti, un talento familiare d’altronde perché anche il padre lavorava nella costruzione di ponti. Ferdinand Arnodin nasce nel 1845 a Sainte-Foy-Les-Lyons e cresce a Châteauneuf sur Loire dove il padre era capocantiere per la casa Seguin-Frères. Diventato ispettore di ponti e viadotti per la società generale dei ponti a pagamento che ha successo alla casa Seguin, Ferdinand ci acquisisce un’esperienza nella costruzione di ponti sospesi e crea la sua propria società di costruzione metallica nel 1872. Appassionato di innovazioni tecniche, Arnodin depone un sacco di brevetti : il cavo da torsione alternata (1874), la putrella armata in acciaio per i ponti sospesi (1886), una gru mobile e girevole a portata variabile (1887). Poi, sempre nel 1887, Arnodin incontra l’architetto spagnolo Alberto de Palacio che gli conduce a mettere in opera il suo famoso ponte trasportatore (transbordeur in francese), la sua più bella invenzione. Arnodin depone il brevetto nel 1887 e il primo ponte trasportatore del Mondo è inaugurato a Bilbao e collega le città di Portugalete e di Las Arenas. Il ponte funziona ancora oggi e se andate a Bilbao, vi consiglio la traversata. Arnodin ha costruito molti ponti trasportatori in Francia : Rochefort nel 1900, Nantes nel 1903, Brest nel 1909, Marseille nel 1905 credo sia il più conosciuto dopo quello di Rochefort, non potete vedere un film di Marcel Pagnol ambientati a Marsiglia senza vedere il ponte trasportatore.

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Siamo partiti ! Appena due minuti e siamo già in  mezzo al fiume ! Che meraviglia…

Anche a Bordeaux, c’era il progetto di fare un ponte “transbordeur”, il più grande del mondo. Vi ho già raccontato come gli antichi bordolesi sono sempre stati opposti alla costruzione di ponti a Bordeaux e tolleravano già a malapena il ponte de Pierre. Nel 1891 è deciso dal comune un nuovo ponte per collegare le due rive di Bordeaux. Molti progetti furono immaginati e i bordolesi sentirono parlare di questo nuovo modello di ponte trasportatore inaugurato a Bilbao (Bordeaux e Bilbao sono due città vicine). Un negoziante in vino del quartiere di La Bastide, Charles Cazalet, riesce a convincere il comune di costruire un ponte trasportatore tra il cours du Médoc e La Bastide. Tutto è pronto per iniziare i lavori, ma è come il ponte sullo stretto di Messina e i bordolesi si rimettono a discutere di questo ponte durante 27 anni.

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Pronti ad accostare sull’altra sponda ! Manca solo il piccolo bicchiere di Cognac all’arrivo per rimettersi delle emozioni…

Avete letto bene ! 27 anni per sapere se avessimo bisogno di un ponte : sì o no ? Finalmente, nel 1910, grazie alla visita di un presidente della Repubblica, la situazione si sblocca e la cerimonia, previsto nel 1891 può svolgersi. Nel 1916, il primo pilone di 95 metri è compiuto , poi, nel 1918, il secondo. Ma la travatura che doveva essere la più lunga del Mondo non fu mal realizzata. Il negoziante in vino, Charles Cazalet, all’origine  del progetto nel 1891, ha mancato strangolare il ministro dei lavori pubblici nel 1929 tanto la sua pazienza era arrivata al termine. Dopo fu la crisi degli anni 30, poi la guerra…i due piloni sono rimasti a guardarsi fino alla fine quando nel 1942 i nazi decisero la loro distruzione per ricuperarne il metallo.

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La navicella riparte ! Ma niente paura perché ho preso un biglietto andata ritorno…

Forse verrano distrutte perché il comune di Bordeaux sta ristrutturando i moli della riva destra  con un progetto di giardino e di passeggiata, ma esistono ancora due strane case in cemento armato sui moli di La Bastide e sono le case dove erano incassati i cavi in acciaio che dovevano sostenere il ponte trasportatore di Bordeaux. Adesso, devo tornare a Royan per prendere il traghetto e ritrovare la penisola del Médoc, ma torneremo a Rochefort per scoprire altre meraviglie !

Le ultime tracce del ponte trasportatore di Bordeaux nel quartiere di La Bastide

 

Musica : Si dice che è con questo vino qua che Ulisse ha messo il ciclope in ginocchio e Circe nel suo letto…

Più volte, durante Bordeaux festeggia il vino e anche in un bar del centro città in compagnia  di amici, ho sentito la petite messe solennelle, ma non quella di Gioachino Rossini, ma una versione profana interpretata da Juliette e che celebra l’amore e il vino. Se volete ascoltarla, cliccate l’immagine sotto !

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Musica : Se fossi a Roma un venerdi 27 giugno alle ore 20.30 ?

Andrei sicuramente a vedere il concerto gratis di Irene Grandi e Emilie Simon in piazza Farnese nell’ambito del festival Suona francese ! Non conosco Irene Grandi, ma sono completamente innamorato della cantante francese Emilie Simon.

Dal sito internet dell’ambasciata di Francia in Italia :

“Venerdì 27 giugno, Roma ospiterà due dei più grandi talenti musicali al femminile di Italia e Francia, per un concerto gratuito nella cornice intima di Piazza Farnese, nell’anno del rilancio del gemellaggio tra le due città, con il Tandem Parigi Roma.

Lo spettacola dalle ore 20,30 in poi vedrà esibirsi, nell’ordine, Betta Blues Society, band vincitrice del concorso Edison Change the Music, la seducente Emilie Simon, annoverata tra le musiciste francesi più interessanti degli ultimi anni, grazie alla sua fusione tra pop ed elettronica e un’ospite d’onore italiano, Irene Grandi, che con la sua grinta è stata una delle protagoniste indiscusse della scena musicale italiana degli ultimi venti anni.

Artista eclettica, nativa di Montpellier, studiosa di musica medievale ed elettronica e diplomata alla prestigiosa IRCAM di Parigi, Emilie Simon ha all’attivo ben 6 album (di cui 3 vincitori dei Victoire de la Musique), che l’hanno annoverata tra le musiciste più interessanti della scena musicale pop contemporanea. Sul palco di “Suona francese” Emilie interpreterà alcuni dei suoi brani più acclamati insieme ad una selezione del repertorio tratto dal suo ultimo lavoro discografico, MUE (uscito a marzo 2014) nel quale troneggia un’orchestra a corde che mette in rilievo in modo esemplare la sua scrittura immaginifica e l’energia scintillante di una voce particolarissima.

Protagonista della scena musicale femminile italiana da lunghi anni, Irene Grandi è artefice di un repertorio vastissimo, composto di grandi hits che nel corso degli anni la stessa interprete-compositrice ha saputo vestire di mille colori, dal pop al rock, dal blues al jazz.
Sul palco di Piazza Farnese Irene si presenterà al suo pubblico in una versione più calda, acustica, rileggendo i suoi classici più amati insieme ai musicisti con i quali ha più spesso collaborato negli ultimi anni: Saverio Lanza alle chitarre e pianoforte, Piero Spitilli al basso e contrabbasso e Fabrizio Morganti alla batteria.

Il festival Suona francese è organizzato e promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut français Italia, con il sostegno dell’Institut français, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Sacem, del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e con Edison in qualità di main partner.”

GRAZIE A MONICA PER LA SEGNALAZIONE !

Rochefort dove la più bella fregata del Mondo si accinge a conquistare l’America per la seconda volta !

Se avete mancato la prima parte di questo racconto, cliccate qui.

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Nel film le signorine di Rochefort, le signorine e la madre vivono in piazza Colbert. La carovana di attrazioni forensi che va scompigliare la vita di Delphine e di Solange, raggiunge Rochefort per festeggiare il tricentenario della città fondata da Colbert. Senza Colbert, ministro della Guerra di Luigi XIV, la città di Rochefort non esisterebbe. Il tizio aveva un sogno : dare alla Francia una marina prestigiosa che possa rivaleggiare con la flotta della perfida Albione. Nel 1666, Colbert sceglie una palude in riva al fiume Charente ad una ventina di chilometri dall’oceano per costruire un arsenale, ma non un semplice arsenale, ma il più grande, il più moderno, il più bello arsenale dell’Universo. Pensate un po’ che per risolvere il problema della palude, Colbert ha fatto costruire un’immensa zattera in quercia su cui è stato posato il corpo principale dell’Arsenale, lungo 380 metri, la Corderia Reale dove si fabbricavano tutti i cordami per la marina. Attorno a questa Corderia Reale, il  cantiere navale che si estendeva su più di tre chilometri e anche i primi bacini di carenaggio della storia. Dopo solo quattro anni di cantiere, si lanciava già le prime navi da guerra. Oggi, la Corderia Reale è un museo che rintraccia la storia della Marina Reale e dove potete anche imparare l’arte del “matelotage” cioè tutto ciò che riguarda la fabbricazione delle corde, spaghi, nastri, trecce…ecc…Se dovete andare a Rochefort, vi consiglio il martedì mattina o il giovedì mattina perché è giorno di mercato e sarebbe davvero un peccato di non fermarsi ad una bancarella per acquistare qualche bottiglia di Pineau, altrimenti è come venire a Bordeaux e non comprare vino ! E poi a mezzogiorno potete acquistarci qualche panino e andare a fare un picnic sui prati dell’arsenale in riva alla Charente ! Adesso devo raccontarvi perché ho fatto i 150 km che separano Bordeaux da Rochefort. Colpa di un’altra ragazzina, quella non si trova piazza Colbert ma all’arsenale e si chiama Hermione. Ho il cuore che batte forte quando passo sotto l’arco di trionfo che segna l’ingresso dell’arsenale per dirigermi verso il vecchio bacino di carenaggio. L’avete già indovinato, l’Hermione è una fregata, più esattamente la fregata su cui si era imbarcato, 234 anni fa, il giovane marchese de La Fayette per combattere a fianco degli americani a fine di salvare la giovane Repubblica degli Stati Uniti di questi maledetti inglesi. Dopo tanti combattimenti, il 20 settembre 1793, l’Hermione è affondata di fronte alla città di Le Croisic. Quei pazzi di francesi ! 20 anni fa, qualcuno guardava l’unico quadro che rappresentava la mitica Hermione e si è detto : “rifacciamo l’Hermione !” Così non solo la città di Rochefort è nata da un sogno, ma anche la nuova Hermione. Mentre all’epoca di Colbert ci voleva appena sei mesi per fabbricare una fregata, qui ci sono uomini e donne che si affannano da 20 anni per fare la replica esatta della Hermione. Immaginate che sono partiti da niente perché non esistevano più i piani della fregata, solo il quadro di cui ho parlato e un vecchio diagrammo in Inghilterra con qualche misura di un’altra fregata gemella : la Concordia. Ciò che è bello è che il cantiere di costruzione è completamente aperto al pubblico. Mentre sto osservando due ragazze che stanno cucendo una vela e un carpentiere che insegna ad un apprendista a piallare a mano una tavola da legno, ripenso a tutti questi uomini che sono dovuti imparare mestieri dimenticati ed improvvisarsi agricoltori per coltivare i campi di canapa e calafati per fabbricare i chilometri di cavi della Fregata ; boscaioli e raschiatori di legno, fabbro per forgiare i 30000 chiodi, ottonai e fondatori di cannoni. Da non crederci eppure non è sogno ! La fregata guazza nell’acqua del bacino di carenaggio con il suo scafo di 44 metri, i 25 chilometri di cavo, i 2200 metri quadrati di velatura, i 32 cannoni. Numeri che danno le vertigini. Siamo alle ultime rifiniture e quest’estate ci saranno i test in mare al largo della Bretagna. E poi, c’è stato questa pazza diceria a Bordeaux che diceva che la fregata raggiungerebbe Bordeaux in ottobre. Ma non era una diceria, la fregata accosterà veramente lungo i moli del porto della Luna. Allora, la follia, la febbre si è impadronita della città. Tutti i bordolesi volevano dei biglietti per salire a bordo. Il sito internet dell’ufficio del Turismo di Bordeaux è stato mandato in tilt in qualche minuto, le autorità portuali hanno dovuto sistemare un numero chiuso per limitare i visitatori. I privilegiati che hanno un biglietto non si fanno conoscere di paura di essere assassinati per il prezioso sesamo. Siamo alla follia pura e nemmeno un concerto degli Stones avrebbe potuto provocare un casino come l’arrivo della fregata Hermione a Bordeaux. Io non sono riuscito a procurarmi un biglietto e quindi dovrei ammirare la fregata dai moli di Bordeaux, è la ragione principale per cui sono andato a Rochefort, solo per avere il privilegio di salire a bordo. Ovviamente tutti gli americani conoscono La Fayette ed in ogni paesello degli Stati Uniti c’è una via La Fayette, ma pochi sanno che l’eroe francese dell’indipendenza americana si era imbarcato da Rochefort. E’ la ragione per cui la fregata Hermione farà questa prima tappa a Bordeaux, nella città più bella e conosciuta del mondo e, in ottobre, gli americani scopriranno esterrefatti che i francesi hanno ricostruito l’Hermione e che, nel 2015, la nave attraverserà di nuovo l’oceano Atlantico per una tournée trionfale da Yorktown fino a Boston !

Charente-maritime : un giorno a Rochefort.

Ogni anno, in primavera, prima l’arrivo massiccio dei turisti, risalgo tutta la penisola del Médoc fino a Le Verdon per prendere il traghetto per Royan nella regione del Poitou-Charentes. Cosa spinge un ragazzo che vive sulla riva sinistra del fiume a recarsi sulla riva destra ? La bellezza della Charente-maritime e lo strano sentimento di spaesamento che coglie l’abitante del Médoc una volta il fiume varcato. L’anno scorso, vi avevo fatto scoprire il più bel paese dell’estuario della Gironda e della Charente maritime : Talmont sur Gironda, e la strana cittadina troglodita di Meschers dove ci sono persone che vivono ancora nelle grotte a strapiombo sull’estuario come una volta. Oggi vi porto a Rochefort, piccola città di provincia, a quaranta chilometri a Nord da Royan, nicchiata in un meandro del fiume Charente. Rochefort è una delle città più apprezzata dai francesi per trascorrere una vacanza. La città si trova appena ad una ventina di chilometri dal mare e di fronte a Rochefort c’è l’isola d’Oléron e l’isola di Ré si trova a solo a qualche chilometro a Nord. Da Rochefort potete andare anche fino a Fouras e prendere il traghetto per l’isola d’Aix o dal port des Barques a sud  raggiungere a piedi quando c’è la bassa marea l’isola Madame. Il paradiso vi dico questo paese di Rochefort ! Noi non andiamo a Rochefort per visitare le isole, ma per un’altra ragione che sarà svelata nella seconda parte di questo giorno a Rochefort. La città di Rochefort è conosciuta da tutti i francesi anche per un altro motivo. E’ a Rochefort che è stato girato, nel 1967, il film di Jacques Demy : Le signorine di Rochefort oppure semplicemente Le signorine come dicono i francesi tanto questo film è popolare. Diciamolo questo film è un capolavoro assoluto, il più bel musical di tutti i tempi. Volete una prova ? Quando sento la canzone delle gemelle che potete ascoltare sopra, mi metto subito a cantarla. E’  irresistibile ! E credetemi non sono l’unico tizio di Francia a canticchiare : Siamo due sorelle gemelle nate sotto il segno dei gemelli…  🙂 La storia è quella delle sorelle gemelle Garnier che abitano a Rochefort, Solange (Françoise Dorléac) la rossa vive dando lezioni di musica mentre Delphine (Catherine Deneuve) la bionda dà lezioni di danza. Entrambe aspettano l’amore. La madre Yvonne (Danielle Darrieux) tiene il piccolo bar in piazza Colbert e allieva sola il figlio Boubou, illegittimo come le sorellastre. Yvonne rimpiange il suo ex fidanzato piantato dieci anni prima che lei non ha voluto sposare perché il tizio si chiamava Simon Dame e decisamente sposare un signor Signora era troppo per Yvonne. Però Yvonne non sa che Simon Dame (Michel Piccoli), commerciante di strumenti musicali, si è sistemato a Rochefort dove ha aperto un negozio non lontano dal bar di Yvonne e si sta annoiando pensando all’ex fidanzata. Maxence (Jacques Perrin) è un marinaio e un pittore che cerca la donna ideale che il destino gli ha promesso e ne ha fatto addirittura un ritratto che assomiglia furiosamente a Delphine. Andy (Gene Kelly) è un musicista che si è recato a Rochefort per incontrare il suo vecchio amico Simon Dame e che sta per incontrare Solange di cui si innamorerà. Non vi racconto il film. Ma ne siamo qui con le due sorelle che muoiono dalla noia a Rochefort e sognano l’evasione a Parigi. I personaggi non lo sanno ancora, ma l’arrivo di una carovana  d’attrazioni forensi  per la kermesse del tricentenario della città va scompigliare tutto. Strano queste gemelle di Rochefort che sognano Parigi mentre io sto appunto sognando di Rochefort ! Mentre sto arrivando a Rochefort, mi rimetto a canticchiare la canzone delle gemelle che non posso più togliermi dalla testa. Vi lascio qui, cari lettori, non mancate la seconda parte, scoprirete lo scopo di questo viaggio e nella terza parte, farete anche un viaggio negli anni folli !

Canzone francese : Claire Fontaine

E’ appena uscito il terzo album del cantante francese Barcella, intitolato Puzzle. Personalmente, sono un fan assoluto di questo giovane artista. E se non conoscete Barcella, vi propongo una canzone tratta dall’album Charabia che si chiama Claire Fontaine. Da non confondere con : Nell’acqua della chiara fontana che è una canzone tradizionale francese, la Claire Fontaine di Barcella racconta gli amori sfortunati di un foglio di quaderno Clairefontaine e di una penna Waterman. Notate una cosa abbastanza divertente, in francese foglio (feuille) è femminile mentre penna (stylo) è maschile ! 🙂

Canzone : il tempo del mughetto

In francia è di tradizione di offrire il primo maggio un rametto di mughetto a tutte le persone che amiamo. E io ho pensato di regalarvi, in questo giorno particolare, non un triste rametto di mughetto virtuale, ma la canzone : il tempo del mughetto, interpretata dalla più famosa attrice bordolese di tutti i tempi : Danielle Darrieux e che festeggia il suo compleanno oggi. Buon primo maggio a tutti(e) !

Purtroppo, ho i giorni contati…

Devo dire che accogliere a casa una bambina di dieci anni, la figlia di mio fratello, per le vacanze scolastiche non è sempre la cosa più piacevole del mondo. Sopratutto, quando la detta bambina vi canta con una voce d’angelo, dalla mattina alla sera, una canzone di Louis-Ferdinand Céline intitolata : Regolamento, che dice che sono una carogna, che lei mi bucherà gli occhi, che la festa è finita, che lei sarebbe contenta se fossi ghigliottinato…ecc…ecc…Ne ho ancora la pelle d’oca. Ma ti imparano delle belle canzoni a scuola ! ho esclamato. No, mi ha risposto la perfida, ho imparato la canzone da nonna, è una canzone portafortuna. Nonna ha detto che sarebbe un bel regalo da farti per le vacanze di febbraio e la sorniona, di aggiungere, l’occhio malizioso, e come dice nonna : non si sa mai….Inutile dire che, da allora, dormo la porta della stanza chiusa.

Ho cercato e ho trovato una versione italiana di questa canzone intepretata da Pasquale Panella e Marco di  Gennaro (la canzone è stata completamente riscritta da Panella) che potete leggere sotto. Purtroppo la versione italiana è troppo soft e non restituisce affatto la  “noirceur” della canzone di Céline. Ma forse era un compito impossibile in italiano…

Io mi… ti troverò carogna
Sarà una brutta sera
Ho qui per te due buchi neri
Nella mia mira
Somaro dall’anima vacca
Campata in aria
Vedrai che assistenza plenaria
Vedrai come svaria la danza
Al gran cimitero della dolce infanzia

Ma guarda chi c’è… la zia Ortensia
E il suo piccolo Leo’
E c’è Clementina e la lenza Totò
Bisogna dire a questi amici
Che la festa è finita
A morte la sorte
Che cosa m’importa
A morte gli inganni
Che il vento si porti
Foglie morte e tormenti

Lo vedi? Ti stai sbriciolando
Piangi marcendo
Chissà se sei più nauseante
Morto o vivente
Ti faccio fare io il raro affare
Di respirare
Ho qui con me il mio… il tuo
lasciapassare
Per l’ossario delle infanzie più care

Ma guarda chi c’è… la zia Ortensia
E il suo piccolo Leo’
E c’è Clementina e la lenza Totò
Bisogna dire a questi amici
Che la festa è finita
A morte la sorte
Che cosa m’importa
A morte gli inganni
Che il vento si porti
Turbamenti e tormenti

Canzone : Una bambina MOTIVATA !

Sono rimasto stupito stamane davanti ad una bambina bordolese di 10 anni che mi ha cantato il canto dei partigiani – l’inno della resistenza francese scritto nel 1943 da Maurice Druon e Joseph Kessel – a cappella. I bambini hanno imparato  la canzone a scuola ed è diventata la sua canzone preferita. La versione che lei adora è quella del gruppo Zebda che unisce il canto dei partigiani con un’altra canzone, un rap intitolato : Motivati ! Da stamattina, mi sono dovuto ascoltare la canzone una ventina di volte e non posso più levarmela dalla testa. Allora non c’è nessuna ragione per non condividere questo tormentone con i lettori di Bordeaux e dintorni 🙂 Buon weekend a tutti !

Le parole del canto dei partigiani :

Amico, lo senti il nero volo dei corvi sulle nostre pianure?
Amico, le senti le grida sorde del paese che è incatenato?
Ohé, partigiani, operai, contadini, è l’allarme.
Stasera il nemico saprà il prezzo del sangue e delle lacrime […]

Siamo noi che spezziamo le sbarre delle prigioni per i nostri fratelli
Con l’odio in bisaccia e la fame che ci spinge, e la miseria.
Ci son dei paesi dove la gente sogna nel proprio letto.
E qui, lo vedi, noi si marcia, si uccide e si crepa.

Qui ognuno sa quel che vuole e che fa quando passa.
Amico, se cadi un amico esce dall’ombra al tuo posto.
Domani, nero sangue seccherà al sole vivo sulle strade.
Cantate, compagni, nella notte la Libertà ci ascolta.

Amico, le senti le grida sorde del paese che è incatenato?
Amico, lo senti il nero volo dei corvi sulle nostre pianure?
[…]