Vini di Champagne: Na zdrowie!

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Vendemmia, Champagne.

E’ qualcosa il politichese che utilizziamo in Europa! Per esempio non si dice più “schiavi” ma “lavoratori distaccati”. Cos’è un “lavoratore distaccato” nel campo della viticoltura? Uno straniero – quest’anno  il polacco va di moda in Champagne – pagato al minimo sindacale francese tranne che il datore di lavoro non versa più i contributi sociali in Francia ma nel paese di origine e così può risparmiare un bel sacco di soldi. Perché, ovviamente, i contributi sociali in Francia sono circa 30% più elevati di quelli pagati in Polonia. Forse, pensate che i viticoltori della Champagne sono già contenti di aver ottenuto dall’Europa questa manodopera polacca a basso costo? Allora, sbagliate perché certi vogliono ancora di più e hanno addirittura deciso di ripristinare la schiavitù esonerandosi dal diritto di lavoro che vige in Francia. Sto leggendo un articolo edificante sul giornale di stamattina. Figuratevi che una battuta degli ispettori della previdenza agricola accompagnati da agenti delle forze mobili di polizia si è svolta, il 17 settembre a Fleury-la-Rivière, ridente paese del dipartimento della Marne nel cuore della Champagne. E cosa hanno scoperto gli ispettori della previdenza agricola che non possono sempre chiudere gli occhi quando dei gravi delitti sono commessi? 240 polacchi che si ammassavano in un’infame topaia, e quando scrivo topaia è quasi un eufemismo, appartenente ad un polacco sistemato nel paese, un prestanome e un aguzzino, se volete, che lavorava per i viticoltori  schiavisti. Il polacco affittava i suoi concittadini per quasi niente ai viticoltori della zona che facevano lavorare i polacchi dalla mattina alla sera, sette giorni su sette, senza mai un’ora di pausa. Mancavano solo le catene al piede e al collo per dare un tocco Mississippi a questo angolo della Champagne. Ma c’è di peggio in questa sordida vicenda. Quando i polacchi erano rispediti nella topaia, l’aguzzino dava ai suoi concittadini a mangiare del cibo avariato, è un miracolo che i polacchi già stanchi da queste condizioni di lavoro inumane, non siano morti avvelenati. E poi in questo articolo si legge anche la reazione agghiacciante di una viticoltrice che rischia il carcere per tratta di esseri umani e che si giustifica dichiarando: “i francesi non si trovano più, e poi  i polacchi sono meglio dei…La strega non finisce la frase, ma si capisce, comunque, il senso. Una volta i viticoltori facevano venire dei lavoratori del Maghreb, ma i tizi non vengono più, non accettano più di lavorare in queste condizioni. E a Bordeaux mi chiederete? Stessa cosa, un amico mi ha detto che, dietro casa sua, c’è della gente che campa nella palude e, l’altro giorno, c’era la polizia a controllare.

Politica : 21 aprile, un giorno storico per tutte le francesi !

 

 

70 anni fa, il 21 aprile 1944, il diritto di voto era accordato alle francesi da un’ordinanza del governo provvisorio sistemato ad Algeri e che autorizzava per la prima volta le donne a votare ea presentarsi alle elezioni. Il 29 aprile 1945, le francesi votarono per la prima volta all’occasione delle elezioni amministrative. Qualche mese dopo, il 21 ottobre 1945, loro parteciparono allo scrutinio nazionale.

Ovviamente, gli oppositori al diritto di voto alle donne erano gli stessi che, l’anno scorso, si sono opposti alla legge sul matrimonio gay. Queste Cassandre annunciavano addirittura la fine della famiglia e della “civiltà” francese. Risultato ? Niente. La “civiltà” francese non è crollata dopo le elezioni del 1945 e non è crollata dopo la legge sul matrimonio gay. Francamente, se dovessi fare un elenco di tutte le cretinate sparate durante i dibattiti sulle leggi che hanno rappresentato un progresso sociale nella storia di Francia dalla Rivoluzione francese, una vita non mi basterebbe. Ma, comunque, all’occasione dei 70 anni di questo compleanno, vi ho tradotto il brano di una tesi, scritta all’inizio del novecento da un deputato della Champagne – danno alla testa le bollicine di Champagne -, Emile Morlot, intitolata : Della capacità elettorale.

Invano si pretende che l’uguaglianza civile accordata alla donna ha come corollario necessario la sua emancipazione politica. E’ ignorare completamente il ruolo della donna nell’umanità. Destinata alla maternità, fatta per la vita di famiglia, la dignità della sua situazione sarà quanto più grande che lei non andrà a comprometterla nelle lotte del forum e nei casi della vita. Dimenticherebbe fatalmente i suoi doveri di madre e i suoi doveri di moglie, se abbandonasse il focolare domestico per correre sul podio. Non ci apporterebbe  d’altronde la moderazione del linguaggio e la nitidezza delle concezioni, che sono indispensabili negli usi parlamentari. D’altra parte, introdurrebbe nella famiglia un elemento di scioglimento, che le farebbe perdere la legittima influenza che esercita sul padre di famiglia la donna rispettabile, che è l’onore della casa. Da nessuna parte il ruolo della donna fu meglio compreso che a Roma ; venerata e venerabile nella vita privata, la matrona romana non era niente nella vita pubblica e mai ella sognò di compromettere la maestà del focolare domestico nel fango dei comizi. Queste usanze, fortunatamente, sono ancora le nostre e la condanna della teoria che combattiamo è quella che pronuncia ogni giorno la stragrande maggioranza delle donne. Abbiamo dunque perfettamente ragione di escludere le donne e le persone che, per la loro scarsa maturità mentale, non possono prendere una parte intelligente nella condotta degli affari pubblici…(Emile Morlot).