Hermione: La signorina di Rochefort è entrata nel porto della Luna!

Ieri sera, la più bella fregata del mondo, l’Hermione, ha attraccato alla banchina d’onore davanti a Piazza della Borsa per sei giorni di festività. Spettacolo straordinario di vedere i moli gremiti di gente che applaudiva, rideva, piangeva e scattava a raffica la signorina. Tutta la giornata, mentre la fregata risaliva maestosamente l’estuario della Gironda per raggiungere Bordeaux, in ogni paesello in riva al fiume – e anche a Saint-Julien-Beychevelle dove, una volta, come il suo nome l’indica, le navi dovevano abbassare le vele per salutare gli abitanti ed i vigneti più rinomati dell’Universo – la gente ha invaso i porticcioli per inchinarsi al passaggio della signorina. Poi, quando l’Hermione è passata sotto il ponte d’Aquitania, per segnalare il suo arrivo nel porto della Luna, la “drôlesse” ha tirato una cannonata verso il vecchio quartiere di Bacalan già un po’ assopito. Durante sei giorni, si festeggerà la nave con tanti eventi organizzati sui moli e poi la nave si preparerà per la sua traversata verso gli Stati Uniti. Forse, vi ricordate che sono andato tranquillamente visitare l’Hermione a Rochefort perché quando i bordolesi hanno saputo che l’Hermione raggiungeva Bordeaux in ottobre, la cosa ha quasi suscitato una sommossa e il sito internet per prenotare i biglietti è andato in tilt in due minuti; nemmeno un concerto dei Rolling Stones avrebbe provocato un tale entusiasmo. Quindi non sono stato affatto deluso di non potere accostare la signorina; e poi era la follia. Tenterò di nuovo la mia chance domani. No, ieri sera, avevo un solo pensiero in testa: Il porto della Luna è tornato Grande!

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Umorismo: La nuova Harley Davidson di Brigitte Bardot!

Domenica erano gli 80 anni della Bardot. Forse troverete che ho un umorismo particolare, ma questo sketch, visto sabato sera, che rende omaggio al nostro sex symbol degli anni 60, mi ha fatto morire dal ridere. La canzone di Gainsbourg interpretata da Bardot è semplicemente perfetta. D’altronde, non si sente sul video, ma il conduttore di concludere: “un bell’esempio, è una donna del suo tempo, nonostante la sua età, lei va all’elettrico!”

 

Rochefort : In cui l’autore di questo blog cammina sul ponte fantasma dei bordolesi !

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Il ponte “transbordeur” di Rochefort con i suoi piloni che culminano 68 metri sopra il fiume Charente…

Questo post è l’ultima parte del racconto dedicato alla città di Rochefort e una risposta all’indovinello : sui moli di Bordeaux !  Siccome sono bordolese, non potevo lasciare la città delle Signorine senza realizzare una specie di fantasia : camminare sul ponte trasportatore di Rochefort che evoca un pezzo della storia di Bordeaux e direi di più : un pezzo di mitologia bordolese. A proposito conoscete Ferdinand Arnodin ? Sono quasi sicuro di no. Eppure, credetemi, il suo nome dovrebbe brillare nel firmamento del genio francese. Ma, il destino è crudele e tutti gli italiani (e anche i francesi) conoscono Gustave Eiffel e la sua inutile Torre mentre il nome di Ferdinand Arnodin e le sue realizzazioni sono cadute nel dimenticatoio della storia. Triste…

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Una volta era gratis, ma oggi è a pagamento. Ecco quanto vi costerà per attraversare il fiume. In italiano si dice ponte “trasportatore” ma in francese preferiamo il termine “transbordeur” perché “trasborda” letteralmente i passeggeri da una riva all’altra…

Ma cominciamo dall’inizio e evochiamo la seconda parte del XIX secolo in cui  l’Occidente si è messo veramente a dominare il Mondo. Sapete il perché di questa dominazione ? L’industria bellica ha scoperto dei metodi di produzione industriale dell’acciaio e l’uso dell’acciaio più resistente del ferro per produrre dei cannoni, delle fortificazioni, delle navi da guerra…ecc… ha permesso un salto di “qualità” mai osservato per ammazzare il suo vicino. Poi, l’acciaio è stato adattato per gli usi della vita civile e specialmente nel campo dello sviluppo dei trasporti : stazioni, treni, ponti stradali o ferroviari, canali tipo Panama o Suez, infrastrutture portuali…ecc…

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Il principio di funzionamento è semplice :  due piloni su entrambe le sponde del fiume sono collegati tra loro da una travatura reticolare in acciaio su cui corrono due serie di binari. Lungo questi binari è installata una serie di motori a cui è appesa una serie di cavi che sostengono la navicella per il trasporto dei passeggeri, analogamente a quanto avviene per skilift e funicolari. Piloni, travi e binari sono a loro volta sostenuti e armati da una serie di massicci cavi in acciaio, incassati nel cemento sulle due rive del fiume.

Pensate ancora a tutta questa gente che si reca alle grandi esposizioni universali per scoprire, sbalordita, il palazzo di cristallo, palazzo di vetro e di metallo, ideato dall’architetto Joseph Paxton per l’esposizione di Londra nel 1851. Oppure, l’esposizione di Parigi nel 1889  con la sua Torre Eiffel che dimostra che il ferro può essere robusto ed aereo. In quel periodo, la nostra industria metalmeccanica splendeva e gli ingegneri francesi erano tra i più famosi del Mondo. Ferdinand Arnodin era uno di quei ingegneri, inventore geniale, affascinato dalla tecnica e che sapeva come nessuno combinare il ferro, l’acciaio e la ghisa per costruire dei ponti monumentali che associavano la resistenza e la leggerezza.

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Dai due lati della navicella dei banchi per permettere alla gente di sopportare i quattro minuti di traversata…

Sì, Ferdinand Arnodin costruiva dei ponti, un talento familiare d’altronde perché anche il padre lavorava nella costruzione di ponti. Ferdinand Arnodin nasce nel 1845 a Sainte-Foy-Les-Lyons e cresce a Châteauneuf sur Loire dove il padre era capocantiere per la casa Seguin-Frères. Diventato ispettore di ponti e viadotti per la società generale dei ponti a pagamento che ha successo alla casa Seguin, Ferdinand ci acquisisce un’esperienza nella costruzione di ponti sospesi e crea la sua propria società di costruzione metallica nel 1872. Appassionato di innovazioni tecniche, Arnodin depone un sacco di brevetti : il cavo da torsione alternata (1874), la putrella armata in acciaio per i ponti sospesi (1886), una gru mobile e girevole a portata variabile (1887). Poi, sempre nel 1887, Arnodin incontra l’architetto spagnolo Alberto de Palacio che gli conduce a mettere in opera il suo famoso ponte trasportatore (transbordeur in francese), la sua più bella invenzione. Arnodin depone il brevetto nel 1887 e il primo ponte trasportatore del Mondo è inaugurato a Bilbao e collega le città di Portugalete e di Las Arenas. Il ponte funziona ancora oggi e se andate a Bilbao, vi consiglio la traversata. Arnodin ha costruito molti ponti trasportatori in Francia : Rochefort nel 1900, Nantes nel 1903, Brest nel 1909, Marseille nel 1905 credo sia il più conosciuto dopo quello di Rochefort, non potete vedere un film di Marcel Pagnol ambientati a Marsiglia senza vedere il ponte trasportatore.

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Siamo partiti ! Appena due minuti e siamo già in  mezzo al fiume ! Che meraviglia…

Anche a Bordeaux, c’era il progetto di fare un ponte “transbordeur”, il più grande del mondo. Vi ho già raccontato come gli antichi bordolesi sono sempre stati opposti alla costruzione di ponti a Bordeaux e tolleravano già a malapena il ponte de Pierre. Nel 1891 è deciso dal comune un nuovo ponte per collegare le due rive di Bordeaux. Molti progetti furono immaginati e i bordolesi sentirono parlare di questo nuovo modello di ponte trasportatore inaugurato a Bilbao (Bordeaux e Bilbao sono due città vicine). Un negoziante in vino del quartiere di La Bastide, Charles Cazalet, riesce a convincere il comune di costruire un ponte trasportatore tra il cours du Médoc e La Bastide. Tutto è pronto per iniziare i lavori, ma è come il ponte sullo stretto di Messina e i bordolesi si rimettono a discutere di questo ponte durante 27 anni.

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Pronti ad accostare sull’altra sponda ! Manca solo il piccolo bicchiere di Cognac all’arrivo per rimettersi delle emozioni…

Avete letto bene ! 27 anni per sapere se avessimo bisogno di un ponte : sì o no ? Finalmente, nel 1910, grazie alla visita di un presidente della Repubblica, la situazione si sblocca e la cerimonia, previsto nel 1891 può svolgersi. Nel 1916, il primo pilone di 95 metri è compiuto , poi, nel 1918, il secondo. Ma la travatura che doveva essere la più lunga del Mondo non fu mal realizzata. Il negoziante in vino, Charles Cazalet, all’origine  del progetto nel 1891, ha mancato strangolare il ministro dei lavori pubblici nel 1929 tanto la sua pazienza era arrivata al termine. Dopo fu la crisi degli anni 30, poi la guerra…i due piloni sono rimasti a guardarsi fino alla fine quando nel 1942 i nazi decisero la loro distruzione per ricuperarne il metallo.

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La navicella riparte ! Ma niente paura perché ho preso un biglietto andata ritorno…

Forse verrano distrutte perché il comune di Bordeaux sta ristrutturando i moli della riva destra  con un progetto di giardino e di passeggiata, ma esistono ancora due strane case in cemento armato sui moli di La Bastide e sono le case dove erano incassati i cavi in acciaio che dovevano sostenere il ponte trasportatore di Bordeaux. Adesso, devo tornare a Royan per prendere il traghetto e ritrovare la penisola del Médoc, ma torneremo a Rochefort per scoprire altre meraviglie !

Le ultime tracce del ponte trasportatore di Bordeaux nel quartiere di La Bastide

 

Moli di Bordeaux : Quando le cince more di Bretagna sorvolano il fiume dei bordolesi !

Il vento soffia dall’estuario, Il cielo è coperto da nuvole nere che corrono nel cielo di Bordeaux. Presto la pioggia sarà battente e non ho nemmeno pensato a portare un ombrello. Butto un occhio ai turisti svedesi che non sono cosi preoccupati e che si divertono con l’acqua spruzzata dallo specchio d’acqua. Dietro di me, nella fila, tre bambini chiedono alla zia, ogni due minuti, l’ora e la ragazza ha l’idea di organizzare una battaglia di pollici per farli pazientare. Davanti a me, due lupi di mare che non hanno mai navigato ma che sanno un sacco di cose si raccontano la storia della marina a Bordeaux dall’antichità fino ad oggi….

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Nella bella lingua di Bretagna “Pen Duick” significa piccola testa nera ed è il nome che danno i bretoni al più modesto degli uccelli : la cincia mora. E se potessero cinguettare, le cinque cince more che sono attraccate lungo il pontone d’onore davanti a piazza della Borsa, quante storie di navigazioni, di regate, di corse intorno al Mondo, esse potrebbero raccontarci. Mi ricordo ancora le interviste di Eric Tabarly in Televisione : la sua modestia, la sua difficoltà ad esprimere le sue idee o un pensiero davanti ad un pubblico, la sua timidità, il suo modo particolare di parlare tra i denti cercando le sue parole, lo sguardo perso nel vuoto, poi che tornava e che sembrava dire “Ma cosa stai facendo qui ?” L’uomo era un mito della storia della vela francese, ma come l’albatro  di Baudelaire, la terra non era fatta per lui. Poi ci fu questa maledetta notte di giugno 1998 in cui Eric Tabarly è caduto fuori bordo nel mare d’Irlanda mentre portava il suo famoso Pen Duick, il primo, il cutter centenario a vela aurica, con cui la leggenda del navigatore era nata, a partecipare alla Fife Regatta che si disputava a Largs in Scozia. Sono le coincidenze della Storia. L’avventura  era iniziata con questo vecchio cutter del 1898, ideato da William Fife e costruito in Irlanda dal cantiere Gridiron e Marine Motor Works e finiva con lo stesso cutter cento anni più tardi… Eric Tabarly non fu soltanto il navigatore che vinse quasi tutte le regate del Mondo e fece scoprire la vela ai francesi con la sua vittoria nella Regata transatlantica in solitario del 1964, ma fu anche un genio della costruzione navale, il solo navigatore ad avere costruito la sua propria flotta costituita da sei Pen Duick. Tutte le imbarcazioni sono diverse e hanno segnato la storia della vela con delle inovazioni tecnologiche incredibili. Il primo Penn duick, il cutter del 1898 su cui Tabarly ha imparato a veleggiare quando era bambino, era stato messo in vendita all’asta dal suo padre dopo la guerra, ma impossibile di trovare un acquirente. Il figlio convinse il padre a regalarglielo. Lo scafo in legno era completamente marcio, Tabarly inventerà uno stampo per dare al cutter un nuovo scafo in poliestere. Una prima mondiale negli anni  1950. Il Pen Duick II, lo ketch con cui Tabarly ha vinto la Transatlantica è stato costruito in compensato per renderlo più veloce. Il Pen Duick III, che ha vinto la Sydney-Hobart nel 1967, ha una prua da clipper ed è stato costruito da Tabarly interamente in alluminio…e cosi via per tutti i Pen Duick. Ovviamente, il Pen Duick di cui tutti i francesi conoscono la triste storia, è il Pen Duick IV che fu ribattezzato Manureva e venduto allo yachtsman Alain Colas e che, nel 1978 (che iella la cifra 8 !), affondò in mare aperta con il suo proprietario. La nave ha fatto l’oggetto di una canzone, scritta da Gainsbourg e conosciuta da tutti i francesi. Comunque, c’è qualcosa di molto bello in questa storia dei Pen Duick, la volontà espressa da Eric Tabarly nel suo testamento che i Pen Duick non siano venduti o finiscano in un museo ecco perché tutti gli innamorati delle vele d’epoca continueranno ad ammirare i Pen Duick solcare gli oceani.

Rochefort dove la più bella fregata del Mondo si accinge a conquistare l’America per la seconda volta !

Se avete mancato la prima parte di questo racconto, cliccate qui.

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Nel film le signorine di Rochefort, le signorine e la madre vivono in piazza Colbert. La carovana di attrazioni forensi che va scompigliare la vita di Delphine e di Solange, raggiunge Rochefort per festeggiare il tricentenario della città fondata da Colbert. Senza Colbert, ministro della Guerra di Luigi XIV, la città di Rochefort non esisterebbe. Il tizio aveva un sogno : dare alla Francia una marina prestigiosa che possa rivaleggiare con la flotta della perfida Albione. Nel 1666, Colbert sceglie una palude in riva al fiume Charente ad una ventina di chilometri dall’oceano per costruire un arsenale, ma non un semplice arsenale, ma il più grande, il più moderno, il più bello arsenale dell’Universo. Pensate un po’ che per risolvere il problema della palude, Colbert ha fatto costruire un’immensa zattera in quercia su cui è stato posato il corpo principale dell’Arsenale, lungo 380 metri, la Corderia Reale dove si fabbricavano tutti i cordami per la marina. Attorno a questa Corderia Reale, il  cantiere navale che si estendeva su più di tre chilometri e anche i primi bacini di carenaggio della storia. Dopo solo quattro anni di cantiere, si lanciava già le prime navi da guerra. Oggi, la Corderia Reale è un museo che rintraccia la storia della Marina Reale e dove potete anche imparare l’arte del “matelotage” cioè tutto ciò che riguarda la fabbricazione delle corde, spaghi, nastri, trecce…ecc…Se dovete andare a Rochefort, vi consiglio il martedì mattina o il giovedì mattina perché è giorno di mercato e sarebbe davvero un peccato di non fermarsi ad una bancarella per acquistare qualche bottiglia di Pineau, altrimenti è come venire a Bordeaux e non comprare vino ! E poi a mezzogiorno potete acquistarci qualche panino e andare a fare un picnic sui prati dell’arsenale in riva alla Charente ! Adesso devo raccontarvi perché ho fatto i 150 km che separano Bordeaux da Rochefort. Colpa di un’altra ragazzina, quella non si trova piazza Colbert ma all’arsenale e si chiama Hermione. Ho il cuore che batte forte quando passo sotto l’arco di trionfo che segna l’ingresso dell’arsenale per dirigermi verso il vecchio bacino di carenaggio. L’avete già indovinato, l’Hermione è una fregata, più esattamente la fregata su cui si era imbarcato, 234 anni fa, il giovane marchese de La Fayette per combattere a fianco degli americani a fine di salvare la giovane Repubblica degli Stati Uniti di questi maledetti inglesi. Dopo tanti combattimenti, il 20 settembre 1793, l’Hermione è affondata di fronte alla città di Le Croisic. Quei pazzi di francesi ! 20 anni fa, qualcuno guardava l’unico quadro che rappresentava la mitica Hermione e si è detto : “rifacciamo l’Hermione !” Così non solo la città di Rochefort è nata da un sogno, ma anche la nuova Hermione. Mentre all’epoca di Colbert ci voleva appena sei mesi per fabbricare una fregata, qui ci sono uomini e donne che si affannano da 20 anni per fare la replica esatta della Hermione. Immaginate che sono partiti da niente perché non esistevano più i piani della fregata, solo il quadro di cui ho parlato e un vecchio diagrammo in Inghilterra con qualche misura di un’altra fregata gemella : la Concordia. Ciò che è bello è che il cantiere di costruzione è completamente aperto al pubblico. Mentre sto osservando due ragazze che stanno cucendo una vela e un carpentiere che insegna ad un apprendista a piallare a mano una tavola da legno, ripenso a tutti questi uomini che sono dovuti imparare mestieri dimenticati ed improvvisarsi agricoltori per coltivare i campi di canapa e calafati per fabbricare i chilometri di cavi della Fregata ; boscaioli e raschiatori di legno, fabbro per forgiare i 30000 chiodi, ottonai e fondatori di cannoni. Da non crederci eppure non è sogno ! La fregata guazza nell’acqua del bacino di carenaggio con il suo scafo di 44 metri, i 25 chilometri di cavo, i 2200 metri quadrati di velatura, i 32 cannoni. Numeri che danno le vertigini. Siamo alle ultime rifiniture e quest’estate ci saranno i test in mare al largo della Bretagna. E poi, c’è stato questa pazza diceria a Bordeaux che diceva che la fregata raggiungerebbe Bordeaux in ottobre. Ma non era una diceria, la fregata accosterà veramente lungo i moli del porto della Luna. Allora, la follia, la febbre si è impadronita della città. Tutti i bordolesi volevano dei biglietti per salire a bordo. Il sito internet dell’ufficio del Turismo di Bordeaux è stato mandato in tilt in qualche minuto, le autorità portuali hanno dovuto sistemare un numero chiuso per limitare i visitatori. I privilegiati che hanno un biglietto non si fanno conoscere di paura di essere assassinati per il prezioso sesamo. Siamo alla follia pura e nemmeno un concerto degli Stones avrebbe potuto provocare un casino come l’arrivo della fregata Hermione a Bordeaux. Io non sono riuscito a procurarmi un biglietto e quindi dovrei ammirare la fregata dai moli di Bordeaux, è la ragione principale per cui sono andato a Rochefort, solo per avere il privilegio di salire a bordo. Ovviamente tutti gli americani conoscono La Fayette ed in ogni paesello degli Stati Uniti c’è una via La Fayette, ma pochi sanno che l’eroe francese dell’indipendenza americana si era imbarcato da Rochefort. E’ la ragione per cui la fregata Hermione farà questa prima tappa a Bordeaux, nella città più bella e conosciuta del mondo e, in ottobre, gli americani scopriranno esterrefatti che i francesi hanno ricostruito l’Hermione e che, nel 2015, la nave attraverserà di nuovo l’oceano Atlantico per una tournée trionfale da Yorktown fino a Boston !

Charente-maritime : un giorno a Rochefort.

Ogni anno, in primavera, prima l’arrivo massiccio dei turisti, risalgo tutta la penisola del Médoc fino a Le Verdon per prendere il traghetto per Royan nella regione del Poitou-Charentes. Cosa spinge un ragazzo che vive sulla riva sinistra del fiume a recarsi sulla riva destra ? La bellezza della Charente-maritime e lo strano sentimento di spaesamento che coglie l’abitante del Médoc una volta il fiume varcato. L’anno scorso, vi avevo fatto scoprire il più bel paese dell’estuario della Gironda e della Charente maritime : Talmont sur Gironda, e la strana cittadina troglodita di Meschers dove ci sono persone che vivono ancora nelle grotte a strapiombo sull’estuario come una volta. Oggi vi porto a Rochefort, piccola città di provincia, a quaranta chilometri a Nord da Royan, nicchiata in un meandro del fiume Charente. Rochefort è una delle città più apprezzata dai francesi per trascorrere una vacanza. La città si trova appena ad una ventina di chilometri dal mare e di fronte a Rochefort c’è l’isola d’Oléron e l’isola di Ré si trova a solo a qualche chilometro a Nord. Da Rochefort potete andare anche fino a Fouras e prendere il traghetto per l’isola d’Aix o dal port des Barques a sud  raggiungere a piedi quando c’è la bassa marea l’isola Madame. Il paradiso vi dico questo paese di Rochefort ! Noi non andiamo a Rochefort per visitare le isole, ma per un’altra ragione che sarà svelata nella seconda parte di questo giorno a Rochefort. La città di Rochefort è conosciuta da tutti i francesi anche per un altro motivo. E’ a Rochefort che è stato girato, nel 1967, il film di Jacques Demy : Le signorine di Rochefort oppure semplicemente Le signorine come dicono i francesi tanto questo film è popolare. Diciamolo questo film è un capolavoro assoluto, il più bel musical di tutti i tempi. Volete una prova ? Quando sento la canzone delle gemelle che potete ascoltare sopra, mi metto subito a cantarla. E’  irresistibile ! E credetemi non sono l’unico tizio di Francia a canticchiare : Siamo due sorelle gemelle nate sotto il segno dei gemelli…  🙂 La storia è quella delle sorelle gemelle Garnier che abitano a Rochefort, Solange (Françoise Dorléac) la rossa vive dando lezioni di musica mentre Delphine (Catherine Deneuve) la bionda dà lezioni di danza. Entrambe aspettano l’amore. La madre Yvonne (Danielle Darrieux) tiene il piccolo bar in piazza Colbert e allieva sola il figlio Boubou, illegittimo come le sorellastre. Yvonne rimpiange il suo ex fidanzato piantato dieci anni prima che lei non ha voluto sposare perché il tizio si chiamava Simon Dame e decisamente sposare un signor Signora era troppo per Yvonne. Però Yvonne non sa che Simon Dame (Michel Piccoli), commerciante di strumenti musicali, si è sistemato a Rochefort dove ha aperto un negozio non lontano dal bar di Yvonne e si sta annoiando pensando all’ex fidanzata. Maxence (Jacques Perrin) è un marinaio e un pittore che cerca la donna ideale che il destino gli ha promesso e ne ha fatto addirittura un ritratto che assomiglia furiosamente a Delphine. Andy (Gene Kelly) è un musicista che si è recato a Rochefort per incontrare il suo vecchio amico Simon Dame e che sta per incontrare Solange di cui si innamorerà. Non vi racconto il film. Ma ne siamo qui con le due sorelle che muoiono dalla noia a Rochefort e sognano l’evasione a Parigi. I personaggi non lo sanno ancora, ma l’arrivo di una carovana  d’attrazioni forensi  per la kermesse del tricentenario della città va scompigliare tutto. Strano queste gemelle di Rochefort che sognano Parigi mentre io sto appunto sognando di Rochefort ! Mentre sto arrivando a Rochefort, mi rimetto a canticchiare la canzone delle gemelle che non posso più togliermi dalla testa. Vi lascio qui, cari lettori, non mancate la seconda parte, scoprirete lo scopo di questo viaggio e nella terza parte, farete anche un viaggio negli anni folli !

Canzone francese : Claire Fontaine

E’ appena uscito il terzo album del cantante francese Barcella, intitolato Puzzle. Personalmente, sono un fan assoluto di questo giovane artista. E se non conoscete Barcella, vi propongo una canzone tratta dall’album Charabia che si chiama Claire Fontaine. Da non confondere con : Nell’acqua della chiara fontana che è una canzone tradizionale francese, la Claire Fontaine di Barcella racconta gli amori sfortunati di un foglio di quaderno Clairefontaine e di una penna Waterman. Notate una cosa abbastanza divertente, in francese foglio (feuille) è femminile mentre penna (stylo) è maschile ! 🙂

In cucina con Alex: tartellette magiche dei korrigan di Bretagna!

Conoscete i korrigan? Sono folletti bretoni. Per dire la verità, il korrigan è solo una specie di folletto bretone tra gli innumerevoli popoli di folletti che vivono in Bretagna. I francesi che non conoscono la lingua bretone, utilizzano la parola korrigan per dire “folletto bretone”. Ma, in realtà, i folletti che chiamiamo korrigan sono i korils o korriks, korrigan essendo un folletto di questa razza, ma femmina. Non è possibile di fare un elenco di tutti i folletti bretoni. Esistono korrigan, korriket, poulpiquet, poulpican, polpegan, kornandon, kourican, torrigan, bouléguéan, ozigan, nozégan…ecc…ecc…Ovviamente, i folletti non sono gli stessi secondo i paesi e i luoghi dove vivono. Per esempio : il bolbiguéandet è un folletto delle rocce, i feins sono folletti che vivono a prossimità dei megaliti, il kornigan è un folletto dei boschi, i morgan vivono sotto il mare…ecc…ecc…Non sono affatto malvagi, anzi è una benedizione di aver un folletto a casa: la notte quando la gente dorme, stirano, fanno le pulizie, curano i cavalli, preparano il pane. Hanno solo un piccolo difetto, sono permalosi e quindi bisogna assolutamente evitare di offendere un folletto, altrimenti fanno degli scherzi e anche peggio.

Dunque i più conosciuti dei folletti sono i korrigan che hanno l’abitudine di danzare freneticamente in cerchio al chiaro di luna, intorno ad un fuoco, cantando solo i primi di una canzone; la canzone completa è: dissul, dilun, dimeurs ha dimerc’her, diriaou ha dirguener (domenica, lunedì, martedì e mercoledí, giovedí e venerdí). Se attraversate la landa, non dovete assolutamente fermarvi quando sentite la canzone dei korrigan, altrimenti i korrigan vi trascinano nella danza fino alla morte. Ovviamente, c’è un metodo per scappare a questa sorte: aggiungere un giorno della settimana alla canzone oppure trovare una rima alla canzone che possa piacere  ai korrigan. Non solo i korrigan vi lasceranno andare, ma vi daranno anche una ricompensa. Tutti i racconti a proposito dei Korrigan hanno più o meno questa trama. Volete un esempio? Il racconto che ho scelto si chiama gli stregoni di Knéa.

Una volta, gli stregoni di Trêvé (i korrigan sono chiamati anche stregoni oppure gatti-stregoni) avevano l’abitudine di riunirsi per danzare intorno alla croce di Knéa e per accompagnare la loro danza, cantavano invariabilmente: Dissul ha dilun! Dissul ha dilun!…(domenica e lunedì!)

Una sera, un gobbo di Trêvé che passava di qua, si nascose dietro una ginestra per osservarli e finì per annoiare di sentire sempre cantare la stessa cosa, e quindi, di una voce chiara dice : Dimeurs ! (martedì). Gli stregoni si impadrono della parola per vedere se potesse entrare nella canzone e si mettono a cantare Dissul ha dilun, Dimeurs! Dissul ha dilun, Dimeurs! Ecco, il nostro cerchio allungato, dissero gli stregoni quando furono sicuri che la cadenza non ne fu cambiata. Chi ha detto : Dimeurs?

Sono io, rispose la voce del gobbo, che si accorgeva bene che gli stregoni erano contenti. Dove sei? Dietro la ginestra. Gli stregoni raggiunsero il cespuglio ed esclamarono : Ah!  E’ un piccolo gobbo! per ringraziarlo dobbiamo togliergli la gobba.  E’ il gobbo si  ritrovò dritto come un palo. Tornando a casa, egli incontra un altro gobbo di Trêvé che gli dice : Ah! amico mio, non hai più la gobba! Come hai fatto? Sono andato a vedere gli stregoni danzare intorno alla croce di Knéa e come ripetevano sempre “Dissul ha dilun!”, ho gridato “Dimeurs” e come ricompensa mi hanno tolto la gobba. Quando fu la notte, l’altro piccolo gobbo andò a Knéa e appena gli stregoni cominciarono a cantare: Dissul ha dilun, Dimeurs! il gobbo esclamò : dimerch’her (mercoledí). gli stregoni, sorpresi, aggiunsero dimerch’her, ma la cadenza era persa, furiosi andarono nei campi per ricuperare quello che aveva gridato Dimerc’her. Ah!  E’ ancora un piccolo gobbo! Cosa facciamo per castigarlo di aver rovinato la canzone. Bisogna mettergli da davanti la gobba che il suo amico aveva da dietro. E il povero piccolo gobbo che era venuto con una gobba, tornò a casa con due.

Caramello, burro e sale, oggi, vi propongo una ricetta tipicamente bretone che ammansirà anche i korrigan più scherzosi!

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Gli ingredienti :

Per la pasta brisè :

  • 250 g di farina
  • 125 g di burro morbido
  • 5 cl di acqua
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 1 pizzico di sale

Per il ripieno :

  • 15 cl di latte condensato non zuccherato
  • 30 cl di panna acida liquida
  • 4 uova
  • 30 g di burro
  • 180 g di zucchero
  • 3 cucchiaini di fecola
  • qualche goccia di limone
  • 2 cucchiai di fior di sale

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Potete scegliere di fare una pasta frolla, io ho preferito realizzare una pasta brisè. Comunque sia, pasta frolla oppure pasta brisè, c’è una sola regola da rispettare : mai utilizzare un robot da cucina ! Per il procedimento, vi invito a cliccare qui.

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Ritagliate la pasta brisè e foderate gli stampini per tartellette. Lasciate riposare gli stampini in frigo.

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In una casseruola, fate bollire il latte condensato per circa 15 a 20 minuti con 80 g di zucchero.

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Preparate il caramello scaldando 100 g di zucchero con un po’ d’acqua.

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Ritirate il caramello dal fuoco, aggiungete tre gocce di limone.  Unite il latte condensato al caramello e stemperate con la metà della panna acida liquida.

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Stemperate la fecola con due cucchiai di acqua e unitela alla preparazione.

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Rimettete la preparazione a fuoco vivo e fatela addensare mescolando di continuo. Aggiungete il burro. fuori dal fuoco, incorporate le uova sbattute e il resto di panna acida liquida.

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Versate la preparazione negli stampini e fate cuocere termostato 7 (210°) per circa 35 a 40 minuti.

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Lasciate intiepidire e cospargete le tartellette di fior di sale.

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Potete anche fare un po’ di decorazione con dei lamponi o delle bacche di ribes.

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Buon appetito !

Quando il fiume dei bordolesi mette dell’acqua nel proprio vino !

“Mettre de l’eau dans son vin” cioè mettere acqua nel proprio vino è un’espressione francese che significa : placarsi, mettere giudizio, moderarsi, rabbonirsi, patteggiare, diminuire le sue esigenze, essere tollerante, indulgente, non troppo esigente sui principi. Mettere acqua nel proprio vino è stato l’atteggiamento del nostro caro fiume, la Garonna, che nonostante un coefficiente di marea mostruoso, ha deciso di non straripare oltre i moli di Bordeaux. Grazie per la tua mansuetudine, Garon, il nostro dio-fiume.

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Primo febbraio, un sabato sera sul molo di Bacalan, scatto di Xavier33000