In cucina con Alex: in autunno, se Bordeaux fosse un colore, sarebbe….

Sarebbe il colore dei porcini che pullulano nelle foreste della penisola del Médoc. E’ tanto endemico il porcino qui, che il suo nome completo in francese è addirittura: “cèpe de Bordeaux”; è la seconda ricchezza del Médoc dopo il vino . Ovviamente, la gente di Bordeaux lo chiama “Cèpe du Médoc” perché i porcini non crescono nelle vie di Bordeaux, ma a Nord, in questo triangolo magico che è la penisola del Médoc. Nella prima stagione di Bordeaux e dintorni, avete incontrato uno stregone del mio paese che la gente chiama il tizio dei porcini tanto il tizio ha questa capacità soprannaturale a trovare dei porcini. Lo stregone non ha bisogno di rovistare i boschi, ma osserva la luna che gli indica i momenti giusti per andare a funghi. Ieri, il tizio dei porcini mi ha telefonato per dirmi che, in due giorni, aveva già trovato cinquanta chili di porcini. Io, incuriosito, sono andato a fare un giro nel bosco dietro casa mia e ne ho trovato circa due chili in una mezz’ora. Sarà lo strano clima di quest’anno in cui abbiamo avuto l’estate in settembre e ottobre, ma è un fatto: i porcini si trovano a tonnellate. Meno male per me perché porcini, gallinacci e finferle del Médoc sono alla base della mia alimentazione in autunno. Per questa rubrica di “In cucina con Alex” non vi propongo la ricetta bordolese per mangiare i porcini, ma una ricetta data da una ragazza formaggiaia di Loupiac in Alvernia che ho incontrato, l’altro giorno, al mercato dei prodotti regioniali d’Aquitania nel quartiere di La Bastide.

IMGP0594

Gli ingredienti: un rotolo di pasta sfoglia, porcini (ne ho utilizzato circa 600 g), un pezzo di formaggio tipo Cantal (la specialità di questa ragazza di Loupiac), uno scalogno,  prosciutto di paese circa 16 fette e un po’ di grasso d’anatra (potete sostituirlo con dell’olio d’oliva).

IMGP0596

A Bordeaux, i porcini si cucinano sempre della stessa maniera: sia in frittata, sia in padella con un trito di aglio e prezzemolo. Pulite (i porcini non si lavano mai) e tagliate i porcini e lo scalogno.

IMGP0597

Non è del burro, ma del grasso d’anatra. Una volta in Guascogna, non si utilizza né olio, né burro, ma solo grasso d’anatra per fare cuocere il cibo. Il grasso d’anatra è qualcosa che manda in bestia gli americani perché è all’origine del french paradox: la gente del Sud Ovest che utilizza il grasso d’anatra vive più a lungo anche dei giapponesi. Però non dite agli americani che la gente che utilizza il grasso d’anatro ha un altro segreto per vivere centenario, consuma meno zucchero dei nostri cugini americani. Potete sostituire il grasso d’anatra con dell’olio d’oliva, il gusto dei porcini sarà un po’ diverso.

IMGP0599

Fate rosolare i porcini con lo scalogno…

IMGP0601

Versate i porcini sul fondo di una tortiera precedentemente foderata con la pasta sfoglia…

IMGP0602

ricoprite i porcini con lo prosciutto….

IMGP0604

Lo prosciutto viene ricoperto di formaggio Cantal…Più semplice di questa ricetta, non credo che sia possibile…

IMGP0611

Al forno per circa 35 minuti. Da accompagnare con un’insalata verde e un bicchiere di Médoc o di Graves…

Buon appetito !

Geografia: Il tizio che inventò la caricatura geografica!

Qual è la patria dei maniaci sessuali secondo lo Stato della Città del Vaticano? Figuratevi che non è la Francia, come pensavo io, ma la Svezia! Qual è la patria delle badanti e delle donne delle pulizie secondo gli Stati Uniti? Il Messico. Benvenuto nel Mondo secondo Yanko Tsvetkov, ideatore della caricatura geografica. Il suo Atlante dei pregiudici è stato appena tradotto e pubblicato in francese. Il grafico bulgaro, sistemato in Spagna, ha fatto la mappatura del Mondo “visto dai” francesi, rumeni, greci antichi e moderni, repubblicani americani, gay…il Mondo visto da Silvio Berlusconi o ancora dal primo uomo…una quarantina di mappe che ho trovato  davvero esilarante e che prendono in giro i pregiudici e gli stereotipi che resistono ovunque nel Mondo, su quei spagnoli che si inzeppano di carne di maiale secondo i turchi, su quei polacchi che sono tutti idraulici secondo i francesi e quei maledetti italiani che vanno matti per gli spaghetti secondo i bulgari….Un collega ha comprato l’Atlas e l’ho sfogliato ieri, durante la pausa pranzo, e devo dire che ho passato un momento davvero divertente!

europe-according-to-france

L’Europa secondo i francesi in cui gli italiani sono cugini rumorosi….

europe-according-to-silvio-berlusconi

L’Europa secondo Silvio Berlusconi!

europe-according-to-the-vatican

L’Europa secondo il Vaticano!

world-according-to-ancient-greece

L’Europa secondo i greci antichi…le mappe, ovviamente, non provengono dal libro in francese, ma dal sito di Yanko Tsevtkov che pubblica qualche mappa e che potete consultare qui.

In Guascogna, anche gli alberi fanno della politica!

IMGP0570

Sauternes, albero di maggio “onore alla nostra eletta”  in un giardino al crepuscolo.

E’ una tradizione che risale alla Rivoluzione francese, quella di piantare degli alberi per festeggiare la Libertà e per ringraziare i rappresentati del popolo che hanno permesso ai francesi di liberarsi dai tiranni. E’ la ragione per cui, in ogni città di Francia, troverete una via della Libertà oppure una piazza della Libertà dove, talvolta, troneggia ancora un antico platano, piantato più di due cento anni fa e che simboleggiava la libertà nuovamente conquistata. Tradizione ancora molto vivace in Guascogna in cui, in maggio, la gente va in foresta tagliare dei pini marittimi, chiamati appunto “maggio” e piantarli nei giardini dei sindaci e degli assessori (che siano di destra o di sinistra perché gli alberi di maggio non hanno colore politico), l’operazione si fa quando l’eletto è  assento. Quando torna, il tizio (o la tizia) si ritrova con un albero adornato ai colori francesi con lo scudo tricolore al centro dove è scritto: onore al nostro eletto (o alla nostra eletta). Per ringraziare gli elettori (e le elettrici) che hanno offerto l’albero di maggio, l’eletto si deve di pagare a bere a tutti i suoi concittadini. Bella questa tradizione, no? Poi, in autunno arriva il tempo di togliere il maggio e l’eletto per ringraziare la gente che è venuta partecipare all’operazione si deve di nuovo di annaffiare la gola a tutti 🙂

In cui l’autore di questo blog si fischia un bicchiere di Monbazillac per accompagnare la crema al cioccolato della zia Hortense!

Prima di continuare il nostro viaggio nell’Entre-deux-Mers e scoprire la bellissima tenuta vitivinicola di un tizio che ebbe un premio Nobel, non per il suo vino però che non rompe tre zampe ad un’anatra secondo alcuni malintenzionati, ma per la sua opera letteraria, facciamoci una pausa per assaggiare la crema al cioccolato della zia Hortense e farsi un bicchiere di Monbazillac. Io sono un ragazzo facilmente influenzabile, una lettrice mi ha parlato del Monbazillac e mi ritrovo, una domenica mattina, sul mercato, a fare la fila davanti la bottegaia di vino. Lei mi fa dei segni disperati con le braccia e delle smorfie grottesche. Poi vedendo che non mi tolgo dalla fila, si mette a gridare a squarciagola: “Mi dispiace non ho più una bottiglia di vino bourru, e poi era buono, di Loupiac, ci vuole alzarsi più presto”. E tutta la fila di scoppiare dal ridere. Va bene, adesso tutto il mercato sa che ho una passione per il bourru e che sono pigro! Fa niente e mi metto a gridare anche io: “sono venuto, oggi, per comprare del Monbazillac per l’aperitivo e il dessert!” Lei vacilla sotto lo shock e tutta la fila smette di ridere per guardarmi con rispetto. Non sono più il tizio che mangia delle castagne arrostite accompagnate da bicchieri di bourru, ma il tizio che accompagna il suo foie gras con del vino di Monbazillac. Ho fatto un gran balzo nella scala sociale. Sono i tre euro che separano una bottiglia di Monbazillac a 6 euro da una bottiglia di bourru a tre euro che fanno tutta la differenza!  Quando arriva il mio turno, la bottegaia tenta di corrompermi con del Sauternes sfuso a cinque euro, ma resto inflessibile. No, una bottiglia di Monbazillac a sei euro, una di quelle che hanno l’etichetta, oggi mi sento un principe. E torno a casa, tutto aureolato di gloria, con la mia bottiglia di Monbazillac sotto il braccio…

Monbazillac, Sauternes, Jurançon, Cadillac, Pacherenc, Tariquet…sono tutti vini bianchi dolci della mia regione che si bevono all’aperitivo oppure al momento del formaggio o del dessert. Il Monbazillac è un vino che accompagna tradizionalmente il foie gras e i dolci.  È stata una rivoluzione copernicana per me, in Italia, scoprire che gli italiani prendono l’aperitivo al bar. Non mi ricordo, in vita mia, di aver preso un aperitivo in bar in Francia: mandarmi giù un bicchere di vino “dietro la cravatta” come diciamo da noi, sì; ma un aperitivo mai. Dove abito, è diverso. La gente preferisce prendere l’aperitivo a casa e quando mangia fuori lo prende sempre al ristorante. Oggi, vi faccio qualcosa di veloce e facile che potete abbinare con qualsiasi tipo di vino dolce: la crema al cioccolato della zia Hortense. Non ho di zia Hortense, solo che il nome fa pensare a qualcosa del passato come questa crema al cioccolato semplice, semplice. Comunque se avessi una zia Hortense, lei mi preparerebbe questo tipo di crema servita con un bicchiere di Monbazillac…

IMGP0572

Gli ingredienti:

  • 75 g di zucchero
  • 5 uova
  • 100 g di cioccolato
  • 60 cl di latte intero

IMGP0573

Preriscaldate il forno a 180 gradi. Sbattete leggermente le uova con lo zucchero….

IMGP0574

Portate ad ebollizione il latte…

IMGP0575

Tagliate il cioccolato a quadretti…

IMGP0578

Versate il latte sul cioccolato, mescolate bene….

IMGP0579

Aggiungete poco a poco il latte al cioccolato al composto uova-zucchero….

IMGP0580

Versate la crema in pirottini…io ho tutti i vizi e come potete vedere osservando i bicchieri, sono anche un amante della sangria!

IMGP0581

Mettete i bicchieri a bagnomaria in un piatto da gratin e fate cuocere tra 15 a 20 minuti (verificate la cottura con la punta di un coltello)

IMGP0582

Buon appetito! La cosa strana è che detesto la confettura di cotogna eppure il Monbazillac ha un retrogusto di miele, ma sopratutto di mela cotogna. Sarà che apprezzo questo frutto solo sotto forma liquida 🙂

Immagini sexy e gratis di ragazze nude in spiaggia su Bordeaux e dintorni! Seconda parte.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Posso scrivere su qualsiasi argomenti, non potrei mai superare le 418 visite ricevute in una giornata per il mio mitico post: Immagini sexy di ragazze nude gratis su Bordeaux e dintorni. Oggi, con la collaborazione di Picasso e di qualche bagnante, propongo una seconda parte a questo post per tentare di battere il precedente record. Ci sono due vantaggi a questo tipo di post: soddisfare il lettore guardone che non ha tempo a perdere nei musei e dare un po’ di visibilità a Bordeaux e dintorni su Google!

Vino: in cui l’autore di questo blog si arrampica sulla montagna magica dei bordolesi per svelarvi uno dei segreti dei vini di Bordeaux!

Oggi, vi porto in una zona dove si fanno i vini bianchi dolci e secchi più rinomati dell’universo. Sono salito dalla sponda destra della Garonna fino alla cima della montagna dove si trova il piccolo paese di Sainte-Croix-du-Mont. Paese vitivinicolo dove si produce un vino dolce paragonabile a quello di Sauternes che si trova di fronte, sulla riva sinistra della Garonna. Secondo me, il Sainte-Croix-du-Mont è anche migliore del Sauternes. Diciamo che qui la gente non è razzista e non fa la differenza tra Sauternes, Cadillac, Loupiac, Barsac, Sainte-Croix-du-Mont…Solo che Sauternes è più conosciuto all’estero delle altre appellazioni della zona. Tutto qui. A Sainte-Croix-du-Mont siamo nell’Entre-deux-Mers perché la regione è situata tra due “mari”, che sono in realtà i due fiumi di Bordeaux: la Garonna e la Dordogna, è una regione collinare che ricorda anche un po’ certi paesaggi italiani. Invece sulla sponda sinistra della Garonna, la zona vinicola che costeggia il fiume dalla città di Langon fino a sud di Bordeaux si chiama le “Graves”, il limite occidentale di queste “Graves” è la foresta delle Lande di Guascogna. A sud di queste “Graves”, dove si producono vini bianchi secchi famosi nel Mondo intero (anche vini rossi, ovviamente), c’è una vallata  percorsa da un affluente della Garonna chiamato il Ciron e che costituisce un’eccezione nelle “Graves”, è la zona di Sauternes. Ecco per la lezione di Geografia! Quando siete in cima alla montagna di Sainte-Croix-du-Mont il vostro sguardo abbraccia tutto quello che vi ho descritto.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ma, non è la ragione per cui sono salito su questa montagna. Diciamo che è una montagna particolare, magica, unica al mondo, e che svela uno dei segreti dei vini di Bordeaux. Diciamo piuttosto dei vini di questa zona perché nel Médoc, dove abito, è ancora un’altra storia. La montagna di Sainte-Croix-du-Mont, a strapiombo della Garonna, racconta una storia geologica della regione, non è una montagna calcarea oppure di marmo, ma un Everest costituito da ostriche fossili che risalgono a 22 milioni di anni fa, quando l’Aquitania era sotto le acque dell’Oceano. In cima a questa montagna eravamo un po’ come in riva al Bacino di Arcachon cioè delle acque poco profonde in cui le ostriche hanno trovato condizioni ottimali per sistemarsi, ammucchiandosi fino a formare delle falesie. I terreni calcarei hanno permesso la fossilizzazione. Poi, l’oceano si è ritirato, le colline sono emerse e le ostriche si sono ritrovate in cima a queste “montagne”. Le ostriche fossilizzate e anche altre conchiglie di mare si ritrovano ovunque nel sottosuolo a sud di Bordeaux. Quindi non sono soltanto i viticoltori, i vitigni che siano Sémillon, Muscadelle, Sauvignon, Malbec, Carmenère…ecc, il clima oceanico, i fiumi, il sole che fanno certi vini di Bordeaux; non sono soltanto le “Graves” cioè la ghiaia che si trova nel suolo, ma sono anche le ostriche fossilizzate che si trovano nel sottosuolo insieme alla sabbia, all’argilla e al calcare che fanno di questa terra un “terroir” eccezionale.

 

Lingua: le parole vuote che manipolano il pensiero!

capbretonspiaggia.jpg

Basta accendere la televisione per essere asfissiato dalla lingua di legno, questa neolingua descritta da Orwell e utilizzata ogni giorni dai politici, giornalisti, esperti, economisti…ecc…per manipolare mentalmente la gente. L’altro giorno, ascoltavo un discorso della ministra dell’ambiente che, per spiegarci che lei aveva calato le braghe e abbandonato l’ecotaxe sotto la pressione della lobby dei camionisti, utilizzava l’espressione “decidere in responsabilità”. Siate sicuri che quando un politico francese, che sia di destra o di sinistra, dice “abbiamo deciso in responsabilità di …blablabla” il senso è “abbiamo capitolato in rasa campagna”. Mi sono divertito a notare qualche esempio di politichese in francese. Anche voi, cari lettori italiani, potete partecipare al gioco e arricchire il mio vademecum (e il mio vocabolario italiano) proponendo  qualche esempio i di questa lingua pietrificata che vuole ingannarci.

Non dite più sciopero, ma presa di ostaggi!

Non dite più licenziamento, ma piano di salvaguardia dell’occupazione!

Non dite più contadino, ma imprenditore agricolo!

Non dite più controllo, ma valutazione!

Non dite più quartiere popolare, ma zona sensibile prioritaria!

Non dite più servitù, ma flessibilità!

Non dite più capitalismo, ma sviluppo sostenibile!

Non dite più utente di un servizio pubblico, ma cliente!

Non dite più cittadino, ma consumattore!

Non dite più guerra, ma conflitto!

Non dite più ministero dell’armata, ma ministero della difesa!

Non dite più stoccaggio dell’uranio, ma trattamento dell’uranio!

Non dite più prodotto fitosanitario, ma prodotto verde!

Non dite più insicurezza, ma flessicurezza!

Non dite più lavoratore, ma dipendente!

Non dite più abbassare lo stipendio, ma abbassare i contributi sociali!

Non dite più costruire uffici, ma dinamizzare il tessuto economico!

Non dite più chiusura di scuole, ma ristrutturare il tessuto scolastico!

Ecc…

 

 

 

In cui l’autore di questo blog vi prepara semplicemente il più famoso dolce di Francia!

Tutti i pasticcieri francesi sognerebbero di sapere fare questo dolce, ma nessun membro di questa professione è riuscito ancora a risolvere l’enigma di questo dolce. Certi sarebbero pronti a vendere la propria madre oppure la loro anima al diavolo per la ricetta di questo dolce, ma sopratutto per acquistare l’abilità dei due o tre pasticcieri francesi che ne conoscono il segreto. Ladurée e Hermé hanno proposto  miliardi  e tutti i loro macarons solo per aver un indizio sul modo di fare il dolce. Invano. Questo dolce è il segreto di una famiglia incorruttibile, segreto che si trasmette da una generazione all’altra nella famiglia Artigarrède che possiede una pasticceria a Oloron Sainte-Marie nel Béarn. Questo dolce si chiama il “Russo” perché sarebbe originario di questo paese, per essere più preciso della penisola di Crimea. Non è dunque la famiglia Artigarrède che l’ha inventato ed è anche un dolce abbastanza conosciuto in Francia dal XIX secolo. Solo che la famiglia Artigarrède ha modificato il “Russo” con qualche ingrediente segreto  fino a renderlo sublime. Il dolce è diventato mitico per tutti i pasticcieri francesi, una specie di santo Graal di cui ci vorrebbe scovare il segreto. Posso anche dirvi che la famiglia Artigarrède potrebbe essere milionaria con il “Russo” e possedere già 40.000 pasticcerie in Francia e nel Mondo, ma non è interessata perché non vuole svelare il mistero del “russo” e quindi si accontenta della piccola pasticceria di Oloron-Sainte-Marie e di due altre a Tarbes e Pau. Dunque, se volete assaggiare il più rinomato dei dolci francesi, dovete fare il viaggio in Guascogna. Io non ho la pretesa di fare un “Russo” che assomiglierebbe, anche da lontano, a quello  della famiglia Artigarrède, ma ve ne propongo una versione sul cammino della busca del “Russo” perfetto.

IMGP0465

Gli ingredienti:

Per la dacquoise (vi ho già parlato di questo biscotto a base di meringa che è una specialità del Sud Ovest della Francia)

  • 6 albumi d’uovo
  • 100 g di zucchero
  • 80 g di farina di mandorle
  • 10 g di farina
  • 25 g di zucchero a velo

Per la crema al burro al pralin:

  • 4 tuorli d’uovo
  • 150 g di zucchero
  • 300 g di burro freddo
  • 140 g di pralin (io ho utilizzato 100 g di pralin e 40 g di nocciole tritate)

Siete pronti? Allora, cominciamo con la dacquoise…
IMGP0466

Preriscaldate il forno a 180 gradi. Montate i bianchi a neve. Incorporate lo zucchero…

IMGP0468

Setacciate lo zucchero a velo con la farina e la farina di mandorle…

IMGP0470

Amalgamate delicatamente il composto ai bianchi montati a neve. E abbiamo la dacquoise: il biscotto più semplice sul pianeta Terra!…

IMGP0471

Avete bisogno di una semplice spatola per stendere la dacquoise su una placca rivestita di carta forno. Non dimenticate di spolverare un po’ di zucchero a velo sopra la dacquoise. Siete forti in geometria? Allora, fate un rettangolo di 1 cm di spessore…

IMGP0473

Fate cuocere la dacquoise per….Dipende un po’ dal forno di ognuno. Io che non ho un forno potente, devo contare 25 minuti per ottenere questo risultato. Comunque, sorvegliate il biscotto e quando ha preso un bel colore, è pronto. C’è una regola per la dacquoise: croccante sopra, morbido sotto. Bene la dacquoise è pronta. Lasciatela raffreddare.

IMGP0476

Adesso prepariamo la crema al burro: sbattete i tuorli con un cucchiaino di zucchero…

IMGP0477

fino ad ottenere un composto chiaro….

IMGP0478

Preparate uno sciroppo con lo zucchero e 30 g d’acqua e lasciate bollire fino a quando lo sciroppo raggiunge la temperatura di 120 gradi. E’  la difficoltà della ricetta, ci vuole aver un termometro da cucina. Lo trovate in ogni supermercato per qualche euro.

IMGP0479

Versate lo sciroppo nel composto senza smettere di mescolare. Poi aggiungete il burro tagliato a pezzi…

IMGP0481

Mescolate energicamente perché dovete ottenere una crema! Aggiungete il pralin e le nocciole tritate…

IMGP0482

Il risultato. Riservate in frigo almeno 10 minuti.

IMGP0483

Tagliate la dacquoise in due…

IMGP0485

Spalmate una metà della dacquoise con la crema al burro….

IMGP0490

ricoprite la crema al burro con l’altra metà della dacquoise. Ritagliate i bordi, se volete aver qualcosa di perfetto.

IMGP0497

Spolverate il “Russo” di zucchero a velo, è probabilmente lo zucchero a velo che ha dato il nome a questo dolce, non pensate? Riservate un giorno intero in frigo…

IMGP0501

Il “Russo” non si porta mai intero a tavola. Dovete tagliare dei quadretti! (nel mio caso sono piuttosto dei quadri!).

Buon appetito!

Il giardino di Alex: la morte e la vita.

Created with Nokia Smart Cam

Detesto, in autunno, la gente che si ferma in riva all’oceano per raccogliere della brughiera sulle dune nello scopo di trapiantarla nel loro giardino. Notate che la brughiera ha un potere magico per vendicarsi e che ho sempre ammirato: la pianta rende sordido qualsiasi giardino facendolo assomigliare ad un camposanto. Notate ancora che i raccoglitori di brughiere hanno spesso un’altra passione che rende ancora più sordido, se fosse possibile, il loro giardino: le conifere nane. No, cari giardinieri dilettanti, se la brughiera non cresce spontaneamente nel vostro giardino, non c’è niente da fare e potete dimenticarla: è un simbolo di morte che trasformerà immancabilmente il vostro giardino in cimitero. Invece potete passeggiare sulle dune e ammirare le distese infinite di brughiere che tappezzano il suolo delle immense foreste di Guascogna, con tutte le sfumature delle brughiere che vanno dal rosa il più pallido fino al rosso il più scuro. Lasciate le brughiere in pace perché esse devono vivere tra i pini, le ginestre, i corbezzoli, i gallinacci, la salvia selvatica e le immortali delle dune. Solo sulle dune e nelle foreste la brughiera è un simbolo di vita.