Gradignan: Lo château di Tauzia

IMGP0321

Ancora più di 30 gradi in questo 20 settembre mentre  risalgo il viale fiancheggiato da vecchi platani; lo château si trova in cima ad un’altura in mezzo ad un parco di 20 ettari…

Un secolo fa, Gradignan era un paese di campagna, oggi è una frazione anonima della metropoli bordolese, una città dormitorio se volete. Gradignan è sopratutto conosciuta per accogliere il centro penitenziario regionale chiamato appunto “Gradignan”. Dicevo che una volta questo paese a sud ovest di Bordeaux era in campagna, ma era anche qualcosa d’altro, il paese marcava il confine tra Bordeaux e l’inizio dell’inferno: il deserto landese. Durante mille anni, Il priorato di Cayac fu l’ultimo posto  in cui i pellegrini di Compostela potevano riposarsi prima di morire di malaria o annegati attraversando le paludi delle Lande di Guascogne. Quasi di fronte al priorato, c’è lo château di Tauzia che vorrei farvi scoprire oggi perché vale veramente la pena. E poi, lo château ha “ospitato” gli ufficiali italiani della  Regia Marina quando c’era la Betasom a Bacalan durante la guerra.

IMGP0342

Lo château Tauzia è la classica certosa bordolese del XVIII secolo, quando si parla di certosa significa semplicemente che il corpo principale dell’edificio ha un unico piano; è qualcosa di tipicamente bordolese. La certosa è raccordata alle due estremità da due ali simmetriche di due piani coperte da un tetto spiovente in ardesia. L’ardesia era un materiale raro e costoso a Bordeaux nel XVIII, un segnale di ricchezza che il proprietario doveva assolutamente mettere in evidenza. D’altronde potete notare che l’ardesia si vede solo sopra le due ali e sopra la rotonda centrale, il resto del tetto è nascosto da una balaustra. C’è un altro modo di chiamare questo tipo di château in francese, si dice una casa tra corte e giardino.

IMGP0325

Lato giardino, la famosa  rotonda che permette di accedere ad una vasta terrazza antistante alla facciata che apre sul parco e la grande scala diritta che permette di raggiungere il parco. Da un parte e l’altro di questo avancorpo centrale semicircolare tre finestre rettangolari e ogni finestra è sormontata da una ghirlanda ritenuta da nastri allacciati…

IMGP0331

L’ingresso dello château Tauzia, lato corte

Nel 1768, un certo Jean-Joseph de Castéra, avvocato al parlamento di Bordeaux, fa l’acquisto del feudo di Tauzia che appartenava allora alla famiglia de Pomiès. Nel 1784, i suoi eredi lo rivendono ad un negoziante, Jacob Diaz Pereyra, che farà distruggere la vecchia casa per costruire una casa padronale. Il feudo è rivenduto nell’anno XII (1803-1804) al direttore della dogana di Bordeaux che farà finalmente costruire la casa. Poi – non dimenticate che i tempi erano oscuri – gli eredi vendono Tauzia al console di Svezia e Norvegia, Gustave Petersen, che trasformerà la casa in château aggiungendo la rotonda al centro, creando il portico lato corte e prolungando le ali ad angolo retto sempre verso il lato corte.

IMGP0334

Il corpo dell’edificio centrale presenta un avancorpo centrale a tre lati e catene angolari che precede un portico sostenuto da due paia di colonne con capitello ionico. Anche su questa facciata potete notare la balaustra che nasconde il tetto e i vasi agli angoli dell’avancorpo e sopra ogni spazio tra due finestre. Quei vasi sono chiamati  in francese “pot à feux” da non confondere con il “pot au feu” che è un’altra roba!

IMGP0337

Ovviamente, una certosa è una casa semplice. Dopo il portico, penetrate nel vestibolo di piano rettangolare che comunica con il salotto circolare che si trova nella rotonda. Da una parte e l’altra del salotto tutte le stanze comunicano tra  loro.

IMGP0336

Le due bellissime scene dipinte nel vestibolo fanno pensare a delle opere di Watteau. I proprietari, dopo anni e anni di ricerche storiche, sono riusciti a ricostituire il vestibolo e il salotto come erano nel XVIII secolo. Pensate che lo château fu completamente saccheggiato durante l’occupazione; ne restava quasi niente dentro quando i proprietari legittimi hanno ricuperato la casa…

IMGP0339

Il salotto nella rotonda che apre sul parco. Sono le due stanze che si visitano all’occasione perché sono state completamente ristrutturate come erano nel XVIII secolo. Il resto della casa non si visita, anche perché non è un museo ma un casa privata.

IMGP0326

I leoni che sorvegliano il parco e che non hanno niente potuto fare quando si sono ritrovati davanti  a 150 soldati tedeschi venuti per confiscare lo château…ma quanto sembrano lontane queste vecchie storie di guerre mentre sto passeggiando nel parco di Tauzia in questa giornata splendida!

IMGP0345

Gli stagni ricoperti di lenticchie d’acqua nel fondo del parco….

IMGP0344

Si vede, con questo chalet tipicamente incongruo e del più bello stile di Arcachon, nel fondo del parco, che la vecchia strada di Arcachon si trova soltanto a due passi. Spero che la passeggiata vi sia piaciuta!

 

 

 

 

Botanica : la stagione delle orchidee a Bordeaux !

Questo slideshow richiede JavaScript.

Io non sono un bordolese come gli altri ; sono diverso. Mentre tutta la città scappa verso il bacino di Arcachon o le spiagge atlantiche per trovare un po’ di freschezza e sfuggire all’afa di un fine settimana di maggio, io lascio Bordeaux, direzione sud est, per andare a Bazas nel parco regionale delle Lande di Guascogna dove fa mille gradi sotto la copertura dell’immensa foresta di pini marittimi. Non prendo l’autostrada perché non ho fretta e mi piace la vecchia strada provinciale che segue il corso indolente della Garonna attraversando  schiere di vigne e di paeselli vitivinicoli conosciuti nel mondo intero per i loro vini bianchi liquorosi. A Podensac, do un’occhiata a sinistra alla vecchia distilleria dai colori blu, bianco e rosso dove si fa il famoso Lillet, l’aperitivo di Bordeaux a base di vino, di frutta e di chinino che ha conquistato prima Parigi, poi l’Universo. Mi sono sempre promesso di visitarla però non ho ancora trovato il tempo, ma non ho fretta. Mentre mi trovo nel cuore di questa Guascogna immutabile che vive dall’antichità al ritmo dei lavori della vigna, sorrido pensando a Francesca che mi parla sempre di Lillet. La immagino a Parigi dibattendosi nella mischia di questa vita da strapazzo, aspettando impazientemente la sera per accordarsi un bicchiere di Lillet alla terrazza di un bar di quartiere. Poi cambio idea vedendo il cartello stradale che indica il villaggio di Sauternes. Lei ordinerà all’aperitivo un bicchiere di Sauternes, ne sono quasi sicuro. Io preferisco il Sainte-Croix-du-Mont, un paese di fronte a Sauternes, sulla sponda destra della Garonna, perché i miei antenati ci avevano, all’inizio del novecento, un piccolo vigneto tra la tenuta della famiglia di Toulouse-Lautrec e quella della famiglia di François Mauriac quindi preferirei sempre il Sainte-Croix-du-Mont al Sauternes. Lascio Sauternes per raggiungere Langon e proseguo pieno sud verso Bazas. Siamo sul confine del dipartimento della Gironda. Ad Est Grignols è l’ultimo paese prima il Lot e Garonne, a Sud Captieux è l’ultimo paese prima il dipartimento delle Landes. La zona di Bazas è famosa per essere una specie di paese della Cuccagna che rigurgita di porcini, di colombacci, di pollame allevato bevendo del latte e sopratutto di manzo di Bazas, razza bovina antichissima che non beve né latte, né birra come il volgare manzo di Kobé, ma vino di Sauternes ! Gli abitanti di Bazas, ogni anno, dal medioevo, organizzano il secondo giovedì di febbraio la festa del manzo grasso in cui le bestiole incoronate da fiori sfilano per le vie della città. Uno spettacolo da non mancare, se passate per caso a Bazas in quel periodo. Sono i paesi immobili tanti cari a François Mauriac e io bambino trascorrevo le vacanze d’estate a Roquefort quindi un giorno vi racconterò di questi paesi immobili dove la gente si consuma di noia nella vastità della foresta landese. Sorrido vedendo tutte queste mucche nei dintorni di Bazas e penso di nuovo a Francesca che cenava con degli amici francesi in un piccolo paese a prossimità di Bazas e di questo tizio che sosteneva che gli italiani non mangiano formaggi. Posso immaginare il suo sorriso e la sua piccola smorfia dubbiosa. Non mi saltate addosso, cari lettori, è un’idea abbastanza diffusa in Francia….Ah siamo arrivati a destinazione : il lago di Prade. L’ultima volta che sono venuto, c’era già il cartello che indicava che il sito era chiuso per cinque mesi. Un edificio in legno che aspetta di essere finito, ma chi ha fretta ; un sentiero che fa il giro del lago, un osservatorio per guardare un vecchio airone con una sola zampa che sguazza nelle acque del lago, un nibbio bruno che sta mangiando qualcosa trovato sul sentiero, due pescatori che sognano di lucci, ma solo i pesci rossi che infestano il lago abboccano all’amo…e la collina con tutte le orchidee che fioriscono a profusione. Lo scopo di questa passeggiata. Decisamente non sono deluso !

Gironda : In mezzo alla più grande foresta di rododendri d’Europa !

Non solo in Aquitania abbiamo la più grande foresta di pini marittimi del mondo, ma abbiamo anche la più grande foresta di rododendri d’Europa ! E sì, cari lettori, i rododendri sono degli alberi e non ho mai capito le persone che potano i rododendri. Ma non sono arbusti o bonzaï e non siete giapponesi ! Sono alberi che possono facilmente raggiungere 15 metri di altezza ! D’accordo ci vuole pazienza circa un secolo ! Ma perché massacrarli con una potatura, lasciateli liberi ! Hanno perfettamente il diritto di crescere e poi diciamolo : dare una forma bassa e rotonda a un rododendro è completamente sordido. Avete già visto una foresta di rododendri ? La bellezza incredibile di questi alberi  al momento della fioritura, lo spettacolo dei tronchi che sfilano verso il sole. Oggi, vi porto in un giardino straordinario sulla vecchia strada dei vini di Graves e di Sauternes, non lontano dalla casa di Montesquieu, a La Brède, che avevamo visitato qualche tempo fa. Il paese si chiama Saint Selve e nel parco di 150 ettari dello Château di Grenade, c’è la più grande foresta di rododendri d’Europa. Maggio è il momento ideale per ammirare i rododendri ; fioriscono in quel periodo. Dopo questo mese e durante undici mesi, il rododendro è abbastanza noioso e pagare otto euro per visitare il parco mi sembra eccessivo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il castello è stato ideato ed edificato tra il 1859 e il 1864 da un famoso architetto bordolese : Henri Duphot. Forse gli amanti del vino di Bordeaux conoscono già questo castello perché nel Médoc, Henri Duphot, si è completamente ispirato di questo castello per farne un altro che gli assomiglia come due gocce d’acqua : il castello Lanessan a Cussac fort Médoc. D’altronde se guardate la scuderia nello slideshow cioè l’edificio in mattoni rossi e bianchi, vedrete che assomiglia alla cascina Suzanne che si trova nel parco del castello Giscours sulla strada di Margaux ! Normale anche la cascina Suzanne è un’opera di Henri Duphot. Il castello è in stile neo elisabettiano, era lo stile un po’ alla moda alla fine dell’ottocento a Bordeaux. D’altronde Henri Duphot ha fatto un viaggio di studio in Inghilterra con il futuro proprietario, Edmond de Carayon Latour, prima di pensare ad un qualsiasi progetto. L’idea era di  rompere con il sempiterno stile greco romano che caratterizzava i castelli bordolesi. I proprietari, la famiglia de Carayon Latour, era alla fine dell’ottocento, la famiglia più ricca di Gironda. Il padre si era arricchito sotto il primo Impero ; il figlio,  che ha messo più di dieci anni per realizzare questo progetto faraonico, voleva fa piacere a sua moglie, Henriette de Chateaubriand, pronipote dell’autore del genio del cristianesimo. Il giardino cioè i prati, i viali, gli stagni, lo specchio d’acqua, la collina, la foresta, i cedri dell’atlante, la foresta di rododendri sono l’opera dei fratelli Bühler. Tutto il giardino è stato concepito come una scenografia. D’altronde, il giardino è classificato al titolo dei giardini notevoli. Notate ancora che i fratelli Bühler hanno concepito il delizioso parco bordolese a Bordeaux e il parco della testa d’oro a Lione. Devo dire che ho trascorso una domenica incantevole tra i rododendri e il menù a 28 euro nel ristorante sistemato nelle antiche scuderie non è male (ovviamente se mangiate al ristorante, l’ingresso al parco è gratis)

Don Chisciotte a Saint-Émilion

L’anno scorso, a prossimità di Saint-Émilion, sulla strada di Bergerac, abbiamo visitato, a Saint-Michel-de-Montaigne, la mitica biblioteca di Montaigne che ha fatto sognare generazioni di scrittori. Ma dovrei piuttosto scrivere “ho visitato” perché questo divertente post che dissacrava un po’ l’amico Montaigne, quasi nessuno l’ha letto ! Forse, i lettori di Bordeaux e dintorni non sono fan di Albert Manguel, Jorge Borges e altri Umberto Eco. Comunque, non voglio restare su questo insuccesso ! Oggi torniamo a Saint-Emilion, ma non sulle tracce di Montaigne, ma piuttosto quelle di Cervantes. Io amo Don Chisciotte alla follia. È un amore recente. Un amico mi ha regalato il libro in formato tascabile qualche anno fa. Non volevo leggerlo, ero pieno di pregiudizi, pensavo che fosse un libro difficile da leggere, noioso. E poi, un giorno che non avevo niente da leggere, l’ho aperto e sono ancora, oggi, sotto  shock. Tutto il merito alla traduttrice, Aline Schulman, che ha saputo evitare gli arcaismi, rispolverare le pesantezze accumulate da secoli di traduzioni più o meno buone o scarse per restituirci il testo nella sua incredibile modernità. Insomma, leggiamo il testo come i contemporanei di Cervantes l’hanno ricevuto.

IMGP6923

Forse mi chiederete : ma perché Saint-Émilion ? Perché dobbiamo andare a Saint-Émilion per trovare Don Chisciotte ? E io vi risponderò : perché a Saint-Émilion non ci sono solo le colline, la città medievale, i vigneti più famosi del mondo, i turisti cinesi che mandano giù bottiglie di vino a 15000 euro come se fossero acqua minerale….A 4 km a nord di  Saint-Émilion c’è “Montagne”, un piccolo paese,  un’altura come dice il suo nome, dove gli olandesi – i cinesi di una volta – hanno costruito, nel XVII secolo, dei mulini a vento  come quelli che si trovano nel romanzo di Cervantes. Lasciamo la città di Saint- Émilion, affollata di turisti, per recarsi un po’ a nord nella tranquillità dei vigneti e della natura. Non per cercare, come Don Chisciotte, a verificare se quello che è scritto nei romanzi di Cavalleria è vero, ma semplicemente perché vorrei leggere il libro in cima ad un mulino ed immaginare la famosa scena nella quale Don Chisciotte combatte contro i mulini a vento (anch’io sono un po’ pazzo !). Siccome tutti  i lettori di questo blog non sono francofoni, inserisco nel post una traduzione italiana di Don Chisciotte, trovata su internet (wikisource). Alla fine del post, la straordinaria traduzione francese di Aline Schulman tratta dal mio esemplare di Don Chisciotte.

IMGP6924

Ed ecco intanto apparire trenta o quaranta mulini a vento, che si trovavano in quella campagna. Non appena don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere:

– La fortuna guida le cose nostre meglio di quanto possiamo desiderare. Vedi là, amico Sancio, che appariscono trenta, o poco più giganti smisurati? lo penso di azzuffarmi con loro, e mandarli all’altro mondo, per cominciare ad arrícchirmi delle loro spoglie. É guerra onorata ed è un servire Iddio togliere dalla faccia della terra così trista genia.

IMGP6936

– Dove sono i giganti? – disse Sancio Panza.

– Quelli che vedi laggiù, – rispose il padrone – con quelle braccia tanto lunghe, che qualcuno le ha quasi di due leghe.

– Guardi bene la signoria vostra, – soggiunse Sancio – che non
sono giganti, ma mulini a vento, e quelle che paiono braccia, sono le pale delle ruote, che percosse dal vento, fanno girare la macina del mulino.

IMGP6925

– Si capisce, – disse don Chiscìotte – che non sei pratico di avventure: quelli sono giganti, e se hai paura, fatti in disparte e mettiti a pregare, mentre io vado a combatter con essi una fiera e disuguale tenzone.

IMGP6928

Detto questo, spronò Ronzinante, senza badare al suo scudiere, il quale continuava ad avvertirlo ch’erano senza dubbio mulini a vento e non giganti quelli che andava ad assaltare. Ma egli s’era tanto fitto in capo che fossero giganti, che non udiva più le parole di Sancio, nè avvicinandosi arrivava a capire che cosa fossero veramente; anzi, gridava a gran voce: « Non fuggite, codarde e vili creature, che il cavaliere che viene con voi a battaglia è un solo e voi siete in molti ».

IMGP6933

A un tratto si levò un po’ di vento e le grandi pale delle ruote cominciarono a moversi. Allora don Chisciotte soggiunse: « Potreste agitare più braccia del gigante Briarèo, chè me l’avete pur da pagare ».

IMGP6930

Ciò detto, e raccomandandosi di tutto cuore alla Dulcinca sua signora, affinchè lo assistesse in quello scontro, ben coperto con lo scudo e con la lancia in resta, galoppando quanto poteva, investì il primo mulino in cui s’incontrò e diede un colpo di lancia in una pala. Il vento in quel momento la spinse con tanta
furia, che ridusse in pezzi la lancia e si tirò dietro impigliati il cavallo e il cavaliere, il quale ricadde rotolando come un sacco per la campagna.

IMGP6934

S’affrettò Sancio Panza a soccorrerlo quanto potè il trotto dei suo asino, e quando gli fu vicino lo trovò che non si poteva movere, tanto impetuosamenie era stramazzato con Ronzinante.

– Dio buono! – proruppe Sancio – non dissi alla signoria vostra di stare attento a ciò che faceva, e che quelli eran mulini a vento? Li avrebbe riconosciuti chiunque non ne avesse degli altri per la testa.

IMGP6929

Taci, amico Sancio, – rispose don Chisciotte; – le sorti della guerra sono, più delle altre, soggette a continui cambiamenti: specialmente se, come credo, e come senza dubbio dev’essere, il savio Frestone, che mi svaligiò la stanza e portati via i miei libri, ha cambiati questi giganti in mulini, per togliermi la gloria di rimaner vincitore. Egli è mio nemico dichiarato, ma alla fine dei conti le sue male arti non potranno prevalere contro la bontà della mia spada.

– Faccia il signore quello che vorrà rispose Sancio Panza,

IMGP6945

e l’aiutò ad alzarsi ed a montare sopra Ronzinante, anch’egli mezzo fracassato. Quindi, continuando il discorso sull’accaduto, si avviarono a Porto Lápice dove don Chisciotte diceva che non sarebbero mancate avventure, essendo quello un luogo di gran passaggio. Ma lo impensieriva il trovarsi privo della lancia; e facendone parola collo scudiere, gli disse:

IMGP6927

– Mi ricordo di aver letto che un cavaliere spagnuolo, chiamato Diego Pérez di Vargas, avendo rotta la spada in un combattimento, tagliò da una quercia un pesante ramo, o forse il tronco, e con esso fece quel giorno tali prodigi di valore e schiacciò tanti Mori, che gli fu posto il soprannome di Schiaccia; e così egli e i suoi discendenti si chiamarono, da quel giorno in poi, Vargas e Schiaccia. Ti dico questo perchè dalla prima quercia o rovere che troveremo, voglio staccare un ramo fortissimo come lo immagino io, e tentare con esso prodezze tali che tu abbia a chiamarti ben fortunato di vederle e di essere testinionio a cose che difficilmente saranno credute.

IMGP6943

– Alla buon’ora – disse Sancio – io credo tutto quel che vossignoria mi dice; ma di grazia, si raddrizzi un poco, perchè mi sembra ch’ella penda troppo da questa parte, forse per effetto della sua caduta.

IMGP6931

-É proprio così – rispose don Chisciotte – e se non mi lagno del
dolore che sento è perchè non è permesso ai cavalieri erranti dolersi per nessuna ferita, quand’anche uscissero loro le budella del corpo

Se è così, non so che replicare – rispose Sancio; – ma Dio sa ch’io non troverei punto sconveniente che vossignoria si lagnasse quando è sofferente nella persona. lo, per me, le dico che mi lagnerò di ogni più piccolo male, se pure non crede che, al pari dei cavalieri erranti, anche i loro scudieri si debbano astenere dal lamentarsi. Rise don Chisciotte della semplicità del suo scudiere, e gli dichiarò che poteva lamentarsi a suo piacere e quando volesse, poichè egli non aveva letto negli ordini di cavalleria nessuna proibizione simile. Sancio avvertì il padrone che si avvicinava l’ora di pranzo…

IMGP6955

IMGP6956