Porto di Bordeaux: Partenza!

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Richard Faxon, transatlantico in partenza dal porto di Bordeaux, quadro realizzato probabilmente tra il 1859 e il 1875 e che potete ammirare al museo delle Belle Arti di Bordeaux.

Anche per l’autore di questo blog è arrivato finalmente il momento della pausa estiva. Quindi, cari lettori, Bordeaux e dintorni tornerà verso il 20 settembre con un post dedicato alla grande piramide di Bordeaux e alle sue mummie.

A presto,

Alex

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Bordeaux: il mio viaggio in Grecia!

Qualcuno vi dirà che la Grecia è un paese del Mediterraneo dove i francesi adorano trascorrere le loro vacanze. E io vi  dirò che non c’è bisogno di spendere un capitale per andare in Grecia perché, da Bordeaux, il viaggio costa il prezzo di un biglietto di tram; la Grecia si trova via del Giardino Pubblico al numero 278. La via del Giardino Pubblico è una delle vie più lunghe di Bordeaux, inizia come il suo nome indica al Giardino Pubblico e attraversa Bordeaux verso nord per finire agli Chartrons, il vecchio quartiere dei negozianti in vino. Al Giardino pubblico, è una via signorile con le sue case del settecento dove soltanto gli straricchi possono acquistarci un appartamento e più andate verso nord più la via diventa popolare per finire in vicolo cieco in mezzo ad una città  di case popolari. E forse non ci crederete ma, in mezzo a queste case popolari, c’è la Grecia. E ovviamente la Grecia bordolese assomiglia ad un’isola! Un’isola grande quanto un fazzoletto da tasca e costituita da un giardino curatissimo e al centro di questo giardino, una chiesetta, tanto piccola che potete passarci davanti cento volte dalla via senza mai rendervi conto che si tratta di una chiesa. Forse mi direte che manca il mediterraneo, ma è una Grecia Atlantide e in inverno quando soffia il vento dal Golfo di Biscaglia, sentite comunque che il mare non è lontano. In questa Grecia si ritrova la comunità greca di Bordeaux; non sono tutti credenti ma si ritrovano comunque là. E mentre il pope prende il tempo di svelarmi tutte le tecniche antiche per realizzare e dipingere le icone raccontandomi anche tutta la storia della chiesa ortodossa dal grande Scisma, una vecchietta viene a salvare il miscredente che sono portandomi a vedere il giardino. Nel fondo del giardino c’è la scuola greca dove i giovani possono imparare la lingua dei nonni; una pergola con una vecchia foto dell’acropoli sopra la finestra della casetta dove vive il pope; un fico di Bordeaux – albero tipico dei vecchi giardini bordolesi. E la mia nuova amica di raccontarmi con il suo accento di Bordeaux DOC che la gente si riunisce là quando c’è un giorno di festa. E tutti di portare dei piatti dai nomi impronunciabili che mangiano insieme sotto la pergola. Parlano di politica, della crisi economica che colpisce duramente la Grecia. Evocano con orgoglio i nonni che sono arrivati a Bordeaux con passaporti italiani perché scappavano all’occupazione italiana di Rodi. Molti erano anche greci che avevano difficoltà ad essere accettati in Grecia perché venivano dall’Asia minore e hanno preferito espatriarsi in Francia. Storie di famiglie complicatissime che raccontano anche una storia dell’Europa. E davanti alla mia sorpresa di trovare questa terra greca via del Giardino Pubblico, l’amica mi racconta che, una volta, i greci quando arrivavano a Bordeaux si sistemavano in questa via per aprire dei negozi di spugne. Lei mi racconta ancora come i genitori non volevano parlare greco a casa per permettere ai figli di integrarsi meglio in questa nuova patria e mi mostra la foto di un nipote che fa il dottore. Devo dire che mi piaccerebe molto trascorrere un giorno tra questa gente sotto il fico e sentire il loro chiacchiericcio in greco. Tranne, ovviamente, quando accendono la televisione per tifare la Nazionale greca perché diciamolo: è la squadra di calcio più noiosa del Mondo! 🙂

Lingua: Riflessione linguistica davanti a quattro sarmenti di vigna.

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Se siete già venuti in Gironda, cari lettori, avete sicuramente fatto l’ascensione della più grande duna d’Europa, la Duna del Pilat, per ammirare il panorama mozzafiato sul bacino di Arcachon, l’oceano e la foresta landese. Ma cosa c’entra, mi direte, la foto di questo fastello di sarmenti con la duna del Pilat? Bene, allora, se vi dico che esiste un rapporto di tipo linguistico tra la duna del Pilat e questo fastello di sarmenti, mi credete? Il verbo, in guascone, per designare l’operazione che consiste a fare dei mucchi di sarmenti, in inverno, nelle vigne, dopo la potatura è “apiloter” cioè mettere qualcosa in “pilot”. La parola guascone “pilot” oppure “pilat” significa in italiano “mucchio”. Quindi la duna del Pilat designa semplicemente un ammucchiamento di sabbia. La sola differenza tra i sarmenti e la duna, è che il mucchio di sarmenti è stato “apilotato” dagli uomini mentre il mucchio di sabbia è stato “apilotato” dalla natura. Sorprendente no?

Vino: non importano le stagioni, è sempre l’autunno sull’isola di Dioniso!

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Parco della Reggia di Versailles e di Trianon, al centro del bacino esagonale l’isola dell’autunno coperta di grappoli di uva, Bacco e quattro satiri. Sculture realizzate da Balthazar e Gaspard – non i Re Magi però – Marsi tra il 1672 e il 1675

Pubblicità: perché la mamma sarà sempre la mamma!

Siete un sito internet francese che propone di mettere in relazione persone che hanno bisogno di qualcuno per fare la baby sitter, fare la spesa, pulire l’appartamento, cucinare, stirare – insomma quello che in francese si chiama: i  servizi alla persona – con dei lavoratori. Quindi dovete dissuadere la gente di ricorrere alla mamma, questa pessima abitudine francese di considerare la mamma come una schiava moderna. E cosa c’è di più dissuasivo, di più repulsivo, che un vecchio cliché sui nostri vicini italiani, quei eterni mammoni…Vecchia storia della pagliuzza e della trave.

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Contesto: Una coppia francese torna da un concerto in compagnia di un’altra coppia: il modo di parlare, l’accento, l’appartamento, la biblioteca, indica che la coppia vive a Parigi e appartiene ad un ceto alto borghese. Insomma la coppia non è come il comune dei mortali e non ha problemi di soldi il quindici del mese. Notate che accade bene per il sito internet che vuole convincere questa categoria di popolazione.

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La moglie: Era geniale questo concerto…

Il marito: musicalmente, non era tanto straordinario (notate che in Francia, i borghesi  utilizzano “transcendant” per dire boh!)

La moglie: Ooooooh…hai torto, non sono d’accordo.

L’altro tizio che ha un leggero accento indefinibile: uscite, lavoro, casa impeccabile…ma come fate? (notate che, secondo me, il tizio è francese; è solo il suo modo di pronunciare IMPeccable che tradisce le sua italianità)

Il marito che si cambia in rappresentante di commercio: Famihero.com!

La moglie dell’italiano (lei ha un accento francese DOC; è una coppia mista!): E per i figli?

Il marito sempre nello stesso trip sfodera il suo computer già acceso sul sito internet : Famihero! Qui, scegli il tuo servizio, il codice postale e hop (oplà).

L’italiano che non ha mai sentito l’onomatopea “hop”: E hop! (!?!)

Il marito: Sì, vedi le persone disponibili vicino a casa tua.

La coppia francese (che sta diventando addirittura perfida): E voi, come fate?

L’italiano (fiero come un Artabano): Noi, abbiamo la mamma! (E il tizio di mostrare un orribile donnone in home page sul cellulare).

La coppia francese imbarazzata come la gallina che ha un solo uovo (come dice il proverbio francese): Ah sì, hum, sì…è bene anche aver la famiglia così…accanto…disponibile…diretto…no…è…veramente…sì…e poi sono sicuro che lei è una buona cuoca….

Detesto questa pubblicità, non solo per il cliché nei confronti degli italiani, ma anche perché potrebbe dare l’idea a mia madre di mandarmi a quel paese oppure ad esigere uno stipendio ogni volta che le chiedo qualcosa. Brivido. 

Oceano: mistero italiano!

Perché in Italia gli ultimi giorni dell’estate sono gli ultimi giorni di agosto mentre in Francia l’estate finisce il 22 settembre? Mistero. E meno male che sia così da noi perché ho l’abitudine di prendere le mie vacanze estive in settembre! Sarà perché abito vicino all’oceano, ma per me l’estate finisce quando faccio l’ultimo bagno dell’anno, e talvolta, se sono fortunato,  può essere anche a fine ottobre!

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Bassa marea ad Arcachon, Pierre Bonnard, Parigi, museo nazionale di Arte Moderna, Centro Pompidou.

 

Quando venite a Bordeaux, assaggiate questa leccornia tipica di Bordeaux, ma veramente TIPICA di Bordeaux!

Avete in mente quei giochi televisivi dove i candidati devono assaggiare dei piatti etnici tipici che gli indigeni trovano squisiti e i candidati disgustosi al limite della sopportazione? E io mi dico sempre che gli ideatori di quei giochi televisivi non avrebbero bisogno di andare all’altro capo del mondo per trovare dei piatti esotici e fare ridere il pubblico con un povero disgraziato costretto ad inghiottire un risotto alle cavallette oppure un delizio spiedino di scorpioni cotto alla brace, mandateci i candidati a Bordeaux e divertitevi a guardarli inghiottire un piatto di “tricandilles” tipicamente bordolese e vedrete che gli sfortunati rimpiangeranno la cucina asiatica o africana. Io, oggi, vorrei presentarvi un piatto tipico della tradizione bordolese che dovete assolutamente assaggiare almeno una volta quando venite a Bordeaux: “les tricandilles” ; questo piatto è quasi un test per provare la vostra capacità a diventare un vero bordolese. Ma rassicuratevi la metà dei bordolesi adorano le “tricandilles” e l’altra metà le odiano; comunque non è qualcosa che può lasciare indifferente. Oggi, trovare le “tricandilles” in un ristorante di questo nuovo Bordeaux reso asettico e creato per i turisti inglesi e cinesi non sarà tanto facile perché non si trovano nei menù turistici. E’ un pietanza che ha saputo conservare il suo nome guascone come le vecchie vie del quartiere Saint-Pierre – forse perché le “tricandilles” non esistono nelle altre regioni francesi; è qualcosa che è legato ad un altro Bordeaux, il vecchio Bordeaux di una volta: quello di Saint-Pierre, di Saint-Michel, del Mercato dei “Capucins”, quello del porto autonomo e degli scaricatori, quello dei contadini e degli operai….Detto questo le “tricandilles” si trovano facilmente nei supermercati nel reparto prodotti regionali ed in tutti i mercatini nei dintorni di Bordeaux. Ovviamente, i miei lettori italiani, avranno difficoltà con le “tricandilles” perché per esperienza, so che non dovete mai servire delle frattaglie se avete invitato degli italiani a casa,  appena vedono un sanguinaccio oppure dell’andouillette sulla tavola, scappano e non li rivedete mai più; e le “tricandilles” sono ancora qualcosa di più. Ma forse, tra i miei lettori, ci sarà l’eccezione che conferma la regola! Adesso vi spiego cosa sono le “tricandilles”

Le “tricandilles” sono dei pezzi dell’intestino tenue del maiale. Notate che questa squisitezza degna di un Re è abbastanza cara e costa circa 25 euro al Kg, ma non ho mai visto qualcuno inghiottire un kg di tricandilles. Contate circa 150 g ad persona. Ovviamente, le “tricandilles” sono vuote, lavate e cotte in un brodo aromatizzato con tante spezie. Poi preparate in vari modi. Il più semplice nel Médoc è farle cuocere intere alla griglia sulle braci di sarmenti di vigna oppure potete tagliarle in dadi e farle cuocere in padella. Comunque sia, le “tricandilles” sono sempre servite con un trito di aglio e prezzemolo; ma dal salsicciaio sono già pronta e basta farle rosolare in padella. Forse, mi direte: ma cosa c’è di speciale di mangiare queste “tricandilles”. E io vi risponderò: l’odore. Non l’avevo notato prima tanto sono abituato da bambino a mangiare le “tricandilles” ed è un amico, un giorno, che mi ha fatto la riflessione seguente: Ma cosa c’è che puzza di merda così a casa tua? ci sono dei problemi con la fognatura? Insopportabile sembra venire dalla cucina. E in fatto era il dolce profumo delle “tricandilles” che avevamo mangiato per il pranzo. A me piace l’odore, ma è vero che le “tricandilles” sono dei parti dell’intestino tenue del maiale quindi questo odore particolare non scompare mai completamente. Da allora, quando faccio le “tricandilles” spalanco bene le finestre, così tutto il quartiere sa cosa sto mangiando. Ma, vi assicuro che una volta che avete superato questo piccolo dettaglio  insignificante e proprio alle “tricandilles”, troverete le “tricandilles” squisite. Non so spiegarlo bene, è un’esperienza da fare: le “tricandilles” sono allo stesso tempo elastiche e croccanti, saporite con questo retrogusto di brodo aromatizzato. Insomma, una volta che avete cominciato ad apprezzare le “tricandilles” non smetterete mai più di mangiarne, per me è quasi una droga. Di solito le “tricandille” si mangiano con un’insalata verde quello che ho fatto. Di più sono davvero fortunato perché un’amica italiana mi ha portato una bottiglia di una straordinaria olio d’oliva del suo paese con cui ho condito l’insalata; altro che i bidoni di olio d’oliva corrotta che mi compro ogni tanto in Spagna. Le “tricandilles”, un’insalata verde e un bicchiere di Pomerol…vi darà certamente un’idea di cosa significa la felicità!

Bacino di Arcachon: tramonto 1914.

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Tramonto al Moulleau presso Arcachon, 1914, Jacques Henri Lartigue, autocromia stereoscopico. Io, in questo bellissimo e quieto scatto, ci vedo una scena di guerra. Gli elementi che, secondo me, indicano che stiamo assistendo ad una feroce battaglia sono il recinto che impedisce ai passanti di camminare sul basso della duna che è stata sicuramente seminata dagli uomini con degli oyat; le radici scoperte del pino marittimo ci indicano che la vecchia sentinella postata dagli uomini in avamposto per combattere l’erosione  sta soccombendo e giacerà alla prossima tempesta, morta, sulla sabbia; anche la fronda particolare del vecchio soldato, in accento circonflesso, ci indica la violenza inaudita della guerra, sono il vento e il sale che hanno scolpito l’albero, battaglia dopo battaglia, costringendolo a trovare delle strategie per sopravvivere alla guerra. Qui, una volta, i rari pastori che bazzicavano le lande con le loro greggi, morivano di malaria e dovevano spostare i loro villaggi annegati oppure insabbiati dopo ogni tempesta nel golfo di Biscaglia. Poi, gli uomini hanno deciso di attaccare battaglia contro l’oceano – sapendo che sarebbe una guerra infinita e persa in anticipo perché l’oceano non ha fretta – e hanno piantato pini marittimi per milioni e milioni per fissare le dune e rendere il paese vivibile; è la ragione per cui, in Aquitania, abbiamo la più grande foresta di pini marittimi del mondo. A volte l’oceano accorda una piccola tregua agli uomini e i discendenti dei pastori di una volta dimenticano che sono in guerra e edificano, in mezzo alla foresta, una sola e minuscola città balneare in riva all’oceano chiamata Lacanau-Océan per distinguerla di Lacanau-Ville che i pastori di una volta avevano avuto il buon senso di edificare lontano dall’oceano. L’oceano, che non ha fretta di vincere questa guerra, lascia fare per qualche decina di anni o per un secolo poi la guerra ricomincia e gli imbecilli che hanno costruito una casa o acquistato un appartamento a Lacanau-Océan devono essere sgomberati perché rischiano di essere inabissati. È una buona lezione che ci da l’oceano e gli uomini si rimettono a creare delle dune e a piantare dei pini marittimi per proteggere il nostro litorale. È una guerra che non finirà mai. Ecco a cosa stavo pensando mentre guardavo questo vecchio scatto del 1914.

In cucina con Alex: il tiramisù alla moda di Bretagna!

Soizic, che è il diminutivo di Françoise in bretone, una collega originaria della Bretagna mi ha dato, qualche tempo fa, la sua famosa ricetta di tiramisù alla moda di Bretagna; insomma la ricetta del tiramisoisic! E io l’ho fatta questa domenica perché l’altro giorno con un’altra Soizic, italiana colei, tra mille argomenti, abbiamo parlato anche di tiramisù mentre passeggiavamo nelle viuzze di Bordeaux…

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Gli ingredienti:

Per il caramello al burro salato:

  • 100 g di zucchero
  • 20 cl di panna
  • 40 g di burro salato

Per il tiramisù

  • 8 palet bretoni (i biscotti si chiamano così perché la parola “palet” designa una pietra piatta e rotonda; anche per certi giochi o sport, il disco si chiama “palet” in francese tipo Hockey su ghiaccio)
  • 200g di mascarpone
  • 2 cucchiai di zucchero
  • due uova

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Fate caramellare lo zucchero senza mai mescolare ….

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Fuori dal fuoco, aggiungete poco a poco la panna che avrete fatto scaldare in una pentola e mescolate bene. Rimettete il caramello su fuoco dolce e aggiungete il burro tagliato a pezzi. Lasciate cuocere qualche minuto.

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Versate il caramello al burro salato in un vasetto per marmellata. Lasciate raffreddare poi mettetelo in frigo. Si conserva bene ed è sicuramente meglio della Nutella per la collazione. D’altronde, i bretoni lo utilizzano per quasi tutte le  preparazioni e non solo le crêpe!

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Sbattete i tuorli con lo zucchero…

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Aggiungete il mascarpone e mescolate bene…

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Montate i bianchi a neve…

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Incorporate delicatamente i bianchi al composto…

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Ma guardate come è bello il nostro caramello al burro salato! Sbriciolate i palet con la mano, non è difficile perché come tutti i biscotti bretoni, l’ingrediente principale è il burro.

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Versate sul fondo di un bicchiere uno strato di biscotti sbriciolati…

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Versate un po’ di caramello sui biscotti sbriciolati…

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E la metà del composto al mascarpone…

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Poi, si ricomincia l’operazione: un nuovo strato di biscotti, un tratto generoso di caramello al burro salato e l’altra metà del composto al mascarpone. Riservate in frigo per almeno quattro ore…

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Prima di servire: un nuovo strato di caramello che cospargerete di biscotti sbriciolati…

A tavola!

Paesi Baschi: Marrazoa, terrore del surfista italiano a Biarritz!

Un surfista italiano, e non è il primo, è arrivato su Bordeaux e dintorni digitando la domanda seguente su Google: Posso praticare il surf a Biarritz, non ci sono gli squali? Francamente, non ho mai sentito parlare di un attacco di squalo nel golfo di Biscaglia, ma non sono un punto di riferimento perché non sapevo nemmeno che ci  fossero dei surfisti in Italia! Per rassicurare tutti i lettori surfisti di Bordeaux e dintorni, ho deciso di pubblicare un piccolo vademecum, un lessico basco-italiano, che permetterà a tutti di sopravvivere ad una giornata di spiaggia nei Paesi Baschi francesi.

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Surfa: il surf

  • Surflaria: surfista
  • Hegatsak: le pinne
  • Surf-ohola: tavola da surf
  • Surf-ohol txikia: bodyboard
  • Ohola: tavola
  • Lokarria: leash
  • Jitoa: la pinna
  • Uhinzuloa: tubo
  • Surf ikastaroa: corso di surf
  • Kasu korronteari ! : attenti al corrente!
  • Arraun egin: remare

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Hondartza: la spiaggia

  • Itsasoa: il mare
  • Itsas ura: l’acqua di mare
  • Itsasbehera: bassa marea
  • Itsasgora: alta marea
  • Uhina/Olatua: l’onda
  • Harea: la sabbia
  • Itsasbelarrak: le alghe
  • Eguzkitakoa/Ekitakoa: l’ombrellone
  • Sarea: la rete
  • Freskoa: fresco
  • Hotza: freddo
  • Beroa: caldo
  • Uda: l’estate
  • Utzaila: luglio
  • Agorrila: agosto
  • Oporrak: le vacanze
  • Igeriketa: il nuoto
  • Igerilaria: il nuotatore
  • Igeri egiten jakin: sapere nuotare
  • Bular-igeriketa: la bracciata
  • Pulunpatu: tuffare
  • Jauzia: tuffo
  • Komunak: toilettes
  • Jantziak: gli abiti
  • Txanoa: la cuffia
  • Begilagunak: gli occhiali
  • Bikinia: bikini
  • Hondartzarako oihala: l’asciugamano
  • buia: la ciambella

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Portua: il porto

  • Itsasontzia: la nave
  • Marinela: il marinaio
  • arrantzalea: il pescatore
  • Kaia: il mole
  • Pasealekua: la passeggiata
  • arraina: il pesce
  • enbata: vento violento
  • Belauntzia: la barca a vela
  • Bela: la vela
  • Txalupa: la barca
  • Eguraldia: il meteo
  • Arrantzaleen portua: il porto dei pescatori
  • Hegoaldeko hondartzak: le spiagge sud
  • Hondartza Nagusia: la grande spiaggia
  • Euskaldunen Itsasbazterra: la costa dei baschi
  • Andredena Mariaren Harkaitza: la roccia della vergine
  • Itsasbazterra: il lungomare
  • Portu zaharra: il vecchio porto
  • Itsasargia: il faro
  • Itsaslakatza: il riccio di mare
  • Txangurroa: il granchio
  • Olagarroa: la piovra
  • Itsas txakurra: la foca
  • Balea: la balena
  • Marrazoa: lo squalo