Moli di Bordeaux : Quando le cince more di Bretagna sorvolano il fiume dei bordolesi !

Il vento soffia dall’estuario, Il cielo è coperto da nuvole nere che corrono nel cielo di Bordeaux. Presto la pioggia sarà battente e non ho nemmeno pensato a portare un ombrello. Butto un occhio ai turisti svedesi che non sono cosi preoccupati e che si divertono con l’acqua spruzzata dallo specchio d’acqua. Dietro di me, nella fila, tre bambini chiedono alla zia, ogni due minuti, l’ora e la ragazza ha l’idea di organizzare una battaglia di pollici per farli pazientare. Davanti a me, due lupi di mare che non hanno mai navigato ma che sanno un sacco di cose si raccontano la storia della marina a Bordeaux dall’antichità fino ad oggi….

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nella bella lingua di Bretagna “Pen Duick” significa piccola testa nera ed è il nome che danno i bretoni al più modesto degli uccelli : la cincia mora. E se potessero cinguettare, le cinque cince more che sono attraccate lungo il pontone d’onore davanti a piazza della Borsa, quante storie di navigazioni, di regate, di corse intorno al Mondo, esse potrebbero raccontarci. Mi ricordo ancora le interviste di Eric Tabarly in Televisione : la sua modestia, la sua difficoltà ad esprimere le sue idee o un pensiero davanti ad un pubblico, la sua timidità, il suo modo particolare di parlare tra i denti cercando le sue parole, lo sguardo perso nel vuoto, poi che tornava e che sembrava dire “Ma cosa stai facendo qui ?” L’uomo era un mito della storia della vela francese, ma come l’albatro  di Baudelaire, la terra non era fatta per lui. Poi ci fu questa maledetta notte di giugno 1998 in cui Eric Tabarly è caduto fuori bordo nel mare d’Irlanda mentre portava il suo famoso Pen Duick, il primo, il cutter centenario a vela aurica, con cui la leggenda del navigatore era nata, a partecipare alla Fife Regatta che si disputava a Largs in Scozia. Sono le coincidenze della Storia. L’avventura  era iniziata con questo vecchio cutter del 1898, ideato da William Fife e costruito in Irlanda dal cantiere Gridiron e Marine Motor Works e finiva con lo stesso cutter cento anni più tardi… Eric Tabarly non fu soltanto il navigatore che vinse quasi tutte le regate del Mondo e fece scoprire la vela ai francesi con la sua vittoria nella Regata transatlantica in solitario del 1964, ma fu anche un genio della costruzione navale, il solo navigatore ad avere costruito la sua propria flotta costituita da sei Pen Duick. Tutte le imbarcazioni sono diverse e hanno segnato la storia della vela con delle inovazioni tecnologiche incredibili. Il primo Penn duick, il cutter del 1898 su cui Tabarly ha imparato a veleggiare quando era bambino, era stato messo in vendita all’asta dal suo padre dopo la guerra, ma impossibile di trovare un acquirente. Il figlio convinse il padre a regalarglielo. Lo scafo in legno era completamente marcio, Tabarly inventerà uno stampo per dare al cutter un nuovo scafo in poliestere. Una prima mondiale negli anni  1950. Il Pen Duick II, lo ketch con cui Tabarly ha vinto la Transatlantica è stato costruito in compensato per renderlo più veloce. Il Pen Duick III, che ha vinto la Sydney-Hobart nel 1967, ha una prua da clipper ed è stato costruito da Tabarly interamente in alluminio…e cosi via per tutti i Pen Duick. Ovviamente, il Pen Duick di cui tutti i francesi conoscono la triste storia, è il Pen Duick IV che fu ribattezzato Manureva e venduto allo yachtsman Alain Colas e che, nel 1978 (che iella la cifra 8 !), affondò in mare aperta con il suo proprietario. La nave ha fatto l’oggetto di una canzone, scritta da Gainsbourg e conosciuta da tutti i francesi. Comunque, c’è qualcosa di molto bello in questa storia dei Pen Duick, la volontà espressa da Eric Tabarly nel suo testamento che i Pen Duick non siano venduti o finiscano in un museo ecco perché tutti gli innamorati delle vele d’epoca continueranno ad ammirare i Pen Duick solcare gli oceani.

Annunci

4 thoughts on “Moli di Bordeaux : Quando le cince more di Bretagna sorvolano il fiume dei bordolesi !

    • Quando sei a bordo, ti chiedi veramente come degli uomini possono attraversare gli oceani su quei gusci di noce, è una sfida all’immaginazione !

      Buongiorno Matteo !

      Alex

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...