Vino : A volte, ci vogliono tulipani italiani per fare un vino di Margaux !

Cosa ho fatto questa domenica ?…Ogni anno, da più di venti anni, in primavera, una sessantina di proprietà del Médoc spalancano le loro porte al pubblico per festeggiare la primavera e organizzare delle degustazioni. E’ l’occasione per la gente di Bordeaux di degustare gratuitamente dei vini e di prolungare eventualmente gli assaggi con degli acquisti. Scrivo “gente di Bordeaux” ma, ovviamente, il week end è aperto a tutti – ed erano tanti gli asiatici a bazzicare le cantine e le vigne questo week end – è solo che dal punto di vista dell’enoturismo siamo ancora in bassa stagione e il pubblico è piuttosto locale e veramente intenditore di vino. Per quanto mi riguarda, ho deciso di visitare due Chateaux che conosco, dietro la palude dove vi ho portato l’altro giorno, a Cantenac nell’appellazione Margaux. Scelta fatta apposta e che interesserà sicuramente i miei lettori italiani che scopriranno che, a volte, ci vuole anche del “made in Italy” per fare un grand Cru di Margaux.

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Il Château Prieuré-Lichine a Cantenac, quarto rango alla famosa classifica del 1855. La tenuta fu creata nel XV secolo dai monaci benedettini dell’abbazia di Vertheuil, un paesello del Médoc vicino a Saint-Estèphe. Poi, la proprietà fu privatizzata alla rivoluzione Francese. Dal 1950 al 1999, il Château ha appartenuto alla famiglia Lichine, Alexis Lichine, russo di origine, fu l’autore della celebre enciclopedia dei vini e degli alcol. Oggi, i 70 ettari della proprietà appartengono alla famiglia Ballande. Prieuré-Lichine ha quattro produzioni : Château Prieuré-Lichine (Margaux Grand Cru), Confidences de Prieuré-Lichine (un secondo vino in appellazione Margaux), Clocher du prieuré (Haut-Médoc perché si fa anche dell’Haut-Médoc a Margaux) e Le Blanc du Château Prieuré-Lichine perché a Margaux si fa anche del vino bianco ! Di questo priorato di cui parla le etichette del vino ne rimane niente, è stato rasato al suolo per edificare il Château che vedete sopra.

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La tinaia nuova di zecca del Château Prieuré-Lichine. Le botti in cemento a forme di tulipe dovrebbero risvegliare un po’ l’orgoglio nazionale dei lettori di Bordeaux e dintorni perché sono state realizzate dalla società italiana : Nico Velo, e sono anche utilizzate a Cheval Blanc. Nel Médoc non siamo settari e sappiamo riconoscere che per la vinificazione l’attrezzatura italiana è la migliore del Mondo.

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La cantina del Château Prieuré-Lichine. Anche nel Médoc, i Château devono sviluppare attività legate all’enoturismo per sopravvivere. Una cosa che mi diverte sempre è che la parte centrale delle botti sono colorate in rosso per i turisti !

 

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L’autore di questo blog che fa un piccolo sacrificio assaggiando un margaux 2010. Nel Médoc predomina il Cabernet Sauvignon, se attraversate l’estuario predominano i Merlot. E’ una differenza che sta scomparendo perché il Cabernet Sauvignon è un vitigno più fragile, più sensibile alle malattie quindi quando i viticoltori devono sostituire una vigna, scelgono il Merlot….Ma facciamo qualche passo per visitare la tinaia del Château Desmirail !

 

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Il Château Desmirail è separato dal Château Prieuré-Lichine solo dalla chiesa del paese eppure visitare la tinaia del Château Desmirail dopo aver visto la tinaia del Château Prieuré Lichine è un’esperienza da fare ! Il Château Desmirail, terzo rango alla classifica del 1855, risale al XVII secolo, dal 1992, la proprietà appartiene a Denis Lurton, uno dei figli di una grande dinastia di viticoltori bordolesi. D’altronde, sono stato davvero privilegiato perché è proprio Denis Lurton che mi ha fatto la visita della sua tinaia. Spesso, ho notato che i turisti che vengono nel Médoc fanno confusione tra il Château e la tinaia. Per esempio, nello scatto sopra, non è il Château ma la tinaia del Château ! Una tinaia del XIX secolo tipica del Médoc cioè che possiede un pianterreno e un piano…

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Volete salire al primo piano ?  Un capolavoro di architettura con la struttura del tetto che riproduce lo scafo rovesciato di una nave. Si vede che siamo in un paese che fu famoso per i suoi cantieri navali ! Qui, siamo sopra i tini perché, una volta, nel Médoc tutti i lavori e specialmente la pigiatura si faceva al primo piano, era una questione di comodità…

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Niente vasi vinari italiani che sembrano tratti da un film di George Lucas al Château Desmirail. Il proprietario ha optato per un’altra soluzione con dei tini tradizionali in legno. Notate che non cambia niente per quanto riguarda la vinificazione, che il tino sia in cemento, inox o legno è esattamente la stessa cosa. Qui, la scelta dei tini è stata soltanto guidata da considerazioni estetiche, un po’ come al Château Prieuré-Lichine dove hanno scelto le botti italiane secondo motivi estetici tranne che siamo all’opposto !

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La cantina del Château Desmirail ! Ho trovato la visita più interessante anche perché era  il proprietario a raccontare il suo vino e devo dire che lo fa con una passione incredibile. A Prieuré-Lichine diciamo che parlano del vino con più professionalità.

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Un secondo assaggio perché come si dice nel Médoc : non ci vuole mai restare su una zampa !

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Volete vedere il Château Desmirail ? Eccolo sopra ! Questa casa tipicamente bordolese risale al XVIII secolo e viene chiamata : “certosa”. Non hanno di piano e le  troverete ovunque in mezzo alle vigne nel Médoc. La parola “certosa” deriva dal fatto che i viticoltori erano anche negozianti in vino e avevano la loro attività commerciale nel quartiere dei “chartrons” a Bordeaux…E voi, cari lettori, esteticamente cosa preferite la tinaia tradizionale oppure la tinaia ultra moderna ?

 

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2 thoughts on “Vino : A volte, ci vogliono tulipani italiani per fare un vino di Margaux !

    • Secondo me, non ci vuole opporre i viticoltori biologici e gli altri perché entrambi sono confrontati ad un flagello terribile con questa maledetta flavescenza dorata. In realtà, il tizio non rifiutava di trattare (esistono dei prodotti naturali contro la flavescenza dorata) ma aspettava di vedere i primi sintomi della malattia nella sua zona. Il problema è che la flavescenza dorata è il nuovo Adolphe Hitler della vigna e quando appariscono i sintomi non c’è già più niente da trattare, è troppo tardi e ci vuole estirpare tutto.

      Bonjour ma chère Francesca !

      Alex

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