Cap Ferret : dopo 70 anni in immersione, l’u-boot AR3601 è tornato in superficie !

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Esiste, in Europa, un muro più lungo della grande muraglia cinese, un muro che si estende dal Cap Nord fino alla piccola cittadina di Hendaye in Aquitania : il muro dell’Atlantico. Questo muro, secondo il tizio che l’aveva fatto edificare, doveva durare mille anni. Ma qui, sul litorale dell’Aquitania, niente può resistere cosi a lungo perché la natura non lo tollerebbe e gli enormi pezzi di cemento armato, che costellano le nostre spiagge e che chiamiamo blockhaus, giaciono vinti dall’Oceano, le grandi maree d’equinozio, il vento e la sabbia. Muro terrificante che sembrava inespugnabile ; muro pronto a resistere allo sbarco americano e ad un diluvio di fuoco e che, oggi, non fa paura nemmeno ai bambini. Ormai, I vecchi blockhaus che costituiscono il muro assomigliano alle vestigia di antiche civiltà oppure a dei mostri marini petrificati : certi sono rovesciati sulla spiaggia, altri sono stati inghiottiti dalle dune o riposano nell’Oceano. Quegli animali di cemento danno l’impressione di essere sorti dall’Oceano per arrampicarsi sulle dune, ma è solo un’impressione perché in realtà è il contrario : sono capitombolati dalle cime delle dune. I blockhaus non sono opere d’arte, ma fortificazioni standardizzate però non significa che non suscitano un certo fascino. Sono stati modellati dalla natura col passare del tempo ; conquistati da animali : uccelli di mare, ostriche, pesci, garofani di mare per quelli che sguazzano nell’oceano ; colonizzati dalla vegetazione dunale. I muri anneriti servono di supporto per bellissimi graffiti che fanno l’ammirazione di tutti. Francamente, i blockhaus non mi evocano la guerra. Sarà perché, quando ero piccolo, un amico ne aveva uno nel suo giardino e ci abbiamo giocato bambini. Sarà perché ho frequentato un bar sistemato in un blockhaus oppure che ho contemplato, più volte, con gli amici e le amiche del liceo, il tramonto sull’Oceano, sdraiato sul tetto di un blockhaus….

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Ci sono lettori di questo blog, che ho avuto la fortuna di incontrare a Bordeaux, che ne sanno molto più di me sulla storia del muro dell’Atlantico e che mi hanno imparato che i blockhaus fanno parte della storia, che trasmettono la memoria di un periodo storico, che il muro dell’Atlantico è tutto un patrimonio da tutelare, che i blockhaus hanno molto da insegnarsi… L’altro giorno, ho portato la bambina di mio fratello al faro, appena ristrutturato, del Cap Ferret con tanti schermi tattili e mappe 3D del bacino di Arcachon che accolgono i turisti. Ma non è il faro che mi ha sorpreso perché è una passeggiata abituale per me. No, quello che mi ha completamente esterrefatto è il vecchio blockhaus, seppellito nel parco, e che il Comune con l’aiuto dell’associazione Gramasa ha completamente ristrutturato come se fossimo tornati nel 1943. Un relitto ridiventato minaccioso dopo 70 anni di dimenticanza. IMGP8615

Penetrare in questo blockhaus è come penetrare in un sommergibile. Non ci vuole essere claustrofobico : eseguità dei luoghi, impressione di confinamento. Una volta chiusi dentro, i tedeschi avevano anche un periscopio per sorvegliare i dintorni. Comunque, se avessi avuto la scelta tra Stalingrad e il rischio di uno sbarco americano al Cap Ferret….Nel 1940, l’esercito tedesco occupa il Cap Ferret. Nel 1943, i tedeschi fanno costruire il blockhaus per mettere al riparo, in caso di bombardamento, i loro doganieri che occupavano il parco del faro. Pittura speciale in facciata e capanna in legno sul tetto del blockhaus per nascondersi dagli aerei alleati. In questo periodo, il faro del Cap Ferret faceva funzione di punto di riferimento per adattare le distanze di tiro dei cannoni tedeschi situati in cima alla duna del Pyla. Il blockhaus fu minato in caso di sbarco alleato. In agosto 1944 è l’operazione Herbstzeitlose : i tedeschi battono in ritirata e liberano il bacino di Arcachon. Nella notte del 21 agosto, senza ordine, il capo dei doganieri decide di dinamitare il faro per vendetta personale. Il faro sarà ricostruito nel 1947 e il blockhaus dimenticato durante 70 anni. Tutto questo l’ho imparato grazie all’associazione Gramasa e ad una delle due stanze del blockhaus che ritraccia la storia del muro dell’Atlantico. E’ vero ! non dobbiamo dimenticare che ci fu la guerra sul nostro litorale.

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5 thoughts on “Cap Ferret : dopo 70 anni in immersione, l’u-boot AR3601 è tornato in superficie !

    • Davvero impressionanti i lavori realizzati dall’associazione Gramasa per ristrutturare questo bunker. Manca solo la capanna forestale sul tetto del bunker per camuffarlo agli sguardi degli aerei 🙂 Non l’ho detto nel post ma l’ingresso al bunker è gratis, invece per godere del panorama mozzafiato in cima al faro, niente di cambiato, è sempre 6 euro 🙂

      Buona sera Lazerone !

      Alex

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