Oceano: La ragazza di Lacanau che cavalcò uno tsunami!

Paesi Baschi. Non succede ogni anno, ma quando il vento di tempesta urla nel golfo di Biscaglia, che le onde si ingrossano, allora niente può impedire la gente di uscire da casa, nemmeno l’uragano, per tentare di scorgere il risveglio di Belharra. E se mi chiedete : “ma chi è Belharra ? Vi risponderò : un mostro mitologico che campa nell’oceano Atlantico, 3 km al largo del porto di Socoa, in un alto fondale chiamato Belharra-Perdun, situato tra 14 e 18 metri, costituito da un altopiano che presenta uno scalino a strapiombo. Quando la tempesta è abbastanza potente, in questo alto fondale si genera un’onda mostruosa, uno tsunami, che  può superare i 12 metri di altezza. Solo a pronunciare il suo nome vengono i brividi : Belharra. Non sono numerosi, anzi si contano sulle dite della mano, i coraggiosi, i temerari, gli intrepidi, i pazzi che hanno sfidato e vinto Belharra con una semplice tavola da surf. Cari amici italiani, non mi parlate dell’exploit della Roma oppure di Totti che avrebbe due palle così perché, ieri, l’exploit è stato realizzato da Justine Dupont di Lacanau che ha atterrato Belharra. Altro che calcio!

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Oceano : Vacanze di ognissanti al Cap Ferret, altro che costumi di Halloween !

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Cap Ferret. Spiaggia dell’orizzonte. Foto scattata il mercoledi 23 ottobre verso le cinque della sera. Finalmente, dopo sette settimane di scuola, i bambini spremuti fino all’osso dai prof, corsi, compiti e interrogazioni hanno veramente meritato le loro due settimane di vacanze di ognissanti. In acqua, qualche nuotatore e gli allievi della scuola surf del Cap Ferret.

Aquitania : La ragazza di Guascogna che flirtò tragicamente con un Re di Francia

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Cari lettori, per qualche post, Bordeaux e dintorni si sposta a Nérac, una piccola cittadina del Sud Ovest della Francia che conta 7125 abitanti – nel dipartimento del Lot-et-Garonne – e che fu la capitale del regno di Navarra ma ne riparleranno in un prossimo post. Perché prima di visitare la città medievale e il castello di Enrico IV di Francia, voglio assolutamente portarvi nel parco reale per narrarvi la triste leggenda di Fleurette, ragazza disperata di Nérac, che si è suicidata gettandosi in acqua per la colpa di un Re.

La fontana che vedete sopra è dedicata a Fleurette, d’altronde la statua adagiata nella grotta raffigura Fleurette. Ovviamente, conoscete la parola Flirt e il verbo flirtare. Ma forse non sapete che la parola e il verbo derivano di una bellissima espressione francese del XVI secolo per dire amoreggiare  : Conter Fleurette. Conter non nel senso di contare, ma di intraprendere, Fleurette essendo il nome della ragazza morta a qualche passo dalla fontana. L’espressione è passata in inglese e ha dato la parola flirt, poi questa parola è tornata in francese qualche secolo dopo.

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Siamo nell’estate del 1565 e il futuro Re di Francia, Enrico IV, trascorre le vacanze estive dalla madre, Giovanna d’Albret, alla corte dei Re di Navarra a Nérac. Lo stesso estate, il Re Carlo IX, che aveva iniziato un giro di Francia nel 1564 per tentare di unire la Francia alla sua persona, arriva a Nérac per visitare la corte di Navarra. Dovete sapere che questo Carlo IX era un appassionato di tiro con l’arco, un misto tra Guglielmo Tell e Robin Hood, e sono organizzati delle gare di tiro con l’arco nel giardino reale. Lo scopo era di colpire un arancia e ovviamente nessuno si rischia a battere l’avversario reale tranne il giovane Enrico IV, tanto abile che ridicolizza addirittura il Re. Il povero Carlo IX non lo sopporta e si scattena un tafferuglio, Enrico IV minaccia di trafiggerlo con le sue frecce e il Re deve scappare nei boschi. I giorni successivi ricominciano le gare ma senza il Re, offeso a morte. Durante una gara, le arance vengono a mancare, ma il giovane Enrico vede una rosa sul seno di una giovane spettatrice, la prende e la mette al posto dell’arancia. Ovviamente, il nostro Robin Hood guascone è il solo a colpire la rosa al centro e senza distaccarla dalla freccia, la riporta alla ragazza.

Potete immaginare la scena ! Gli sguardi che si incrociano, le mani che tremano, i cuori che battono…Bene, avete capito. La ragazza si chiama Fleurette, vive in una casa vicina alle scuderie, ed è la figlia del giardiniere. L’indomani, il giovane Enrico abbandona il tiro con l’arco per un nuovo hobby : il giardinaggio. Aiutato da padre di Fleurette, il giovane principe sceglie un terreno strategico vicino alla fontana, fa delle piantagioni, sistema un graticolato sopra la fontana, ma sopratutto contempla Fleurette che viene venti volte al giorno per prendere l’acqua alla fontana. Una sera, Fleurette si reca alla fontana un po’ tardi : la luna brillava, l’aria era pura, si sentiva il canto di un usignuolo. Possiamo solo immaginare cosa è successo perché i due morosi tornano la mano nella mano e il futuro Re di Francia porta la brocca di Fleurette in testa. Si separano all’ingresso del parco. Enrico torna al castello fischiando e Fleurette torna a casa piangendo. L’indomani Enrico è mandato a Pau dove sarà deciso il massacro dei protestanti.

Ovviamente, Enrico e Fleurette si giurano amore eterno, che lui tornerà il più presto possibile, che non guarderà le altre ragazze. Lei dice che l’aspetterà ogni giorno davanti alla fontana. Mentre Fleurette aspetta alla fontana, Enrico dimentica Fleurette fra le braccia delle damigelle d’onore di Caterina de’ Medici. Quando il principe, dopo quindici mesi, torna a Nérac, Fleurette è solo un lontano ricordo.

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Fleurette tenta di vedere Enrico, ma lui è circondato da nuvole di ragazze e non è più interessato dalla giovane contadina. Un giorno, nel parco, Enrico scorge la bella e triste Fleurette e l’amore rinasce. Dei biglietti sono cambiati, un appuntamento è previsto alle otto della sera alla fontana. Enrico aspetta febbrilmente Fleurette, ma lei non si fa vedere. Sui bordi della fontana dovo gli adolescenti si sedevano, c’è una bachetta e Enrico riconosce la freccia con una rosa appassita all’estremità. Una carta è legata alla punta, ma non c’è più abbastanza di luce per leggere il messaggio. Enrico corre al castello, apre il biglietto e legge queste parole : “ho detto che lei mi troverebbe alla fontana. Forse lei è passata davanti a me senza vedermi. Torni e cerchi meglio. Lei non mi amava più….ci voleva….Dio mio ! Perdonami…”. Il corpo di Fleurette fu ritrovato dove, oggi, c’è la statua.

Francia : i 20 nomi più usati per i bambini nel 2013 !

Nomi maschili :  Nathan, Léo, Enzo, Louis, Gabriel, Jules, Timéo, Hugo, Arthur, Ethan, Raphaël, Maël, Tom, Noah, Mathis, Théo, Adam, Nolan, Clément.

Nomi femminili : Emma, Lola, Chloé, Inès, Léa, Jade, Manon, Louise, Zoé, Lilou, Léna, Sarah, Camille, Maëlys, Lina, Eva, Louna, Clara, Alice, Romane.

Alcuni dati : Nel 2013, ci sono più di 26 000 nomi diversi in Francia. Da dieci anni, assistiamo ad un’inflazione dell’elenco dei nomi che è aumentato di un terzo. Dal 1900 ad oggi, il numero dei nomi in Francia è stato moltiplicato per sette. Colpa di una legge del 1993 che permette assolutamente tutto. L’anno scorso, una coppia si è vista rifiutare il nome Titeuf (un personaggio di fumetti per bambini molto popolare in Francia) dall’anagrafe, ma la cosa è eccezionale. Per le bambine, sono di moda i nomi che finiscono con un suono A. Mentre per i bambini sono privilegiati i nomi che finiscono con due vocali : éo, oa, ie. Comunque, oggi, i genitori scelgono i nomi in funzione della sonorità quindi dimenticate i nomi che si trasmettono da generazione in generazione. I nomi più diffusi in Francia sono Jean e Marie che sono rimasti per 60 anni in testa alla classifica. Sapete che ci sono 1,2 milioni di Marie in Francia. Sapete ancora che 250 bambini portano il nome M ! E se pensate che il nome M sia difficile da assumere, è niente in confronto dei nomi americani foneticamente francesizzati tipo : Dayana o Djason che sono addirittura dei disagi sociali. 120 ragazze portano il nome di Fauve (belva) e 70 altre si chiamano Bulle (che significa zero nel gergo della scuola). Si contano anche 72 Pomme (mela) nate in Francia quest’anno e 500 bambini sono stati battezzati Alpha. Da notare anche le 80 Aéris che hanno genitori fan di Final Fantasy. A volte, ci sono dei nomi completamente has been che, chi sa come, rinascono, è il caso quest’anno di Octave e di Prudence. Invece per le Yvette e i René sembra che non ci sia più niente da fare ! Sono nate anche 2 000 Harmonie, nome considerato il più immodesto in Francia…..Bene, dopo tutte queste  sciochezze, vi invito a guardare sotto il bellissimo alfabeto dei nomi (pieno di allitterazioni) pubblicato nel lontano 1933. La vita era allora più facile per i bambini !

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Bordeaux a colori !

Correva l’anno 1890 e la città di Bordeaux, dopo Parigi nel 1889 per l’esposizione universale, scopriva, meravigliata, le prime foto a colori. La tecnica si chiama Fotocromia.

Musica : Between dogs and wolves

Conoscete il talentuoso follksinger inglese Piers Faccini e i suoi precedenti album : Leave no Trace, two Grains of Sand, My Wilderness ? L’artista ha appena fatto uscire il suo nuovo album : Between dogs and wolves. Piers Faccini si era già avventurato a cantare in napoletano nel suo precedente album, questa volta, il cantante ha scelto di aggiungere una freccia in più al suo arco con una lingua che lui padroneggia alla perfezione : il francese (Piers Faccini vive in Francia nelle Cévennes). Quindi vi invito a cliccare l’immagine sotto per sentire la canzone che Piers Faccini interpreta in francese nel suo nuovo album. Chi lo sa ? Forse, il mio post vi farà scoprire questo artista non banale e acquistare il suo album !

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Cliccate l’immagine !

La piccola vergogna di essere un uomo.

Credo che una delle ragioni dell’arte e del pensiero sia una certa vergogna di essere un uomo. La persona, l’artista, lo scrittore che l’ha detto nel modo più profondo credo sia Primo Levi. Ha saputo parlare di questa vergogna di essere un uomo e l’ha fatto ad un livello estremamente profondo. È in seguito al ritorno dai campi di sterminio che dice: «quando sono stato liberato, prevaleva la vergogna di essere un uomo». È una frase allo stesso tempo splendida, molto bella, per nulla astratta, è molto concreta, la vergogna di essere un uomo. Ma non significa le sciocchezze che rischiamo di farle dire, non vuol dire che siamo tutti assassini, o che siamo tutti colpevoli, ad esempio siamo tutti colpevoli di fronte al nazismo. Primo Levi lo dice in modo ammirevole: «non significa che i carnefici e le vittime siano gli stessi», non ce lo faranno mai credere, C’è molta gente che ci spiega che «sì, siamo tutti colpevoli», eh no, per niente, non confonderemo mai la vittima e il carnefice. Allora la vergogna di essere un uomo non vuol dire che siamo tutti uguali, siamo tutti compromessi…ma significa molte cose […]

La vergogna di essere un uomo significa allo stesso tempo «come degli uomini hanno potuto fare questo? Degli uomini», ovvero altri come me, «come hanno potuto farlo?». E secondariamente «come ho fatto a scendere a patti, non sono diventato un boia, ma sono comunque sceso a patti abbastanza da sopravvivere». E poi «una certa vergogna precisamente di essere sopravvissuto al posto di alcuni amici che invece non sono sopravvissuti». La vergogna di essere un uomo è un sentimento estremamente complesso. Credo che alla base dell’arte ci sia questa idea….o questo sentimento molto vivido…una certa vergogna di essere un uomo che rende l’arte ciò che libera la vita imprigionata dall’uomo […]

Quando parlo della vergogna di essere un uomo non è nemmeno nel senso di Primo Levi. Perché se osiamo dire una cosa del genere…Ciascuno di noi, nella vita quotidiana incontra eventi microscopici che suscitano la vergogna di essere un uomo. Assistiamo a una scena in cui qualcuno è davvero eccessivamente volgare, non facciamo una scenata, siamo a disagio, siamo a disagio per lui, siamo a disagio per noi stessi perché daremo l’impressione di sopportarlo, anche qui sigliamo un compromesso, e se protestassimo, dicendogli: «che vergogna!», ne faremmo un dramma, siamo in trappola. Non è paragonabile ad Auschwitz, ma persino a questo livello microscopico c’è una piccola vergogna di essere un uomo […] (Gilles Deleuze).

Oceano : Le due razze di Robinson Crusoe che campano sul litorale della Gironda ! seconda parte

Dopo il Robinson Crusoe di spiaggia, vediamo l’altra razza di Robinson Crusoe che campa sul litorale della Gironda : il Robinson Crusoe di duna.

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Il Robinson Crusoe di duna preferisce sistemare la sua capanna su un’altura inaccessibile, nell’incavo formato da due dune, di fronte all’oceano. Non è che siamo alla duna del Pyla, ma il Robinson Crusoe di duna sceglie sempre di costruire la sua capanna nelle dune più scoscese, impossibili da scalare dalla spiaggia, e quindi dovete fare una lunga deviazione se volete raggiungere la capanna del Robinson di duna. Devo dire che ne vale la pena perché le immortali  delle dune e i ravastrelli sono fioriti in questo periodo. Forse pensate che sia la ragione per cui il Robinson di duna costruisce la sua capanna nelle dune ? Può darsi ! E’ possibile che il Robinson di duna sia un po’ giardiniere, un po’ poeta, e ama contemplare la testa nel cielo, circondato da un bellissimo giardino, il tramonto del sole sopra l’oceano. Comunque, avrete notato che il Robinson di duna, anche lontano dalla civiltà, non rinuncia al suo conforto : banco per sedersi, guanciale per dormire all’addiaccio, tela per proteggersi dalla pioggia ; anche le cassette da vino che servono di parete, indicano che il Robinson di duna è un buontempone. Se il Robinson Crusoe di duna potesse, ogni tanto, convincere una ragazza di condividere il suo nido, la vita sarebbe perfetta…

Forse è un istinto atavico che spinge il Robinson di duna a fare sforzi sovrumani per costruire il suo rifugio sulle dune : La paura di vedere la sua capanna travolta dalle onde dell’oceano. Mentre, all’opposto, il Robinson di spiaggia avrebbe paura di vedere la sua capanna inghiottita dalla sabbia, se fosse vicina alla duna…

Ovviamente, c’è una terza possibilità più prosaica : il Robinson di duna costruisce la sua capanna in altitudine perché può accendere dei fuochi come gli piace. il Robinson Crusoe di duna è un animale molto, ma molto più freddoloso del Robinson di sabbia. D’altronde, c’è un cartello affisso nella capanna che dice : “Buongiorno ! Grazie di non bruciare il legno immagazzinato dietro questa paletta. L’angolo per il fuoco si trova dietro la porta”. Il primo Robinson Crusoe aveva paura degli antropofagi, i nostri Robinson Crusoe di duna temono il freddo ! Dominando la spiaggia, il Robinson Crusoe di duna ha il tempo di vedere arrivare la gendarmeria e gli agenti di polizia municipale e di spegnere il fuoco o di scappare perché è strettamente proibito di accendere dei fuochi sul litorale.

In cucina con Alex : un dolce francese vietato ai minori !

Oggi, vi propongo un dolce francese un po’ dimenticato, nel senso che non si trova quasi più nelle pasticcerie : il Baba (senza l’orrendo accento italiano sulla seconda a) al rum. Triste destino. Sarà perché il Baba contiene un po’ di rum che i bambini non hanno più diritto di mangiarlo ? Comunque sia, a casa mia, il Baba non è proibito ai bambini. Sono cresciuto con questo dolce e anche con un savoiardo ammollato nel Sauternes all’aperitivo domenicale dai nonni. A volte, in Francia, sentirete il nome di Savarin al posto di Baba, ma è esattamente la stessa cosa. Lo stampo per ciambella che utilizzerò nella  ricetta viene chiamato in francese : moule à Savarin (stampo da Savarin), anche la pasta del Baba viene chiamata addirittura pasta per Savarin.

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Gli ingredienti :

Per la pasta :

  • 250 gr di farina
  • 20 gr di lievito per panificazione (o di birra)
  • 6 cucchiai di latte
  • 85 gr di burro
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di zucchero
  • la scorza di un limone
  • 1 pizzico di sale

Per lo sciroppo :

  • 25 cl di acqua
  • 150 gr di zucchero
  • 4 bicchieri da liquore di rum

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Mettete la farina in una ciotola e aggiungete il lievito sbriciolato….

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un cucchiaio di zucchero, poi diluite il tutto con il latte tiepido. Mescolate bene….

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e lasciate riposare un quarto d’ora.

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Unite alla preparazione le uova, il burro sciolto, un pizzico di sale, lo zucchero restante…

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e la metà della scorza di limone….Lavorate bene con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una pasta liscia e senza grumi. Lasciate riposare la preparazione 10 minuti.

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Imburrate e infarinate lo stampo per ciambella…

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Versate la pasta nello stampo e lasciatela lievitare almeno due ore in un luogo tiepido.

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Dopo due ore, la pasta ha raggiunto il bordo dello stampo. Adesso, dovete “rompere” la pasta cioè scavare la superficie con le dita per cacciare l’aria. Lasciate di nuovo la pasta lievitare. Dopo mezz’ora, la pasta avrà raggiunto il bordo dello stampo. Lo scopo della manovra è di rendere la pasta più leggera.

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Preriscaldate il forno a 220 gradi e mettete il dolce per circa 30-35 minuti senza mai aprire la porta. Lasciate raffreddare e rovesciate la torta su un piatto….

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Nel frattempo, preparate lo sciroppo faccendo bollire in una piccola casseruola l’acqua con lo zucchero. Quando lo sciroppo è limpido….

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Aggiungete la scorza di limone restante e il rum. Distribuite lo sciroppo al rum sul dolce versandolo lentamente alla superficie.

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Il risultato. Meglio preparare il dolce la vigilia, così il rum ha il tempo di imbevere bene il Baba.  Adesso, dobbiamo realizzare l’ultima tappa : la crema Chantilly che verrà messa al centro della corona.

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Gli ingredienti per la Chantilly : 25 cl di panna fresca liquida (in francese : crème entière oppure crème Fleurette), 25 gr di zucchero a velo e qualche goccia di aroma vaniglia. Dovete mettere, un’ora prima, la ciotola e le fruste dello sbattitore in congelatore e togliere la panna dal frigo all’ultimo momento,

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Montate la panna liquida a neve, aggiungete lo zucchero e la vaniglia. Ancora qualche colpo di sbattitore e avete la Chantilly. Niente di più facile. Lasciate riposare la crema Chantilly in frigo un paio d’ore….

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Poi riempite il cratere al centro con la Chantilly…..

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Buon appetito !