Un giorno d’estate atroce

Sabato 20 luglio.

Per me, oggi, è stato un giorno d’estate atroce. Voglio dire veramente, letteralmente atroce. Sapete cos’è un giorno atroce ? No, perché se pensate che un giorno d’estate atroce sia la temperatura fuori che sfiora i quaranta gradi ; se pensate che sia un giorno di luglio al lavoro mentre quasi tutti i vostri colleghi sono in vacanza ; se pensate che sia guardare il giornale televisivo che sta raccontando, per ore, i tormenti dei turisti negli ingorghi sulla strade verso Bordeaux ; se pensate che siano cose veniali di questo tipo, allora sbagliate !

Un giorno d’estate atroce è sentire lo squillo del telefono, rispondere e mettersi ad urlare davanti agli occhi spalancati dei colleghi perché, tra i singhiozzi del vostro interlocutore, non avete capito niente al discorso tranne due parole : il nome di un amico e la parola suicidio. Un giorno d’estate atroce è tornare a casa piangendo, per le strade deserte, raggelato fino al midollo ; prendere un bagno caldo che non riesce a riscaldare le vostre ossa ; sdraiarsi sul letto e ripetere : non è possibile, non ci credo, è un incubo, devo svegliarmi….ecc…sapendo pertinentemente che tutto è realmente avvenuto.

Un giorno d’estate atroce è ricordare mille cose di questo ragazzo : una vacanza in camping, le giornate interminabili insieme sulla spiaggia a sbirciare le ragazze, una sbornia, un pranzo in famiglia, un compleanno, uno strano viaggio in treno nei paesi baschi ; il suo sorriso, la sua gentilezza senza limite. Era pasticciere di mestiere e gli ordinavamo sempre i nostri dolci per i compleanni e lui non voleva mai essere pagato per quei dolci. Quante volte mia madre si è arrabbiata e l’ha costretto ad accettare i soldi per i dolci !  Non era un ragazzo fortunato. Bambino era stato operato al cuore e adolescente aveva avuto un grave incidente stradale. Sembrava sempre sfuggire qualcosa e, per esempio, andava volontieri lavorare all’estero : Cina, Thailandia, Messico…ecc…Di recente aveva aperto un ristorante a Bordeaux con un socio, ma l’avventura è finita male perché i due campavano in un minuscolo appartamento sopra il ristorante e, dopo un momento non si sopportavano più. Il socio che aveva la maggioranza nel ristorante l’ha buttato fuori e il ragazzo è tornato dai genitori.

Un giorno d’estate atroce è sentirsi colpevole di non avere notato nessun segnali d’allarme. Vorrei tanto tornare indietro e dirgli : va bene, ho quattro soldi in banca, voglio aiutarti, facciamo un prestito per un nuovo ristorante ! Perché lui continuava a sorridere ed a essere gentile ? Perché non mi ha mai parlato ? Forse tornare dai genitori a quasi trenta anni è stato un fallimento totale per lui. Voglio dire quando le tue sorelle sono sposate, tutti i tuoi amici lavorano e hanno figli e tu devi ricominciare a zero : accettare lavori interinali, fare la stagione estiva in un ristorante sulla costa atlantica…ecc…mercoledí il ragazzo mi aveva invitato ad un aperitivo ma non ho potuto liberarmi. Secondo un altro amico, il ragazzo stava bene, rideva, scherzava, aveva un nuovo progetto professionale, si era innamorato di una ragazza e parlava già di un bambino. Cosa è successo nella notte, nessuno lo saprà mai.

Un giorno d’estate atroce è trovare il coraggio domani di presentare le mie condoglianze ad una famiglia distrutta che ha scoperto il figlio impiccato nel garage.

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6 thoughts on “Un giorno d’estate atroce

  1. Caro Alex,

    le nostre vite sono piene di forse, di rimpianti, di pentimenti per cose che non abbiamo fatto e che ci immaginiamo avrebbero potuto cambiare il corso degli eventi.

    Non ci sono parole per esprimerti quanto ti sia vicino in un momento doloroso come questo: solo un abbraccio.

    HP

  2. “Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo”.
    Ricordalo Alex, come hai fatto nel tuo scritto. Ricorda di lui e di te e degli amici, di cio’ che avete fatto e vissuto insieme. Delle torte che preparava e della sua generosità.
    Probabilmente era stanco e un po’ come scrivi tu, si sarà sentito in un momento di sconforto, solo. A volte la sofferenza fa sragionare.
    Mi dispiace tanto e per tutti.

    • Merci pour le commentaire de soutien Francesca. J’ai ressenti le besoin d’écrire quelque chose à propos de ce garçon. J’ai vu les parents hier. Terrible.

      Alex

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